Morte dall'alto
di Robert Brooks

Galleggiava nel vuoto. Il tempo non aveva alcun significato. D’improvviso, il suono del suo canto increspò il silenzio.

Sciamate contro il muro, cantò l'Imperatrice. I forti torneranno. I deboli no.

Kil'ruk aprì gli occhi per la prima volta.

***

Fumo e polvere avvolgevano l'orizzonte orientale. Solo il profilo opaco della Muraglia Serpeggiante era visibile attraverso le nebbie. Echi di guerra erano sospesi nell'aria, le grida gioiose dei giovani Mantid e le urla dei nemici morenti che si fondevano nell'armonia unica del clangore delle lame e della carne lacerata.

Il nuovo ciclo era davvero gloriosamente iniziato.

Un gruppo di anziani Mantid osservava la scena da una collina a ovest.

"Le larve sembrano sane, vivaci. L'Imperatrice le ha nutrite bene," disse uno di loro. Nessuno lo contestò. Avevano visto i giovani Mantid scagliarsi contro il muro pochi minuti dopo il loro ingresso nel mondo, incapaci di pensare ad altro che non fosse la distruzione delle creature inferiori. "Il loro entusiasmo si rivelerà utile se i Mogu continueranno a provocarci. Niente tempra l'ambizione come la paura dell'oblio."

Gli altri anziani annuirono e ronzarono senza parole. Era il suono di chi era d'accordo ma non voleva impegnarsi. Non c'era ancora bisogno di prendere una decisione definitiva.

Per ora, i Klaxxi sarebbero semplicemente rimasti a guardare: gli eventi procedevano come previsto.

***

Un Mogu solitario, vestito di una tunica su misura finemente decorata, entrò nella grande tenda e guardò freddamente gli schiavi che si affaccendavano intorno alla strana collezione di tubi bianchi, lucidi e vuoti. Parlò con voce forte e sprezzante. "Avevi assicurato al nostro signore Gurthan che le armi sarebbero state pronte. Egli è molto deluso dal tuo fallimento."

I sedici schiavi, per lo più Pandaren e alcuni Jinyu, si bloccarono terrorizzati. Lontano nel retro della tenda una figura imponente lentamente si alzò in piedi, con la faccia nascosta nell'ombra. Si sporse e il bordo della sua mascella fu illuminato dal bagliore tremolante di un braciere. Nonostante le parole ostili pronunciate dal suo compagno, l'espressione sul viso del Mogu più grande era di serena calma.

"Se il nostro signore Gurthan si sentisse deluso da me, verrebbe lui stesso a dirmelo, Hixin," rispose Xuexing.

"Forse non sei a conoscenza dei recenti avvenimenti. I Mantid stanno attaccando," disse Hixin pacatamente, come se fosse davvero possibile non udire il suono orribile dei combattimenti a ovest. "Il nostro signore ha cose più importanti da fare che seguire un delinquente arcanista e l'uso improprio che fa di alcuni schiavi."

Delinquente? Xuexing controllò il proprio temperamento. Hixin era di gran lunga il più viscido dei consiglieri del Signore della Guerra Gurthan. Non provocava mai qualcuno senza una ragione. Non c'era dubbio che avrebbe raccontato ben volentieri al loro signore di un eventuale scatto di rabbia di Xuexing. Se non è in grado di stare calmo di fronte a una semplice critica, signore, avrebbe sicuramente detto Hixin, come ci si potrebbe fidare di lui in circostanze critiche?

Non era un segreto che Xuexing godesse della fiducia del Signore della Guerra in quasi tutti gli ambiti arcani. Anche gli Zandalari cercavano il suo consiglio e la sua consulenza. Hixin avrebbe avuto bisogno di screditarlo prima di poterne prendere il posto. Cerca di far carriera passandomi sopra.

"Lo huatang sarà pronto quando sarà pronto," disse Xuexing. "E quando sarà pronto, lo dirò io stesso al nostro signore Gurthan."

"Dovrei dirgli di aspettarsi un'arma funzionante nel giro di giorni? Settimane? Mesi? Gli insetti non aspettano," disse Hixin con la stessa blanda voce diplomatica. Fece scorrere il dito distrattamente lungo il bordo di una strana urna appoggiata su un tavolo accanto a lui.

"Digli quello che vuoi," rispose Xuexing.

"Allora suppongo che dovrò informare il nostro signore che non hai una risposta."

"Non mettermi alla prova."

***

Andate insieme. Sciamate contro il muro. Le parole dell'Imperatrice riempivano le loro menti. Davano loro uno scopo. I suoi desideri erano i loro desideri. Non esitavano a obbedirle.

Senza di lei, i Mantid non erano nulla.

I forti torneranno. I deboli no, disse.

Kil'ruk e decine di altri volanti si sollevarono in aria e si mossero nuovamente verso est. Era il loro terzo viaggio fino al muro, o forse il quarto. Kil'ruk non ne aveva tenuto il conto. Tutto ciò che importava era la sua voce, che li spingeva ad avanzare. Aveva agognato la battaglia dal suo primo istante di vita e solo l’istinto aveva gestito tutto il resto. Contrasse nervosamente le antenne. Le zampe anteriori rimanevano retratte sotto l'addome, appoggiate comodamente contro il carapace. Anche l'atto di muovere assieme le quattro ali trasparenti dietro la schiena gli era naturale come respirare.

Le creature inferiori devono morire, cantò per tutti loro. Liberatevene.

Da così in alto nel cielo, la terra stessa sembrava contorcersi sotto la sua ira. Migliaia e migliaia di Mantid volavano verso est senza pensare che alle creature inferiori e al loro patetico opporsi. Anche se il loro muro sembrava svettare verso il cielo, l'Imperatrice aveva ordinato di farlo cadere. Quindi sarebbe caduto.

Loro la chiamano la Muraglia Serpeggiante, sogghignò l'Imperatrice. Distruggetela.

Sul terreno, le creature assaltavano il muro, tentando di scalarne i fianchi ripidi. Alla base delle pareti di pietra già crescevano mucchi di carapaci degli insetti che avevano fallito. La salita era faticosa e pericolosa, e i pochi Mantid che riuscivano a raggiungere la cima si trovavano da soli contro decine di difensori. E non sopravvivevano a lungo.

Kil'ruk e gli altri volanti restavano sospesi sopra i camminamenti del muro, fuori dalla portata di qualsiasi arciere. Ciascuno dei Mantid portava una rete colma di strani globi da cui fuoriuscivano volute di fumo tossico. Un fabbro d'ambra con un occhio solo li aveva chiamati munizioni. "Decorate le loro teste con queste," aveva sibilato mentre spingeva le munizioni nelle reti con le zampe anteriori.

I volanti prendevano le munizioni dalle loro reti e le lasciavano cadere. I globi scoppiavano con spruzzi di veleno e acido, colpendo tutti i difensori nelle vicinanze. Le creature inferiori correvano per qualche istante, urlando di dolore e in preda alla confusione, ma il veleno presto si disperdeva nel vento. Allora, i difensori riprendevano le loro posizioni sul bordo del muro e scagliavano frecce e sassi contro i Mantid scalatori.

Kil'ruk continuava a far cadere le munizioni. Era un’occupazione stranamente insoddisfacente. Egli voleva vedere da vicino l'agonia delle creature inferiori. Voleva inondare i camminamenti del muro con il loro sangue. Sganciare bombe da così in alto era un lavoro troppo pulito, troppo distaccato e non particolarmente utile.

Quando lo sciame era a corto di colpi, tornava volando dal fabbro d'ambra. Gli altri volanti chiacchieravano allegramente lungo la strada, ma Kil'ruk rimuginava in silenzio. Il fabbro d'ambra aveva altre reti in attesa all'ombra di un albero di kypari.

Per due giorni e due notti essi ripeterono quelle stesse azioni: volavano sul muro, lasciavano cadere le munizioni dal cielo e tornavano indietro a prendere altre reti, ancora e ancora.

Alla seconda serata dell'interminabile successione sempre uguale, la maggior parte dei compagni di sciame di Kil'ruk si ritrovò raggomitolata per la stanchezza sotto alcuni dei più grandi alberi di kypari. Kil'ruk prese semplicemente un'altra rete di munizioni e volò senza di loro.

Il muro era ancora in piedi. I nemici dell'Imperatrice erano ancora vivi. Come poteva riposare?

Kil'ruk non cedette alla fatica fino a quando il sole si levò il quarto giorno.

Un falco solitario attraversava la brezza pomeridiana alto sopra la terra, intento a cacciare. Quasi ogni altra bestia nelle terre dei Mantid era fuggita nel momento in cui il ciclo era iniziato. Erano rimasti nelle loro tane solo pochi Leproratti troppo giovani per stare al passo con l'esodo di massa, e rabbrividivano ai rumori della battaglia in lontananza. Una delle piccole creature fece capolino dalla terra, annusando l'aria, alla ricerca di un po' di cibo.

Il falco lo individuò. Ripiegò le ali vicino al corpo e scese in picchiata. Solo un attimo prima di raggiungere il suolo, il falco spalancò le ali in tutta la loro larghezza, fendendo l'aria. Ci fu un movimento confuso e poi risalì verso l'alto, con un piccolo Leproratto tra gli artigli. Stringendo la sua presa, il falco mise a tacere per sempre il Leproratto.

Poi il maestoso uccello tornò verso il suo nido in un albero di kypari. Ma improvvisamente cambiò traiettoria, passando largo da un Mantid volante solitario che stava in attesa lì vicino.

Il falco lo guardò con occhi diffidenti, ma quando gli fu chiaro che il volante non si stava preparando ad attaccare, strillò con rabbia per il fastidio e si allontanò. L'assenza di facili prede l'aveva lasciato affamato da giorni.

Il Mantid solitario, Kil'ruk, lo guardò volare via con uno sguardo stupito.

***

"Un falco?"

"Un falco," ripeté l'anziano Mantid conosciuto come il Klaxxi'va Pok. "Questo Mantid ne è affascinato. Ossessionato, forse. Tenta costantemente di imitarlo."

"Scendere in picchiata dal cielo è impossibile per noi," obiettò l'altro. Lui aveva le ali, il Klaxxi'va Pok no. "Quelli di noi benedetti con il dono del volo possono librarsi. Possiamo spostarci agilmente da un posto all'altro. Questo è il nostro vantaggio. Ma quella larva ha tendenze suicide. Lo sforzo di arrestare un tuffo da così in alto gli strapperà le ali dalla schiena."

"Come ho detto, si esercita costantemente," disse il Klaxxi'va Pok. "Ieri poteva controllare una caduta di dieci passi, questa mattina di quindici."

"Tutto ciò non è particolarmente utile, solo..."

"Questo pomeriggio di venticinque," concluse il Klaxxi'va Pok.

L'altro anziano Mantid rimase in silenzio. Le sue zampe anteriori si strofinavano insieme mentre rifletteva. Riprendersi da una caduta incontrollata di venticinque passi era il limite anche per i Mantid volanti più qualificati. "Quindi sta diventando più forte?"

"Sì."

"Molto più forte?"

"A quanto pare," disse il Klaxxi'va Pok.

"Interessante."

"Più di quanto pensi," aggiunse Pok. "È trascorsa solo una settimana. Le larve sono ancora fragili e terribilmente immature. Sono totalmente dipendenti dalla voce dell'Imperatrice e lei non ha detto ancora nulla riguardo a tattiche innovative di questo tipo."

L'altro Mantid fece lentamente schioccare le mandibole, cogliendo il punto. "Lui sta agendo di propria iniziativa. Sta mettendo da parte i desideri dell'Imperatrice. Promettente, da parte di una creatura così giovane." Le sue antenne si contrassero leggermente e una risatina stridula gli sfuggì dalla bocca. "Sono trascorsi tre cicli dall'ultima volta che un Eletto è emerso dalle larve. Forse egli guadagnerà presto un secondo nome."

"Forse," disse il Klaxxi'va Pok. "O forse sarà semplicemente un altro che morirà prima di aver raggiunto il massimo del suo potenziale."

"Infatti. È così che funziona il ciclo, dopo tutto."

***

Yong cercò un po' di conforto in un pensiero semplice. Presto sarà tutto finito.

Le botte selvagge subite nelle ultime ore avevano lasciato lo schiavo Pandaren quasi completamente cieco, in grado solo di distinguere forme vaghe e ombre. Due guardie Mogu lo trascinarono in pieno sole e lo incatenarono a un palo. Non poteva dire se erano gli stessi che aveva attaccato il giorno prima.

