La carica degli Aspetti
di Matt Burns

Ho ucciso uno dei miei.

Il pensiero colpì Nozdormu l'Eterno, non appena vide il Drago di Bronzo essiccato. Zirion era ridotto a un involucro, grande la metà delle sue dimensioni originali. Il corpo era ricoperto di lesioni dalla testa alla coda. Invece del sangue, dalle ferite sgorgavano fiotti infiniti di sabbia dorata, sui quali luccicavano immagini spettrali della sua vita a venire. Stava sanguinando il suo stesso futuro.

Nozdormu aveva valicato di corsa una delle vette isolate del Monte Hyjal per raggiungere Zirion. Ogni singolo momento della storia vorticava nelle scaglie dorate dell'Eterno. Non appena ebbe intravisto il drago morente, fu investito da un'ondata d'angoscia. Un velo impenetrabile era calato sui flussi temporali e nemmeno lui, il Guardiano del Tempo e Aspetto dello Stormo dei Draghi di Bronzo, poteva guardarvi attraverso. Il passato e il futuro, che un tempo vedeva chiaramente, si erano fatti nebbiosi.

"Dove sssono gli altri?", chiese Nozdormu curvando l'enorme collo verso Tic, che si trovava vicino a lui. La fedele femmina di drago aveva trasportato Zirion a tutta velocità dall'antro dello Stormo fino alle Caverne del Tempo. Vi era riuscita solo perché il suo passeggero era così avvizzito.

Il respiro di Tic era ancora affannato per la fatica del viaggio. "È tornato solo lui."

"Com'è posssibile?", ringhiò frustrato Nozdormu. "Ne ho inviati dodici nel passsato. Dodici!"

Aveva chiesto ai suoi inviati di investigare sulle condizioni preoccupanti dei flussi temporali, ma ora non poteva fare a meno di pensare di averli mandati verso la morte. Una volta tornati al presente, i draghi avrebbero dovuto incontrare l'Eterno sulla cima del Monte Hyjal a mezzogiorno in punto. Quell'ora era trascorsa ormai da molto, quando Tic, che non era stata inviata nei flussi temporali, giunse trasportando Zirion.

"Che cosa hai visssto, Zirion?", chiese Nozdormu iniziando a formulare incantesimi per invertire il flusso di sabbie del tempo che fuoriusciva dall'altro drago.

"Temo che non abbia la forza di parlare!", interruppe Tic.

L'Eterno l'aveva udita a malapena. Stava accadendo l'impossibile: la sua magia non produceva alcun effetto. Ogni sua azione era stata prevista e contrastata con sortilegi altrettanto potenti. Solo un essere possedeva la prescienza e l'abilità necessarie per avere la meglio sull'Aspetto di Bronzo nel regno del tempo...

"Appena tornato dai flussi temporali", proseguì Tic esitando, "ha raccontato ciò che aveva visto. In qualunque punto della storia lui e gli altri tentassero di apparire, finivano sempre nello stesso momento del futuro... l'Ora del Crepuscolo."

Nozdormu abbassò la testa serrando gli occhi. Era proprio come aveva temuto. Tutti i flussi temporali erano stati riuniti e diretti verso l'apocalisse. In quel futuro grigio e privo di vita, persino l'Eterno avrebbe trovato la morte... o, perlomeno, così credeva. Millenni prima, quando il Titano Aman'Thul gli aveva conferito il controllo del tempo, Nozdormu aveva anche appreso quale sarebbe stata la sua fine.

"Chi l'ha ferito in quesssto modo?". L'Eterno conosceva già la risposta, ma sperava di sbagliare e di aver visto solo una semplice anomalia.

"Lo Stormo dei Draghi dell'Infinito e il suo... capo!", rispose Tic, evitando di incrociare lo sguardo di Nozdormu.

Ho ucciso uno dei miei. Queste parole di condanna risuonavano nella mente dell'Aspetto.

Un tempo, riteneva che lo Stormo dei Draghi dell'Infinito non fosse altro che il sintomo di una linea temporale sbagliata. Poi si era dovuto arrendere all'evidenza: in futuro, lui e i suoi Draghi di Bronzo avrebbero abbandonato il sacro incarico di proteggere l'integrità del tempo e avrebbero iniziato a lavorare per sovvertirlo.

Nozdormu rimuginò sugli eventi delle ultime settimane, sforzandosi di soffocare la rabbia. Era stato intrappolato nei flussi temporali fino a poco tempo prima, quando il mortale Thrall gli aveva ricordato la Prima Lezione: vivere il momento era più importante che soffermarsi sul passato o sul futuro. L'Aspetto di Bronzo era riemerso dalla prigionia con una rinnovata consapevolezza del tempo... solo per ritrovarsi a dover affrontare una delle sue più grandi paure.

"Perdonami!", sussurrò Nozdormu a Zirion, senza sapere se il suo adorato servitore potesse ancora sentire o vedere. Il Drago di Bronzo ferito sollevò la testa e si guardò attorno, finché i suoi occhi offuscati non si fissarono su Nozdormu.

"Perdonami!", ripeté l'Eterno. La bocca di Zirion si spalancò e il suo corpo fu percorso da un sussulto. Sembrava quasi che stesse ridendo, ma Nozdormu capì immediatamente che invece stava singhiozzando.

Mentre l'ultima stilla del futuro di Zirion lasciava il suo corpo, fece ricorso alle ultime forze per allontanarsi da Nozdormu con gli occhi pieni di terrore.

****

Il Monte Hyjal risuonava dei festeggiamenti.

Dopo una serie di rinvii, gli Aspetti del Drago Alexstrasza, Ysera, Nozdormu e Kalecgos avevano unito i loro poteri magici con quelli dello sciamano del Circolo della Terra e dei Druidi del Circolo Cenariano per curare l'antico Albero del Mondo Nordrassil. Recentemente, era giunta notizia che Ragnaros (il Signore Elementale del Fuoco, i cui servitori volevano ridurre in cenere Nordrassil) era caduto per mano mortale.

Ciononostante, per Ysera la Risvegliata, che si trovava nel Rifugio Cenariano alla base dell'Albero del Mondo, i festeggiamenti non erano che un lontano sospiro. L'Aspetto dello Stormo dei Draghi Verdi aveva udito solo il racconto di una tragedia.

Si era riunita con gli altri Aspetti per discutere il corso d'azioni da intraprendere contro Alamorte, il folle capo dello Stormo Nero, responsabile di aver devastato il mondo durante il Cataclisma. Nonostante i recenti trionfi dei difensori di Azeroth a Hyjal e in altre regioni, l'Aspetto torturato stava già elaborando piani per far giungere l'Ora del Crepuscolo. Finché avesse avuto fiato nei polmoni, non si sarebbe fermato davanti a nulla pur di realizzare i suoi oscuri piani.

Ciononostante, invece di discutere di strategia, Nozdormu aveva parlato della morte di Zirion e del nuovo assalto ai flussi temporali a opera dello Stormo dei Draghi dell'Infinito. Per la prima volta, il viso da Alto Elfo dell'Eterno era solcato da rughe. Come i suoi fratelli, aveva assunto la sua sembianza mortale: ciò accadeva sempre, quando gli Aspetti si trovavano vicini alle razze dalla breve vita che abitavano intorno a Nordrassil.

"È stato uccissso dalla mia magia... da me!", mormorò Nozdormu. Ysera lo guardava agitata. Nonostante l'orribile situazione in cui si trovava l'Eterno, non riusciva a ignorare come ogni cosa intorno a lei sembrasse distante. Oscillava fra il mondo della veglia e il regno dei sogni, senza riuscire a sostare in uno di essi.

"Devo tornare alla riunione!". L'Aspetto di Bronzo si torceva ansiosamente le mani e fremeva dall'impazienza. "Forse gli altri che ho inviato sono già arrivati, ma non lo so con certezza. Posso solo sperarlo."

