La forza dell'acciaio
di Raphael Ahad

Koak stava cadendo. Cadeva all'infinito attraverso le nuvole e la pioggia, la terra sottostante sempre troppo lontana per  risultare visibile. Tutto intorno volteggiavano decine di draghi, con le squame rosse come il sangue e gli occhi d'oro fuso, fantasmi cremisi in una tempesta senza fine. Koak sentiva il loro odio soffiare ardente sul suo corpo di Orco.

Alzava il pugno verso i draghi con l'autorità del clan Fauci di Drago. "Obbeditemi!" ordinava loro, ma la sua voce era incrinata dalla paura e dal dubbio.

"NO!" essi ruggivano all'unisono. Le loro miriadi di ombre si fondevano in una sola, più grande del cielo stesso. Lampi illuminavano la scena. Koak intravedeva Grim Batol in lontananza, un rudere fumante che una volta aveva chiamato casa.

"Koak!" gridava qualcuno.

Il respiro dei draghi si univa in un'esplosione e i cieli interi s'incendiavano. Koak urlava di dolore mentre le nubi di tempesta bruciavano e il suo mondo veniva consumato dal fuoco. La sua caduta accelerava, improvvisamente e inaspettatamente, ed ecco la terra che gli veniva incontro, vicina, sempre più vicina...

"Koak!"

L'Orco si svegliò bruscamente al momento dell'impatto, con l'eco di un'esplosione che gli ronzava nelle orecchie. Sotto di lui c'era un ponte di legno levigato e lucidato; sopra, il pallone oblungo di uno Zeppelin dei Goblin. La nave era un inferno di fiamme e il suo equipaggio stava lottando freneticamente per tenerla in aria.

"Abbandonare la nave!" urlò il capitano.

Koak si alzò in piedi barcollando, mentre il sangue scorreva copioso da una ferita aperta sulla fronte. "L'Alleanza..." farfugliò intontito. Guardando oltre il bordo dello scafo, vide una cannoniera in ritirata sparire tra le nuvole alte sopra la Foresta di Giada.

Con uno stridio di metalli contorti, lo Zeppelin si piegò pesantemente su un fianco. Koak si sbracciò per riuscire ad afferrare qualcosa, qualsiasi cosa, mentre le acque del Mare delle Guglie di Giada apparvero sopra la prua a dritta. Poi un'altra esplosione lo fece balzare via, scagliandolo fuori dal ponte. Il grido d'aiuto del capitano morì nella brezza dell'oceano.

***

Koak raggiunse la terraferma sotto una pioggia leggera, mentre il vento gli sussurrava nelle orecchie. Sentiva una gamba pulsare di un dolore implacabile, là dove si era ferito quando le correnti l'avevano spinto contro gli scogli, fracassandogliela. Mentre giaceva esausto e sanguinante sulla sabbia, si chiese se era a quello che pensava Malogrido, quando aveva ordinato loro di ricoprire di rosso il nuovo continente.

Si trovava su una piccola isola, con una guglia di pietra che s'innalzava dal centro fino alle nuvole. Tutto intorno a lui, i pezzi bruciati del relitto dello Zeppelin esploso costellavano la strada dalla costa verso il centro dell'isola, tutto ciarpame che si era staccato durante la caduta finale della nave. Il resto del pallone galleggiava sulla superficie dell'oceano, insieme ai cadaveri carbonizzati dei suoi compagni.

Per l'Orda, pensò tristemente. C'era stato un tempo in cui quelle parole avevano significato qualcosa per Koak. Il dolore alla gamba lo fulminò quando cercò di rimettersi in piedi.

Appoggiato a una stampella improvvisata, Koak zoppicò verso l'entroterra tra i detriti della nave alla ricerca di sopravvissuti. Il fumo acre che fuoriusciva dai serbatoi di carburante danneggiati gli bruciava gli occhi e i polmoni. Quasi soffocò, girando attorno a una sezione dello scafo del dirigibile.

Si trovò di fronte a una mostruosa serpe delle nubi con le squame scarlatte bagnate di sangue.

Koak rimase a bocca aperta e barcollò all'indietro, ma la gamba ferita si piegò sotto il suo peso. La serpe era distesa in un nido fatto di pietre piatte alla base della guglia centrale. Il suo corpo era un mosaico di ustioni e contusioni. Sollevò l'enorme testa e guardò Koak direttamente negli occhi.

