Missione a Pandaria - Parte 1
di Sarah Pine

"... e non appena il tram ha cominciato la salita, quell’orrendo Goblin verde mi è saltato addosso!" Li Li Triplo Malto allora arricciò le dita vicino al volto, nella sua più accurata ed esagerata imitazione di un Goblin ringhiante. Si sporse verso il gruppo di giovani Pandaren che stavano sparsi sulla collina, ansiosa di avere la loro attenzione.

Una Pandaren tra i più giovani rotolò sulla schiena, russando rumorosamente. Un rivolo di saliva le uscì dall’angolo della bocca, bagnando la pelliccia bianca sulla guancia. Un altro sollevò la testa, i due cerchi neri attorno agli occhi apparvero per un istante al di sopra del libro che stava leggendo, prima di scomparire nuovamente fra le pagine. Qualcun altro sbadigliò sonoramente. Tutt’intorno a Li Li, un’incontenibile noia traspariva dall’espressione di ogni cucciolo Pandaren abbastanza vicino da sentirla. Anche Shisai, suo fratello, aveva deciso di ignorarla, intento com’era a strappare fili d’erba e annodarli.

"... ma io l’ho colpito, gli ho tirato un calcio dritto nel petto, e quel Goblin è finito fuori dal vagone, dritto contro un muro. Ed è esploso! Kaboom!"

Qualcuno tossì.

"D’accordo, la sua pozione è esplosa, non lui" si corresse Li Li, alzando la voce, "ma è stato davvero eccezionale!"

"Sì, Li Li, lo sappiamo" disse un cucciolo mentre con il dito disegnava distratto dei ghirigori sul terreno. "Ce l’hai raccontato un triliardo di volte."

"Chen, perché non ci racconti tu una storia?" chiese un altro cucciolo.

"Cosa?" Chen alzò lo sguardo da dove stava seduto, impegnato a mettere in ordine dei boccali di terracotta su una coperta, sotto i rami di un grande albero di magnolia. La luce del pomeriggio filtrava attraverso i rami, disegnando piccole chiazze dorate che punteggiavano l’affollato picnic dei Pandaren. In quella giornata calda e meravigliosa, avevano deciso quasi tutti di passare un po’ di tempo sulla sommità del guscio di Shen-Zin Su, a godersi la luce del sole.

"Voglio sentire di quella volta che hai vinto una gara di bevute contro quattro Nani a Picco dell’Aquila!"

"Ehi! Stavo parlando io!" esclamò Li Li, chiaramente infastidita. "Sapete, quando sono stata a Forgiardente ho incontrato Re Magni e..."

Il cucciolo alzò gli occhi al cielo. "Li Li, non ci interessa sentire ancora la storia di Re Magni! Vogliamo sentire Chen!"

Li Li sbuffò, furiosa, e aprì la bocca per replicare.

"Dai, Li Li ha un sacco di storie da raccontare," disse Chen. "Però, mio piccolo Pandaren, su una cosa ti sei sbagliato." Ammiccò con fare cospiratorio. "Non erano quattro Nani. Erano cinque." Gli altri cuccioli scoppiarono a ridere, ma Li Li rimase corrucciata. Chen non parve notarlo, perché continuò "E a proposito di bevute, mi state distraendo dai miei compiti."

"Mi dispiace molto non potervi offrire una birra migliore," disse Chen scusandosi con un gruppo di Pandaren adulti mentre ne riempiva i boccali. "Purtroppo, non c’è una grande varietà di ingredienti sulla Grande Tartaruga."

"Sono sicura che sarà buonissima, Chen," rispose una degli Anziani, accettando con cortesia il suo boccale. "Siamo contenti di riavere con noi il nostro Mastro Birraio! Ci sei mancato."

"Siete troppo gentili" disse lui, sorridendo.

"Chen, dai, raccontaci una storia!!!" gridò un cucciolo.

"Tra un minuto. Prima finisco di servire i vostri genitori, e poi vengo da voi con del tè e con una storia da raccontare."

"Una volta sono stata quasi divorata da un Ogre," disse Li Li. "È stato terribile."

"Lo sappiamo, Li Li! Per favore, faresti silenzio?" urlò un altro cucciolo. "Chen può raccontarci moltissime storie che non abbiamo mai sentito."

"Ah, va bene allora!" Li Li incrociò le braccia. "Continuate pure a infastidire mio zio." Quindi guardò verso Chen, sperando che si sarebbe fatto indietro e l’avrebbe lasciata raccontare, ma Chen si era spostato verso un’altra zona della collina, assorto in una conversazione. Li Li allora cambiò tattica. "O magari potete raccontarmi voi delle storie, le vostre storie, sui giorni che passate a raccogliere i fiori sulla collina e a farvi rimandare agli esami di calligrafia... Niente di più emozionante!"

Diversi cuccioli cominciarono a protestare animatamente e si scatenò un vero e proprio battibecco.

"Ehi, cuccioli!" li interruppe Chen giusto in tempo. "Chi vuole del tè?"

Frustrata, continuò a trascinarsi di mala voglia qui e là, calciando i sassolini che trovava sul suo cammino e seguendoli mentre saltellavano giù dal pendio. Da quando era ritornata dal suo viaggio con Bo, la sua vita si era fatta più noiosa e monotona. Suo padre, Chon Po, si era dimostrato ora sollevato ora furioso per il suo ritorno, e i momenti estremi di quella altalena emotiva erano solo peggiorati da quando Chen gli aveva raccontato i dettagli del destino di Bo.

Il cuore le si appesantiva nel petto, quando pensava a Bo. Chen le aveva assicurato più volte che la morte di Bo non era stata colpa sua, e a livello puramente intellettuale Li Li lo capiva. Ma la voce crudele e silenziosa del profondo del suo animo non le permetteva di dimenticare che, se lei non avesse mai deciso di lasciare la Grande Tartaruga, Bo sarebbe stato ancora vivo.

***

Li Li tornò al presente, lontano dalla sua colpa, per scoprire di aver inconsciamente seguito la strada che portava alla Gran Biblioteca. Guardò l'elegante tempio che la ospitava e il suo spirito si risollevò. La biblioteca per lei era sempre stato un luogo in cui rifugiarsi, in cui perdersi tra le pagine di un libro o i fogli di una lettera: esattamente ciò di cui aveva bisogno ora. Corse con impazienza verso le porte aperte.

Una volta all'interno, il profumo familiare e confortante dell'inchiostro e della cartapecora la tranquillizzò. Prese un grosso atlante, una pila di lettere spiegazzate e piene di orecchie, e si lasciò cadere in una poltrona fin troppo imbottita. Mise le pergamene su un tavolo da lettura vicino e lasciò che l'atlante appoggiato sulle sue gambe si aprisse a una pagina casuale.