Spero di avergli fatto male, pensò prostrato. Era stato un gesto ridicolo, un gesto che sapeva avrebbe significato la sua morte, e tuttavia egli non se ne era pentito nemmeno per un istante. Non avranno più la mia obbedienza. Non la meritano.

"Stiamo per provare qualcosa di nuovo su di te," disse uno dei Mogu. "Xuexing, quando siete pronto potete sparare."

Yong era troppo esausto per avere veramente paura, ma era curioso. Batté le palpebre pesanti e cercò di dare un senso alla forma di fronte a sé.

Strano. Sembrava che i Mogu stessero per ucciderlo con un grosso nido d'api bianco.

L'ultima cosa che Yong sentì prima di morire fu il crepitio dell'energia arcana.

***

Il tramonto del nono giorno venne e se ne andò. All'alba, Kil'ruk era in grado di controllare una caduta di cinquanta passi. Non era ancora soddisfatto, il falco si era tuffato da almeno un centinaio di passi. Eppure, egli poteva sentire le sue ali diventare sempre più forti, i tendini lungo la schiena irrobustirsi.

Il fabbro d'ambra aveva cambiato posizione nella notte, scegliendo di appendere le sue reti sulle pendici esterne di Klaxxi'vess, la casa del concilio culturale del Mantid. Quando Kil'ruk tornò dal muro, si soffermò un istante, ammaliato dalla vista dell'architettura d'ambra in cima alla collina. Naturalmente gli era proibito entrare: accedere al regno dei Klaxxi senza essere stati invitati equivaleva a morire.

Non per la prima volta Kil'ruk si chiese perché i Klaxxi si facessero vedere così raramente. I Mantid li trattavano con rispetto, ma poche larve potevano dire di aver visto i membri di quel concilio al di fuori dei confini della loro sede. Nessuno dei Klaxxi era mai stato visto unirsi alla lotta. Nel bel mezzo di una gloriosa battaglia, il concilio sembrava piuttosto inutile.

Il fabbro d'ambra interruppe le fantasticherie di Kil'ruk. "C'è qualcosa che ti preoccupa, larva?"

Molte cose. Kil'ruk fece la domanda che gli occupava la mente da un giorno intero. "Chi sono le creature inferiori?"

"Che cosa vuoi dire?"

Come può un falco volare meglio di me? Io sono uno dei prescelti dall'Imperatrice stessa, pensò Kil'ruk senza dirlo. Si vergognava per la propria incapacità e non desiderava affatto rivelarla a qualcun altro. Fece allora un'altra domanda. "Vedo diverse creature combattere contro di noi sul muro. Di diverse forme. Diverse dimensioni. Esseri diversi. Perché stanno collaborando?"

Il fabbro d'ambra ghignò divertito. "Collaborando? I Saurok e i Pandaren sono entrambi sottomessi dai Mogu. Essi non hanno altra scelta che combattere."

Saurok? Pandaren? Kil'ruk non conosceva questi nomi. Non si era mai preso la briga di pensare ai difensori come a qualcosa di diverso da semplici creature inferiori. Il fabbro d'ambra fu felice di spiegargli. "I combattenti con le scaglie, quelli più abili, si chiamano Saurok. Le creature con la pelliccia e la pancia grossa sono i Pandaren."

Il fabbro d'ambra parlò a lungo dei Mogu e di come avessero sfruttato il loro potere di usurpatori per costruire il loro impero nei millenni passati, diventando sempre più forti e soggiogando le altre razze. Gran parte delle più grandi opere dei Mogu non sarebbero mai state completate, se non fosse stato per la forza degli schiavi da loro sottomessi.

Quando Kil'ruk chiese come gli schiavi avessero imparato a combattere, il fabbro d'ambra rise di nuovo. "I Saurok sono nati per uccidere, essi non hanno ancora trovato nessun altro scopo per la loro esistenza. I Pandaren, be'," disse, "a loro è proibito impugnare delle armi finché non si ritrovano faccia a faccia con noi sulla Muraglia Serpeggiante."

Le zampe anteriori di Kil'ruk si contrassero per l'incredulità. "I Mogu inviano creature non addestrate a combattere? Non possono essere così folli."

"Eppure è la verità, larva," disse il fabbro d'ambra. "I Mogu così stroncano qualsiasi cenno di ribellione alla nascita. Tutti i Pandaren che manifestano del dissenso vengono inviati al muro come punizione. Così noi dobbiamo affrontare i più forti di loro, che però sono lì solo per morire."

Kil'ruk non pensava che i Mogu avessero un senso dell'umorismo così fine. Rise finché non gli fecero male le antenne.

***

Un giovane Pandaren versò una tazza di tè. Alcune gocce schizzarono sul pavimento ed egli squittì di paura. Xuexing lo ignorò e sorseggiò il suo tè educatamente.

"Mi ha fatto piacere vedere la dimostrazione riuscita dello huatang. Il nostro signore Gurthan vorrebbe vederlo subito all'opera in battaglia," disse Hixin.

"Riferisci al nostro signore," rispose Xuexing, facendo risuonare chiare le sue parole nella tenda, "che desidero discutere personalmente e privatamente con lui su come usare al meglio lo huatang."

"Non ce n'è bisogno," disse Hixin. Il consigliere gli porse una pergamena arrotolata stretta, un ordine ufficiale del Clan Gurthan, sigillato magicamente. Xuexing lo prese e lo esaminò, sospettoso.

"Che cos'è questo?"

Hixin prese un altro piccolo sorso di tè. "La volontà del Signore della Guerra Gurthan."

Xuexing osservò attentamente l'altro Mogu. Era inconcepibile che il Signore della Guerra Gurthan avesse usato quella creatura ipocrita come intermediario, eppure il sigillo sembrava originale. Lanciò quindi un piccolo incantesimo e dissigillò la pergamena. Conteneva un breve messaggio.

            Mostra il tuo potenziale stanotte. Non mi deludere di nuovo.

Xuexing non disse nulla. Si sentivano solo i suoni lontani della battaglia e i respiri brevi e spaventati dello schiavo Pandaren inginocchiato in uno degli angoli della tenda.

Lo huatang era stato provato una volta sola, su uno schiavo, non in battaglia. Il minimo squilibrio nel flusso di energia avrebbe potuto distruggerlo. Uno squilibrio un po' più grande avrebbe potuto essere catastrofico.

E le battaglie di solito portano molti squilibri, pensò Xuexing cupo.

Non che volesse ammettere tutto ciò di fronte al ruffiano seduto davanti a lui. Xuexing vuotò la tazza. "Così sia. Riferisci al nostro signore che presto sarà padrone dei cieli." Si alzò per andarsene. "Grazie per il tè."

Non si preoccupò di prendere con sé la pergamena. Hixin lo guardò allontanarsi, non permettendosi di sorridere finché Xuexing non fu scomparso dalla sua vista.

"Sbarazzati di questa," disse Hixin allo schiavo, porgendogli la pergamena.

***

"Voglio una lama," disse Kil'ruk.

Il fabbro d'ambra rimase perplesso. "Perché?"

"Ho bisogno di artigli."

"Che cosa?"

"Ho visto come lottano i Mantid a terra, con le lame," disse Kil'ruk. "Desidero unirmi a loro."

"Tu sei un volante," disse il fabbro d'ambra. "Non sei nato per quello."

"Quelli senza ali non possono raggiungere i camminamenti," disse Kil'ruk. "La salita è troppo pericolosa. Ci sono mucchi di Mantid morti lungo tutta la base del muro. Io ho le ali, posso scendere su di loro dall'alto."

"Non sei nato per quello," ripeté il fabbro d'ambra, più confuso che mai. "Puoi ancora percepire la volontà dell'Imperatrice, vero? Lei ti dice di rimanere in aria."

"Sarò i suoi artigli," insisté Kil'ruk.

"Non capisco."

"Allora il discorso è chiuso."

Al tramonto della decima notte, Kil'ruk era in grado di sopravvivere a un tuffo di settantacinque passi.

Il quattordicesimo giorno della sua vita, Kil'ruk si guadagnò il favore dell'Imperatrice.

Kil'ruk e il resto dello sciame stavano lanciando munizioni sui camminamenti, volando fuori dalla portata dei loro nemici. La sensazione d'inutilità continuava a consumare la mente di Kil'ruk, ma egli obbediva al comando dell'Imperatrice e lanciava il veleno sulle creature inferiori.

La sua rete era solo parzialmente vuota quando udì dei suoni strani: prima uno scoppio, poi un crepitio profondo e irregolare, come di un tronco d'albero gigante che si spezzasse a metà durante una burrasca.

La prima reazione di Kil'ruk fu di confusione. Non aveva mai sentito un suono così strano prima d'allora. Un istante più tardi, grida sbigottite di dolore e di sorpresa riempirono l'aria. Cinque volanti a nord precipitarono, ridotti a pezzetti di carne e con le ali spezzate. Gli altri Mantid ronzarono e vibrarono allarmati. Arcieri? Forse con archi migliori? Non erano stati una gran minaccia negli attacchi precedenti.

Kil'ruk ispezionò per qualche istante il terreno e individuò una strana forma ai margini dell'accampamento dei Mogu, dietro il muro. Dal suo punto di vista, a tutta prima sembrava un nido d'ape, ma quando lo guardò più da vicino Kil'ruk si rese conto che era un insieme di tubi, accatastati insieme in un fascio rotondo alto come un Mogu, dalle cui aperture usciva fumo bianco.

Avevano montato il fascio di tubi su una piattaforma mobile e lo avevano puntato direttamente sullo sciame dei Mantid.

Degli schiavi corsero intorno alla parte anteriore del nido d'ape e riempirono i tubi con manciate di sassi e pietre.

Altri scricchiolii attraversarono l'aria.

Kil'ruk capì appena in tempo.

---       

Xuexing alimentò la parte posteriore dell'arma con dell'energia arcana, fino a ottenere uno scoppio violento.

BOOM.

Il suono dell'esplosione soffocò tutti gli altri rumori e la forza d'urto del colpo fu come una martellata sul petto. Il fumo bianco offuscò il suo campo visivo. Vedeva alcuni Pandaren sdraiati a terra davanti allo huatang.Morti, probabilmente: Xuexing non aveva aspettato che si spostassero dalla traiettoria.

Poco male. La loro morte avrebbe insegnato agli altri a muoversi più velocemente.

Mentre il fumo si disperdeva, gli effetti dell'arma divennero chiari. Il primo colpo era andato fuori bersaglio e aveva ucciso solo alcuni volanti sulla fascia più a nord dello sciame, ma il secondo colpo era stato letale. Decine di Mantid volanti caddero al suolo, alcuni fatti a pezzi. Xuexing ne vide uno ancora aggrappato alla sua rete, le ali immobili. Si salvarono solo tre o quattro volanti in tutto lo sciame ed ebbero il buon senso di voltarsi e fuggire verso le proprie terre, fuori dalla portata dell'arma.

"Ricaricate!" urlò Xuexing. Gli schiavi lanciarono altri ciottoli e sassi nei tubi, spingendoli bene dentro. Xuexing si concentrò e cominciò a raccogliere altra energia arcana per sparare di nuovo. Un terzo colpo probabilmente era inutile, ma perché rischiare? Quell'arma funzionava meglio di quanto avesse sognato.

Il cielo sopra quella sezione della Muraglia Serpeggiante era stato pulito con due raffiche. Solo due. Dovrò ringraziare gli Zandalari per questo, pensò. La gestione delle energie arcane dei Troll era primitiva rispetto a quella dei Mogu, ma osservare le loro tecniche aveva condotto i progetti di Xuexing verso direzioni inaspettate.   

Chi altro tra i Mogu avrebbe potuto immaginare che delle piccole pietre, spinte a incredibile velocità grazie all'energia arcana, avrebbero provocato tanti danni?

***

Le urla dei feriti provenivano da tutte le parti. Quasi tutto lo sciame era stato colpito. Rocce e sassi avevano ferito decine e decine di volanti, perforandone i carapaci. Caddero, fuori controllo.

Kil'ruk scese con loro, ma non era fuori controllo. Non stava morendo.

Stava scendendo in picchiata, come il falco.          

Un istante prima che il nido d'ape facesse fuoco, Kil'ruk aveva stretto la rete vicino al petto e nascosto le ali dietro il corpo. Le munizioni nella rete gli avevano fornito uno scudo dal grosso dell'esplosione dell'arma. Il resto dei ciottoli aveva fischiato nell'aria intorno a lui.

Tagliò il vento a una velocità incredibile. Durante la discesa, il cuore di Kil'ruk era alle stelle. Il Mogu non aveva sparato un terzo colpo, pensando che tutti i volanti fossero morti.