"Calma..." sussurrò Koak con il tono più tranquillo che riuscì a trovare. La serpe era lunga almeno dieci metri, un fascio di muscoli enormi, con artigli così grandi che avrebbero potuto facilmente chiudersi attorno al torso di Koak e frantumargli le costole mentre le enormi fauci della creatura lo strappavano a metà. Ma la serpe non si mosse per attaccarlo, e solo allora Koak si rese conto che stava morendo: vide il metallo contorto e i pezzi di legno bruciacchiato che circondavano il suo nido.

Siamo stati noi, pensò. E si sentì subito male.

Lentamente, come se volesse mostrargli qualcosa, la serpe si srotolò. Al centro del suo nido c'era un uovo, uno solo, delle dimensioni del torace di Koak, ancora chiuso e perfettamente intatto, il guscio splendente come un granato puro. La serpe lo coccolava dolcemente, con una tenerezza in netto contrasto con il suo aspetto feroce. Sarebbe potuta sfuggire al suo destino di morte, e invece era rimasta a proteggere quell'uovo. Per qualche ragione che non capì, ciò riempì Koak di rabbia.

"Ti sei sacrificata invano," ringhiò sottovoce. "Il tuo cucciolo morirà comunque, abbandonato e solo." Strinse i denti quando un'altra frecciata di dolore gli attraversò la gamba senza pietà, facendo uscire un fiotto di sangue che macchiò il terreno sotto i suoi piedi. E a quanto pare, morirò anch'io con lui.

La serpe alzò la coda e la avvolse intorno al polso di Koak, trascinandolo verso il nido con insistenza. Strisciò al suo fianco e lo spinse avanti, finché l'Orco non si trovò di fronte all'uovo.

Vuole che me ne prenda cura io?

***

"No," protestò Koak, anche se non riusciva a distogliere lo sguardo.

Allungò la mano verso l'uovo. L'aria si fece pesante, come la quiete prima della tempesta. Quando lo toccò, una scossa pungente serpeggiò lungo il suo braccio. Poteva sentire l'uovo tremare sotto il palmo della mano: all'inizio in modo flebile, poi con intensità sempre maggiore, finché Koak indietreggiò dallo spavento.

D'improvviso la parte superiore dell'uovo esplose, rovesciando una pioggia di frammenti di guscio su di lui. Un alone luminoso di fumo rosso si diffuse dalla spaccatura riversandosi a terra come un banco di nebbia. Dall'interno di ciò che rimaneva dell'uovo emerse una piccola serpe delle nubi, con le squame color rubino e gli occhi di zaffiro, così profondi e liquidi che guardarli era come osservare il fondo del mare.

Il piccolo incontrò lo sguardo di Koak e lo sostenne. L'Orco allungò una mano, e la serpe gli andò incontro, serrando le piccole mascelle intorno alla carne del palmo verde. Lui non si ritrasse, ma sopportò il dolore finché il cucciolo di serpe non si sentì sicuro, tanto da arrotolare il corpo intorno al braccio di Koak.

Koak notò che la madre del cucciolo li stava osservando, con un'espressione di dolore sul muso. Lanciò un'ultima occhiata a Koak ed egli piegò la testa sotto il suo sguardo fisso. La serpe delle nubi chiuse gli occhi mentre il suo corpo saliva e scendeva in un ultimo affannoso respiro, poi rimase immobile. Il cucciolo la guardò e dalle sue grida angosciate Koak capì cos'era successo. Guardò in silenzio il piccolo avvicinarsi alla madre morta, con l'istintivo desiderio di strofinare il naso sul suo corpo e farsi cullare dalla sua ombra.

Nei giorni che seguirono, Koak lottò per la sopravvivenza della piccola serpe e della propria, in attesa di una squadra di soccorso che il Generale Nazgrim probabilmente non avrebbe mai mandato. Perché avrebbe dovuto? A Malogrido certo non interessava la vita di un singolo Orco, non più di quanto la vita di un singolo drago preoccupasse i membri delle Fauci di Drago. Koak era da solo.

La pioggia forniva loro una certa quantità d'acqua fresca, ma per quanti pesciolini di zucchero l'Orco catturasse, l'appetito vorace della serpe non era mai sazio. Il dolore alla gamba lo tormentava incessantemente, così come il pensiero di che cosa fare con il cucciolo.

Il quinto giorno, la pioggia cessò. Mentre la speranza di salvarsi di Koak veniva seppellita dalla polvere e la serpe tremava di freddo, due figure apparvero nel cielo limpido. Una coppia di serpi delle nubi adulte svolazzava senza sforzo tra le altre montagne al di là del mare, ognuna con un Pandaren in groppa. Giravano abilmente intorno alle cime delle montagne e scendevano in picchiata sulle scogliere della Foresta di Giada a velocità mozzafiato. Koak aveva già sentito parlare di queste creature da uno dei nativi della zona, e il loro nome gli risuonò nella mente.