La Palude del Dolore si mostrò a tutta pagina, illustrata con preziosi inchiostri verdi e marroni. La mappa era antica e Li Li la conosceva praticamente a memoria, avendola già copiata quasi tutta, come molte altre, nel personale diario che teneva a casa. Si sporse verso il tavolo da lettura, rovistando tra le pagine finché non trovò quello che cercava.

La lettera di Chen raccontava della sua esplorazione di quelle zone, che un tempo erano state la regione meridionale della Palude del Dolore, ora chiamate le Terre Devastate. Recentemente, una magia malvagia si era insinuata attraverso una breccia tra i mondi e ne aveva risucchiato la lussureggiante vegetazione, lasciando solo una scia di sterile terra rossa. Il testo spiegava che la breccia era stata aperta da un mago di immensi poteri di nome Medivh, aiutato dagli Orchi che si trovavano nell'altro mondo. La lettera non diceva altro sull'argomento e in tutta la biblioteca non vi era scritto nulla che riguardasse né le Terre Devastate né questo Medivh. Doveva essere nato molto tempo dopo che i compagni di Li Li su Shen-Zin Su avevano abbandonato le loro temerarie esplorazioni. Li Li si chiese come sarebbe stata una mappa aggiornata della palude. Le lettere di Chen erano vecchie di anni e il suo ritorno aveva significato la fine degli aggiornamenti su quanto accadeva nel mondo esterno.

Senza entusiasmo, Li Li scorse la lettera un'altra volta, ma quelle parole non la emozionavano più. Rimanevano lì, statiche, mentre l'inchiostro lentamente svaniva dai resoconti che Chen un tempo aveva voluto scrivere. Li Li sapeva che al di là della loro vita isolata sull'Isola Errante c'era un mondo intero, un mondo che continuava a cambiare senza che loro ne sapessero nulla.

Di cattivo umore, rimise ogni cosa sugli scaffali. Si sentiva come se, affamata, si fosse seduta di fronte a una bella tavola imbandita solo per veder tutto quel buon cibo sparire di nuovo dopo il primo morso. Il mondo era più grande e più affascinante di quanto le descrizioni o le mappe potessero esprimere, e lei ne aveva a malapena scalfita la superficie. Non vi era più nulla di interessante per lei su Shen-Zin Su.

***

"Stasera abbiamo una vera squisitezza! Zuppa di carote e spinaci con brodo di pollo, pesce speziato al vapore, e naturalmente riso," annunciò Chon Po con aria allegra a Li Li, Shisai e Chen mentre serviva la cena. "Ditemi come vi sembra la zuppa, è una ricetta nuova."

"Direi che è deliziosa, Po," disse Chen. "Grazie per avermi invitato."

Chon Po sorrise orgogliosamente delle sue creazioni culinarie e prese posto a tavola. "Vi siete divertiti oggi?" chiese. "Il tempo era magnifico. Sarebbe piaciuto anche a me partecipare al picnic."

"Sappiamo che eri impegnato, papà," intervenne Shisai, servendosi una bella porzione di pesce. "Comunque, è stato molto divertente!"

"Non è stato niente di che." disse Li Li scrollando le spalle.

Shisai spalancò gli occhi. "Sei solo arrabbiata perché nessuno voleva sentire le tue storie," disse stuzzicandola. "Quelle di Chen sono più belle comunque, vero zio Chen?"

"Be’..." Chen balbettò, mentre cercava di servirsi un po' di zuppa. Li Li guardò suo fratello di sbieco e si buttò con rabbia una cucchiaiata di riso in bocca.

"Lo zio Chen ci ha raccontato di quella volta che ha quasi ucciso il Maestro delle Bestie Rexxar!" continuò Shisai, incurante del disagio sia di Chen che di Li Li.

"Che cosa?" disse Chon Po alzando le sopracciglia fin quasi all'attaccatura dei capelli. "Mi sembra una cosa troppo violenta da raccontare a dei bambini, Chen."

"Be’ sì, però così sembra più grande di quanto in realtà sia stata, Po." Chen si grattò la nuca. "Quella è la fine della storia, a dire il vero. In realtà, quello che è successo è che lui ha bevuto un po' della mia birra e l'ha trovata talmente forte che mi ha accusato di volerlo uccidere!" Rise goffamente. "Vedi? Eh eh... è divertente... no...?"

Il volto di Chon Po rimase di pietra.

"Ma non è vero, non è finita così!" insistette Shisai. "Voi due siete andati a Theramore a combattere contro l'Ammiraglio Marefiero e..."

"Adesso basta!" Chon Po interruppe suo figlio e lanciò un'occhiata di rimprovero a suo fratello. "Rifletti su che esempio stai dando, Chen! Guarda cos'è successo a Li Li quando si è fatta trascinare dalle tue lettere!"

"Non mi è successo nulla, papà," borbottò Li Li. "Sono qui, lo sai. E ti posso sentire!"

"Quel tipo di racconti hanno conseguenze serie, Chen."

"Ehi papà, guardami! Oh no, aspetta, non puoi, perché sono Li Li Triplo Malto, la Pandaren invisibile!"

"Li Li non si sarebbe mai sognata di fare la follia che ha fatto" continuò Chon Po, "se solo tu non..."

"Follia? Ma di che cosa stai parlando? Non è stata una follia! C'è un mondo intero, là fuori, e tutti i puzzolenti Pandaren di quest'isola galleggiante sono troppo impegnati a nascondere le loro grasse teste sotto il guscio, come fa Shen-Zin Su durante le tempeste, per accorgersene!"

"I 'andaren 'on han' gussio, Li Li," bofonchiò Shisai con la bocca piena di cibo.

"È una metafora, cretino."

"Non parlare con la bocca piena, Shisai! E tu, non insultare tuo fratello, Li Li!"

Li Li lanciò un'occhiata a suo padre e a suo fratello. "Non posso crederci che non siete nemmeno un po' curiosi. Non vi interessa dell'altra gente nel mondo? Delle loro città, dei loro paesi?"
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"No, se significa essere quasi sbranati da un Ogre, come racconti tu." Shisai deglutì rumorosamente. "Voglio dire, le storie dello zio Chen sono forti e divertenti e tutto, ma..."

"Dannazione, questo pesce è veramente squisito, Po. Grazie mille per la cena!" intervenne ad alta voce Chen.

"Sbranati da un Ogre?" Chon Po si alzò dalla sedia. "Racconti bugie per spaventare tuo fratello?" Si sporse in avanti appoggiandosi sulle mani, fissando lo sguardo su sua figlia.