Era giunto il momento di mostrargli il suo errore. "Potete vedermi, Imperatrice?" sussurrò Kil'ruk. Lo shock dell'attacco gli aveva fatto dimenticare la sua voce, ma ora la sentiva di nuovo, che cantava dolcemente e ordinava alle larve di continuare. C'era una nota di tristezza nella sua melodia? Aveva visto cos'era in grado di fare la nuova arma dei Mogu?

Kil'ruk lasciò andare la rete, che lentamente galleggiò nell'aria. Aprì leggermente le ali, creando solo un minimo di attrito con l'aria. Sentì come uno strappo e temette che le ali si potessero rompere. Era una picchiata molto, molto più lunga di qualsiasi altra avesse tentato in precedenza. Duecento passi, forse duecentocinquanta.

"Imperatrice, guardatemi."

***

"Sono tutti morti!" urlò Xuexing. Con un'attenta torsione del polso e un fare rilassato, si liberò dell'energia arcana raccolta, lanciandola a distanza di sicurezza. "Spostiamoci più a nord!"

Nord significava la Porta del Sole Calante, ossia il luogo con la più grande concentrazione di Mantid. Prima di tutto avrebbe spazzato via eventuali volanti ancora in volo, poi avrebbe...

Un'ombra gli cadde addosso. Xuexing ebbe appena il tempo di guardare in alto prima che lo stridio assordante della furia di un Mantid precipitasse su di lui.

***

Kil'ruk atterrò con le zampe posteriori nello stomaco del Mogu. Cercò di accoltellare il petto della creatura con le zampe anteriori, ma l'impatto era stato straordinariamente violento. Il Mogu si agitò e lanciò via Kil'ruk, gettandolo nel fango. Il Mantid rotolò fino a fermarsi contro le fragili pareti di stoffa di una tenda degli schiavi.

Un pensiero calmo attraversò la testa di Kil'ruk. Devo esercitarmi negli atterraggi.

Kil'ruk si riprese dallo stordimento e balzò in piedi. Era circondato da creature inferiori, ma il suo arrivo improvviso le aveva innervosite: sia i Pandaren che i Saurok istintivamente si erano ritratti per la sorpresa.

Un Pandaren morto giaceva ai piedi di Kil'ruk. Aveva delle strane ferite, forse provocate dal nido d'ape. Fuoco amico. Una spada scheggiata giaceva accanto alla creatura. Acciaio grezzo a buon mercato. Patetica. Kil'ruk la raccolse comunque. Per un attimo, il peso sconosciuto gli risultò scomodo in mano.

Poi ricordò il falco, i suoi artigli, come naturalmente avevano afferrato la preda. Ora ho anch'io un artiglio.

Improvvisamente la spada divenne un prolungamento del suo corpo. Non la sentiva estranea nella mano più di quanto sentisse estranee le ali sulla schiena.

Kil'ruk udì un'esplosione assordante provenire dai camminamenti. Trasalì insieme alle creature inferiori. Oh, sì. La mia rete. Kil'ruk aveva trasportato e lasciato cadere, durante la sua picchiata, parecchie munizioni. Quando colpirono la parte superiore dei camminamenti, scoppiarono tutte in una volta. Una nube di veleno e acido si espanse rapidamente. Almeno avrebbe tenuto occupati i difensori del muro per un po' di tempo.

Kil'ruk si spinse con le ali verso la massa di creature inferiori che si trovavano vicino al nido d'ape. Il suo nuovo artiglio si bagnò quasi subito di sangue.

***

Era una follia. I Mantid volanti non combattevano mai faccia a faccia sul terreno. Nysis urlò un ordine ai suoi compagni Saurok: circondare e attaccare. Anche i migliori combattenti Mantid cadevano con quella tattica. Se gli schiavi Pandaren erano intelligenti, si sarebbero messi in salvo da soli. Altrimenti...

Il volante folle balzò su un Pandaren in fuga e gli straziò il corpo con le zampe anteriori. Nysis lo caricò, agitando la sua lama d'acciaio, ma le ali del Mantid cominciarono a ronzare e la creatura si sollevò fuori portata.

Nysis esitò.

Il Mantid si lasciò cadere ed eviscerò un altro Saurok con un colpo disinvolto. Poi si alzò di nuovo in aria. Accerchiarlo non sarebbe servito a nulla. Ha le ali. Il pensiero congelò la mente di Nysis. Se non potevano accerchiarlo, cos'altro avrebbero potuto fare? Il Mantid si piegò sopra un Saurok morente e Nysis colse l'occasione per lanciarsi contro il suo fianco disarmato.

Con sua grande sorpresa, il colpo della spada fu bloccato dall'acciaio: il Mantid aveva raccolto una seconda lama, la spada del Saurok morente.

Il volante si girò di scatto e colpì con entrambe le spade. Nysis riuscì a pararne solo una. Un profondo taglio mortale lo ferì al petto. Il Mantid scappò via e balzò verso nuovi avversari, gridando qualcosa di strano, qualcosa su una "Imperatrice".

Nysis cadde a terra e sentì il calore della sua vita sciogliersi nel fango freddo.

Follia.

***

Non sta succedendo. Xuexing sparò un'altra carica, mancandolo ancora. Tutto ciò non sta succedendo. Un altro Mogu lì vicino cadde, la coscia aperta fino all'osso. È solo un Mantid! Il volante si sollevò in aria quando Xuexing incendiò la terra ai suoi piedi.

Non era il momento di andare per il sottile. Xuexing si accovacciò e si prese le mani, raccogliendo ogni grammo di energia che possedesse, incurante della sua vicinanza al nuovo huatang. Era una macchina sensibile. Avrebbe potuto reagire male a un eccesso di energia, ma era un problema di cui si sarebbe occupato dopo. Adesso invece...

Fump.

Xuexing fissò sorpreso l'acciaio che gli sporgeva dal petto: il Mantid gli aveva lanciato contro una delle sue spade. Non sta succedendo, mugugnò la sua mente. Poi si accasciò a quattro zampe.

No. Non avrebbe lasciato sopravvivere quel Mantid. Xuexing continuò a raccogliere l'energia arcana anche mentre il buio strisciava ai bordi del suo sguardo. L'energia crepitante sembrava parte dell'aria stessa intorno a lui.

Sollevò una mano debole e traballante.

***

Suoni crepitanti giunsero da ogni dove, incontrollati e incontrollabili. L'espressione sul volto del Mogu morente disse a Kil'ruk tutto quello che c'era da sapere. Il volante balzò in volo senza pensarci due volte.

Il Mogu sollevò la mano verso Kil'ruk con un ultimo respiro, ma poco prima che potesse scatenare l'incantesimo, sentì l'ultima goccia di vita lasciare il suo corpo. Morì. L'energia raccolta all'improvviso si precipitò fuori in tutte le direzioni.

Il nido d'ape tremò e si scosse, poi scomparve in mezzo a un'onda d'urto scintillante di pura luce. Kil'ruk continuò a salire verso il cielo finché gli echi delle esplosioni svanirono.

Molto più in basso poteva vedere il bordo dell'accampamento dei Mogu andare a fuoco. Le tende e i difensori vicini furono fatti a pezzi dall'esplosione. Anche la parte posteriore della Muraglia Serpeggiante sembrava averne risentito. Qualunque cosa fosse quell'arma, era instabile, pronta a provocare un disastro assoluto contro coloro che cercavano di usarla. Kil'ruk se ne sarebbe ricordato se ne avesse mai rivista un'altra.

Quando tornò dal fabbro d'ambra, si accorse che qualcosa era cambiato. L'Imperatrice stava cantando una nuova melodia.

Ecco la nostra potenza, stava dicendo l'Imperatrice. Ecco la nostra forza. Guardate il fumo che sale dall'accampamento delle creature inferiori. La loro nuova arma è scomparsa, distrutta da uno solo dei miei favoriti.

"Imperatrice?" mormorò Kil'ruk. "Imperatrice, mi stavate guardando?" Le sue antenne si arricciarono per l'estasi. L'Imperatrice stava cantando di lui. Il mio favorito.

Le larve a terra lo fissarono mentre volava sopra di loro. Lo sciame dei volanti lo circondò e lo seguì mentre tornava. Ecco l'ira, che colpisce nella notte, cantò l'Imperatrice. Ecco la morte, che scende dall'alto. Ecco il Razziatore del Vento.

Lo sciame ripeté le sue parole con soggezione. "Il Razziatore del Vento."

"Imperatrice," disse Kil'ruk. L'aveva davvero visto.

Razziatore del Vento.

Mentre Kil'ruk si avvicinava a Klaxxi'vess, vide un falco volteggiare vicino a uno degli alberi di kypari.

Era lo stesso falco che aveva visto giorni prima.

Kil'ruk volò nella sua direzione. L'uccello lo vide arrivare e scappò in picchiata.

***

Il falco, pensò Kil'ruk alcuni minuti dopo, ha un buon sapore.

"Abbiamo molto di cui parlare, Razziatore del Vento," disse il Klaxxi'va Pok.

Kil'ruk soppesò le sue due nuove lame, forgiate dalla più pura kyparite disponibile su ordine dell'Imperatrice stessa. Brillavano nella luce del sole. Solo il suo favore mi poteva concedere un tale onore. "Potremo parlare una volta che le creature inferiori saranno distrutte."

"Non ti tratterremo a lungo."

"L'Imperatrice ha ordinato la morte di tutte le creature inferiori," disse Kil'ruk. Lo sguardo negli occhi del Mantid più anziano era strano. Era quasi come se fosse deluso che Kil'ruk non riuscisse a prescindere dagli ordini dell'Imperatrice. "Qualsiasi ritardo è inaccettabile."

"Molto bene," disse con calma il Klaxxi'va Pok. "Fai attenzione. Credo che le creature inferiori faranno tutto il possibile per impedirti di raggiungere il tuo obiettivo. Potrebbero possedere armi ancora più vili di quel nido d'ape. E le useranno contro di te."

"Bene. E io distruggerò anche quelle."

***

Il Signore della Guerra Gurthan accarezzava delicatamente la testa del giovane Quilen seduto obbediente ai suoi piedi e guardava il Mantid lanciarsi sui camminamenti lontani. Sottili frecce scure salivano verso lui, ma lo mancavano. D'un tratto il Mantid scomparve dietro il bordo del muro e Gurthan non riuscì più a vederlo combattere. A giudicare dalle urla che giungevano all'accampamento, i difensori non stavano avendo la meglio.

"Dimmi di nuovo, Hixin," chiese Gurthan, tenendo gli occhi sulla Muraglia Serpeggiante, "perché Xuexing si è gettato in battaglia senza il mio permesso?"

"Evidentemente era troppo sicuro di sé e delle proprie capacità, signore," rispose Hixin. "Io, naturalmente, l'ho pregato per settimane di farmi sapere quando lo huatang fosse stato pronto, così che voi aveste il tempo di formulare una strategia adatta..."

Gurthan non disse una parola. Mise semplicemente la mano in tasca e ne tirò fuori un piccolo pezzo di pergamena, tenendolo con il braccio teso. Hixin s'ammutolì all'istante.

Fulmin, uno dei consiglieri più giovani, prese il frammento di pergamena e lo guardò. La sua espressione si fece perplessa. "C'è il vostro sigillo sopra, signore."

"In effetti è così," disse Gurthan.

Hixin si mosse a disagio alle sue spalle.

***

Il fabbro d'ambra aveva fatto proprio un buon lavoro. Le lame gemelle d'ambra erano equilibrate e perfette nelle mani di Kil'ruk, e la nuova armatura gli si adattava perfettamente, senza limitarne la capacità di volare o di uccidere.

Kil'ruk si fece strada in mezzo dei difensori. Avevano mandato i migliori: ottima cosa. Oggi avrebbe dimostrato loro che nemmeno i migliori potevano fermarlo.

***

Anche da quella distanza, il Signore della Guerra Gurthan poteva vedere il sangue cremisi scuro gocciolare dalle lame del Mantid. La vista di un singolo Mantid che infieriva su un'intera squadra di difensori lo esasperava. Lo umiliava. È a fermare questo che serviva lo huatang.

"Sai dov’è stata trovata quella pergamena, Hixin?" chiese Gurthan.

"No, signore."

"Me l'ha portata un giovane Pandaren, uno dei tuoi schiavi a quanto pare. Ha detto che gli avevi ordinato di disfarsene, dopo averla mostrata a Xuexing. Sembrava pensare che avrebbe potuto trovare un padrone meno crudele, se avesse rivelato il tuo tradimento," continuò Gurthan.

La reazione fu immediata e veemente. "Bugie," sbottò Hixin. "Portatelo da me. Vedremo che cosa avrà da dire quando..."