L'Ordine della Serpe delle Nubi.

***

Le scogliere battute dal vento della Foresta di Giada si stagliavano alte e a picco sul Mare delle Guglie di Giada. Koak e il cucciolo avevano attraversato lo specchio d'acqua su una zattera messa insieme con pezzi dello scafo dello Zeppelin e si erano fatti strada a fatica lungo un sentiero ripido e stretto in mezzo alla foresta. La gamba di Koak non cessava di farlo soffrire con i morsi taglienti del suo acuto dolore. E di certo non lo aiutava il fatto che la piccola serpe strattonasse e protestasse a ogni passo, lottando contro il guinzaglio di corda sfilacciata con cui Koak l'aveva legata.

"Calmati," sbuffò Koak, con un filo di nervosismo nella voce. "Tra poco saremo arrivati, poi ci penserà l'ordine a te."

L'esercito d'avanguardia dell'Orda era giunto da poco ​sulle rive di Pandaria, ma Koak aveva già sentito parlare molto dell'Ordine della Serpe delle Nubi. Si trattava di possenti guerrieri che cavalcavano sul dorso di bestie feroci, Cavalcaserpi capaci di piombare in battaglia più rapidamente del vento stesso, colpendo con la forza della tempesta. Koak aveva nutrito il segreto desiderio di incontrarli, per osservare il loro potere e confrontarlo con quello delle Fauci di Drago che già conosceva.

Naturalmente, non c'era molto che Koak sapesse delle Fauci di Drago. Era solo un bambino quando lo Stormo dei Draghi Rossi aveva distrutto Grim Batol, ed era stato uno dei pochi troppo deboli per sfuggire alla cattura da parte dell'Alleanza quando il resto del clan era fuggito nelle Alture del Crepuscolo. Tutto ciò che sapeva del suo clan l'aveva imparato dai racconti dei veterani della Seconda Guerra e dai sogni che tormentavano le sue notti agitate. Non aveva mai piegato un drago alla sua volontà: il cucciolo di serpe che stava trascinando su per la collina gli sembrava già una prova troppo ardua da gestire.

Questo Ordine della Serpe delle Nubi dev'essere eccezionale, pensò Koak, per riuscire ad addomesticare bestie tanto caparbie.

Quando raggiunsero la cima, Koak temette per un istante di aver scalato la scogliera sbagliata. Si era aspettato una fortezza d'acciaio e ferro, una possente cittadella circondata da pattuglie di serpi coperte d'armature e pronte per la guerra. Ciò che vide invece fu un'umile casetta con accanto ad un arioso gazebo, costruiti con semplicità, in legno e pietre, circondati da pozze di fango e balle di fieno.

"Questo non può essere il posto giusto," mormorò tra sé e sé. Eppure, seguì lo steccato dietro l'angolo della casa e al di là fu accolto dalla vista di serpi delle nubi di ogni dimensione e colore. Alcune riposavano in recinti aperti mentre venivano spazzolate e nutrite. Altre galleggiavano tranquillamente accanto ai loro compagni che passeggiavano sereni nella calma pomeridiana. Alcuni cuccioli stavano arrotolati pacifici sulle gambe dei Pandaren seduti a meditare, accanto a un piccolo ruscello tranquillo.

Koak rimase stordito. Dov'erano i guerrieri leggendari?

"Ah, abbiamo un ospite!" gridò una voce alle sue spalle.

Koak si voltò e vide un'anziana Pandaren emergere dal gazebo, i capelli e la pelliccia ormai grigi per l'età, ma gli occhi ancora accesi come in gioventù. Con lei c'erano altri Pandaren, ciascuno accompagnato da una serpe delle nubi di un colore diverso. La Pandaren fece un passo avanti e s'inchinò.

"Benvenuto nella nostra casa, viaggiatore," disse con un sorriso. "Io sono l'Anziana Anli e questo è l'Ordine della Serpe delle Nubi."

"Come va?" chiese uno dei Pandaren con lei. "Non sembra che tu stia bene."

"Oh, e chi è questo piccolino?" squittì un'altra voce gioiosa.

Il cucciolo si ritirò dietro la gamba di Koak, nascondendosi agli occhi dei presenti. Koak si spostò di lato e lo mostrò loro, riprendendosi dal senso di smarrimento mentre i Pandaren coccolavano e vezzeggiavano il piccolo.

"È vostro," disse Koak, offrendo la sua estremità della corda ad Anli. "E in effetti io non sto molto bene. Sono ferito e avrei bisogno di un passaggio verso il più vicino avamposto dell'Orda. Se poteste fornirmelo, vi sarei grato."