"No!" urlò Li Li, offesa. "Non sono bugie! Cioè, be’... è vero che sono stata catturata da un Ogre, te l'ho raccontato, anche se forse dire che ha cercato di sbranarmi è un po' troppo..."

"Basta!" gridò Chon Po. "Ascoltami bene! Tu, prima ci dici come non ti è capitato nulla e poi casualmente ci ricordi che un Ogre ti ha tenuta prigioniera... e poi insisti anche con le tue manfrine poetiche su quanto sia meraviglioso il mondo là fuori! Ma non hai imparato niente dalla morte di Bo?"

Tutti, persino Shisai, rimasero immobili. Li Li abbassò la testa e fissò il piatto con gli occhi stretti, mentre il senso di colpa le trafiggeva il cuore.

"Non è stata colpa sua, Po," disse Chen con calma.

"No," ammise Chon Po, lo sguardo fisso su Li Li, "ma se lei non fosse scappata, niente sarebbe successo."

Le lacrime raggiunsero l'angolo degli occhi di Li Li. Quante volte lei stessa aveva pensato quella frase? Strinse i denti, furente e umiliata. Non devo piangere. Non devo piangere. Non devo...

"Chon Po, non sei stato tu a mandare Bo a cercare Li Li?"

"Che cosa stai cercando di dire, Chen?"

Chen sospirò. "Solo che parlare con il senno di poi è una perdita di tempo. Li Li non poteva sapere che cosa sarebbe successo, così come non lo potevi tu."

"Certo che potevo!" Chon Po rivolse la sua rabbia contro suo fratello. "Qualcosa del genere è mai successa qui, su Shen-Zin Su? La nostra casa è il posto più sicuro che..."

"Sì che è successa," lo interruppe Chen con fermezza. "A Xiu Li."

Al suono del nome della madre di Li Li e Shisai, l'aria attorno al tavolo divenne irrespirabile. Chon Po abbassò la testa, quasi tremante di rabbia.

"E," continuò Chen implacabile, "Wanyo è scomparso da moltissimo tempo. Anche lui è come se fosse morto."

"Che cosa," ringhiò Chon Po alzando gli occhi su Chen, "vorresti dire con questo?"

"Le barche da pesca si allontanano e non tutte fanno ritorno. Come Wanyo, come... come tua moglie, o tanti altri nostri compagni, Po. Dei rischi ci sono sempre, non importa dove ti trovi. Non puoi controllarli."

Lentamente, silenziosamente, Chon Po si risedette sulla sua sedia, fuori di sé.

"Papà," rischiò Li Li, "io voglio vedere il mondo. Starò attenta..."

"Sei una dannata pazza anche solo a pensarla, una cosa del genere!" Chon Po sbatté un pugno sul tavolo, facendo tremare i piatti di ceramica. "Questo mondo è un posto pericoloso, come il tuo caro zio Chen qui ci ha appena ricordato, e tu sei ancora una bambina. Vuoi finire come Bo? O come tua madre?"

"Chon Po!" Chen lo richiamò con asprezza, ma non ebbe il tempo di terminare la frase che Li Li era già corsa fuori dalla stanza, soffocando un singhiozzo. La sentirono sbattere la porta al piano superiore.

Chen guardò con calma Chon Po all'altro capo del tavolo. Teneva le braccia incrociate con aria provocatoria. Le mascelle serrate, ostinate, erano un atto di sfida dichiarata.

"Permetti una parola, fratello?" chiese Chen con tutta la cortesia che poteva raccogliere, indicando la stanza accanto, la cucina, più isolata.

"Certo." Chon Po si alzò di scatto e camminò fino in cucina, seguito a breve distanza da Chen.

Lasciato solo al tavolo, Shisai pescò un pezzo di carota dalla sua zuppa e cominciò a masticarla. Guardò verso la cucina, poi verso le scale, e deglutì.

"Be’, è piuttosto imbarazzante...," disse rivolto alla stanza vuota. E poi si servì il secondo.

***

Chen spinse Chon Po quasi fuori dalla porta, verso il portico coperto sul retro della casa. "Sei davvero ingiusto nei confronti di Li Li," disse. "Non è riprovevole, voler viaggiare."

"È pericoloso!" sbottò Chon Po. "Molto più pericoloso che stare qui, qualsiasi cosa tu dica! Xiu Li e Wanyo sono morti, d'accordo, ma sono stati incidenti. Bo è stato ucciso! Vuoi che anche Li Li venga uccisa?"

"Smettila di parlarne come se fosse inevitabile! Non è qualcosa che si possa prevedere! Gli aggressori stavano cercando quella Perla di Pandaria, o qualsiasi altra cosa volessero da Wanyo, e hanno pensato che Li Li sapesse dove trovarla, visto che era una Pandaren! E per quanto riguarda l'Orco, stava cercando me, e se avessi trovato Bo e Li Li prima..."

"La tua storia è la prova che per i nostri nemici i Pandaren sono prede facili." Chon Po camminava avanti e indietro sotto la luce delle lanterne, il cui arancione rendeva ancora più truce la sua espressione infuriata. "Li Li è più al sicuro qui che in qualsiasi altro posto!"

Chen scosse la testa.
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"Non puoi obbligarla a restare dove non vuole. Te l'ha dimostrato già una volta. Non puoi proteggerla per sempre, e cercare di farlo ti si ritorcerà contro."

"Be’, immagino che tu sappia crescere i miei figli meglio di me!" lo provocò Chon Po.

"No, Chon Po, ti sto solo dicendo come si sente lei. I nostri genitori non avrebbero potuto dire o fare niente, quando io avevo la sua età, per convincermi a cambiare idea. Che cosa ti fa pensare che tu potrai cambiare le sue? No, lei farà le sue scelte."

"Le sue scelte, certo, quelle sbagliate. Correre sconsideratamente incontro al pericolo, abbandonare la sua famiglia, sottrarsi alle sue responsabilità..." Chon Po cominciò a contare sulle dita gli errori di Li Li, uno per uno. "Obbligarci ad aspettare una lettera ogni tanto per sapere se è viva o morta..."

Chen corrugò la fronte.

"Non farsi mai una famiglia sua..."

"Ma Po, come fai a sapere che un giorno non lo farà?" chiese Chen sconcertato.

Chon Po fece finta di non averlo sentito.

"Fregarsene di partecipare al matrimonio di suo fratello..."