"Il Pandaren è morto." Le parole del Signore della Guerra Gurthan congelarono la lingua di Hixin. "Ogni schiavo che tocca un sigillo ufficiale del Clan Gurthan deve naturalmente essere ucciso, ma ti assicuro, Hixin, che è stato... incoraggiato, diciamo così... a dire la verità prima di morire."

Gli occhi di Hixin scattarono nervosamente. "Signore, non potete fidarvi delle parole di uno schiavo Pandaren in punto di morte! Io vi ho servito fedelmente per anni."

"Mi ricordo di questa pergamena," disse Gurthan. "Mostra il tuo potenziale stanotte. Ho incantato quelle parole più di tre anni fa. Credo fossero rivolte a uno dei miei giovani Maestri delle Bestie, cui chiedevo una dimostrazione delle sue abilità nell'addestramento dei Quilen da combattimento. Le circostanze l'avevano reso inutile e non è mai stato consegnato, quindi il sigillo non è mai stato rotto e il documento è stato archiviato. Ho fatto delle indagini dopo la scomparsa di Xuexing. Sembra che la pergamena sia stata rubata di recente."

"Mio signore, io..."

"Mi hai servito come capo archivista per anni, non è così?"

Hixin cadde in ginocchio, cominciando a sputar fuori scuse e giustificazioni che non avrebbe avuto la possibilità di finire. Il Signore della Guerra Gurthan strinse le labbra e fischiò due volte: un segnale lungo, uno corto. Il Quilen ai suoi piedi balzò alla gola di Hixin. Il consigliere, l'ex consigliere, si lasciò sfuggire un grido soffocato di paura.

I rumori sgradevoli durarono solo pochi istanti, poi il Quilen tornò ai piedi del suo padrone e prese a leccarsi il sangue dal fianco. Gli altri consiglieri sembravano incapaci di staccare gli occhi da quel massacro.

"Non dovrei venire a sapere la verità," disse il Signore della Guerra Gurthan a tutti loro, "dai lamenti di uno schiavo morente."

Si voltò di nuovo verso il muro. "Ogni cento anni, i Mantid attaccano. Ogni cento anni, noi li combattiamo fino ad arrivare a un punto morto, ed essi si ritirano nelle loro terre come se non avessero mai avuto intenzione di combattere contro di noi. Nessuno ha mai capito il perché."

Gurthan lasciò scendere la voce fino a renderla poco più di un sussurro. "Non voglio che il controllo della Muraglia Serpeggiante arrivi ancora a uno stallo. L'arma di Xuexing avrebbe forse potuto cambiare la situazione, permettendoci di stabilire finalmente il nostro controllo sulla terra oltre la Muraglia Serpeggiante e di lanciare finalmente un attacco definitivo contro i Mantid. Quest'opportunità è stata sabotata. Ci vorrà del tempo per costruire un altro huatang. Cosa potremmo fare ora?"

I consiglieri rimasero in silenzio. La maggior parte di loro fissava ancora quel che era rimasto di Hixin. Infine, Fulmin si schiarì la gola. "Signore, la reliquia."

Il Signore della Guerra Gurthan gli lanciò uno sguardo piatto. La reliquia era un progetto che Xuexing aveva studiato anni prima dell'arrivo dello sciame dei Mantid: si trattava di un affascinante oggetto di origine arcana, ma nessun esperimento era riuscito a ricavarne qualcosa di più utile di un irritante ronzio. "La reliquia non è un'arma, Fulmin."

"E tuttavia potrebbe servire allo scopo.”

"Come? Un tempo era uno strumento di comunicazione." Gurthan fece una pausa. Gli stava venendo in mente un'idea interessante. "Stai forse suggerendo di negoziare con i Mantid?" Forse se riuscissi a convincerli a unirsi al Clan Gurthan...

"No, signore. La reliquia usa suoni che noi non abbiamo la capacità di sentire. Xuexing fece degli esperimenti molto tempo fa, non riuscendo però a ricavarne nulla. Quando applicò una grossa quantità di energia arcana sulla reliquia, disse che aveva ottenuto l'effetto di un 'muro del suono' che andava oltre il nostro udito," continuò Fulmin. "Non capì come utilizzarla perché temeva i pericoli connessi alla reliquia stessa."

"Qual è il punto?" chiese Gurthan.

"Xuexing fece i suoi esperimenti nel cuore della Vallata. Siamo molto più vicini al muro ora. Suggerisco di sovraccaricare costantemente questa reliquia con tutta l'energia arcana che possiamo trovare. Vorrei provare quel 'muro del suono'. Se ho ragione, l'energia arcana non faciliterà affatto la comunicazione tra i Mantid, ma la impedirà del tutto."

Ci vollero diversi istanti prima che il Signore della Guerra Gurthan capisse. "Stai parlando di una teoria non dimostrata."

"Sì, signore."

"Che l'Imperatrice dei Mantid dia ordini e direttive al suo sciame da lontano. Che lei possa parlare alle loro menti."

"Sì, signore."

Gurthan ragionò su tutte le implicazioni ad alta voce. "Quindi tu credi ci sia una connessione, che la reliquia e l'Imperatrice comunichino nello stesso modo. Che cosa farebbe la reliquia in caso di sovraccarico? Coprirebbe le sue parole?"

"Essenzialmente sì, signore. Forse potremmo escluderle del tutto. Come minimo, la reliquia confonderebbe i Mantid. Nella migliore delle ipotesi..." Fulmin si strinse nelle spalle. "Non ne sono certo. L'effetto potrebbe essere drammatico. Ho il sospetto che potrebbe provocare una reazione tremenda in loro."

Il Signore della Guerra Gurthan grattò di nuovo la testa del Quilen. "Se ti sbagli, non otterremo nulla."

"Se mi sbaglio, non perderemo nulla," disse Fulmin.

Il Signore della Guerra Gurthan sorrise. "Tranne te. Mi è stato detto che la reliquia è instabile. Una volta ha amplificato una piccola quantità di energia fino a renderla cento volte più potente, e poi l'ha rimandata indietro all'arcanista. Molto sgradevole. Molto disgustoso." Guardò i resti di Hixin.

Fulmin inclinò la testa. "Sono disposto a correre il rischio."

"Trova la reliquia. Portala qui."

"Sì, signore."

***

Kil'ruk si lasciò il muro alle spalle. Le zampe anteriori gli dolevano ma godeva del piacevole sentore di una giornata produttiva. Un piccolo taglio sulla gamba destra lo faceva soffrire un po', ma per il resto aveva massacrato le creature inferiori senza riceverne una sola lesione significativa.

"Imperatrice, stavate guardando?" mormorò. Kil'ruk lasciò che il canto dell'Imperatrice riempisse la sua mente, e...

Ci fu un rumore terribile. Un rumore terrificante, orribile, travolgente. E poi non c'era più.

Lei se n'era andata.

Così.

Kil'ruk sbatté le palpebre e cominciò a cadere dal cielo. "Imperatrice?" disse. Le sue ali restavano chiuse. Il terreno gli si precipitava incontro. "Imperatrice?"

Se n'è andata. Fu travolto dal panico. Laddove prima risuonava la voce dell'Imperatrice, era rimasto solo un ronzio. Silenzio totale. "Imperatrice!"

Kil'ruk si ricordò di ricominciare a volare prima di colpire il suolo. Si librò intontito, sforzandosi di sentire la sua voce.

Se n'è andata. Perché se n'è andata? Che cosa le è successo? È forse...?

***

Un improvviso silenzio aleggiava nell'aria da ovest. Per alcuni istanti, tutti i suoni dei Mantid cessarono. Poi grida di agonia, di terrore e di dolore invasero la terra.

E un sorriso si diffuse sul volto del Signore della Guerra Gurthan.

"Sei giorni. Sono passati sei giorni," disse il Klaxxi'va Pok. "Qualcuno di voi ancora spera che le larve improvvisamente smetteranno di fuggire e torneranno a combattere?"

"No," rispose un altro membro del consiglio. "A meno che non vogliamo tentare di riportare l'Imperatrice allo scoperto."

Non era un vero suggerimento. Tre giorni prima, i Klaxxi avevano convinto l'Imperatrice a incontrare le larve, faccia a faccia, per dimostrare che non era stata uccisa, ma era stata solo silenziata dalla strana reliquia dei Mogu. Migliaia e migliaia di larve si erano riunite a Klaxxi'vess, ma quando lei apparve non la riconobbero. Incapace di parlare alle loro menti come aveva sempre fatto in passato, non aveva alcuna influenza su di loro. Le larve si limitarono a fissarla.

L'unica buona notizia era che le larve non si erano disperse. Una massa cospicua di Mantid ancora svolazzava senza meta per Klaxxi'vess: sarebbero almeno serviti come scudo vivente contro gli imminenti e inevitabili attacchi dei Mogu. Nessuno dei Klaxxi riteneva plausibile che avrebbero combattuto.

Il Klaxxi'va Pok zoppicò fino al centro della camera. Una ferita che aveva subito tre giorni prima lo faceva soffrire profondamente. Si fermò accanto al pezzo d'ambra grosso e liscio che era stato trovato e trasferito a Klaxxi'vess solo un'ora prima. All'interno vi si trovava una leggenda, un eroe dei Mantid conservato in caso di grave crisi. Un Eletto.

"Allora questa è la nostra unica possibilità," disse il Klaxxi'va Pok categoricamente.

"Il Razziatore del Vento dovrebbe assumere il ruolo di Risvegliatore," suggerì un altro membro del concilio. Tutti si voltarono a guardarlo. "Sapete bene quanto me che è distratto. Non è inutile, non come gli altri, ma la sua mente ancora soffre per la mancanza della voce dell'Imperatrice. La presenza di un Eletto potrebbe farlo uscire dalla sua depressione."

"Portatelo qui."

***

Un suono increspò il silenzio.

L'Eletto aprì gli occhi per la prima volta dopo secoli.

Il rivestimento d'ambra che lo aveva protetto si sbriciolò intorno a lui. L'aria gli allargò i polmoni. Si sentì male. Il Mantid cadde a terra, colto da conati di vomito incontrollabili. L'ambra l'aveva tenuto in vita per molto tempo e ora il suo corpo si ribellava alla sua assenza.

Ci volle del tempo prima che riacquistasse il controllo di se stesso. Davanti a lui c'era un sostanzioso piatto di linfa di kypari e se ne nutrì avidamente. Sentiva di essere osservato da alcuni Mantid, ma non lo interruppero mentre mangiava. Era un segno di rispetto: avrebbero finto di non notare la sua debolezza.

Per il momento, almeno.

Ben presto la forza riprese a scorrere nel suo corpo. Le sue membra tremavano, ma si costrinse ad alzarsi. "Ho sentito la chiamata dei Klaxxi," gracchiò Ninil'ko. "Sono tornato."

Uno degli altri Mantid nella stanza parlò. "Ninil'ko l'Invocasangue, come ti senti?" chiese.

"Bene," rispose Ninil'ko con piacere. Se sapevano il suo nome, conoscevano anche la sua reputazione. "Ditemi quale crisi vi ha indotto a risvegliarmi. Aspetto una..."

Batté le palpebre. C'erano tre Mantid di fronte a lui, due dei quali indossavano l'abito tradizionale dei Klaxxi'va. Nessuno di loro era il suo Risvegliatore. Ninil'ko lo sapeva. Sentiva che era il terzo Mantid, quello con l'armatura e le armi strane...

"Tu non sei un membro dei Klaxxi. Qual è il tuo nome?"

"Sono Kil'ruk. Alcuni mi chiamano Razziatore del Vento."

Alcuni? Non è un Eletto? pensò Ninil'ko. Interessante. Perché i Klaxxi hanno scelto lui come mio Risvegliatore?

"Invocasangue," disse uno dei Klaxxi'va, "abbiamo bisogno del tuo aiuto. Il ciclo è in pericolo."

Ninil'ko mise da parte la sua curiosità sul terzo Mantid. "Ditemi quello che vi serve."

"Le creature inferiori ci hanno invaso. L'Imperatrice si trova sull'orlo dell'annientamento," disse l'altro Klaxxi'va.

Allora sostituitela con un'altra, pensò Ninil'ko. Se i Klaxxi'va non avevano ancora provveduto a farlo, dovevano esserci dei fattori attenuanti e quindi l'opzione non era da prendere in considerazione. "Devo vedere i movimenti del nemico prima di poter elaborare un piano."

Kil'ruk inclinò leggermente la testa. Sembrava stranamente distratto, ma la sua voce era forte. "Posso portarti io, Invocasangue. Ti mostrerò il nemico."

Ninil'ko guardò i due Klaxxi'va. Entrambi annuirono.