Non appena Nozdormu si voltò per andarsene, Ysera cercò disperatamente le parole giuste per confortarlo. Era evidente che si fosse arreso al suo destino. Aman'Thul l'aveva incaricato di preservare la purezza del tempo, indipendentemente dagli eventi terrificanti che erano accaduti o che si sarebbero verificati. Per certi versi, a Ysera il compito dell'Eterno sembrava sbagliato, ma non stava a lei giudicare.

Cosa posso dire a un essere che avrebbe fatto qualsiasi cosa per proteggere i draghi del suo stormo e che ora si ritiene responsabile della morte di uno di loro?, si chiedeva. Nella sua mente vorticava uno sciame di pensieri frammentati, come se si ritrovasse nel mezzo di un'immensa biblioteca fatta a pezzi da un uragano. Pagine su cui erano riportate idee e immagini turbinavano davanti ai suoi occhi, ma ognuna di esse faceva parte di un libro diverso.

Nozdormu se ne andò prima che la Risvegliata riuscisse a trovare qualcosa di sensato da dire. Solitamente, gli Elfi della Notte che abitavano il rifugio druidico erano così cortesi da andarsene durante le riunioni degli Aspetti. L'assenza di vite brulicanti conferiva al luogo una sensazione di freddo e di vuoto.

"Non importa se lo Stormo dei Draghi dell'Infinito stia o meno collaborando con Alamorte...", concluse Alexstrasza la Protettrice della Vita, Regina dei Draghi della sua specie e Aspetto dello Stormo Rosso. "Il motivo per cui abbiamo deciso di restare a Hyjal è elaborare la strategia migliore per sbarazzarci di lui. Il mistero dei flussi temporali è solo l'ennesima dimostrazione che dobbiamo agire in fretta. Kalecgos, il tuo stormo ha continuato la ricerca?"

"Sì.". L'Aspetto dello Stormo Blu si schiarì la voce e raddrizzò la schiena. Da qualche tempo, la consueta cordialità di Kalec si era trasformata in un atteggiamento stranamente formale. Era l'Aspetto più giovane e recentemente, in seguito alla morte del precedente capo, Malygos, gli era stato chiesto di guidare il suo stormo. Ysera pensava che stesse cercando di dimostrare il suo valore agli altri Aspetti, sebbene tutti lo reputassero già loro pari.

Kalec fece un gesto in aria e apparve una serie di rune luminescenti, ognuna delle quali descriveva in dettaglio gli esperimenti condotti dal suo stormo. Lo Stormo Blu aveva rovistato nelle antiche cripte della conoscenza del suo antro, il Nexus, in cerca di indizi sui punti deboli di Alamorte. I draghi di Kalec erano i custodi della magia: se la risposta fosse stata nascosta nei componenti arcani, loro l'avrebbero sicuramente trovata.

"Abbiamo recuperato del sangue di Alamorte nel regno elementale di Rocciafonda, che per anni è stato il suo nascondiglio. I campioni erano piccoli, ma sufficienti per i nostri esperimenti."

"E cosa avete scoperto finora?". La voce di Alexstrasza tradiva una grande aspettativa. In tutta quella serie di riunioni infruttuose, Ysera non aveva mai visto sua sorella nutrire tanta speranza.

"Quando abbiamo infuso la magia arcana nel sangue, in una quantità che avrebbe annientato chiunque altro, i campioni si sono solo infuriati. Il sangue ha iniziato a ribollire e suddividersi, ma dopo un po' si è riformato."

"Nemmeno la magia arcana è efficace!". La Protettrice della Vita incurvò le spalle.

"Ma sono solo gli esperimenti preliminari.", aggiunse rapidamente Kalec. "Ritengo che dovremo possedere uno strumento utile, quando affronteremo Alamorte. I numeri, per quanto grandi, non possono aiutarci. Ci serve un'arma.... mai vista prima. Il mio stormo non avrà pace finché non risolverà il problema."

"Grazie!". Alexstrasza si rivolse a Ysera. "Hai avuto qualche visione importante?"

"Ancora no.", rispose Ysera, vergognandosi leggermente. Nel corso delle riunioni, spesso la Risvegliata si era sentita niente più che un'osservatrice. Il Titano Eonar le aveva conferito il dominio sulla natura e sul lussurioso e primitivo regno forestale conosciuto come il Sogno di Smeraldo. Per millenni, era vissuta in quel luogo come Ysera la Sognatrice. Appena prima del Cataclisma, era stata richiamata dal Sogno. Ora il suo nome era Ysera la Risvegliata. I suoi occhi, rimasti chiusi per tanto tempo, si erano aperti. Ciononostante, spesso si chiedeva cosa avrebbe dovuto vedere.

"Se ti viene in mente qualcosa, avvertici!". La Protettrice della Vita sorrise, ma Ysera percepiva la sua ansia. "Ci riuniremo nuovamente domani."

La riunione si era conclusa esattamente com'era iniziata: senza risposte.

Il mattino successivo, Ysera vagava per i campi alla base di Nordrassil. Il grande Albero del Mondo la sovrastava con la chioma immersa in un velo di nubi. Qua e là, gli Sciamani del Circolo della Terra e i Druidi del Circolo Cenariano meditavano in silenzio. Da quando Nordrassil era stato curato, Ysera aveva insegnato ai druidi come fondere lo spirito con le radici dell'albero per aiutarle a estendersi nel terreno. Nel frattempo, gli sciamani si occupavano di pacificare gli Elementali della Terra, garantendo un passaggio sicuro alle radici che si estendevano sempre più a fondo nelle profondità di Azeroth. L'impresa costituiva una collaborazione senza precedenti fra due gruppi di mortali dissimili. Per quanto Ysera ne traesse incoraggiamento, sapeva che i loro nobili sforzi sarebbero risultati vani, se Alamorte fosse rimasto libero di perseguire i propri interessi.

La Risvegliata proseguì verso un anello isolato di alberi a nord-est dell'Albero del Mondo. Raggiunse uno spiazzo nel boschetto, dove Thrall la stava aspettando immerso nella meditazione. Ysera nutriva per lo Sciamano Orco un rispetto maggiore di quanto lui non credesse. Alcune settimane prima, Alamorte e i suoi alleati avevano lanciato un attacco agli Aspetti verde, rosso, blu e bronzo. Se non fosse intervenuto Thrall, gli Aspetti sarebbero stati distrutti. Inoltre, aveva contribuito a radunare i capi dei draghi e aveva ricordato il loro ruolo nella salvaguardia di Azeroth. Gli Aspetti erano più uniti ora di quanto non lo fossero mai stati in diecimila anni.

"Thrall...", sussurrò la Risvegliata. La natura si scosse al suono della sua voce, il vento tirò le lunghe trecce nere dell'Orco e l'erba frusciò sotto le sue semplici vesti. Eppure, lo Sciamano non aprì gli occhi.

Era affascinata dal suo livello di concentrazione, ma sapeva che non era stato raggiunto facilmente. Durante il primo tentativo di curare Nordrassil, i servitori di Alamorte avevano testo un'imboscata a Thrall: erano riusciti a separare la sua mente, il corpo e lo spirito nei quattro elementi: terra, aria, fuoco e acqua. Solo gli sforzi congiunti di un eroe mortale e di Aggra, la compagna di Thrall, erano riusciti a salvarlo. Da allora, aveva mostrato di possedere un rinnovato legame con la terra, che andava oltre la semplice comunicazione con gli elementi. Poteva sentire Azeroth come se fosse parte di sé, congiungendosi con il pianeta in un modo miracoloso. Ysera riteneva che, nel processo di ricostruzione del suo spirito, l'essenza di Azeroth fosse stata inserita dentro di lui.

"Thrall!". Ysera appoggiò delicatamente la mano sul braccio dello Sciamano.

Finalmente l'Orco si ridestò dalla meditazione e stese le gambe. "Le mie scuse, Dama Ysera. Ho iniziato senza di te!"

"Io sono qui solo per aiutarti, se ne hai bisogno.", lo rassicurò l'Aspetto verde.

"Com'è andata la riunione, se posso chiederlo?"

"Abbiamo fatto dei progressi.", si costrinse a rispondere Ysera, prima di cambiare argomento. "Iniziamo?"