"Ma di che matrimonio stai parlando? Quello che dici non ha sen..." Chen si fermò a metà della frase, e capì. Guardò sopra la ringhiera del portico, nella notte, e la sua mente si schiarì mentre le cose andavano ognuna al proprio posto. Nel frattempo, Chon Po stava continuando a elencare le trasgressioni di Li Li.

"Stai parlando di me," disse Chen piano. "Vero Chon Po? Non di Li Li, ma di me."

Chon Po improvvisamente si zittì e smise di camminare avanti e indietro. Non alzò lo sguardo su suo fratello. Alcuni attimi passarono lenti, mentre Chen riusciva a sottrarsi alla raffica verbale che suo fratello stava probabilmente covando da anni.

"Questa conversazione è finita."

Chon Po tornò in casa e sbatté la porta alle sue spalle.

***

Quella notte Li Li non riuscì ad addormentarsi. Si girò e rigirò nel letto mille volte, con la coscienza tormentata da ognuna delle parole taglienti di suo padre. Infine, quando il chiarore del cielo annunciò l'alba imminente, si alzò e si vestì.

Sul suo cassettone vi era un piccolo vaso d'argilla, simile a quello che Bo una volta aveva riempito d'acqua e aveva messo in cima al suo bastone d'allenamento, per insegnarle l'equilibrio e la postura. Lo prese in mano, riconoscendone il peso familiare, e lo nascose nella fascia prima di uscire di casa.

A quell'ora, Shen-Zin Su era talmente silenziosa che Li Li pensava di sentire il rumore delle gocce di rugiada cadere sotto i suoi passi. Nella luce fioca, ragnatele sottili si tendevano da un ramo all'altro come pizzi brillanti. Mentre camminava, Li Li raccoglieva piccoli boccioli colorati tra i fiori lungo il sentiero acciottolato, facendone due mazzi disordinati.

Alla fine del sentiero, protetta da mura e dal fiero Leone Guardiano, si distendeva la Foresta dei Bastoni. Qualsiasi Pandaren avesse voluto entrare in quel meraviglioso bosco avrebbe dovuto prima sconfiggere il Guardiano in un combattimento: impresa che Li Li aveva compiuto anni prima. Il Guardiano abbassò la testa quando la vide, lei si inchinò e lui con rispetto si spostò per farla passare. Era da molto tempo che Li Li non entrava nella foresta, ma la trovò intatta e ordinata come sempre, meticolosamente curata da un piccolo esercito di giardinieri. Poco dopo l'alba sarebbero arrivati a ripulire tutte le foglie cadute nei santuari durante la notte, ma in quel momento Li Li era sola. E ne era felice.

Xiu Li, la madre di Li Li e di Shisai, era morta annegata a causa di un incidente di pesca quando loro due erano poco più che neonati. Li Li non aveva ricordi di sua madre e, anche se raramente sentiva il dolore della perdita, a volte la sua mancanza le soffocava il cuore. Si inginocchiò di fronte al santuario della famiglia Triplo Malto, appoggiando un mazzo di fiori sull'altare.

"Mamma, mi manchi." Il respiro di Li Li disegnò una nuvola nell'aria mattutina. "Papà non mi capisce, non mi capirà mai. E lo zio Chen non vuole farlo arrabbiare." Esitò, quasi con la paura di parlare a voce troppo alta nella foresta completamente disabitata. "Tu mi capiresti, vero mamma? Io non posso restare qui per sempre. Davvero, non posso."

Li Li dondolava avanti e indietro sull'erba, con le gambe strette al petto. Appoggiò la testa sulle ginocchia, restando a contemplare il santuario in silenzio, mentre gli uccellini cominciavano a cantare i loro cinguettii dai rami degli alberi in cima alla collina. Prima che le gambe le si intorpidissero, si alzò, porse un'ultima volta i suoi omaggi e continuò lungo il sentiero dei monumenti commemorativi verso una nuova destinazione.

Il santuario della famiglia di Bo era in cima alla collina, sotto i rami più grossi di uno splendido albero. La gola le si strinse, mentre tornava il sapore doloroso delle parole di suo padre.

"Non hai imparato niente dalla morte di Bo?"

Mise il piccolo vaso d'argilla di fronte al santuario. Inginocchiatasi, vi mise dentro il secondo mazzo di fiori che aveva raccolto.

"Se potessi riportarti qui, Bo, lo farei. O se potessi tornare indietro e comportarmi in maniera differente, o andare in un posto dove quella terribile Naga e il suo Orco non potessero seguirci." Fece una pausa.

"Ma sarei comunque andata via."

A questa ammissione, una lacrima sfuggì dagli occhi di Li Li e bagnò la sua pelliccia.

"Dovevo farlo. Restare qui mi fa impazzire. Forse sono una brutta persona, almeno papà pensa questo. Ma mi fa molta più paura pensare a quello che mi sarebbe potuto succedere se fossi rimasta, piuttosto che a quello che mi potrebbe succedere là fuori. Spero che questa non sia un'offesa alla tua memoria, Bo. Voglio solo fare ciò che è giusto per me. Mi dispiace." Cominciò a balbettare, nel dolore soffocante. "Non ho mai voluto che succedesse qualcosa a qualcuno." Si inchinò come aveva fatto al santuario di sua madre e recitò una preghiera per il defunto.

"Riposa in pace," disse infine, e si alzò. Guardò in alto, verso il cielo colorato di rosa dalla luce dorata dell'alba, il sole era un disco arancione sopra il profilo delle montagne a est. Si strofinò il lembo del vestito, guardandosi i piedi. Il cuore le faceva ancora male e non aveva alcun desiderio di tornare a casa. Era ancora presto, ma forse Chen era già sveglio.

***

Rispose al quarto colpo sulla porta.

"Li Li?" disse sbattendo gli occhi per lo stupore. "Vieni, entra! Ti preparo la colazione."

Li Li lo seguì nella sua piccola casetta e si sedette al tavolo della cucina mentre lui si metteva ai fornelli.

"Scusa se ti disturbo così presto, zio Chen."

"Ma figurati!" rispose lui con la testa dentro la credenza. "Stavo giusto studiando il mio nuovo progetto birrario. Purtroppo non c'è una gran varietà di ingredienti qui, ma vedremo se funziona."

Li Li stava seduta in silenzio, armeggiando con le maniche del vestito mentre Chen preparava del porridge.

"Sei ancora arrabbiata per quello che è successo ieri sera?" le chiese Chen, girando il porridge con un lungo cucchiaio.

"Non ho mail voluto che accadesse qualcosa a Bo," borbottò, guardando il tavolo.

"Lo so, Li Li. E anche tuo padre lo sa. Lui è solo..."

"Un tiranno." sbuffò Li Li.