"Andiamo, Risvegliatore."

***

Nei sei giorni da quando i Mantid si erano allontanati, solo un edificio fu completato sulla Terrazza dei Gurthan, anche se gli schiavi avevano lavorato giorno e notte per porre le fondamenta e innalzare le mura di altri dodici strutture. Il Signore della Guerra Gurthan decise che, per il momento, l'edificio completato sarebbe stato utilizzato come stanza della guerra. Quando i Mantid fossero stati completamente sconfitti, quel luogo avrebbe ricevuto gli ambasciatori dagli altri clan dei Mogu. Essi avrebbero sicuramente cercato il suo favore, quando tutta quella terra a ovest della Muraglia Serpeggiante sarebbe stata improvvisamente disponibile.

Fulmin accompagnò il Signore della Guerra Gurthan all'interno. "Mi piacerebbe mostrarvi una cosa," disse il consigliere.

All'estremità sud della stanza della guerra c'era un oggetto sconosciuto. "L'ho fatto preparare per voi negli ultimi giorni," disse Fulmin. "È finalmente pronto."

Il Signore della Guerra Gurthan ispezionò il dono da vicino. Si trattava di una grande urna dorata in bronzo. Sembrava brillare e si percepivano i residui dell'energia arcana volteggiarle intorno come gli svolazzi di fumo vicino a un bastoncino d'incenso. "Qual è il suo scopo?"

"Ho pensato, signore, che quando finalmente avremo ucciso l'Imperatrice dei Mantid, avremo bisogno di un luogo adatto per conservare i suoi resti," rispose Fulmin.

La bassa risata del Signore della Guerra risuonò nella stanza. "Ammiro la tua lungimiranza."

"Inoltre," aggiunse il consigliere, "potrebbe non essere necessario arrivare a uccidere l'Imperatrice, per renderla impotente."

"Spiega."

"Con un semplice incantesimo arcano, possiamo imprigionare lo spirito dell'Imperatrice in quest'urna. La sua forma fisica svanirà, ma la sua mente resterà intrappolata. Sarà come un sonno pesante pieno di brutti sogni," disse Fulmin. "E se uno qualsiasi degli altri Mogu dovesse mai dubitare che avete veramente sconfitto i Mantid, dovrete semplicemente evocare il suo spirito. La sua essenza sarà al vostro comando. La sua mente sarà il vostro trofeo."

Il Signore della Guerra fece una smorfia. "No. Se i Mantid sapessero che è ancora viva, potrebbero lottare per salvarla. Non voglio dar loro la possibilità di riportarla in vita."

"Certo," disse Fulmin con un sorriso, "è per questo che ho reso l'incantesimo inattaccabile da parte dei Mantid. Essi non saranno mai in grado di danneggiare l'urna, tanto meno di liberare lo spirito all'interno."

"È un rischio troppo alto."

"Metto in gioco la mia vita per questo," disse Fulmin. "Catturate l'Imperatrice dei Mantid. Intrappolate il suo spirito. Poi, per provare che dico la verità, lanciate l'urna in mezzo al resto degli insetti. Se qualcuno dei Mantid sarà in grado anche solo di graffiarla, potrete prendere la mia testa come riscatto."

Il Signore della Guerra Gurthan lo guardò per un momento. Erano rari i Mogu disposti a scommettere la propria vita, e Gurthan dovette ammettere che la possibilità di tenere lo spirito dell'Imperatrice dei Mantid come trofeo della vittoria esercitava su di lui un notevole fascino.

"Fulmin, credo che avrai più responsabilità una volta che avremo sistemato i Mantid," disse il Signore della Guerra Gurthan. "Puoi insegnarmi questa magia?"

"Sì."

"Allora fallo, ora." Il Signore della Guerra Gurthan fece un largo sorriso. "Ho intenzione di annientare i Mantid oggi stesso."

***

La vista dall'alto era incredibile. Ninil'ko era accovacciato sulla schiena del Razziatore del Vento, che lo portò sempre più in alto, fino a raggiungere quasi mille passi d'altezza.

L'Eletto non disse nulla e Kil'ruk nemmeno. Ninil'ko si limitò a studiare i movimenti dell'esercito dei Mogu. La situazione era davvero critica, i Klaxxi'va non avevano esagerato. Per quanto le creature inferiori si stessero muovendo con cautela, l'esercito avrebbe probabilmente attaccato Klaxxi'vess prima del tramonto, e nonostante migliaia di larve fossero lì radunate, tutte strette insieme, non avrebbero fornito molta resistenza.

Ninil'ko poteva percepire l'assenza della voce dell'Imperatrice, ma significava poco per lui. Non la conosceva. E anche se l'avesse conosciuta, egli ora serviva per un nuovo scopo. Le Imperatrici vanno e vengono. Ninil'ko batté sulla spalla di Kil'ruk e il volante sobbalzò per la sorpresa, come se si fosse svegliato da un sonnellino. Strano, pensò l'Eletto.

"Risvegliatore, chi tra le larve è la più abile nell'attaccare quel muro?"

"Io," rispose il volante.

Era la prima buona notizia che Ninil'ko sentiva dal risveglio. I primi abbozzi di un piano di battaglia si delinearono nella sua mente, anche se c'erano ancora importanti dettagli da limare. "Quel muro non esisteva al mio tempo."

"Puoi abbatterlo?"

"Non lo so."

"Quindi l'Imperatrice è condannata." La voce di Kil'ruk era triste.

"Non ho detto questo," disse Ninil'ko. "Il ciclo sarà preservato. A qualsiasi costo."

"Ma l'Imperatrice è condannata."

Ninil'ko non disse altro in quel momento. La mente del Razziatore del Vento è ancora immatura. È una creatura dell'Imperatrice, non dei Klaxxi. Era un pensiero inquietante, eppure sapeva che c'era qualcosa di più. Lasciò che la sua mente vagasse alla ricerca dei suoi segreti.

Tutti i pezzi andarono quindi a posto. Ninil'ko capì perché i Klaxxi avevano permesso, forse addirittura incoraggiato, che fosse il Razziatore del Vento a svegliarlo. Un fabbro d'ambra aveva ipotizzato tempo prima che il processo di liberazione di un Eletto dal suo sonno d'ambra era simile al momento in cui un'Imperatrice portava le larve nel mondo. C'era una certa logica in quell'idea. Restare conservato nell'ambra era stato doloroso. Era come sentirsi morire. E d'altronde essere risvegliati non significava forse rinascere? I Mantid giovani erano disperatamente dipendenti dall'Imperatrice, e forse un Eletto avrebbe creato lo stesso tipo di legame con il proprio Risvegliatore, anche se privo di quella cieca fedeltà.

La teoria non era del tutto sbagliata secondo Ninil'ko. Anche in quel momento...

Scosse la testa bruscamente. Il piano si chiarì nella sua mente: sapeva come fermare i Mogu, ma avrebbe avuto bisogno che Kil'ruk il Razziatore del Vento fosse completamente concentrato sul compito da svolgere, non distratto dall'assenza dell'Imperatrice.

Comunque andranno le cose, lui morirà, ma ho bisogno che prima infligga la maggior quantità possibile di danni, pensò Ninil'ko. "Risvegliatore, da quanto tempo servi l'Imperatrice?"

"Da quando sono arrivato in questo mondo," fu la risposta irritata.

"Da quanto tempo servi i Klaxxi?" chiese Ninil'ko. Kil'ruk non rispose, quindi l'Eletto insistette. "Servire i Klaxxi significa preservare il ciclo. Preservare il ciclo significa salvare l'Imperatrice. Quindi, li servi?"

"Io servo l'Imperatrice," rispose Kil'ruk.

"Sai che cos'è il ciclo?"

"Certo."

"Spiegamelo."

Kil'ruk voltò la testa e l'Eletto poté vedere il suo sguardo fisso su di lui. Si trovava in un territorio pericoloso, Ninil'ko lo sapeva. Se il Razziatore del Vento avesse deciso che egli era un traditore, be', sarebbe stato un bel salto fino a terra.

Dopo pochi istanti, Ninil'ko ruppe il silenzio. "Sei nato che già conoscevi il ciclo. Lo puoi sentire, puoi sentire la sua importanza. Si tratta di un istinto che semplicemente non ti è stato spiegato. Non devi vergognarti di questo."

"Dimmi."

Ninil'ko descrisse molto accuratamente il processo dei cento anni, di come l'Imperatrice nutrisse le larve, di come tutte insieme si precipitassero contro le creature inferiori per provare la propria abilità nel combattimento. "Solo attraverso la battaglia si può crescere. La battaglia è una buona maestra," disse. Ninil'ko di proposito non specificò ogni quanto tempo l'Imperatrice moriva e veniva sostituita. Quando Kil'ruk gli chiese come fosse un tempo l'Imperatrice, l'Eletto cambiò argomento.

"Ma una delle crudeli verità sul ciclo è che questa Imperatrice un giorno morirà. Lei lo sa e lo accetta. Lei accetta tutto questo," disse Ninil'ko. "Non c'è nulla da temere."

Kil'ruk cominciò a tremare. Ninil'ko attese pazientemente che le scosse si placassero prima di proseguire. "Ecco perché i Klaxxi sono qui, per assicurarsi che il ciclo continui a vivere. Per assicurarsi che il buon lavoro svolto finora non muoia mai."

"A cosa serve il ciclo senza l'Imperatrice?" sussurrò Kil'ruk. Le sue ali vacillavano e i due Mantid scesero di un paio di passi prima che ne riprendesse il controllo.

"La battaglia è una buona maestra," ripeté Ninil'ko. "C'è molto da imparare dalle creature inferiori." Ma perché Kil'ruk era diventato improvvisamente rigido, a quella frase? Ninil'ko proseguì, intuendo che aveva finalmente colto nel segno. "A ogni ciclo noi impariamo di più sulla battaglia, su di loro e su noi stessi. Diventiamo più forti. Cambiamo. Le creature inferiori non imparano nulla se non la paura."

Ninil'ko sentì che il respiro di Kil'ruk rallentava: si stava calmando, lo stava ascoltando. "Quanto durerà il ciclo?" chiese Kil'ruk. "Per sempre?"

"No. Verrà un giorno in cui non ci sarà più alcun bisogno dello sciame qui," rispose Ninil'ko. "Fino ad allora, i Klaxxi preserveranno il ciclo. Essi si assicureranno che questa Imperatrice, e tutte le altre Imperatrici che le succederanno, viva per tutto il tempo possibile. Capisci?"

Kil'ruk non rispose, ma Ninil'ko sapeva che ormai il seme era stato piantato. Ora bastava lasciarlo crescere.

"Per favore, riportami dai Klaxxi," disse Ninil'ko. "Devo spiegar loro il mio piano."

"Possiamo vincere?" chiese Kil'ruk.

"Certo."

"Come?"

Ninil'ko scoppiò in una risata roca. "Facendo qualcosa che il nemico non si aspetta. È così che si vincono le battaglie."

"I secoli trascorsi nell'ambra ti hanno consumato il cervello, Invocasangue."

"Ascoltatemi, Klaxxi'va," insistette Ninil'ko, guardandone ora uno, ora un altro, mentre ognuno di loro lo fissava con la stessa espressione di disapprovazione. "L'Imperatrice morirà prima del tramonto, a prescindere da quello che facciamo. Mi sbaglio?"

"No, non ti sbagli. Eppure quello che proponi è una pazzia. Non c'è nessuno che possa prendere il posto dell'Imperatrice. Non possiamo metterla in pericolo. Se muore, il ciclo termina."

"L'unica soluzione per arginare l'invasione dei Mogu sono le larve. Se non siamo in grado di riattivare le menti dei nostri giovani Mantid, non avremo mai i numeri per respingerli," disse Ninil'ko pacatamente. "Le larve non saranno di alcuna utilità finché la reliquia non verrà distrutta. Io non posso distruggere una reliquia che è circondata da un esercito. La nostra unica possibilità di raggiungere la reliquia è allettare quell'esercito con un premio cui non possono resistere: l'Imperatrice stessa. Lei è l'unico premio possibile! Questa è la mia logica e questo è il mio piano. È per questo che mi avete svegliato, quindi rispettate le mie parole."

Seguì un lungo silenzio.

***

"Signore della Guerra!" Il giovane Mogu entrò trafelato nell'edificio. Sette alti capi militari alzarono gli occhi dalle mappe dispiegate e dai rapporti degli esploratori sparsi su un lungo tavolo, dove a capotavola sedeva Gurthan. "I Mantid si stanno muovendo!"

"Contro di noi?" chiese uno dei comandanti.

"No!" disse il Mogu più giovane, ansimando. "Lontano... stanno allontanandosi da noi."