Anli lo guardò pensierosa prima di scuotere la testa. "Temo che non sarà possibile."

"Non volete essere coinvolti nel nostro conflitto." Koak si sforzò di mantenere il proprio tono privo di disprezzo e di rimuovere dalla memoria l'immagine della madre serpe morta. "Se non mi accompagnerete ad Alba Fiorita..."

"No," lo interruppe Anli. "Voglio dire che non puoi lasciare questa serpe a noi e andartene."

Koak aggrottò la fronte. "Che cosa stai dicendo, Pandaren?"

"Sembra essere abbastanza legata a te," rispose Anli con calma. "Mi pare di capire che sei stato tu a far schiudere il suo uovo. Quindi dovrai essere tu a farla crescere."

Fece un passo verso di lui, chiuse la mano intorno alla corda e la premette contro il suo petto. I membri dell'ordine lo stavano osservando, accarezzando le scaglie delle loro serpi come se fossero stati animali domestici. Koak li guardò con esplicito disappunto: sarebbero dovuti essere dei grandi guerrieri e invece gli sembrava di essere in una scuola materna. E non aveva alcuna intenzione di farne parte.

"Non penso proprio," disse sprezzante.

Koak lasciò cadere la corda a terra e si voltò per andarsene, ma fece solo pochi passi prima che un dolore improvviso gli attraversasse la gamba come una scossa. Si aggrappò alla stampella, cadde in ginocchio e maledisse le sue ferite. Allora sentì qualcuno che lo tirava per il polso.

"Se non mi accompagnerete ad Alba Fiorita..." la voce di Koak si spense quando voltò la testa e vide al proprio fianco non un Pandaren, ma il cucciolo di serpe. Aveva arricciato la piccola coda intorno al suo polso e lo stava tirando indietro verso gli altri, con uno sguardo implorante negli occhi.

Nemmeno lui voleva che se ne andasse.

Koak guardò una coppia di Cavalcaserpi solcare le nuvole sopra le loro teste, disegnando spirali e curve e tornanti, eseguendo con disinvoltura manovre potenzialmente mortali mentre correvano l'uno contro l'altro. L'Ordine della Serpe delle Nubi non era composto dai feroci combattenti che Koak si era aspettato, ma non si poteva negare che i suoi membri sapessero volare.

Qualcosa cambiò dentro Koak. Quando guardò il cucciolo, non vide un peso ma un'opportunità: l’occasione, finalmente, di diventare un vero Orco delle Fauci di Drago, di addestrare la propria cavalcatura da guerra, di montarla in battaglia di conquistare i cieli grazie a essa. Altri avrebbero preparato le proprie serpi per una vita di pace e spensieratezza. Egli l'avrebbe preparata per la guerra.

"Molto bene," disse, tanto al suo cucciolo quanto ad Anli. Prese la piccola serpe tra le mani e la sollevò sopra la testa. Il sole illuminò le sue squame cremisi, rosse come i draghi che il suo clan guidava.

Renderò le Fauci di Drago orgogliose di me, promise Koak.

Insegnerò alla mia serpe a obbedirmi.

***

La prima settimana di addestramento non procedette come Koak aveva sperato. La sua serpe si dimostrò ostinata e testarda, certamente di più di qualsiasi altro cucciolo dell'ordine. Sembrava decisa a masticare e divorare tutto, tranne ciò che Koak stava cercando di darle da mangiare, e ogni volta che Koak tentava di richiamarla a sé, la piccola creatura decideva invece di inseguire i suoi compagni giocando a morderli. La serpe era rapida e agile e la gamba ferita di Koak continuava a essergli d'ostacolo, non lasciandogli altra scelta che continuare ad abbaiare contro il piccolo finché il suo viso non diventava rosso e gli studenti dell'ordine si mettevano a guardarlo incuriositi e divertiti. Eppure grazie alle cure dei Pandaren la sua gamba stava guarendo. Koak intuì che qualsiasi ordine in grado di cavalcare queste bestie selvatiche doveva sicuramente aver fatto molta pratica nel mettere insieme ossa rotte.

Al suo ottavo giorno con l'ordine, quando il sole sorse sulla cima dei picchi verso il mare, Koak trovò il nido del suo cucciolo stranamente vuoto. Anli era in piedi vicino alla recinzione con un caldo sorriso.

"Sembra che il mio cucciolo abbia cominciato presto con i suoi dispetti, stamattina," brontolò Koak.

"Oh, nient'affatto," spiegò Anli. "Per oggi sarà Jenova a prendersi cura della tua serpe. Vorrei che tu venissi a fare una passeggiata con me."