"Sì!". Thrall si risedette, imitato da Ysera. Da tempo aveva appreso che il modo migliore per insegnare era attraverso la dimostrazione pratica. Mentre lo spirito di Thrall si fondeva con il pianeta, lei si sarebbe legata alle radici di Nordrassil. Le magie erano differenti, ma i principi della concentrazione erano simili.

"Hai incontrato i soliti problemi, ultimamente?", chiese Ysera. Thrall le aveva detto di non riuscire a entrare in contatto con la terra oltre Hyjal, come se delle barriere mentali ostacolassero il suo spirito. L'Orco era determinato a comprendere a fondo le sue nuove abilità, ma sembrava esitare nell'avventurarsi troppo all'interno di Azeroth.

"Si". La frustrazione fece aggrottare le sopracciglia di Thrall. "È come se mi trovassi sulla risacca di un enorme oceano. Più mi inoltro verso le profondità, più mi sembra di allontanarmi dalla riva...".

"Thrall...", disse Ysera, raccogliendo un pugno di terra e depositandolo sul palmo sinistro dell'Orco. "Questa è Azeroth. Se il tuo spirito riesce a penetrare il suo suolo, allora può andare ovunque. Hyjal non è un'ancora magica, ma la stessa terra che si trova sotto le strade di Orgrimmar o nelle giungle di Rovotorto. Questo pianeta è un tutt'uno."

"Tutt'uno...". L'Orco guardò la terra e rise di cuore. "Molte volte, i problemi più difficili hanno risposte semplicissime, che si trovano proprio davanti ai tuoi occhi. Così mi disse Drek'Thar, il mio antico tutore, molti anni or sono. Me lo ricordi molto. Sei saggia e paziente. Per quanti ostacoli io mi ritrovi ad affrontare, sai sempre come superarli."

Le parole di Thrall suonavano ironiche all'orecchio di Ysera, ma si costrinse comunque a sorridere.

"Questa sarà la mia ancora!". Lo Sciamano strinse la terra nel pugno.

Thrall chiuse gli occhi e respirò a fondo. Ysera fece lo stesso, dopodiché disse: "Svuota la mente. Separa lo spirito dalla carne, se percepisci la terra che ci circonda. Senti che le rocce sotto di te sono le stesse che si trovano sotto di me. Sii consapevole che, se puoi fare un passo, senza dubbio puoi farne anche un altro."

Ysera seguì le sue stesse istruzioni, mentre il suo spirito si univa alle colossali radici dell'Albero del Mondo. Thrall riteneva che il suo nuovo potere non fosse destinato a lui, ma l'avesse ricevuto per un colpo di fortuna. In verità, era esattamente l'opposto. Il suo scopo era chiaro, nonostante lui non se ne rendesse conto. Tutti gli anni di dedizione allo sciamanesimo gli avevano conferito questa straordinaria abilità di fondersi con la terra. La Risvegliata anelava a un simile senso di appagamento.

La sua mente tornò alle riunioni con gli altri Aspetti. Si concentrò su ogni dettaglio, chiedendosi se esistesse una risposta semplice, nascosta in mezzo alle discussioni senza fine. L'attenzione della Risvegliata si focalizzò su Kalec. Il giovane Aspetto aveva detto qualcosa che le era rimasto impresso.

"Un'arma... mai vista prima."

Le parole possedevano un potere e un significato al di là della comprensione.

Un'arma...

"...diversa da tutte le altre. Dev'essere diversa!" Una voce familiare tuonò nella sua mente, abbattendosi su di lei come un'onda e spazzando via i milioni di idee sparse che fluivano nella sua coscienza.

Ysera aprì gli occhi, sconvolta. Non era più a Hyjal.

Attraversò volteggiando una stanza buia e cavernosa. La riconobbe: era la Stanza degli Aspetti, il sacro dominio dei cinque Stormi dei Draghi. Una versione di Ysera del passato era in mezzo a una congrega di draghi: Alexstrasza; Soridormi, la prima consorte di Nozdormu; Malygos, lo scomparso Aspetto Blu; e... Alamorte.

No... Non la malvagia creatura sfregiata del presente. Era Neltharion il Custode della Terra, un tempo orgoglioso Aspetto dello Stormo Nero. All'insaputa dei suoi compagni, era già stato corrotto dagli ingannevoli Dei Antichi: esseri folli, dotati di un potere sconosciuto e imprigionati nelle profondità della terra dai Titani... e aveva rinnegato la sua missione di proteggere Azeroth.

Ysera comprese immediatamente di trovarsi in un momento di oltre diecimila anni prima, nel bel mezzo della Guerra degli Antichi. L'infernale Legione Infuocata aveva invaso Azeroth e gli Aspetti si erano riuniti per celebrare una cerimonia, nella speranza di salvare il mondo dall'annientamento. Avevano disegnato un cerchio dorato in aria.

A prima vista, poteva sembrare un semplice monile. Eppure si trattava dell'arma che avrebbe infranto l'unità degli stormi, che avrebbe ucciso un numero infinito di Draghi Blu e avrebbe recluso Malygos per millenni: l'Anima del Drago.

Ysera assistette terrorizzata al completamento del rito. Ogni Aspetto, tranne Neltharion, aveva sacrificato una parte della propria essenza per dare potere al manufatto. I draghi avevano compiuto questo gesto estremo, nella convinzione che il disco sarebbe stato usato per scacciare la Legione da Azeroth.

"È tutto finito...", dichiarò Neltharion. "Tutti hanno fatto ciò che potevano. Ora sigillerò per sempre l'Anima del Drago, cosicché non perda mai ciò che ha ricevuto."

Un malvagio lucore nero, impercettibile indizio sulla sua vera natura, avvolse il Custode della Terra e il manufatto.

"Dovrebbe esserci?", chiese a bassa voce la Ysera del passato.

"Sì, affinché sia come dev'essere!", rispose Neltharion, celando a malapena il disprezzo.

"È un'arma diversa da tutte le altre. Dev'essere diversa!", aggiunse Malygos.

Alle parole di Malygos, i muri della stanza si incrinarono e caddero come frammenti di vetro, rivelando il terreno dalle tinte smeraldo della radura. Thrall stava ancora meditando immobile, ignaro della visione di Ysera. Alzandosi in piedi, guardò l'Orco a malapena, mentre tentava di dare un senso a ciò che aveva visto. Sarebbe stato un errore ritenere che l'Anima del Drago potesse rappresentare la salvezza di Azeroth, dopo tutta la morte e la sofferenza che aveva causato?

La Risvegliata corse fuori dal boschetto, in cerca di Kalec e Alexstrasza. Gli altri Aspetti crederanno che sia impazzita, quando proporrò di usarla a nostro vantaggio. Nonostante la preoccupazione, un semplice pensiero la spingeva avanti: la tirannia di Alamorte deve finire così com'è iniziata.

****

La terra non era un oggetto nel palmo di Thrall, ma una parte di lui, così come le dita erano una parte della sua mano. Uniche e distinte, ma anche parte di un insieme più grande.

Lo spirito dell'Orco discese nella terra sottostante fino alle profondità di Hyjal. Percepì ogni roccia e ogni granello di sabbia, come se fossero parte di lui. I caotici Elementali della Terra, che da tanto tempo si sforzava di placare, lo abbracciarono... lo accolsero... come uno di loro.

La montagna brulicava di attività. Gli sciamani, fra cui Aggra, sussurravano alla terra in un coro armonizzato che accarezzava lo spirito di Thrall e gli Elementi. Altrove, i druidi guidavano le radici di Nordrassil sempre più a fondo nelle profondità di Azeroth. L'essenza dell'Orco le accompagnava, laddove le rocce frastagliate e i blocchi di granito si erano frantumati in morbida terra per nutrire l'Albero del Mondo. In cambio, esso fortificava il pianeta. Lo spirito di Thrall si lasciò trasportare dal ciclo di guarigione, uscendone rafforzato.