"Spiegati," gli ordinò il Signore della Guerra Gurthan.

Il giovane Mogu fece alcuni respiri profondi. "I nostri esploratori dicono che alcuni Mantid hanno lasciato la loro fortezza in volo, trasportando uno dei loro simili."

"Perché?" chiese Gurthan.

"Non lo sappiamo... Quello trasportato sembrava..." Il messaggero apparve improvvisamente nervoso. Si schiarì la gola e scelse con cura le parole. La notizia della fine di Hixin si era diffusa rapidamente. "Questo particolare Mantid trasportato sembrava diverso. Molto diverso. Gli altri insetti sembravano trattarlo con cura e rispetto."

I comandanti si scambiarono un'occhiata.

"Era forse l'Imperatrice dei Mantid?" chiese piano Gurthan.

"Gli esploratori pensano di sì, mio signore, sì," rispose il giovane Mogu.

Il Signore della Guerra Gurthan si alzò lentamente, gli occhi fissi sull'urna adornata appoggiata su un angolo del tavolo. Le sue armate fino ad allora si erano mosse con cautela al di là del muro. Gurthan sapeva che il tempo era dalla sua parte: prima o poi i Mantid avrebbero dovuto prendere in considerazione le opzioni più disperate. Ecco il momento che aveva atteso. "Hanno visto i nostri preparativi. Sanno che li attaccheremo oggi. Sperano di ritardare la loro distruzione e salvare l'Imperatrice dalle nostre mani, anche solo per qualche minuto in più. E così l'hanno portata via dall'unico posto in cui avrebbero potuto difenderla in modo adeguato."

Uno dei comandanti dei Mogu sembrava a disagio. "Forse stanno solo cercando di farci uscire..."

"Certo che lo stanno facendo," disse Gurthan. Ed è esattamente quello che farei anch'io, pensò. "Non cambia nulla. Abbiamo abbastanza guerrieri per sgominare qualsiasi loro difesa."

"Attendiamo i vostri ordini, signore."

Tutti i comandanti lo stavano fissando. Il Signore della Guerra valutò rapidamente le possibilità, alla ricerca di errori e pericoli imprevisti. La reliquia sarà in pericolo se mando il mio esercito all'inseguimento dell'Imperatrice, pensò Gurthan. Quel Mantid volante tanto pericoloso è ancora vivo. E se fosse una trappola?

Il Signore della Guerra sorrise. "Mandate tutti all'inseguimento dell'Imperatrice. Portatela qui, preferibilmente viva. La voglio vedere dentro quell'urna prima del tramonto." E spero proprio che quel volante ci attacchi, pensò Gurthan."Assicuratevi anche che lo huatang sia pronto a sparare: dite agli operatori di aspettarsi un attacco dall'alto."

***

Kil'ruk vide i guerrieri Mogu e i loro schiavi abbandonare le tende, i fuochi da campo e tutti i loro averi, prendendo con sé una sola arma ciascuno, e correre verso ovest. Chiaramente, il Signore della Guerra aveva ordinato loro di non perdere tempo.

Uccideranno questa Imperatrice e qualsiasi Imperatrice che potrà mai vivere. Questo pensiero girava all'impazzata nella sua testa come una lucciola della linfa intorno a un albero di kypari. Stranamente, nonostante la rabbia, gli effetti obnubilanti della reliquia dei Mogu sembravano indebolirsi man mano che il tempo passava. Non riusciva ancora a sentire l'Imperatrice, ma la sua assenza non confondeva più i suoi pensieri.

In verità, la sua mente non era mai stata così limpida: le creature inferiori volevano far terminare il ciclo ed egli li avrebbe fermati.

Solo attraverso la battaglia si può crescere, aveva detto Ninil'ko. È una buona maestra.

Evidentemente anche l'ansia di andare in battaglia poteva acuire la mente dei Mantid.

Kil'ruk attese che gli ultimi ritardatari del grande esercito dei Mogu scomparissero dietro le colline vicine, poi si sollevò in aria, seguito da altri sei Mantid volanti. Solo sei. Erano gli unici Mantid volanti rimasti abbastanza maturi da riuscire a combattere anche senza che la voce dell'Imperatrice li guidasse.

La Terrazza dei Gurthan era proprio lì davanti, sovrastata dalla Muraglia Serpeggiante.

Kil'ruk volò verso il muro. A seicento passi di distanza, sui camminamenti, le sagome bianche di sei tubi a forma di nido d'ape si voltarono per dar loro il benvenuto.

***

"Ci siamo, signore."

Il Signore della Guerra Gurthan socchiuse gli occhi e con una mano si riparò dal sole del tardo pomeriggio. Eccolo dunque, il Mantid volante che si avvicinava da ovest. Altri volanti, forse cinque o sei, lo seguivano da vicino.

Con sorpresa del Signore della Guerra, non scesero verso la terrazza.

"Stanno attaccando la Muraglia Serpeggiante?" chiese Fulmin. "Suppongo che non sappiano che abbiamo spostato qui la reliquia."

"Forse," disse Gurthan, dubbioso. Non capitava spesso che i Mantid prendessero tali sviste. Che cosa mi sta sfuggendo? Gurthan si guardò intorno sulla terrazza: le sue guardie mantenevano le posizioni, l'attenzione fissa sui Mantid, e anche i Quilen da battaglia fermi accanto a lui guardavano i volanti nel cielo.

Quando i Mantid alati superarono il lato occidentale della terrazza, si sentì risuonare il primo colpo dello huatang. Due volanti caddero all'istante, ma nessuno dei due era quello pericoloso.

***

Ancora duecento passi. Lo sciame rimase al livello dei camminamenti. Le guardie Mogu a terra li fissavano da vicino.

I Mantid videro la nuvoletta di fumo bianco un istante prima che il carico di ciottoli sparato dal nido d'ape fischiasse loro accanto. Kil'ruk udì l'impatto dei proiettili su un carapace alla sua sinistra, un impatto fatale. Non sapeva chi fosse stato colpito e non gli importava: c'erano altri cinque nidi già caricati di cui preoccuparsi. Era il momento di vedere se l'Invocasangue meritava la reputazione di grande stratega che lo precedeva.

"Disperdetevi," disse Kil'ruk.

I volanti che erano rimasti, quattro secondo la rapida occhiata che Kil'ruk aveva lanciato alla sua sinistra, si dispersero verso destra e verso l'alto, ma non scesero. L'Eletto l'aveva espressamente proibito.

Le creature inferiori si aspetteranno di vedervi scendere in picchiata sulla terrazza, aveva detto loro Ninil'ko, quindi non fatelo.

Un altro nido d'ape sparò. Troppo basso, bersaglio mancato. Altri due spararono all'unisono. Ancora troppo basso. L'Eletto aveva avuto ragione, si aspettavano che i volanti si precipitassero sulla reliquia. Gli schiavi si affannavano intorno ai quattro nidi d'ape vuoti per ricaricarli.

Razziatore del Vento, la maggior parte dei loro colpi sarà per te. Ti temono troppo per fare altrimenti, aveva detto Ninil'ko.

Si avvicinarono al muro, ancora cinquanta passi. I due nidi d'ape finali, quelli ancora carichi, non avrebbero mancato il bersaglio, non a quella distanza.

Venti passi. Era arrivato il momento di passare alla parte successiva del piano dell'Eletto.

Non immagineranno mai che non sarai il primo ad attaccarli, aveva detto Ninil'ko.

Nemmeno io, aveva risposto Kil'ruk.

Sorprendili. Sorprenditi, furono le parole dell'Invocasangue.

Le ali di Kil'ruk improvvisamente cominciarono a ronzare creando una macchia traslucida. S'innalzò veloce, incredibilmente veloce, veloce quasi quanto faceva durante la picchiata. Gli ultimi due nidi d'ape cercarono di non perderlo di vista e spararono due raffiche affrettate in preda al panico, mancandolo.

Nessuno dei nidi d'ape era stato ancora ricaricato. Gli altri quattro volanti caddero sui camminamenti in un vortice confuso di ambra e sangue.

Le ali di Kil'ruk continuavano a vibrare. Il suo slancio lo portò ancora più in alto, a disegnare un arco sopra la Muraglia Serpeggiante. Raggiunse infine il punto più in alto possibile: quattrocento passi sopra i camminamenti.

Era tutto stranamente silenzioso là in alto. I suoni della battaglia si udivano a malapena. L'Imperatrice era muta. Per la prima volta nella sua vita, Kil'ruk volava in battaglia veramente da solo.

E ciò non gli diede assolutamente nessun fastidio.

Iniziò la discesa in picchiata.

***

"Intelligente," disse il Signore della Guerra Gurthan, sorridendo. Il volante aveva sfruttato le loro supposizioni e si era infiltrato nelle difese con precisione. Ora poteva scendere sulla Muraglia Serpeggiante senza trovare alcun ostacolo. "Molto intelligente davvero."

"Dovremmo mandare dei rinforzi?" chiese Fulmin.

"No. Anche se dovessimo perdere tutti coloro che sono sui camminamenti, conterebbe poco per la reliquia..."

Un grido acuto interruppe il Signore della Guerra. "Mantid! Mantid da ovest!"

Il Signore della Guerra Gurthan si voltò immediatamente. Una decina di Mantid a piedi stava attraversando la Terrazza dei Gurthan e si trovava già a soli cento passi dai Mogu. Tutte le guardie erano così concentrate sui volanti...

Intelligente, pensò, senza più sorridere.

***

Ninil'ko l'Invocasangue caricò in battaglia insieme agli altri. Sibilò e batté le mandibole kss kss tk-tk-tk-tk e gli altri Mantid si disposero in una formazione a cuneo. Si concesse un momento di soddisfazione: il tempo trascorso intrappolato nell'ambra non aveva affatto indebolito il suo talento.

La maggior parte degli Eletti riceveva il proprio secondo nome dai Klaxxi. Ninil'ko era l'unico Eletto, per quanto ne sapesse, che si era scelto da solo il proprio secondo nome. Chi altro avrebbe dovuto farlo? I Klaxxi lo avevano lodato per il suo senso della strategia e l'Imperatrice, per quanto debole e patetica fosse, aveva ammirato la sua astuzia nel sedare una ribellione dei Mantid.

Ma chi di loro avrebbe potuto chiamarlo Invocasangue?

Ninil'ko alzò la lancia quando i suoi compagni Mantid coprirono gli ultimi passi che li separavano dai Mogu. Puntò la lama curva sul fianco sinistro e batté le mandibole insieme due volte. Click click. L'intera forza dei Mantid si diresse contro due Mogu in particolare, uccidendoli in un ciclone di ambra affilata.

Ninil'ko lentamente muoveva la propria lancia lungo la linea dei difensori, scegliendo gli obiettivi. Click click click. Altri tre Mogu morirono, lasciando un grosso buco scoperto nelle loro difese. Il fianco sinistro era collassato. Click click. Morirono due Quilen. Click click click. Fu la volta di un Mago, di un Maestro delle Bestie e di un Quilen ferito.

Era un dono. Già quando era una larva immatura, Ninil'ko sapeva di poter comunicare e influenzare gli altri Mantid senza parole. Quando proiettava la sua volontà, i Mantid nelle vicinanze sapevano dove attaccare, quando sibilava o faceva scattare le sue mandibole, essi sapevano quando muoversi. Era in grado di mandare i soldati dentro e fuori da un combattimento a volontà, coordinando il flusso della battaglia a un livello impercettibilmente preciso.

Non aveva mai spiegato il suo dono a nessuno, nemmeno ai Klaxxi. Nemmeno Ninil'ko stesso lo capiva fino in fondo. Era al suono che essi rispondevano? Li influenzava come faceva l'Imperatrice? Non ne era sicuro. Forse riusciva a raggiungere qualche antica parte della mente dei Mantid, un istinto primordiale rimasto anche dopo che l'Antico aveva conferito loro chiarezza di pensiero e uno scopo più alto. Forse quello era il modo in cui i Mantid comunicavano nel passato.

Alla fine, poco importava. Quando Ninil'ko chiamava, il sangue scorreva. E presto anche la terrazza fu rossa di sangue.

***

E Kil'ruk continuava a scendere in picchiata.

"Continuate a ricaricare!" ruggì il difensore capo del camminamento.

Uno schiavo Pandaren cadde in ginocchio, cercando disperatamente di raccogliere le piccole pietre con le zampe. Il suono degli altri schiavi che morivano stava per farlo impazzire, avrebbe voluto scappare, ma sarebbe stato frustato di nuovo se solo...