***

Il sentiero era silenzioso e serpeggiante. Anli lo accompagnò attraverso lo splendore sereno dell'Arboreto, screziato dal sole e accarezzato da una brezza serena, fino al Ponte della Guglia del Vento. Fedele al suo nome, il ponte copriva le distanze tra alcune delle guglie naturali che s'innalzavano nel cielo dall'oceano sottostante. Ciascuna delle sue arcate era una meraviglia architettonica, un monolito di muratura che sembrava sfidare la gravità e si ergeva solido contro i turbolenti venti costieri. Il ponte stesso non era diverso dal corpo di una serpe delle nubi, una massiccia creatura scolpita nel legno e nella pietra, che si snodava su tutto il Mare delle Guglie di Giada sorvegliando la Foresta di Giada per l'eternità.

Anli attese che avessero attraversato la maggior parte del ponte prima di voltarsi verso di lui.

"Non hai ancora trovato un nome per la tua serpe, Koak?" gli chiese.

"No," rispose Koak. "E non lo farò finché non se ne sarà guadagnato uno. È così che fanno le Fauci di Drago."

"Noi non siamo le Fauci di Drago," rispose Anli. "E i loro metodi non sono i nostri."

Koak s'innervosì. "Lo farò seguendo i metodi delle Fauci di Drago o non lo farò affatto. Non ci sono altre opzioni."

"Evidentemente è una cosa molto importante per te," osservò Anli.

Koak si fermò per un istante, cercando le parole giuste prima di continuare a camminare. "Quando l'Alleanza mi ha fatto prigioniero, mi ha separato dal mio clan. Ho avuto la possibilità di ricongiungermi con i miei compagni dopo il cataclisma, ma non l'ho colta."

"E perché no?" chiese Anli.

"Non mi aspetto che tu capisca," rispose Koak, "ho disonorato me stesso e le Fauci di Drago quando mi sono fatto mettere in catene. Come potrei tornare da loro senza prima dimostrarmi degno?"

Koak si allontanò da Anli e guardò verso nord, oltre il mare, in direzione dei Regni Orientali. "Sono un membro delle Fauci di Drago nel nome, ma non nei fatti. Addestrando la serpe secondo il nostro metodo, posso cambiare questa realtà e tornare dalla mia gente."

"Capisco," mormorò Anli. Avevano raggiunto la fine del ponte e il santuario che si ergeva in cima alla guglia più alta e più lontana. Dietro di loro si stendevano la vista mozzafiato della costa di Pandaria e il sinuoso percorso del ponte tra il cielo e l'acqua, con le pagode dorate del Tempio della Serpe di Giada nella nebbia lontana.

Koak fece del suo meglio per distogliere lo sguardo dal limitare della guglia e dal pensiero della lunga e fatale caduta in mare. Il suo meglio però non fu abbastanza, anche se riusciva a mascherare la paura che lo attanagliava.

"L'Ordine della Serpe delle Nubi," iniziò Anli iniziò fissando l'oceano, "è stato fondato migliaia di anni fa da Jiang, una giovane di Alba Fiorita. Si era imbattuta in un cucciolo ferito, lo aveva chiamato Lo e lo aveva curato fino a riportarlo in salute.

A quel tempo, i cittadini di Pandaria temevano le serpi delle nubi: le consideravano creature violente e aggressive, e anche solo avvicinarsi a una di esse era considerato troppo pericoloso. Tutti erano sicuri che le azioni di Jiang avrebbero condotto a una tragedia."

"Domare un mostro non è un compito per una bambina," grugnì Koak.

"Ma si sbagliavano," continuò Anli. "Quando gli Zandalari attaccarono l'Impero dei Pandaren, e i nostri eserciti stavano combattendo una battaglia ormai persa su un ponte molto simile a questo, Jiang arrivò a cavallo di Lo e cambiò le sorti di tutta la guerra. Insieme, Jiang e Lo colpirono i Cavalieri di Pipistrelli dal cielo e fecero cadere i Troll dal ponte. Jiang fondò l'ordine poco dopo, e da allora la vista di una serpe delle nubi riempie i Pandaren di speranza."

Koak la schernì. "Così ora tutti seguite il suo esempio? Queste serpi sono nate per cacciare e uccidere. Non è possibile cambiare la natura di un animale con la compassione, non più di quanto si possa cambiare la natura della guerra stessa."