"...ostinato," disse Chen con diplomazia, pensando alla conversazione che aveva avuto con Chon Po sotto il portico.

"Non sono contenta di dare dei dispiaceri a mio padre," ammise Li Li mentre Chen le metteva davanti una ciotola e si sedeva dall'altra parte del tavolo. "Ma qui sono infelice. E... " continuò alzando la voce, "la vita secondo me dev'essere un'avventura. Dovrebbe esserlo, almeno. E la mia non lo è." La sua voce vacillò e immerse il cucchiaio nel porridge. "Non qui di sicuro."

Chen le diede una pacca sulla spalla. "Va tutto bene, Li Li."

"Vieni con me, zio Chen."

"Cosa?"

"Ricordi quando parlavamo delle avventure che avremmo potuto affrontare insieme? Facciamolo! Sarei al sicuro con te, papà lo sa. Andiamo a vedere il mondo!"

Chen aprì la bocca, poi esitò. Gli occhi entusiasti di Li Li cercarono il suo viso, ma dopo un attimo capì che la risposta che avrebbe voluto non era quella che avrebbe ricevuto.

"Tu sei d'accordo con papà, vero?"

"Non è questo," disse Chen. "Secondo me avete entrambi ragione. Ma io..." Si guardò intorno, nella sua piccola casa: le padelle appese sopra la stufa, gli scaffali pieni di piatti, di pergamene e di decorazioni, i mobili confortevoli... Sorrise. "Io sono felice di stare qui. Ho speso la maggior parte della mia vita viaggiando, senza sentirmi mai a casa da nessuna parte. È una sensazione nuova e mi piace. Questa per me adesso è un'avventura."

"Stai scherzando." Li Li ingoiò d'un colpo tutto il porridge che le riempiva la bocca e spinse via la ciotola ancora mezza piena. Ecco, l'unica persona che avrebbe potuto capirla si era arresa. Era stata tradita.

***

"So che non puoi vedere le cose come le vedo io, Li Li. Sei ancora giovane e..."

"Accidenti, adesso sì che parli come papà. Da quando Chen Triplo Malto, il grande avventuriero, è diventato così noioso?" Pronunciò l'ultima parola come un vero e proprio insulto.

"Le cose cambiano, Li Li." Tutto il suo atteggiamento emanava un'esasperante calma. "Le ho vissute, le mie avventure. Adesso sono pronto per qualcosa di diverso."

"Be’, io le mie invece non le ho vissute," gli rispose, "e se seguo te e papà, non le vivrò mai! Diventerò vecchia e decrepita qui, passando tutto il giorno a preparare il tè e a commentare il tempo. E non vivrei, ma sprecherei la mia vita!"

"Li Li, lo sai che non è vero."

"Non parlarmi. Tu sei dalla sua parte!" Li Li saltò giù dalla sedia e corse fuori di casa. Chen appoggiò la testa alla mano, guardandola correre via con un mezzo sorriso.

"Noi Triplo Malto," disse a se stesso, "un branco di cocciute teste calde."

***

Plop. Il sasso colpì la superficie dell'oceano con un pesante tonfo. Plop. Plop. Plop. Ne gettò altri, ma non era più piacevole. Stanca, si sedette.

Di tutta Shen-Zin Su, questo era uno dei suoi posti preferiti. Proprio sulla punta frontale del guscio, Li Li poteva incrociare le gambe sopra il punto in cui il collo scompariva nell'acqua e da lì osservare lontano, la linea dell'orizzonte blu grigia, là dove il mare si confondeva con il cielo. Una volta, il famoso viaggiatore Liu Lang aveva fondato il villaggio su Shen-Zin Su per portare i Pandaren più coraggiosi e temerari verso Azeroth, alla ricerca di nuove avventure e conoscenze. Ma presto la curiosità si era trasformata in compiacimento, lasciando quei giorni perduti agli annali di storia.

"Lo odio," disse Li Li. "Quando potevo viaggiare, prima che io e Bo finissimo nei guai, andava tutto bene. Ma adesso... Non posso fare niente, bloccata qui. Senza offesa, Shen-Zin Su, naturalmente." Li Li accarezzò il guscio della tartaruga. "Ma c'è così tanto da vedere là fuori!"

"Ci sono Roccavento e Forgiardente: non me le sarei mai potute immaginare, nemmeno con tutte le mappe e le lettere del mondo. Re Magni è stato così gentile con me! Mi ha mostrato la sua casa e io avrei voluto mostrargli qualcosa, in cambio... Ma non ho potuto. Chen ha deciso che questa è la nostra casa. Be’, buon per lui. Mi spiace, Shen-Zin Su. Ti voglio bene, ma non ho mai pensato al tuo guscio come a una casa. Ci sarà mai un posto che potrò chiamare casa?"

Li Li non si aspettava certo una risposta alla sua domanda, così quando la Grande Tartaruga cominciò a gorgogliare, soffiando delle bolle nell'acqua davanti a lei, Li Li fu colta di sorpresa. Per un attimo si chiese se non fosse un tentativo di Shen-Zin Su di comunicare con lei, ma poi decise che era stata solo una coincidenza.

"Mi piacerebbe poterti parlare." sospirò Li Li. "Probabilmente, mi saresti più d'aiuto tu della mia famiglia." Depressa, si mise a braccia conserte e con il mento abbassato sul petto.

Il terreno sotto di lei vibrò violentemente, facendola cadere da un lato e graffiandole la spalla. Sorpresa, Li Li provò a sedersi, ma la Grande Tartaruga si scosse nuovamente e lei finì sulla schiena. Li Li rimase a terra, con il cuore impazzito, mentre Shen-Zin Su dondolava e si sollevava come una barca in una tempesta. Fu catapultata in avanti, fino al bordo del guscio, a cui si aggrappò disperatamente. Sotto di lei le acque si separarono in due cascate, dividendosi sull'enorme testa della tartaruga che usciva dall'oceano.

Sotto di sé Li Li sentiva la tartaruga raccogliere tutte le sue forze, come uno yak prima di saltare una staccionata. Un enorme boato cominciò in fondo alla sua gola: Li Li poteva sentirne la forza prima ancora che il rumore. Con un immenso colpo violento, Shen-Zin Su... tossì.

Li Li avrebbe potuto giurare che era successo proprio questo. La Grande Tartaruga aveva emesso un suono basso, profondo, e con un altro scossone lei era stata gettata di nuovo sopra al guscio. I suoi occhi si riempirono di piccole stelle, quando colpì il terreno con la testa. Si massaggiò le tempie, pensando che almeno era riuscita a non cadere dal bordo. L'agitazione del guscio a poco a poco diminuì, trasformandosi in un forte dondolio, e poi Shen-Zin Su si fermò.