Raggiunse le colline ai piedi della montagna. Prima di allora, non aveva mai osato spingersi oltre. Era consapevole che il suo corpo fisico era alla stessa distanza dei tentativi precedenti. Si concentrò sulla debole sensazione della terra nella sua mano, ripetendo a se stesso la saggia lezione di Ysera: "Questa è Azeroth... Questo pianeta è un tutt'uno.".

Incoraggiato da queste parole, Thrall liberò il suo cuore da ogni riserva e si inoltrò dentro Azeroth.

La sua essenza percorse impetuosa leghe interminabili che si spiegavano intorno a lui. Attraversò il terreno riarso di Durotar e le rive fangose della Palude del Dolore. Tutte queste terre, per quanto distanti o particolari, erano collegate in un modo che non aveva mai compreso.

Oltre alle zone che già conosceva, Thrall vide luoghi e stranezze di Azeroth che ignorava completamente.

Da qualche parte nel Grande Mare c'era un'isola misteriosa, circondata dalle nebbie...

Oltre i Regni Orientali, una presenza infestava le montagne di Khaz Modan. Si trattava di uno spirito forte, ma non di un Elementale. Stranamente, era simile a Thrall: un mortale che aveva trasceso i confini del corpo fisico. L'essere sconosciuto pattugliava l'antica regione, come se stesse vigilando silenziosamente su quella terra. Le sue parole, caratterizzate da un accento nanico, risuonarono per tutta Azeroth.

"Osservate: siamo terreni, figli di questa terra. La sua anima è la nostra, il suo dolore è il nostro, nostro è il suo pulsare..."

Thrall vide anche che le profondità del mondo presentavano liquefazioni e altre ferite. Ciò che lo fece esitare maggiormente erano le immense caverne, fredde e innaturali, sparse per tutto il globo. Erano sacche prive di vita, alle quali persino gli Elementali della Terra erano riluttanti ad avvicinarsi.

Uno di questi spazi vuoti si trovava nel profondo sottosuolo del Monte Hyjal. Thrall diresse il suo spirito verso quella caverna sotterranea. A differenza del resto di Azeroth, ciò che si trovava all'interno era precluso alla sua vista. Mentre si avvicinava, dalla caverna provenne una voce dal potere enorme e insondabile.

"Sciamano..."

Risuonò nello spirito dell'Orco, come se fosse la stessa Azeroth a parlare.

"Vieni!"

Thrall era attirato verso l'origine della voce, costretto a trovarla. La sua essenza girò intorno alla caverna, finché trovò un'apertura nelle altrimenti impenetrabili pareti. Mentre spingeva il suo spirito all'interno, terreno e rocce entravano insieme a lui. I detriti si assemblarono per formare gambe, torso, braccia e testa. Gli occhi erano due cristalli sfaccettati. La nuova forma ricordava il suo corpo fisico, ma era frutto della terra.

"Chi sei?", gridò Thrall. La sua voce era un acciottolio, più simile a pietre sfregate che a un vero e proprio linguaggio.

L'ambiente era illuminato esclusivamente da pozze di magma torbido. Pareti e suolo erano formati da una grezza sostanza cristallina, così scura che sembrava assorbire tutta la luce intorno.

"Qui...", fu la risposta proveniente dal centro della caverna sotterranea. "Qui c'è la verità su questo mondo.".

Thrall si addentrò ancora di più nella caverna, attratto dall'autorevolezza di quelle parole. La connessione con il resto di Azeroth e con il suo corpo a Hyjal diventava sempre più sottile a ogni passo. Al centro della caverna, c'era una figura umanoide. La sagoma era avvolta in un'oscurità strana, quasi tangibile.

Thrall arrancò ancora di qualche passo, finché sul volto dell'essere statuario si spalancarono due occhi del colore della roccia fusa.

Thrall indietreggiò, mentre le ombre che celavano la figura si dissipavano, rivelando un umano grottesco. Sul volto cinereo era stato fuso un enorme pezzo di metallo a forma di mascella. Corna irte di punte fuoriuscivano dalle sue spalle. Le sue dita terminavano in artigli simili a pugnali e il petto era percorso da vene di magma.

L'Orco non riconobbe l'umano, ma percepì la sua identità: si trattava di Alamorte nella sua sembianza mortale.

"L'arroganza degli sciamani non cessa mai di meravigliarmi!", rombò l'Aspetto nero. La sua voce era come due enormi massi che si infrangessero uno contro l'altro. "Vuoi imbrigliare un potere che non hai alcun diritto di possedere... e che è ben al di là della tua comprensione."

Thrall balzò verso la parete da cui era entrato. Lastre di cristallo nero spuntarono dal terreno e chiusero il passaggio. L'Orco iniziò a prendere a spallate la barriera, implorando gli spiriti elementali di aprirsi. A differenza di tutti gli altri Elementali della Terra di Azeroth, la malvagia sostanza non esaudì la sua richiesta.

"Curioso, vero?", ringhiò Alamorte alle sue spalle. "Il sangue degli Dei Antichi non esaudisce i tuoi capricci, perché non è di questo mondo. Solo il Prescelto lo controlla."

Thrall si voltò verso l'Aspetto, attendendo il suo attacco. Ma Alamorte non si mosse.

"Attendevo il tuo arrivo, mentre guardavo il tuo spirito aggirarsi ciecamente fra i pendii di Hyjal!", disse Alamorte. "Credevo che non avresti mai trovato il coraggio di avventurarti oltre la montagna, ma i tuoi progressi confermano i miei sospetti... Gli altri Aspetti vogliono dare a te il mio potere. Vogliono sostituirmi con un mortale."

Thrall non capiva il senso di quelle parole. Anche se ora le sue abilità erano migliorate, Ysera e i suoi compagni gli avevano detto che non sarebbe mai diventato un Aspetto. Né, per estensione, il Custode della Terra.

"Non sono stati loro a darmi questi poteri!", disse Thrall, rasentando la parete della caverna in cerca di una crepa o di un punto debole fra le lastre di sangue degli Dei Antichi. "La decisione di usarli è stata solo mia."

La risata di Alamorte fece tremare la caverna. "Così ti hanno fatto credere. Io ho occhi dappertutto, Sciamano! So che gli altri Aspetti sono rimasti a Hyjal per organizzarsi e tu sei con loro. Ti hanno spinto a questo senza avvertirti, come dei vigliacchi. Vogliono trasferire la mia maledizione su di te."

"Hai ricevuto un dono, non una maledizione!", disse Thrall. Ultimamente, aveva appreso molto sui Titani e sugli Aspetti. Molto tempo addietro, il Titano Khaz'goroth aveva conferito ad Alamorte il dominio sulle distese del pianeta e l'aveva incaricato di proteggerle da qualsiasi pericolo. Tale compito l'aveva reso suscettibile all'influenza degli Dei Antichi incatenati nelle profondità di Azeroth. Le tribolazioni patite degli Aspetti nel corso delle ere, dal tradimento di Alamorte all'incombente Ora del Crepuscolo, facevano tutte parte del piano degli Dei Antichi per spazzare via ogni forma di vita dal mondo.

"Un dono?", ringhiò Alamorte. "Ti sbagli, come tutti gli altri Aspetti. Siete troppo stupidi per riconoscere che i nostri incarichi non sono altro che prigioni."

"I Titani ti hanno dato uno scopo!", replicò Thrall. La sua connessione con Hyjal era più lontana che mai. Sentiva la terra scivolare fra le dita della sua mano mortale.

"Non c'è alcuno scopo in ciò che fanno.", rispose Alamorte, correndo verso Thrall. Ogni passo era come un tuono che si propagava per tutta la caverna. "Per i Titani, Azeroth non è stata altro che un esperimento. Un gioco! Quando hanno finito, ci hanno voltato le spalle, incuranti del mondo devastato che si lasciavano alle spalle."

"È devastato a causa delle tue azioni, perché hai dimenticato il tuo dono!", ruggì Thrall.

"Non è un dono!", grido Alamorte. Il suo corpo tremava dalla rabbia.