"Non è questione di cambiamenti, Koak, ma di scelte." Anli si voltò a guardarlo. "Le serpi delle nubi sono selvatiche e impetuose per natura e, se vengono maltrattate, mantengono quegli atteggiamenti anche da adulte. Ma una serpe delle nubi non è vincolata dalla sua natura, non più di noi. Jiang non obbligò Lo a combattere, ma fu Lo a scegliere di farlo, perché Jiang aveva scelto di fidarsi di lui e di trattarlo con compassione. Per questo seguiamo il suo esempio, perché tutti noi scegliamo che cosa essere."

Koak rimase in silenzio per un lungo istante. Davvero una cosa del genere poteva essere vera? Poteva un cavaliere mettere in gioco la sua incolumità e la sua vita stessa allentando le redini, certo che la sua cavalcatura avrebbe eseguito i suoi comandi? Sembrava una follia.

"Un punto di vista interessante," disse infine, "ma io sono ancora convinto che le catene siano più efficaci della libertà di scelta."

"Davvero?" chiese Anli con calma.

Fece un passo indietro e cadde dall'orlo della rupe.

"NO!" gridò Koak. Balzò in avanti, momentaneamente dimentico della gamba ferita, ma era ormai troppo tardi. Anli se n'era andata, e tutto ciò che rimaneva di lei era il suono della sua risata trasportato dal vento. Koak si sentì confuso: Anli non stava ridendo quand'era caduta.

Ma stava ridendo ora. E riemerse da sotto l'arco più vicino del ponte, sul dorso della sua Serpe delle Nubi d'Onice. Rimase sospesa in aria sopra Koak, ondeggiando e dondolandosi come fumo liquido.

"Ma sei pazza?!" esclamò Koak. "Cosa sarebbe successo se la tua serpe ti avesse lasciata cadere?"

"Conosci la differenza tra il ferro e l'acciaio?" chiese lei, sempre molto calma.

Koak esitò. È pazza davvero, pensò.

"L'acciaio è più forte," rispose. "Qualsiasi guerriero competente lo sa."

Gli angoli della bocca di Anli si piegarono in un sorriso enigmatico. "Esatto."

Diede una pacca sul collo della sua serpe e si girò in direzione della lontana linea di costa. "Sono sicura che troverai la tua strada, Koak!" gridò da sopra la spalla, sfrecciando verso la Foresta di Giada più in fretta di quand'era comparsa. "La Serpe di Giada ti guiderà!"

Koak li guardò allontanarsi, appoggiato alla sua stampella lì alla fine del ponte, con il vento tra i capelli e molte cose su cui riflettere.

***

"Non ho mai accettato tutto questo!" gridò Koak. "Mi avete deliberatamente imbrogliato!"

"Di che cosa stai parlando?" domandò Ace. "Anli ha detto che hai acconsentito a seguire il nostro metodo!"

Ace Zampa Lunga era diverso degli altri discepoli dell'ordine. Mentre gli altri avevano scelto di essere umili nel loro vestire semplice e disadorno, Ace aveva scelto di abbellirsi con camicie di seta pregiata e gioielli vistosi. Si impomatava i baffi e si pettinava con cura i capelli, non perdendo mai occasione di vantarsi della sua bravura sia nel cielo sia con il gentil sesso. Koak trovava il suo turbolento carattere molto più che fastidioso, soprattutto perché l'ordine sembrava pensare che loro due fossero molto simili. Infatti, Anli aveva scelto lui come tutore personale di Koak. Dopo settimane di giochi e facezie con il suo cucciolo, Koak era ansioso di iniziare il vero addestramento.

Ma non era a questo che stava pensando.

"Io ero d'accordo ad addestrare la mia serpe" rispose polemico Koak, infilando la mano nella borsa che Ace aveva con sé e tirandone fuori una decina di palle di cuoio. "Ma questi sono solo giochi per bambini!"

"Allora dovrebbero essere perfetti per voi due," rispose Ace con un ghigno insopportabile. "Tutti i Cavalcaserpi giocano con le loro serpi," spiegò. "Il gioco con la palla vi insegna a leggere le vostre rispettive mosse e infonde nella serpe e nel suo cavaliere un rapporto basato sul dare e ricevere. Si tratta di una lezione importante!"

"Che cosa stupida," scoppiò a ridere Koak. "Nel cuore della battaglia, un solo momento di riflessione può portare alla morte. Ci dev'essere un padrone e ci dev'essere un servo. Non c'è spazio per il tuo dare e ricevere."

"Andiamo, Koak," sospirò Ace. "Fidati per questa volta."

Koak fece una smorfia e spostò lo sguardo dalla palla alla sua serpe. Non aveva niente da perdere ora che Ace lo aveva trascinato lontano, in un campo aperto a un'ora di cammino di distanza dal resto dell'ordine. Fischiò per catturare l'attenzione della serpe e lanciò la palla nella sua direzione. Il cucciolo la individuò e poi la lanciò con un colpo della testa verso Koak.