Con prudenza, Li Li si sollevò sulle braccia, temendo un altro imminente terremoto. Si portò la mano alla testa, nel punto in cui l'aveva sbattuta, e dal dolore pulsante contro il suo palmo capì che prima di sera le sarebbe uscito un bel bernoccolo. Con una smorfia, si chiese cosa mai aveva potuto causare quel comportamento bizzarro della tartaruga. Forse Shen-Zin Su aveva per sbaglio inghiottito una balena?

Guardò in lontananza sull'acqua, massaggiandosi la testa. Dei piccoli vortici bianchi circondavano Shen-Zin Su: una prova, almeno, che non si era immaginata tutto. Facendo attenzione, Li Li si alzò in piedi, con la testa che ancora le girava.

Quindi, sbatté gli occhi. Non poteva credere a quello che vedeva. Al largo, un particolare bianco era diverso dagli altri. Era troppo regolare per essere la cresta spumosa di un'onda. Sembrava più la vela di una piccola barca da pesca. Li Li strizzò gli occhi, cercando di vedere meglio. Non si stava sbagliando. La barca galleggiava sulle onde, con simboli dei Pandaren chiaramente visibili a prua.

L'imbarcazione lentamente si avvicinava. L'albero era rotto, metà della vela pendeva inutile, così il capitano doveva spingere avanti il suo vascello zoppicante con un remo. A una decina di metri dalla riva si sollevò, togliendosi il cappello dalla testa. Salutò con entusiasmo, chiamando Li Li dall'acqua.

"Ehilà! Saluti! Strano a dirsi, ma ne è passato di tempo dall'ultima volta che ho guardato il sole. Il cielo è proprio azzurro! E tutto profuma di fresco, invece che di pesce!"

Quelle frasi bizzarre lasciarono Li Li senza parole. Corrugò la fronte e guardò in silenzio la barca scivolare per quei pochi metri verso la riva e incagliarsi con uno scricchiolio morbido. Il pescatore saltò con leggerezza sulla murata e salutò nuovamente, sorridendo. Li Li era a bocca aperta per lo stupore. Per un attimo dimenticò anche il male alla testa.

Wanyo, il pescatore scomparso, era ritornato.

***

"E così, sei rimasto dentro Shen-Zin Su per tutto questo tempo?"

"Sì!" rispose Wanyo di buon umore. "Mi ha ingoiato. E io non ho mai sentito il bisogno di uscire."

Li Li appoggiò ben bene l'orecchio alla porta, forse un po' troppo bene, visto che trasalì per il male che ancora le faceva la botta in testa. Controvoglia, si spostò leggermente. Così purtroppo non poteva sentire molto della conversazione tra Wanyo e gli Anziani, ma almeno non le veniva il mal di testa. Attraverso le assi di legno della porta, Li Li sentì fare un rumore come di schiocco, e immaginò quei grossi vecchi Pandaren che scuotevano la testa, increduli. Le sfuggì una risatina.

"Be’, al di là di questo," Li Li riconobbe la voce di sua nonna Mei, "c'è il problema di che cosa fare con quello che hai riportato qui."

"Non lo so, davvero." Li Li poteva quasi sentire Wanyo che scrollava le spalle. "Forse è una sfera di cristallo. So solo che mi mostrava sempre dove trovare il pesce migliore, che era proprio dov'ero io, nella tartaruga!" E rise fragorosamente.

Qualcun altro mormorò qualcosa che Li Li non capì, ma pensò che si trattasse di qualche commento maligno, a giudicare dalle risatine beffarde che seguirono.

"Non sembra affatto una sfera di cristallo e non assomiglia a nessun manufatto che io abbia mai visto." Era la voce di Chon Po, e Li Li si irrigidì, mentre il cuore cominciò subito a batterle contro le costole. Sarebbe andato su tutte le furie, se l'avesse scoperta a origliare.

Quindi parlò Chen.

"Se somiglia a qualcosa, somiglia a una grande perla." Le sue parole non erano scelte a caso, e Li Li era sicura di sapere a che cosa stava pensando suo zio: la Perla di Pandaria, l'oggetto che, secondo la sirena Naga Zhahara, un tempo apparteneva a Wanyo. Aveva dunque ragione?

"L'ho avuta da un Murloc, ci credereste?" Wanyo rise ancora. "Se è una perla, è una perla magica di sicuro, perché non ho mai visto nessuna perla che sapesse dire dove si trova il pesce migliore." Fece una pausa. "E, voglio dire, per quale altro motivo quella pazza dama Naga si sarebbe fatta viva, non appena l'ho trovata?"

Gli occhi di Li Li si spalancarono. Stava parlando di Zhahara.

"Pazza dama Naga?" chiese Chon Po. "Li Li una volta me ne ha accennato... Puoi spiegarti meglio, Wanyo?"

"Una notte ero fuori a pesca e ho catturato il Murloc con la perla nella mia rete. Quel piccoletto era agli ultimi, così mi ha dato quella cosa. Non appena l'ho presa in mano, una Naga è uscita dall'acqua e ha evocato un fulmine contro di me, distruggendo l'albero della mia barca! Non avevo modo di difendermi, ma ho degli amici laggiù, io. Un grosso pesce mi ha aiutato a scappare, forse uno di quelli piccoli che ributto in mare che così ha voluto restituirmi il favore!"

"Ed è stato in quel momento che Shen-Zin Su ti ha inghiottito?" Ancora la voce di Chen.

"Già. Non che facessi molta attenzione a dove stavo andando, speravo solo di seminare in fretta quella strega. E prima che potessi accorgermene, il pesce che mi stava portando scomparve e io mi ritrovai faccia a faccia con la Grande Tartaruga, che non ci mise né due né tre a ingioiarmi."

"Un'ultima domanda, Wanyo," disse Chon Po. "Perché hai deciso di lasciare il... diciamo, di lasciare il tuo luogo di pesca proprio oggi, dopo così tanto tempo?"

"Quella cosa a forma di perla me l'ha detto."

"Cosa?"

"Stamattina ci ho guardato dentro, come faccio tutte le mattine appena sveglio. Invece di mostrarmi dove andare a pescare, ho visto la mia barca che tornava in città. Ho immaginato che fosse ora di tornare, così sono saltato a bordo e Shen-Zin Su mi ha sputato fuori."

Chon Po lo guardò così severamente che Li Li poteva sentire il peso dei suoi pensieri anche attraverso la porta. "Molto bene allora, Wanyo. Questo è quanto, immagino. Dovremo scoprire che cos'è esattamente questa cosa. Per adesso, direi di tenerla nella Gran Biblioteca. Siete tutti d'accordo?"