Thrall capì che le sue parole stavano facendo effetto. Continuò a pungolare l'Aspetto, sperando di portare allo scoperto un punto debole. "Il dono che non hai avuto la forza di sopportare. Il dono che..."

"Silenzio!", ordinò Alamorte. "Se vuoi continuare a chiamarlo dono, allora così sia. Scopri che significa per me, questo bel regalo... Senti battere nel tuo petto il cuore bruciante di questo mondo!"

Il petto di Thrall fu percorso da un intenso dolore. Le fiamme eterne, che bruciavano nel nucleo di Azeroth, erano racchiuse nel suo spirito. La sua pelle di pietra sibilò e fumò, risplendendo di un rosso cupo e rabbioso.

"Scopri che significa portare il peso di questo mondo morente sulle tue spalle!"

Le gambe di Thrall tremarono, mentre ogni singola roccia di Azeroth premeva su di lui. Il suo corpo si spezzò e crepò. Era un'agonia che andava ben oltre quella fisica. Il suo spirito stava svanendo, soffocata da un peso insostenibile.

"Che te ne pare del dono, ora?", chiese divertito Alamorte. "Gli altri Aspetti vogliono incatenarti a questo mondo come è accaduto a me. Condannarti a una vita eterna di tormento."

Nonostante il dolore accecante, Thrall capì che ora possedeva una forza incredibile. La massa di Azeroth era ai suoi ordini. Alamorte era così arrogante da avergli dato tutto questo vantaggio?

L'Orco decise di fidarsi del suo istinto: era l'errore del nemico che attendeva. In un istante fulmineo, incanalò il peso di Azeroth nel suo pugno e si scagliò contro Alamorte. Il potere era inebriante. Sentiva di poter spezzare in due una montagna.

L'Aspetto nero restò immobile, mentre Thrall si avvicinava. Un istante prima che il pugno dell'Orco affondasse nel petto di Alamorte, il peso di Azeroth (con tutta la sua potenza) gli venne sottratto.

La sua mano sbatté contro la forma umana dell'Aspetto e il braccio si sbriciolò in mille pezzi, fino all'altezza del gomito. Cadde in ginocchio, urlando di dolore, mentre il magma fuoriusciva ribollendo dall'arto infranto.

Lontano, vicino al suo corpo fisico a Hyjal, sentì la terra separarsi.

****

Alcuni maghi mortali, e persino dei membri dello Stormo Blu, ritenevano che le regole della magia arcana fossero assolute. Eppure, ciò che loro reputavano dei limiti, per Kalec rappresentava il potenziale per nuove scoperte. Per lui, la magia non era solo un sistema inflessibile basato sulla fredda logica, ma si trattava della linfa vitale del cosmo, le cui possibilità erano infinite. Era la cosa più vicina alla bellezza incarnata che avesse mai visto.

Quando Ysera andò da lui, parlando emozionata dell'Anima del Drago e del suo potenziale utilizzo, fu immediatamente consumato dalla prospettiva di superare i confini dell'impossibile. A differenza degli altri Aspetti, Alamorte non infuse la sua essenza nell'arma, quindi non era facile capire come usarla contro di lui. Era altrettanto preoccupante il pensiero che qualsiasi drago avesse usato il manufatto nella sua forma originale sarebbe stato irrimediabilmente danneggiato dal suo potere. L'Anima del Drago aveva devastato il corpo di Alamorte, costringendolo a rappezzare la sua forma furente con pezzi di metallo.

Nonostante le sfide che lo attendevano, Kalec vedeva il manufatto come un'opportunità per consolidare la propria posizione in mezzo agli altri Aspetti, a cominciare da quelli che erano sempre stati la sua fonte d'ispirazione. Quando gli stormi blu, verde, bronzo e rosso furono minacciati d'estinzione, divenne Custode della Magia. Il Titano Norgannon gli conferì i poteri miracolosi che erano appartenuti al precedente capo Malygos, oramai morto. I Draghi Blu, cuore dell'intero stormo, l'avevano scelto e avevano riposto in lui le loro speranze. Non li avrebbe delusi.

"Non si può usare l'Anima del Drago contro Alamorte, poiché non ne contiene l'essenza.", disse Alexstrasza, sebbene nella sua voce si potesse notare una nota d'incertezza. Dopo che Ysera ebbe parlato a Kalec della sua scoperta, i due Aspetti si erano incontrati con la Protettrice della Vita nel Rifugio Cenariano per discutere il piano nel merito.

"È vero!", balbettò l'Aspetto Blu. Sentiva gli sguardi degli altri Aspetti trapassarlo, come se giudicassero ogni sua singola parola. "Avremmo bisogno della sua essenza. Sfortunatamente, i campioni di sangue che abbiamo recuperato ne sono privi, sebbene siano già di per sé molto preziosi. Ciononostante, con una quantità sufficiente di magia arcana, potrebbe essere possibile alterare le proprietà dell'Anima del Drago affinché faccia effetto su di lui. In teoria, perlomeno."

"In teoria...", ripeté la Protettrice della Vita.

Dentro di sé, Kalec ebbe un sussulto. Era vero: il manufatto rappresentava un rischio. La maggior parte delle sue nozioni sul funzionamento proveniva dagli scritti dei Maghi del Kirin Tor, soprattutto dell'Umano Rhonin. Egli aveva maneggiato personalmente l'arma e ne aveva scoperte alcune caratteristiche. I suoi trattati sul soggetto avevano costituito una fonte di informazioni inestimabile per Kalec. Ciononostante, le prove erano poche.

"Non abbiamo altra scelta!". Ysera si fece avanti, con gran sollievo di Kalec. "So che ti addolora, ma sembra l'unica cosa giusta da fare. L'arma è stata la causa di tutto. Ci ha divisi. Quest'epoca oscura deve finire nello stesso modo in cui è iniziata."

Alexstrasza abbassò lo sguardo. Kalec vide l'agitazione nei suoi occhi. La possibile reazione della Protettrice della Vita allo stratagemma l'aveva sempre preoccupato. Conosceva bene la sordida storia del manufatto. Alla fine della Guerra degli Antichi, gli Aspetti Blu, Verde, Bronzo e Rosso avevano trovato e incantato l'arma affinché Alamorte e gli altri draghi non potessero più usarla. Millenni dopo, era caduta nelle mani degli Orchi delle Fauci di Drago. Essi l'avevano usata per ridurre in schiavitù la Protettrice della Vita e la sua razza. Molti Draghi Rossi erano stati costretti a servire come cavalcature da guerra in quel tempo orribile.

"Dama Alexstrasza, questa è la risposta che attendevamo!", la rassicurò Kalec.

"Lo so...", rispose sconsolata la Protettrice della Vita. "Andrò a informare Nozdormu. Proseguite le vostre ricerche."

Dipendeva tutto dall'Eterno. Anche se Kalec avesse trovato il modo di modificare il manufatto, gli Aspetti avrebbero dovuto chiedere l'aiuto di Nozdormu per recuperarlo dai flussi temporali. Nel presente, l'Anima del Drago non esisteva più. La maggior parte era stata distrutta più di un decennio prima da Rhonin. I frammenti rimasti (ormai privati della quasi totalità del loro potere) erano stati presi dalla femmina di Drago Nero Sinestra e usati per i suoi scopi. Alla fine, anche quegli ultimi resti erano stati distrutti. Chiedere all'Eterno di riportare indietro il manufatto era un'impresa impossibile. Ciononostante, Kalec, Ysera e Alexstrasza sapevano che andava fatto.

Dopo che la Protettrice della Vita si fu allontanata, Kalec tornò nel Rifugio Cenariano. Sulla superficie di un tavolino, erano sparse le Sfere della Chiaroveggenza, che usava per comunicare con i suoi inviati nel Nexus. Ne prese una e la fece roteare nella mano, rimuginando sugli ostacoli dell'Anima del Drago.