Un orrendo stridio riempì le orecchie dello schiavo e prosciugò i suoi pensieri, lasciando solo orrore puro. Alzò gli occhi appena in tempo per vedere una macchia ambra e viola precipitare su di lui.

***

Il Pandaren in ginocchio assorbì la maggior parte dell'impatto. Kil'ruk riacquistò l'equilibrio in modo rapido e poi infilzò lo schiavo con una delle sue lame. Sentì un po' di resistenza per un breve momento: la sua prima uccisione della battaglia.

Molte altre ne sarebbero seguite.

Due degli altri volanti erano sopravvissuti e stavano combattendo selvaggiamente contro le creature inferiori. Erano ansiosi, eccitati di combattere a fianco del Razziatore del Vento, ma inesperti. Non sarebbero sopravvissuti a lungo in una lotta come quella. I camminamenti erano pieni zeppi: sei nidi d'ape e quasi duecento difensori riempivano lo spazio tra le due torri di guardia che sorvegliavano la Terrazza dei Gurthan.

Kil'ruk si precipitò in mezzo alle creature inferiori e lasciò danzare le sue lame d'ambra.

***

Ninil'ko balzò indietro con un sibilo. Ksss-tk-tk-tk-tk-tk. Fu l'unico comando necessario: gli altri balzarono indietro insieme a lui. Due Mogu, accecati dalla furia della battaglia, si precipitarono su di loro. Click click. Sette lame dei Mantid li tagliarono all'istante. In meno di un minuto, Ninil'ko aveva dimezzato il numero dei difensori Mogu limitando le perdite a una manciata dei suoi.

Una partenza importante. Ora erano solo la metà di loro, ma i Mogu si erano ripresi dallo shock dell'agguato e avevano riacquistato la propria disciplina, disponendosi in formazione libera in una linea tra i Mantid e l'edificio con la reliquia. La loro tattica sarebbe stata solida nella maggior parte delle battaglie, Ninil'ko lo sapeva.

Ma non sarà sufficientemente solida oggi. Ninil'ko scattò in avanti e indicò un Mogu al centro della linea: il più spaventato e il più anziano. Ossia, l'uccisione più facile e preziosa in quel momento.

Click.

***

Il Signore della Guerra guardava, impassibile. Solo lo stringersi della sua mascella tradì i suoi sentimenti quando l'ultimo dei suoi comandanti cadde. Alla fine si voltò verso Fulmin.

"Prendi la reliquia e vattene," disse il Signore della Guerra Gurthan con calma.

"Cosa?!?"rispose Fulmin. "Siamo molti più di loro!"

Gli occhi di Gurthan bruciavano di rabbia. "Prendi la reliquia e torna indietro attraverso la porta. Fallo in silenzio e non farti notare. Proteggi la reliquia a tutti i costi, deve restare attiva. Nessuna distrazione. Abbiamo bisogno che la maggior parte dei Mantid rimanga passiva."

"Ma signore..."

"Non li lascerò vincere. Non lo permetterò. Hai capito? Il nostro esercito porterà a termine questa battaglia in un'ora. Non importa quali miracoli riescano a fare i Mantid sul campo di battaglia: perderanno, se la loro Imperatrice morirà."

Fulmin esitò. "Vi uccideranno, signore."

"Non ho alcun dubbio che proveranno a farlo. Vai ora. Ma torna immediatamente quando sarà finita," aggiunse Gurthan con un sorriso storto. "Potrei aver bisogno di te per svegliarmi. Ho un sonno molto pesante."

Finalmente Fulmin comprese. "Sì, mio signore."

Gurthan lo guardò allontanarsi e attese finché non fu fuori dal suo campo visivo prima di dare l'ordine successivo.

"Ritirata! Rientrate!"

***

Kil'ruk innaffiò i camminamenti con il sangue delle creature inferiori, eppure altre continuavano ad arrivare.

Che minaccia saranno mai i Mogu, per far continuare questi schiavi a correre qui? si chiese Kil'ruk mentre squartava un altro Pandaren. Cosa può esserci di peggio di tutto questo? Le teste di due Saurok rotolarono lontane dalle spalle delle creature simili a lucertole. Che creature inutili.

Kil'ruk si alzò in aria e si allontanò dalla portata dei difensori. Si posò vicino al nido d'ape accanto alla torre settentrionale e sventrò il Mogu che lo controllava.

Un gruppo di Saurok furiosi si staccò dalla massa dei difensori e lo affrontò. Kil'ruk infilò le sue lame in due di loro, ma si sentì bloccare alle spalle un istante dopo: il peso di decine di corpi lo teneva immobile. Il volto di un Saurok nel mucchio ghignò a pochi centimetri dal suo.

E poi un crepitio riempì l'aria. Il Saurok alzò lo sguardo e il suo sogghigno divenne di terrore.

Un'assordante esplosione travolse tutto. Gran parte del peso che opprimeva il petto di Kil'ruk si sollevò. Il Mantid si rifiutò di abbassare le palpebre: voleva morire con gli occhi aperti. Vide il Saurok saltare in verticale, solo per morire quando una seconda esplosione colpì il muro. Prima che la creatura inferiore collassasse definitivamente, ecco giungere una terza esplosione.

Il rumore rimase sospeso nell'aria, paralizzante per tutti gli altri sensi. Infine, Kil'ruk sbatté le palpebre. Era ancora vivo.

Lo stesso non si poteva dire della maggior parte dei Saurok. Tossendo, Kil'ruk spinse via quel che restava di loro e si alzò in piedi. Il ronzio doloroso nelle orecchie scemò, dando spazio alle urla e ai lamenti.

Lo spettacolo lasciò Kil'ruk stordito.

I Mogu avevano rivolto i nidi d'ape ricaricati verso nord e avevano sparato direttamente sui camminamenti, proprio contro i camminamenti. Per tre volte. Avevano massacrato i propri schiavi nel tentativo di annientare un unico Mantid volante. Eppure, proprio i corpi degli schiavi che lo stavano affrontando avevano salvato la vita a Kil'ruk, proteggendolo da una sorte molto peggiore.

Il rispetto di Kil'ruk per i Mogu aumentò notevolmente. Una tattica ardita, riconobbe.

Il fumo persistente delle esplosioni lo schermava dalla vista dei Mogu, ma non sarebbe durato ancora a lungo. Meglio lasciar loro credere che sono morto insieme agli schiavi, pensò. Kil'ruk scese dal camminamento e si posò dolcemente a terra.

I suoni del combattimento ancora infuriavano sulla Terrazza dei Gurthan, ma sembravano essersi spostati nel palazzo dove veniva custodita la reliquia. Kil'ruk cominciò a correre in quella direzione.

***

Gli spazi ristretti del palazzo ostacolavano notevolmente il movimento degli attaccanti. L'unico altro Mantid ancora in grado di combattere morì quando le lance di due Mogu lo divisero in tre parti, prima che potesse rispondere al sibilo di avvertimento di Ninil'ko.

L'Invocasangue era ormai solo sul campo di battaglia. Si mise spalle al muro e attese l'inevitabile attacco finale. C'erano solo tre Mogu alla sua sinistra, anzi no, quattro: ce n'era uno lontano, in piedi a braccia incrociate, con indosso strani abiti sontuosi, forse regali, e due Quilen seduti ubbidienti ai suoi piedi.

Quello dev'essere il Signore della Guerra Gurthan, ipotizzò Ninil'ko.

"Fermi," ordinò il quarto Mogu. Gli altri smisero di avanzare. "Mantid, come ti chiami?"

***

L'insetto solitario sembrava non sentirlo. "Creatura, mi capisci quando parlo?" chiese Gurthan.

Un rumore forte e spiacevole attraversò la stanza. Le mandibole del Mantid si aprirono e richiusero con uno strano ritmo roco. Sta forse ridendo di me? si chiese Gurthan. "Mantid, io sono il Signore della Guerra Gurthan. Io sono..."

"Non mi interessa, Mogu."

Gurthan strinse la mascella. "Hai un nome, Mantid?"

"Nessuno che voglia dirti," sibilò la creatura.

***

Kil'ruk strisciò verso la porta e udì la voce di Ninil'ko e di un altro.

"Dove si trova la reliquia?" chiese Ninil'ko.

"Ho tratto la vostra razza a un solo passo dall'estinzione, Mantid," disse l'altra voce. "Se sei capace di ragionare..."

"Lo sono, e molto più di te, Gurthan. Dove si trova la reliquia?"

"Non troverete la reliquia finché l'Imperatrice non sarà morta," disse Gurthan. "Ma forse non c'è bisogno che tutti i Mantid muoiano con lei. Alcuni di voi sono combattenti abili. Forse..."

"Stai negoziando con me?" ridacchiò Ninil'ko divertito. "Allora ecco la mia offerta, Mogu: inginocchiati davanti a me, implora il mio perdono, consegnami la reliquia e io ti permetterò di lasciare questa sala vivo. Quello che ti succederà tra qui e la Muraglia Serpeggiante, però, non mi riguarderà."

"Inginocchiarmi?" La voce di Gurthan divenne improvvisamente furiosa. "Gli schiavi di un intero impero s'inginocchiano davanti a me. Bestie giacciono ai miei piedi, in attesa di un mio ordine. E la tua arroganza..."

A Kil'ruk non interessava ascoltarlo ancora. Fece un passo e varcò la porta. "Le tue parole sprecano il nostro tempo," disse ad alta voce. "Voltati."

I tre guerrieri Mogu si agitarono, a disagio alla vista del secondo Mantid.

Gurthan semplicemente strinse le labbra e fischiò due volte, bruscamente. I Quilen balzarono d'improvviso verso la gola di Kil'ruk.

Kil'ruk sollevò le sue lame d'ambra in aria ed entrambi i Quilen ricaddero di nuovo a terra. Uno di loro era ancora vivo e si lamentava con un guaito pietoso, mentre cercava di tornare dal suo signore Gurthan. Kil'ruk spinse una delle zampe anteriori nel suo corpo e pose fine ai suoi flebili lamenti.

"Invocasangue, io sono pronto. Tu?" chiese Kil'ruk.

Ninil'ko alzò la sua lancia. "Certo, Razziatore del Vento."

Balzarono in avanti contemporaneamente.

***

"Uccideteli," ordinò il Signore della Guerra Gurthan.

Le tre guardie si precipitarono in avanti per affrontare i due Mantid. Le loro lame si scontrarono e fu battaglia.

Gurthan non si faceva illusioni circa le loro possibilità. I suoi occhi si posarono sull'urna dorata, quella che avrebbe custodito l'Imperatrice dei Mantid.

Poteva funzionare.

Non li lascerò vincere.

Quando le guardie furono tutte e tre morte, Gurthan si accovacciò e prese l'urna tra le mani, raccogliendo l'energia arcana. Avrebbe avuto il tempo di fare un solo incantesimo.

***

L'ultima guardia combatteva coraggiosamente, ma visti i due compagni moribondi sul pavimento, era solo una questione di tempo prima che uno degli attacchi dei Mantid affondasse nella carne. Entrambe le lame del Razziatore del Vento gli perforarono il petto. Crollò grugnendo e rimase immobile.

Kil'ruk si voltò lentamente verso l'ultimo Mogu ancora in piedi. "Gurthan," sibilò. "Avresti ucciso l'Imperatrice. Questa Imperatrice e ogni Imperatrice a venire. Avresti messo fine all'intero ciclo."

Il Signore della Guerra Mogu stava muovendo le mani in piccoli cerchi: evocava un potere arcano. Per quale scopo, Kil'ruk non lo sapeva.

E non gli interessava.

Ninil'ko fece un passo indietro. "Razziatore del Vento, lascio quest’onore a te," disse l'Eletto.

Kil'ruk alzò le lame e avanzò lentamente. Se Gurthan aveva pianificato di scatenare un attacco finale, qualche vile gesto a sorpresa, il Razziatore del Vento sarebbe stato pronto. "Morirai, Signore della Guerra. E non sarà indolore."

"Vuoi divertirti, insetto?" sbraitò Gurthan.

Ancora solo cinque altri passi prima della soddisfazione finale. "Più di quanto tu creda."

Le mani di Gurthan improvvisamente si fermarono. L'aria vibrava del potere che aveva raccolto. Gli occhi del Mogu incontrarono quelli di Kil'ruk. "Bene. Ti faccio una promessa: tu e la tua razza non avrete mai il piacere di porre fine alla mia vita."

Le mani del Signore della Guerra si spalancarono e un lampo di luce accecante invase la stanza. Kil'ruk si riparò gli occhi con le lame.

Quando la vista si schiarì, la luce era svanita.

Il Signore della Guerra Gurthan non c'era più. L'urna sembrava vibrare come se fosse stata riempita di potere, di energia, di vita.