***

Un mormorio generale d'assenso seguì la domanda di Chon Po e gli Anziani passarono a trattare temi più mondani.

Li Li frettolosamente si spostò dalla porta e corse fuori, nascondendosi lungo la siepe finché fu lontana dal Tempio delle Cinque Albe. La sua mente galoppava, ripensando a quanto aveva sentito. La perla gigante era magica: la Perla di Pandaria? Li Li si sedette, appoggiandosi a un albero, a lisciarsi il mento con le dita. Zhahara aveva detto che quella perla era un potente e antico manufatto. Li Li era sicura che si trattasse di un mito, e anche suo padre e suo zio lo credevano tale. E invece...

Le ombre cominciarono ad allungarsi sul prato accanto a lei, era ora di tornare a casa. Suo padre non doveva sospettare nulla: si sarebbe dovuta comportare in modo normale. Eppure, nella sua mente già frullavano mille idee.

***

Più tardi quella notte Li Li scese silenziosamente le scale di casa. In punta di piedi attraversò l'ingresso e chiuse delicatamente la porta dietro di sé dopo essere uscita. L'unica cosa che le interessava era la perla. Doveva vederla con i suoi occhi.

La Gran Biblioteca non era mai veramente chiusa, e le piccole lanterne magiche illuminavano il cammino di Li Li mentre entrava quasi di corsa. Pensando che la perla sarebbe stata messa insieme agli altri pezzi preziosi della Biblioteca, andò direttamente nella sala delle mostre.

Come si aspettava, la perla era stata appoggiata su un piedistallo di legno, al centro del pavimento, protetta da una cupola di vetro. Li Li alzò la cupola con attenzione, appoggiandola lì accanto.

La perla era ancora più grande di quanto Li Li si aspettasse, grande quasi quanto un melone. La sua opalescenza rifletteva la luce fioca in un caleidoscopio di colori pastello. Li Li rimase incantata a guardarla, affascinata da quella bellezza unica. Non seppe resistere: appoggiò entrambe le mani sulla perla, la sollevò e l'avvicinò al viso. La perla era calda e brillava debolmente di una luce interiore. Come aveva detto Wanyo, era sicuramente un oggetto magico.

"A Wanyo mostravi dove andare a pescare," sussurrò alla perla, "ma cosa potresti mostrare a me?"

Come se avesse ricevuto un segnale, la perla cominciò a illuminarsi, tutti i colori dell'arcobaleno vorticavano sulla sua superficie come una girandola. Le palpebre di Li Li divennero pesanti e lei dovette chiudere gli occhi. Quando li riaprì, si ritrovò circondata da una nebbia densa e grigia, senza più la perla in mano, sentendosi curiosamente a metà strada tra un sogno e la realtà. Cosa stava accadendo?

La nebbia cominciò a dissiparsi, rivelando una vista dall'altro di colline coperte di pascoli verdi punteggiate da bellissimi alberi dai boccioli rosa. Li Li era sospesa nell'aria, aspettandosi di cadere da un momento all'altro, ma non accadde. A poco a poco si calmò, e poté voltare la testa a destra e a sinistra. Il cuore le batteva d'eccitazione: era quella la visione della perla.

La scena cambiò. Una città animata, con le strade piene di Pandaren che vendevano merci e si occupavano dei loro affari. Li Li si accigliò: non riconosceva nessuno né niente. Da un punto di vista architettonico le case sembravano quelle di Shen-Zin Su, ma mancava qualcosa. Le strade, l'atmosfera, c'era qualcosa di sbagliato. Era tutto simile, ma sbagliato.

La visione si spostò nuovamente. Enormi, fitte foreste di cipressi e conifere ricoprivano le pendici innevate di montagne che salivano fino al cielo. Gabbiani e smerghi volavano sulla sabbia del lido dove la terra incontrava il mare. Ovunque, Li Li vedeva i segni distintivi della sua gente: dai grandi templi che dominavano l'orizzonte alle insegne lungo le strade. Questo posto, ovunque fosse, era stato abitato per lungo tempo dai Pandaren.

Li Li fluttuava lentamente verso l'alto, mentre la nebbia d'argento ondeggiava verso il centro della regione fino a diventare tanto spessa da oscurare completamente la terra sottostante. Sospesa nel cielo, Li Li vide il sole tramontare a ovest, ben oltre il limitare della nebbia: la sua luce rossa e dorata scintillava sulla superficie dell'oceano. Le stelle già luccicavano a est, e le lune gemelle di Azeroth si accesero nel cielo, entrambe piene.

Una lezione di geografia di anni prima le tornò in mente: i grandi varchi dei mari meridionali erano praticamente impossibili da navigare, perennemente coperti da una fitta nebbia. Shen-Zin Su evitava quelle aree.

Una terra sconosciuta, ricca di montagne, foreste e pianure, nascosta nei Mari del Sud da una fitta nebbia, eppure abitata dalla sua gente?

Pandaria.

Non appena il pensiero si formò nella sua mente, la visione cominciò a scomparire, disintegrandosi rapidamente davanti ai suoi occhi. Li Li sbatté gli occhi, ma il cielo era scomparso, e con lui la sensazione di volare. Si ritrovò nella Gran Biblioteca, a fissare la superficie brillante della perla gigante che teneva tra le mani.

Pandaria... la patria leggendaria della sua gente, il posto che Liu Lang e i suoi compagni avevano un tempo lasciato per andare alla ricerca di avventure più emozionanti sul guscio di Shen-Zin Su. Allora esisteva veramente? La maggior parte dei Pandaren sulla Grande Tartaruga riteneva che Pandaria fosse stata distrutta da una guerra o sconvolta da un'epidemia o... qualcos'altro. Altrimenti, dopo tutto quel tempo ci sarebbero ritornati, no?

Li Li lentamente rigirò la perla gigante tra le mani. Il mondo nascondeva molti segreti e la magia aveva straordinari poteri.

"Devo scoprirlo," mormorò. "È per questo che ho avuto la visione, no? Wanyo non l'ha avuta, e nemmeno gli Anziani. Nemmeno mio padre o lo zio Chen. Solo io."

I colori della perla ricominciarono a turbinare e Li Li lo considerò un buon segno.

"Verrai con me," disse, mettendosi la perla sotto un braccio. Era un po' ingombrante, ma avrebbe potuto metterla in uno zaino. Velocemente, Li Li uscì dalla Biblioteca e tornò a casa. Aveva molte cose da preparare e poco tempo per farlo. Quanto a lungo era durata la visione?