Ysera si affiancò a Kalec e aprì la bocca per parlare, quando la terra tremò e li fece quasi cadere. Dalla base di Nordrassil, dove si erano accampati il Circolo della Terra e il Circolo Cenariano, si sollevano delle urla. L'Aspetto Blu scambiò una rapida occhiata con Ysera. Dai tempi del Cataclisma, i terremoti erano stati frequenti, ma l'epicentro di questo si trovava proprio sotto i loro piedi.

La terra si sollevò di nuovo, ancor più violentemente di prima.

"Non è possibile...". Gli occhi di Ysera erano spalancati, mentre si ancorava a uno dei muri di legno della struttura druidica. Il misto di paura e consapevolezza nella sua voce agitava Kalec.

"È Alamorte?", chiese, mentre un brivido gli attraversava la spina dorsale. "È qui?"

L'Aspetto Verde si precipitò fuori dall'edificio senza rispondere. Kalec la seguì, mentre si dirigeva verso la base di Nordrassil.

Intorno all'Albero del Mondo si erano aperte numerose fenditure. Gli sciamani e i druidi tiravano in salvo i compagni che erano caduti nei crepacci. Ysera non si fermò, ma superò l'Albero del Mondo e raggiunse una fila di alberi intorno a una tranquilla radura. Kalec era molto confuso. Thrall era seduto al centro, apparentemente assorto nella meditazione. Aggra, la sua compagna, era al suo fianco e gli scuoteva le spalle.

Non appena Kalec e Ysera raggiunsero la radura, la femmina scura di pelle si voltò verso i due Aspetti.

"Qualcosa non va con Go'el.", disse usando il nome di nascita dell'Orco. "Sono venuta a cercarlo appena è iniziato il terremoto e l'ho trovato in questo stato. Non si sveglia. Cos'è successo?"

Ysera si inginocchiò vicino a Thrall. L'Orco sembrava agonizzante, il suo volto era stravolto dal dolore, eppure sul suo corpo non c'erano ferite. "Allora è lui...", disse l'Aspetto Verde.

La Risvegliata esaminò la mano sinistra di Thrall. Per quanto poteva vedere Kalec, era vuota. Ciò preoccupò l'Aspetto Verde. Raccolse immediatamente un pugno di terra e lo depositò sul palmo dell'Orco.

"Thrall ha a che fare con i terremoti?", chiese Kalec.

"È entrato in comunione con la terra in un modo mai tentato prima da uno sciamano. La terra fa parte di lui... e lui della terra. Qualcosa ha intrappolato il suo spirito. Queste crepe... sono le sue ferite."

"Dev'esserci un modo per liberarlo!", implorò Aggra.

"Esiste una possibilità, se il suo spirito non si è allontanato troppo da Hyjal!". Ysera si rialzò e chiamò Aggra con un cenno. "Dobbiamo radunare gli sciamani e i druidi. C'è molto da fare."

La compagna di Thrall esitò. "Non posso lasciarlo in queste condizioni..."

"Se vuoi salvarlo, devi fidarti di me". La voce di Ysera non era che un sussurro, ma infuse in Kalec un opprimente senso d'urgenza.

Anche Aggra dovette provare la stessa cosa. Lentamente, l'Orchessa raggiunse l'Aspetto Verde.

"Dama Ysera, posso fare qualcosa?". Kalec si sentiva dolorosamente fuori luogo. La condizione di Thrall era originata dal regno degli elementi, sul quale l'Aspetto Blu non aveva alcun potere.

"Resta al suo fianco. Qualunque cosa accada, assicurati che ci sia sempre della terra nella sua mano."

Detto questo, Ysera si allontanò seguita da Aggra, che ogni tanto lanciava un'occhiata preoccupata alle sue spalle.

Non era la risposta in cui aveva sperato Kalec, ma obbedì ugualmente. Per qualche istante, si chiese se Ysera gli avesse affidato un compito tanto umile perché non lo riteneva all'altezza di azioni più importanti. Sapeva, però, che la Risvegliata non era tipo da giudicare gli altri a quel modo. Non c'erano significati nascosti nelle sue parole: aveva bisogno che lui restasse in quel luogo. Niente altro.

Sedendosi accanto a Thrall, Kalec capì che forse aveva cercato con troppa ostinazione un modo per sconfiggere lui stesso Alamorte. Così aveva trascurato altre soluzioni più praticabili. Se Thrall era riuscito davvero a combinare la sua essenza con la terra, e viceversa, significava che questo mortale possedeva una parte di Azeroth nel suo spirito, esattamente come Alamorte?

L'Aspetto Blu estrasse una Sfera della Chiaroveggenza da una sacca al suo fianco. Dopo qualche istante, la nebbia all'interno del dispositivo svanì, rivelando il volto di Narygos, un membro del suo stormo.

"Kalecgos". L'altro Drago chinò la testa.

L'Aspetto Blu rispose al saluto prima di parlare. "Tempo addietro, un essere dalla vita breve ha usato l'Anima del Drago contro lo Stormo Rosso. Giusto?"

"L'Orco Nekros Sfasciateste!", rispose Narygos. "Una creatura orribile".

"Sì, sì... proprio lui. Quanto è stato danneggiato dal manufatto?"

"Se dobbiamo credere a ciò che è stato documentato da Rhonin sull'argomento, per nulla!", rispose Narygos. "L'Anima del Drago non influisce negativamente sulle razze dalla vita breve come su di noi. In effetti, da quel punto vista è unica."

"Grazie. È tutto!". Kalec ripose la sfera nella sacca.

Thrall, un mortale entrato in contatto con l'essenza stessa della terra, ponderò l'Aspetto Blu. Non molto tempo prima, l'Orco aveva contribuito a legare la terra a Kalec, Ysera, Nozdormu e Alexstrasza. In questo modo, erano riusciti a unire il loro potere per respingere un attacco dei servitori di Alamorte. A quel tempo, lo Sciamano non era stato altro che un tramite con Azeroth. Ora, invece, era molto di più. Era la risposta... il fulcro attraverso cui l'Anima del Drago poteva essere utilizzata contro il suo creatore.

Kalecgos depositò altra terra nella mano di Thrall e osservò il volto dell'Orco contorcersi, temendo che l'unica speranza per gli Aspetti di portare a termine la loro impresa stesse per svanire definitivamente.

****

L'artiglio di Alamorte frugò nel petto di Thrall, procurando un'altra ferita alla pelle di terra dell'Orco. Il corpo dello Sciamano era martoriato da tagli, ma nessuno degli attacchi del nemico era stato letale.

L'Aspetto Nero voleva spezzare la volontà di Thrall, farlo diventare un agente dei suoi piani. L'Orco non trovava altra spiegazione al fatto che il suo avversario non l'avesse ancora distrutto.

Alamorte era quasi riuscito nel suo intento. Intrappolato nella caverna, lo spirito di Thrall era diventato insensibile ad Azeroth tranne che per il dolore. Se si fosse ritrovato nella stessa situazione alcune settimane prima, quando il suo cuore era ancora dominato da dubbi, rabbia e paure, avrebbe ceduto e si sarebbe arreso alla prigione dell'isolamento. Ma non era mai stato così sicuro del suo compito di sciamano.

"I Titani credevano che possedessi la forza necessaria per resistere.", disse Thrall. Il suo potere era nulla, in confronto a quello dell'Aspetto, quindi l'Orco usò l'unica arma possibile: le sue parole. "Si sono fidati di te. Sono stati il dubbio e la paura a farti fallire? A farti alleare con gli esseri che vogliono porre fine a tutta la vita su Azeroth?"

"Sciamano, la tua fede è mal riposta! I Titani distruggerebbero la tua razza, insieme a tutte le altre razze inferiori, senza pensarci due volte. Gli Dei Antichi sanno che la loro opera è inutile e si sono impegnati a spezzare le mie catene. Quando quel giorno arriverà, eliminerò ogni traccia dei Titani e regnerò su questo mondo. Azeroth rinascerà."

Alamorte affondò il ginocchio nel petto di Thrall, scagliando l'Orco contro la parete della caverna. Lo Sciamano stava tentando di risollevarsi, quando udì delle voci risuonare fuori dalla caverna. Era il Circolo della Terra: Muln Terra Furiosa, Nobundo e... Aggra.