"Vedi," intervenne Ace quando Koak afferrò la palla di ritorno, "non è così male, no?" Si voltò verso la sede dell'ordine. "Adesso fallo altre venticinque volte di fila, poi ci vediamo a casa."

"Venticinque?" sibilò Koak. Ma Ace si stava già allontanando, lasciando Koak con un sacco di palle di cuoio e un cucciolo famoso per la capacità di rendere i suoi giorni difficili.

"Vediamo di finirla," brontolò Koak. Lanciò di nuovo la palla alla serpe, la quale fece un cerchio stretto e schiaffeggiò la palla con il lato della coda. La palla prese una traiettoria troppo ampia e Koak non riuscì a raggiungerla, anche per colpa della gamba ferita che cedette sotto il suo peso. Si rialzò grazie alla stampella, guardò attraverso il campo verso il cucciolo e avrebbe potuto giurare di averlo visto sogghignare.

Quel piccolo... pensò Koak. L'ha fatto apposta!

"Hai fatto un grave errore," disse Koak minacciosamente. Estrasse un'altra palla dal sacchetto mentre il cucciolo lo fissava attento. Tenne la palla bassa, nascondendola dietro l'anca.

"Ora," disse con un ringhio, "facciamo un gioco, io e te."

Koak allungò il braccio in un lancio teso e veloce contro il cucciolo. La serpe spalancò gli occhi e si spostò dalla traiettoria un attimo prima che la palla colpisse il terreno con un forte tonfo e alzando una nube di polvere. Il cucciolo strillò contro di lui e Koak rise.

***

"È quello che pensavo!" gridò Koak. "Forse la prossima volta ci penserai più attentamente..."

Il cucciolo avvolse la coda attorno alla palla e la scagliò dritta contro il petto di Koak, con la velocità di un proiettile. Lo colpì con un tonfo clamoroso, facendolo cadere a terra e comprimendogli i polmoni fino a riempirgli gli occhi di una cascata di colori vivaci e lampeggianti.

Come è possibile, pensò Koak respirando a fatica, che una cosa tanto piccola sia anche tanto forte?

Alzandosi in piedi, senza più stelle davanti agli occhi e con la palla in mano, lanciò uno sguardo in fondo al campo. La serpe rispose all'occhiata e Koak seppe che lo capiva. La battaglia stava per cominciare.

Koak lanciò la palla con tutta la forza che trovò. Il cucciolo si voltò e colpì di rimando la palla dimostrando la propria forza. La palla viaggiò velocissima verso Koak che riuscì ad afferrarla appena prima che colpisse il terreno, assorbendo l'onda dell'impatto sulla pelle del guanto. Poi la rimandò al cucciolo e il ciclo ricominciò.

Col passare del tempo, sia Koak che il cucciolo si stancarono, e la ferocia lasciò il passo alla fatica. I loro tentativi di ritorsione erano degenerati in lievi pallonetti e lanci deboli, e quando il sole tramontò e la luna prese il suo posto, ormai si stavano semplicemente scambiano la palla lanciandosela dalla distanza. Tuttavia, il cucciolo sembrava divertirsi molto e rimase deluso quando Koak infine decise di tenersi la palla e non rilanciargliela più.

"Basta adesso," disse. Raggiunse quindi la palla che aveva dato inizio alla loro disputa, quella che il cucciolo aveva scagliato troppo lontano perché lui la potesse prendere. "È ora di mangiare qualcosa."

Quando s'inginocchiò per raccogliere la palla, sentì un rumore strascicato dietro di sé. Si guardò sopra la spalla e vide il cucciolo che trascinava in mezzo alla polvere la borsa con le palle verso di lui, stringendo la tela tra i denti, lottando contro la stanchezza. Quando lo raggiunse, il cucciolo tirò la copertura della borsa per tenerla aperta.

Il suo gesto colse Koak di sorpresa. "Grazie," disse piano.

Koak lasciò cadere la palla nella borsa e la chiuse. Il cucciolo si avvolse intorno al suo braccio e chiuse gli occhi. Un attimo dopo si era addormentato e soffiava pacifiche volute di vapore dalle narici. Koak lo guardò in silenzio per un po', prima di mettersi la borsa in spalla e ripartire verso la sede dell'ordine.