Un tempo aveva deciso di trovare Chen e vi era riuscita, anche se al prezzo terribile della morte di Bo. Il cuore di Li Li cominciò a batterle nel petto. Non avrebbe ripetuto gli stessi errori. La sua missione era chiara.

***

Dei vestiti di ricambio, il suo diario e le copie delle mappe, razioni di cibo rubate dalla cucina, diversi gingilli che si sarebbero potuti rivelare utili e, ovviamente, la perla. Li Li l'aveva avvolta con cura in un mantello e l'aveva posta sopra tutti gli altri oggetti nello zaino. Era tutto ciò di cui aveva bisogno per cominciare il suo viaggio. Si allacciò alla vita un sacchetto di polvere incantata, sempre utile, ed esaminò un'ultima volta la sua stanza, per controllare se avesse dimenticato qualcosa. Sicura di aver preso tutto, andò al cassettone ed estrasse un fischietto per gru attaccato a una corda. Se lo assicurò intorno al collo insieme a un filo di perle dei Draenei che le aveva regalato Chen. Strinse entrambe le collane tra le mani, augurando a se stessa buona fortuna.

"Un'ultima cosa, prima di andare," disse piano.

Li Li aveva già scritto una volta una lettera simile per suo padre, e le parole le venivano in mente facilmente mentre riempiva la pagina.

Caro papà e caro zio Chen,
quando leggerete questa lettera, sarò sulla strada per Forgiardente. Shen-Zin Su non è il mio posto. Sono anni che ve lo dico.
Zio Chen, trovarti è stato come risolvere un grande mistero, ma ce n'è un altro ancora più grande, ancora da risolvere. La perla di Wanyo mi ha mostrato come affrontarlo, quindi è quello che farò. Questa volta non accadrà nulla di male, ve lo prometto. Quando ci rivedremo, non crederete a quello che ho scoperto!
Li Li

***

Lontano dal centro della città, Li Li si portò il fischietto alle labbra e soffiò una nota chiara e acuta. Un istante dopo sentì un delicato fruscio di piume e la sua vecchia amica gru atterrò accanto a lei. Il grande uccello inclinò la testa da un lato e la guardò con un occhio scuro e insondabile. Lei sorrise imbarazzata.

"Adesso probabilmente diresti le stesse cose che direbbe papà. Ma io non posso starmene qui seduta ad aspettare che il mondo venga da me. Ho delle cose da fare."

La gru inarcò il collo e gracchiò verso di lei, sbattendo le ali e saltellando da una zampa all'altra.

"Ottimo, vai pure avanti a ridere." Li Li alzò gli occhi al cielo. La gru fece un ultimo verso, poi si abbassò verso il terreno e le permise di salirle sulla schiena con facilità. Quando si fu sistemata, balzò verso il cielo con un potente colpo d'ali.

"Pandaria è verso sud," urlò Li Li nel vento, con il viso premuto contro la base del collo della gru, "nascosta in un denso banco di nebbia."

La gru emise un verso molto forte, facendo quasi sbalzare Li Li nell'oceano."Cri-cru?"

"Che ti prende, uccello pazzo?" Li Li si aggrappò alle piume della gru, con la testa ancora dolorante per il movimento improvviso. "Naturalmente non mi aspetto che mi porti fin laggiù! Avremmo bisogno di troppi giorni di cibo e di rifornimenti."

La gru non sembrava del tutto convinta. "Criii-cruuu?"

"Un'aeronave!" disse sorridendo Li Li. "E guarda caso conosco qualcuno che me ne ha già lasciata usare una, tempo fa."

"Criiiiik?"

"Forgiardente! Re Magni! Hai intenzione di fare versi tutto il tempo? Dai, vola!"

***

"È colpa tua."

Chon Po brandiva la lettera davanti al viso di Chen come se fosse un pugnale, gli occhi rossi di rabbia. Chen spostava il peso da un piede all'altro.

"Tutta la vita ho dovuto sentirla dire zio Chen qui, zio Chen là... Oh, non sarebbe meraviglioso vedere il mondo insieme allo zio Chen?" Chon Po faceva scricchiolare le assi del pavimento riversando rabbia da ogni gesto. "E niente poteva consolare la sua delusione. Oh no, Li Li vedeva solo il lato avventuroso di ogni cosa, e questo soprattutto a causa delle tue lettere, fratello."

Chen fece un respiro profondo. Chon Po aveva perso il senso della misura, così Chen lo lasciò sfogare in libertà, chiedendosi quanto in quella sfuriata fosse contro sua figlia e quanto contro suo fratello.

"... riempiendo la sua testa di false speranze. Cosa pensa mai di poter trovare, là fuori, che non può avere qui?"

Ingredienti decenti per la birra, per esempio, si ritrovò a pensare Chen, lo sguardo fisso sulla parete sopra la testa di suo fratello. Quasi gli scappò un sorriso. Improvvisamente il viso infuriato di Chon Po riempì il suo campo visivo, spaventandolo.

"Non hai niente da dire?"

"Chon Po, non sono sicuro di che cosa possa dire. Comunque, non ho detto io a Li Li di scappare."

"Potresti anche averlo fatto!" urlò Chon Po. "Anche se non a parole, non hai fatto altro per anni e anni! Lei ti adora e adesso è partita per questa folle missione alla ricerca di un grande mistero. Ma quale grande mistero? È una tua responsabilità, sei tu che devi riportarla indietro da..." controllò il nome sulla lettera di Li Li "da questa Forgiardente."
Inoltre, aveva preso con sé la perla, e già una volta una Naga aveva tentato di ucciderla per impossessarsene. Il pericolo era evidente. E poi, le zucche di Roccavento erano ottime per la birra ad alta fermentazione.

A dire il vero, Chen era molto preoccupato per sua nipote. Era decisamente ancora troppo giovane per andarsene in giro da sola e, se ricordava bene, questo grande mistero di cui avevano parlato una volta era Pandaria, un posto che nemmeno lui sapeva per certo se esistesse o meno. Inoltre, aveva preso con sé la perla, e già una volta una Naga aveva tentato di ucciderla per impossessarsene. Il pericolo era evidente. E poi, le zucche di Roccavento erano ottime per la birra ad alta fermentazione.

"D'accordo Po, andrò a cercarla," acconsentì Chen. "Ma è una persona libera, non ho intenzione di obbligarla a tornare."

Chon Po sbuffò. "È una bambina, Chen."

Chen scosse la testa.

"Ogni giorno lo è un po' meno. Partirò il prima possibile."

"Prima è, meglio è." Chon Po incrociò le braccia. "Chissà in che guai si caccerà questa volta..."