Gli Sciamani lo stavano cercando per mezzo degli spiriti degli Elementali. Thrall tentò di contattare il suo corpo fisico e, con grande sorpresa, sentì un mucchietto di terra umida e fresca nel palmo della sua mano. La connessione con le leghe di terra fra Hyjal e la caverna tornò in vita. L'Orco concentrò ogni suo pensiero per urlare una risposta telepatica agli Elementali appena fuori dalla caverna.

Scese il silenzio.

Si stava preparando a compiere un altro tentativo, quando venne circondato da una forma d'energia e il suo corpo di terra iniziò a guarire. Capì che gli Sciamani stavano anche richiudendo le fenditure di Hyjal. Per questo, le sue ferite si stavano rimarginando. L'Orco balzò in piedi, rinvigorito.

"Non mi hai risposto!", disse Thrall. "Sono stati il dubbio e la paura a farti fallire?"

Un lampo cremisi attraversò lo sguardo di Alamorte. Con un salto, raggiunse Thrall, lo afferrò al collo, lo sollevò dal suolo e infilò uno dei suoi malvagi artigli nello stomaco dell'Orco.

"In un sistema marcio dall'interno, l'unico fallimento è voler ignorare la verità. Comunque, non importa quanti maledetti esseri tu e gli altri Aspetti ingannerete con la vostra causa persa: non otterrete mai la vittoria, se continuerete a sprecare le vostre vite per un futuro impossibile."

La pelle di pietra di Thrall si stava sciogliendo nel punto in cui l'Aspetto Nero lo teneva. Alamorte strinse con maggior forza, affondando le dita nel collo dell'Orco. La connessione con Hyjal si indebolì nuovamente.

"No...", ringhiò l'Orco, mentre tentava di divincolarsi dalla morsa di Alamorte. "Trionferemo... perché affrontiamo le nostre sfide... insieme. Tu hai fallito... perché hai scelto di... portare il tuo fardello... da solo!"

La terra intorno alla caverna iniziò a tremare. Thrall ne attribuì la causa all'ira di Alamorte. Eppure, invece di proseguire, l'Aspetto Nero lo scagliò improvvisamente di lato.

Alamorte sollevò i pugni, ruggendo di furia. Enormi massi di sangue degli Dei Antichi si sollevarono dal suolo della caverna e raggiunsero un angolo in alto, formando una spessa barriera di sostanza cristallina. Thrall impiegò solo qualche istante a comprendere quale fosse la sorgente dei tremori. Le radici di Nordrassil si stavano lanciando verso la caverna, scavando terra e rocce a una velocità incredibile.

Il Circolo della Terra (e, a quanto sembrava, anche il Circolo Cenariano) l'aveva trovato.

Thrall caricò in avanti e si abbatté contro l'Aspetto, gettandolo a terra e interrompendo il suo incantesimo. Alamorte si rialzò a tentoni, furioso. Il suo corpo pulsava e viticci di lava fuoriuscivano dalle crepe nel suo petto corazzato. Il Drago Nero stava per scagliarsi su Thrall, quando una radice di Nordrassil irruppe nella caverna con una pioggia di frammenti di cristallo.

Alamorte piantò i piedi per terra, mentre la radice dell'Albero del Mondo si abbatteva su di lui. Per breve tempo, riuscì a mantenere la posizione contro quell'ariete vivente, più grande di un kodo. Altre tre radici si aggiunsero alla prima, sfondando le pareti della caverna e spingendo l'Aspetto Nero verso il fondo.

Una quinta radice penetrò lentamente, circondò la vita di Thrall e lo tirò fuori dalla caverna. Appena si trovò all'esterno, la connessione dell'Orco con il suo corpo fisico si consolidò. Poteva percepire la terra com'era... come sarebbe dovuta essere, senza l'influenza degli Dei Antichi. Tutto il dolore e l'agonia provati, sentimenti che laceravano l'anima e costituivano l'intera esistenza di Alamorte, erano svaniti.

Alexstrasza trovò l'Eterno in attesa.

Era immobile sulla vetta. La Protettrice della Vita aveva ripreso le sembianze di drago, data la lontananza dagli accampamenti dei druidi e degli sciamani. Era un piacere tornare a spiegare le ali, dopo tutto il tempo trascorso nella forma elfica. Atterrata accanto all'Aspetto di Bronzo scagliato, gli raccontò il piano di Ysera e Kalec riguardo all'Anima del Drago e al ruolo che avrebbe dovuto giocare. La Protettrice della Vita era sicura che Nozdormu l'avrebbe respinta ed era pronta ad accettare il rifiuto senza fare domande. Invece, l'Eterno rispose più sommessamente di quanto non avesse previsto.

"L'Anima del Drago...", disse Nozdormu. "Spessso ho pensssato di tornare indietro nel tempo, per riparare al danno di quel giorno. Sssalvare lo ssstormo di Malygosss... risssparmiare a tutti noi quell'orribile fato."

L'Eterno sospirò profondamente, senza mai distogliere lo sguardo dall'orizzonte. "Ssse compisssi un'azione sssimile, non sssarei diverssso dallo Ssstormo dei Draghi dell'Infinito e... dal futuro me stessso."

"Saresti molto più diverso di quanto non immagini!", replicò Alexstrasza. "Eonar mi ha incaricata di preservare la vita. Quando è stato sollevato l'argomento dell'Anima del Drago, mi sono chiesta come avrei potuto adempiere al mio compito e, allo stesso tempo, riportare in vita l'arma più distruttiva mai creata."

"Eppure hai intenzione di farlo!", rispose Nozdormu.

"Sì. Perché certe volte, per proteggere la vita, dobbiamo annientare chi tenta di distruggerla..."

La Protettrice della Vita aveva riflettuto a lungo sull'Anima del Drago e sulle incredibili sofferenze che aveva causato nel corso della storia non solo a lei e al suo stormo, ma anche ad altri esseri viventi. Alla fine, era giunta a una decisione difficile: non c'era prezzo troppo alto per la salvezza del mondo.

"Non posso costringerti a fare ciò che reputi sbagliato", disse Alexstrasza. "Ma chiediti questo: Aman'Thul ti ha conferito il dominio sul tempo per farti osservare questo mondo mentre muore?"

"Ssse andasssi lì, quesssto futuro sssarebbe abitato dallo Ssstormo dei Draghi dell'Infinito...", sussurrò Nozdormu. La paura e la preoccupazione dell'Eterno erano evidenti. La Protettrice della Vita percepì che qualcosa circa l'apocalisse oltre lo stato dei flussi temporali turbava l'Aspetto di Bronzo. Comunque, non aveva intenzione di chiedergli di più: se non voleva esprimere le proprie preoccupazioni, era una sua scelta.

Alexstrasza abbassò la testa su Nozdormu e parlò a bassa voce: "Ognuno di voi ha ricevuto un dono...".

"Ognuno di voi ha ricevuto un incarico!". L'Eterno completò l'antica formula senza esitare. Era stato l'ultimo comando dei Titani agli Aspetti per ricordare che, seppure ben distinti, potere e conoscenza non avrebbero mai dovuto trovarsi separati. Erano un tutt'uno.

"Il tuo dono è il tempo, così come il mio è la vita. Ma qual è il nostro incarico?", chiese Alexstrasza.

"Difendere quesssto mondo... a ogni cosssto. Impedire l'Ora del Crepussscolo!", sussurrò Nozdormu.

Detto questo, l'Eterno rimase in silenzio. La Protettrice della Vita seguì il suo sguardo in cielo, con il cuore pieno d'angoscia. "Qualcuno dei tuoi inviati è tornato?"

"No. E non lo farà nesssuno. Eppure assspetto. Una volta, sssono rimasssto perduto nel tempo, finché Thrall non mi ha sssalvato. Ora sssono perssso fuori da essso!". Con gran sorpresa di Alexstrasza, l'Aspetto di Bronzo fece una risatina amara.