"No," disse Kil'ruk.

***

Ninil'ko permise a Kil'ruk di sfogare la sua rabbia per alcuni minuti.

"Codardo! Vigliacco! Esci da lì e affrontami!"

Il Razziatore del Vento colpì l'urna con le sue lame più e più volte. Non riusciva a graffiarla o a smuoverla. L'incantesimo che Gurthan aveva usato per consegnare il suo spirito all'urna era apparentemente immune a qualsiasi attacco fisico.

Il Signore della Guerra era quindi fuori della portata del Mantid. Kil'ruk continuò a infierire ancora e ancora, con furia cieca.

Dopo un po' di tempo, Ninil'ko aveva visto abbastanza. "Razziatore del Vento," disse a bassa voce. Kil'ruk non si fermò né accennò a placare la sua furia. "Razziatore del Vento, l'Imperatrice è ancora in silenzio."

Kil'ruk colpì l'urna un'ultima volta, la sua lama riecheggiò con un tonfo stranamente sordo. Si volse verso l'Eletto, ansimando. "La reliquia non è qui."

"Si sta allontanando da noi. La puoi sentire anche tu, vero?" chiese Ninil'ko. Era una strana sensazione, paragonabile solo alle nuvole che si muovevano nel cielo: da terra accadeva così lentamente che potevano sembrare quasi immobili.

"Sì." Kil'ruk prese a calci l'urna con disgusto. "Guidami tu, Invocasangue. Mettiamo fine a tutto questo."

***

Fulmin camminava con cautela lungo la base della Muraglia Serpeggiante, stringendo la reliquia al petto, concentrandosi sul mantenimento della magia. Senza un controllo costante, il delicato equilibrio dell’energia sarebbe andato fuori controllo. Le conseguenze erano imprevedibili, ma probabilmente fatali per chi teneva in mano la reliquia stessa.

La Porta del Sole Calante era poco più avanti. Una volta superata la porta, Fulmin avrebbe potuto consegnare la reliquia a un altro arcanista e occuparsi di radunare un nuovo esercito di Mogu per riconquistare la terrazza.

Quel rumore terribile e quel lampo di luce significavano che il Signore della Guerra Gurthan aveva deciso di nascondere il proprio spirito nell'urna per evitare di morire per mano dei Mantid. Era stato Fulmin a insegnargli la tecnica: in seguito sarebbe bastato invertire il flusso delle energie una volta che la minaccia dei Mantid fosse terminata.

Delle foglie frusciarono alle sue spalle.

Fulmin si voltò e quasi perse l'equilibrio. Un Mantid, coperto da un'armatura bizzarra e con una grande lancia in pugno, stava a quindici passi di distanza. Non aveva le ali, non era il volante pericoloso.

Il Mantid alzò la lancia e la puntò contro Fulmin, che lo guardava incuriosito. Non percepiva alcun potenziamento, quindi non era un incantesimo, ed era troppo lontano per un attacco rapido.

Il Mantid fece uno strano suono. Click.

Un'ombra scese su Fulmin, che non ebbe nemmeno il tempo di gridare.

La reliquia gli cadde dalle mani.

***

"Che strano oggetto," disse Kil'ruk.

La reliquia ancora grondava del sangue del Mogu. Ninil'ko la esaminò attentamente, rigirandola tra le mani. "Ancora non riesco a sentire l'Imperatrice. Tu, Razziatore del Vento?"

"No."

"L'energia arcana è oltre le mie conoscenze," mormorò Ninil'ko. La reliquia emetteva una luce pallida che a ogni istante che passava diventava più luminosa. "I Mogu impiegano la magia in modi insoliti. Non so come disattivare questa strana cosa."

L'Eletto guardò l'incantatore Mogu ai suoi piedi. La creatura inferiore aveva mantenuto l'incantesimo fino alla morte. Perché preoccuparsene? La reliquia non sembrava aver bisogno di un costante rifornimento d'energia per mantenere l'Imperatrice muta.

Ninil'ko teneva la reliquia col braccio teso. "Razziatore del Vento, forse potresti vedere se c'è qualcuno che..."

La luce della reliquia improvvisamente lampeggiò e sparì. Kil'ruk vide un bagliore fioco e udì un breve crepitio morbido.

Ninil'ko per un brevissimo istante sentì la maggior parte dell'energia arcana rimanente nella reliquia risalire lungo il suo braccio come un fulmine. Fu un attimo di pura agonia: l'energia gli attraversò il cervello e bruciò la sua coscienza.

L'ultima cosa che l'Eletto udì fu solo un lieve click.

***

Kil'ruk capì immediatamente che Ninil'ko era morto. L'Eletto cadde nella polvere accanto all'incantatore Mogu e rimase immobile, gli occhi spalancati e fissi.

Quella reliquia, quella maledetta reliquia, stava ancora zittendo la voce dell'Imperatrice. Ma non del tutto. Kil'ruk poteva sentire rapidi singulti del suo dolce canto. Era come se il tessuto dell'incantesimo dei Mogu si fosse strappato, come se i fili si stessero dipanando e lasciassero passare brevi scorci di ciò che si trovava al di là.

Quanto tempo sarebbe stato necessario perché la reliquia smettesse completamente di funzionare? Ore? Ciò avrebbe significato la morte dell'Imperatrice. Kil'ruk si chinò sul corpo di Ninil'ko e studiò la reliquia senza toccarla. La luce era svanita, ma poteva ancora sentire i crepitii e i sibili.

Proprio come i nidi d'ape...

Kil'ruk la raccolse. Un'energia vibrante gli fece rabbrividire la mano. Era come se la reliquia avesse potuto scatenare la carica arcana che ancora possedeva in qualsiasi momento.

Ricordava il primo giorno in cui si era tuffato in picchiata dal cielo sulla battaglia, quando un nido d'ape e un po' di energia arcana avevano reagito in modo distruttivo.

Kil'ruk lasciò che le sue ali lo portassero sopra il camminamento. Con la reliquia stretta tra le mani volò verso sud, alla ricerca. I difensori lungo tutto il muro lo indicavano e gridavano per la sorpresa.

Laggiù.

I nidi d'ape restanti erano ancora interi, in mezzo agli schiavi morti sui camminamenti davanti alla Terrazza dei Gurthan. I pochi schiavi e i Mogu ancora in vita lo individuarono quasi subito, ma avevano bisogno di tempo per riallineare le loro armi. Kil'ruk invece aveva bisogno solo del tempo di scagliare la reliquia contro di loro. Era quasi delle stesse dimensioni e dello stesso peso di una munizione, e la sua mira non era affatto peggiorata.

L'oggetto infausto volò verso il muro e rimbalzò tra due nidi d'ape. Si ruppe, emettendo un'onda sfolgorante di luce e un crescendo di crepitii scoppiettanti.

Ci fu un rumore terribile e un lampo avvolse i nidi d'ape. Le loro energie arcane fuse si gonfiarono in uno spettacolo di luce accecante che travolse le creature inferiori.

Poi ci fu un suono meraviglioso, percepibile solo dai Mantid.

Sono ancora qui. Sono ancora qui, cantava l'Imperatrice. Kil'ruk sentiva l'euforia travolgerlo a ogni parola. Le creature inferiori sono ancora vive. Uccidetele, uccidetele tutte.

Lontano da Kil'ruk, molto più a ovest, un maestoso ronzio di gioia ed esultanza riempì aria. Le larve si risvegliarono e lasciarono esplodere la propria rabbia.

Fu una questione di ore, non di minuti, ma prima del tramonto il canto dell'Imperatrice era cambiato.

Morti, sono morti, sono tutti morti. Ben fatto. Ben fatto. Io sono al sicuro. Io sono al sicuro.

Ben fatto.

Divenni un Eletto. Le mie gesta divennero leggenda per il mio ciclo e tutti i cicli a venire. I Klaxxi mi concessero il secondo nome che desideravo, Razziatore del Vento, e così fu sussurrato tra le larve.

L'esercito del Clan Gurthan fu annientato. Entrambi i contendenti avevano già sofferto molto, ma i Klaxxi vollero inviare un altro messaggio chiaro: invadere le nostre terre significava morire. Quindi mi usarono come punizione. Massacrai migliaia di difensori sulla Muraglia Serpeggiante. Molte migliaia. Dopo pochi mesi, fuggivano al solo vedermi, Risvegliatore. Ho dei bei ricordi di quei tempi.

Poi i Klaxxi mi permisero di volare al di là della Muraglia Serpeggiante. Mi ordinarono di distruggere gli accampamenti dei Mogu e di tagliare le loro rotte di rifornimento. Non mi era mai venuto in mente di farlo, finché non me lo ordinarono. Strano, no? Sarebbe stata una cosa semplice per un volante, superare le difese delle creature inferiori e devastare i villaggi incustoditi. Non avrebbero avuto modo di opporsi al mio attacco. Sarebbe stato estremamente efficace.

Certo, se la morte delle creature inferiori fosse stata il nostro obiettivo. In realtà, Risvegliatore, non lo è. Se i Klaxxi lo volessero, l'intero continente sarebbe nostro ormai.

Come Eletto, guadagnai il diritto di porre delle domande e di pretendere delle risposte. I Klaxxi mi dissero molto.

Mi dissero della conservazione. Mi spiegarono come un fabbro d'ambra di mia scelta avrebbe modellato nella kyparite un guscio d'ambra che sarebbe stato il mio luogo di riposo finché non ci fosse stato bisogno del mio aiuto come Eletto. Io, naturalmente, scelsi il fabbro d'ambra che aveva creato le mie lame. Egli fu onorato di accettare. Io e lui soli andammo sulla Terrazza dei Gurthan e lui lavorò lì il flusso dell'ambra finché il sonno mi rapì per migliaia e migliaia d'anni. Naturalmente, quel fabbro d'ambra fu subito ucciso. I Klaxxi ritengono della massima importanza che la posizione di riposo di un Eletto resti segreta. È necessario il potere di tutto il concilio per individuare i nostri rifugi d'ambra, e tale segretezza impedisce a estranei o a Klaxxi'va solitari di trovarli e distruggerci. Anche se può capitare, come hai visto.

Mi dissero tanto anche sul ciclo... Ho il sospetto che tu ancora non capisca, Risvegliatore. Il ciclo era vecchio quando io ero giovane. Esso precede me e te. Sono stato conservato per migliaia e migliaia di anni e molto è cambiato.

Ma sai che cosa non è cambiato?

La volontà dei Klaxxi.

La volontà dei Klaxxi è eterna.

Hai combattuto molte battaglie e hai abbattuto molti nemici, ma non una sola azione nella tua vita ha avuto alcuna importanza finché non hai attraversato la Muraglia Serpeggiante e sei entrato in queste terre. Hai obbedito ai Klaxxi. Mi hai liberato dal mio lungo sonno nell'ambra e, facendolo, sei finalmente stato utile.

Lo dico senza offesa, Risvegliatore. Hai guadagnato la nostra fiducia, devi esserne felice. Tutte le tue precedenti lotte senza senso ti hanno sollevato al di sopra delle altre creature inferiori. Pochi di loro potranno mai essere utili come lo sei stato tu.

Ho sentito molto parlare della tua guerra. L'Alleanza. L'Orda. Due fazioni egualmente inutili che litigano per obiettivi insignificanti. Ho il sospetto che però tu non la veda in questo modo. La tua guerra potrebbe durare mille anni e comunque non sarebbe che un ruscello che alimenta l'oceano dei piani dei Klaxxi. La loro volontà è preservare il ciclo.

Lo scopo del ciclo non è la morte. Anzi, è la conoscenza.

Conoscenza di voi. Conoscenza di noi. La battaglia è una buona maestra. Ogni creatura può raggiungere il proprio potenziale massimo solo se l'unica alternativa è la morte. I Klaxxi garantiscono che la battaglia duri il più a lungo possibile. È nel loro interesse prolungare ogni ciclo, opprimendo le creature inferiori quanto più possibile senza distruggerle. Così i difensori lotteranno con tutta la loro abilità, temendo che tutti coloro che conoscono e amano finiscano sull'orlo dell'oblio in caso di sconfitta.

I più forti dei Mantid ritornano vivi, i più deboli vengono abbattuti. La nostra specie si rafforza. E a ogni ciclo impariamo a conoscere le tattiche e le armi delle creature inferiori, e impariamo a combattere contro di loro.

C'è così tanto da imparare da creature come te, Risvegliatore.

Ti ho già detto che ho imparato a tuffarmi dal cielo guardando un falco? Ero completamente affascinato dalla sua abilità e alla fine ho guadagnato le sue stesse capacità.

Anche tu mi affascini, Risvegliatore.