Finalmente, l'Eterno distolse lo sguardo dall'orizzonte e fissò Alexstrasza. "Sssono rimasssto inflesssibile per troppo tempo. Ciò che dici è vero. Non è più tempo di attendere..."

****

I quattro Aspetti del Drago e Thrall si riunirono nel rifugio druidico alla base di Nordrassil. Sopra di essi, volteggiava una rappresentazione eterea dell'Anima del Drago. Ritrovarsi in quel luogo dava i brividi ad Alexstrasza. In qualche modo, le ricordava la cerimonia che aveva presieduto millenni prima per infondere potere al manufatto.

Nonostante fosse solo una copia esatta arcana, evocata da Kalecgos, l'arma possedeva del potere. Illuminate dalla pallida luce viola emessa dall'immagine dell'Anima del Drago, le ombre degli Aspetti alternavano le attuali forme mortali ai loro veri corpi da drago.

"Ssse vogliamo recuperare l'Anima del Drago, prima dobbiamo avventurarci nel futuro che ho previsssto: la fine del tempo stessso!", disse Nozdormu. "Dissstruggendo lo Ssstormo dei Draghi dell'Infinito e il sssuo capo, che regna sssull'apocalissse, riapriremo i flusssi temporali e potremo ssscivolare nel passsato per prendere l'Anima del Drago."

"Che direzione prenderà la storia, se il manufatto verrà improvvisamente sottratto ai flussi temporali?", chiese Thrall. Fino ad allora, l'Orco era sempre rimasto in silenzio fra gli Aspetti. Aveva già fatto molto per aiutarli. La Protettrice della Vita voleva garantirgli un po' di pace, ma era necessario che rischiasse ancora la vita per la salvezza di Azeroth.

"Il tempo non è lineare come molti credono. Il mio ssstormo fermerà il fluire della ssstoria per annullare l'effetto che le nossstre azioni avranno sssul passsato. Però non potremo mantenere l'integrità dei flusssi temporali per sssempre. Quando il nossstro lavoro sssarà finito, riporteremo l'Anima del Drago al sssuo posssto..."

"A proposito del suo posto...", disse Kalecgos. "Ci sono molti punti nel tempo in cui potremmo recuperare il manufatto. Ciononostante, le sue proprietà sono mutate nel corso della storia. Se vogliamo che il nostro piano abbia successo, dobbiamo usare l'arma nella sua forma più pura. Quando Nozdormu avrà aperto i flussi temporali, prenderemo l'Anima del Drago nell'epoca in cui è stata creata: la Guerra degli Antichi."

"Rimane solo da decidere chi dovrà prenderla...", disse Alexstrasza, dopodiché posò lo sguardo su Thrall.

"Amico mio!", Kalecgos posò la mano sulla spalla di Thrall. "Da ciò che ho scoperto, il manufatto è stato creato in modo che qualsiasi drago lo impugnasse venisse distrutto dalla sua energia. Ci riempie di un dolore che ci conduce alla follia. Gli esseri dalla vita breve, invece, per loro natura possono usarlo senza problemi."

"Thrall, ti stiamo chiedendo di correre un enorme pericolo." La voce cadenzata di Ysera si propagò per la sala. "Dopo aver portato l'Anima del Drago nel presente, dovrai trasportarla nel Tempio della Lega dei Draghi. È un luogo molto potente, collegato alla Stanza degli Aspetti, in cui originariamente il manufatto ricevette il suo potere. L'Anima del Drago sarà già carica, ma infonderemo nuovamente in essa le nostre essenze, rendendola più potente che mai... e, probabilmente, più instabile. Sappi che, se Alamorte verrà a conoscenza del nostro intento, lui e i suoi servitori piomberanno sul tempio per fermarti a ogni costo."

"Non voglio mettere in dubbio la vostra decisione!", disse umilmente Thrall. "Ma anche altre razze di Azeroth hanno subito la furia di Alamorte. Potremmo radunare un esercito di mortali mai visto prima e annientare l'Aspetto Nero. Non sarebbe più facile?"

"Persino un esercito che comprendesse ogni singolo mortale sulla faccia del pianeta sarebbe inutile!", disse Alexstrasza. "Alamorte è stato corrotto dalle energie oscure degli Dei Antichi. Nessun attacco fisico, per quanto potente, lo distruggerebbe. Dev'essere... distrutto. Bisogna eliminare la sua essenza e soltanto l'Anima del Drago ha il potere per farlo."

"Ma solo se sarai al nostro fianco...", aggiunse Kalec. "Nel manufatto sono state infuse le essenze dei quattro Aspetti, ma non quella di Alamorte. Se vogliamo usare quest'arma per sconfiggerlo, dobbiamo aggiungere anche il potere del Custode della Terra. Thrall, per quanto piccola, tu possiedi una parte dell'essenza di Azeroth."

"Per noi è impossibile usare l'Anima del Drago!", disse Alexstrasza a Thrall. "Tocca a te... se vorrai farlo. Non avrei mai voluto chiederti una cosa del genere, soprattutto dopo che hai rischiato la vita per aiutarci."

"Sono onorato dalla vostra richiesta d'aiuto...", disse Thrall. "Ho solo un'obiezione. Le razze dalla vita breve hanno sconfitto Ragnaros. Prima ancora, il Re dei Lich e infinite altre minacce. Siamo sempre stati fondamentali nella salvaguardia di Azeroth e siamo coinvolti tanto quanto voi. Ritengo che questo piano, per quanto nobile, possa aver successo solo con il loro contributo."

Era chiaro a tutti che Thrall avesse ragione. Alexstrasza aveva sperato di poter evitare di trascinare altri mortali in quest'impresa pericolosa. "Se questa è la loro volontà, sono i benvenuti."

"C'è sempre chi vuole aiutare!", disse l'Orco sorridendo. "Inizierò a reclutarli."

Dopo che Thrall si fu allontanato, gli Aspetti rimasero in silenzio.

"C'è una domanda che mi tormenta...", disse Kalec. "Se il nostro scopo è impedire l'Ora del Crepuscolo, se è per questo che i Titani ci hanno creati, cosa ne sarà di noi quando ci saremo riusciti?"

Come a sottolineare le parole di Kalec, uno spiffero gelido di insinuò nel Rifugio Cenariano. Gli Aspetti rabbrividirono, lanciandosi occhiate di traverso. Tutti si erano posti la stessa angosciante domanda.

"Sssì... Una volta adempiuto al nossstro compito, a cosssa ssserviremmo?", mormorò Nozdormu. "I flusssi temporali sssono corrotti, nemmeno io riesssco a prevedere il nossstro futuro..."

"Le nostre azioni risulteranno in una perdita... oppure otterremo un risultato?", rifletté Ysera ad alta voce.

"È evidente che i Titani avessero un piano per noi...", sostenne Kalec. "Magia, tempo, vita, natura... esisteranno per sempre. È ovvio che siamo destinati a proteggerli per l'eternità."

Alexstrasza osservava Ysera, Kalec e Nozdormu discutere e dare voce alle loro speranze e preoccupazioni. La via da percorrere nell'immediato era chiara ma, oltre l'Ora del Crepuscolo, era avvolta da una nebbia di incertezza. La Protettrice della Vita tenne per sé i propri timori. Era la Regina dei Draghi: semmai c'era stato un momento in cui i suoi compagni avevano avuto bisogno del suo aiuto, era quello.

"Nessuno di noi può saperlo per certo...", disse Alexstrasza, richiamando l'attenzione degli altri. "Anche se lo sapessimo, che differenza farebbe? Questo è l'incarico che ci è stato assegnato dai Titani. I doni meravigliosi che ci hanno concessi servono in questo momento."

La Protettrice della Vita afferrò le mani dei due Aspetti vicini, Ysera e Kalecgos, ed essi fecero lo stesso con Nozdormu. La loro magia si mescolò, fluendo attraverso ogni drago. L'energia lenitiva calmò i loro nervi e li riempì di un senso di incrollabile determinazione.

"Affronteremo l'ignoto come un solo essere...", disse Alexstrasza. "Questo è da sempre il nostro destino."