***

I giorni divennero settimane, e le settimane divennero mesi. Le stagioni a Pandaria erano lievi nelle loro differenze e Koak presto perse ogni traccia del tempo trascorso con l'ordine. La sua serpe crebbe rapidamente fino a raggiungere dimensioni quasi dieci volte maggiori rispetto a quando era appena uscita dall'uovo. Una corona di corni d'avorio, lunghi e affilati, era germogliata dal suo cuoio capelluto, e il volto, una volta morbido e rotondo, era diventato ferocemente sagomato e spigoloso, con baffi spioventi che cadevano da poco sopra le sue file di denti mortali. I suoi piccoli artigli innocui erano diventati grosse grinfie affilate in grado di fare a pezzi un'armatura. Una pinna dorsale ampia e spinosa decorava il collo allungato, coperto da una criniera densa e spessa, e le sue squame color rubino si erano scurite in un'ombra scarlatta.

Koak l'aveva vista crescere, giorno dopo giorno, e per un certo periodo si era anche abituato al ritmo idilliaco della vita all'interno dell'Arboreto. Ma le sue ferite erano da tempo guarite e il suo spirito era sempre più irrequieto. La guerra infuriava senza di lui, e le notizie delle battaglie attraversavano Pandaria fino a raggiungere anche le sue orecchie. L'Orda aveva rafforzato la propria posizione sulla costa della Giungla di Krasarang, mentre gli agenti di Malogrido stavano perlustrando il continente alla ricerca di resti sepolti di un potere antico, arrivando fino al punto di scavare un'enorme cava nella Vallata dell'Eterna Primavera. Vol'jin e i Lanciascura erano in aperta ribellione contro il capoguerra, e l'Orda si stava frantumando, obbligando i suoi combattenti a scegliere da che parte schierarsi.

Koak sapeva da che parte sarebbero state le Fauci di Drago. La Signora della Guerra Zaela ammirava esplicitamente lo stile di comando di Garrosh e i membri del clan erano intolleranti alle insubordinazioni tanto quanto lui. Avrebbero volato per Malogrido e Koak non aveva altra possibilità per dimostrare la sua forza che volare insieme a loro. Non poteva più aspettare, era giunto il momento per lui di andarsene. Anche se ciò significava lottare contro gli stessi Orchi che si erano occupati di lui nei campi di prigionia e che gli avevano raccontato le storie del suo clan quando lui era completamente solo. I membri delle Fauci di Drago non perdonano chi disobbidisce, si disse Koak, e nemmeno io.

"Non sono sicuro che sia una buona idea," lo avvertì Ace. "Secondo me, né tu né la tua serpe siete pronti."

"Dopo tutto questo tempo, un vero Orco delle Fauci di Drago starebbe sfidando i suoi compagni a gareggiare nel cielo," rispose Koak. Aveva in mano una sella e camminava a grandi passi verso la collina che segnava la fine della sede dell'ordine.

"Ah ah!" ridacchiò Ace. "Non sapevo che le Fauci di Drago amassero le corse! Facciamo una gara noi due, ti va?"

"Affare fatto," disse Koak. Doveva ammettere che, nonostante quella furiosa spavalderia, di tanto in tanto Ace sapeva essere una buona compagnia.

Con qualche sforzo, Koak superò la collina. La gamba gli faceva ancora male quando la caricava con tutto il suo peso, e la pendenza non era stata facile da scalare. Si chiese imbronciato come Ka Anima Briosa riuscisse a trasportare i suoi carretti in cima alla collina ogni giorno.

Koak vide la sua serpe oziare pacifica all'ombra di un albero. Sulla tribuna del traguardo, e in piedi tutto intorno alla collina, c'erano tutti gli studenti dell'ordine e anche i Cavalcaserpi.

Koak lanciò uno sguardo ad Ace, che si strinse nelle spalle con finta innocenza. "Forse ho raccontato a un paio d'amici che tenterai di sellare la tua serpe," confessò.

"Non importa," borbottò Koak. Erano così tanti, radunati lì a guardarlo e a giudicarlo. "Sarà una cosa breve e indolore."

Ignorando il pubblico, Koak si avvicinò alla serpe. L'animale alzò la testa quando lo notò e strinse il suo sguardo in un'occhiata di sospetto quando vide la sella. La serpe, crescendo, era cambiata sotto quasi tutti gli aspetti, ma il profondo blu ceruleo dei suoi occhi era rimasto la stesso.

Koak fece per appoggiare la sella sul dorso della serpe, ma lei scivolò di lato. "Stai ferma," disse Koak. Provò di nuovo, ma la serpe colpì la sella con la coda e la fece volare via. La bestia fece schioccare la lingua e Koak cominciò ad arrabbiarsi. Gli parve di sentire i Pandaren presenti sussurrare tra di loro e ridere di lui a spese del suo orgoglio.

"Basta giocare," ringhiò Koak. "È per questo che ci siamo addestrati!"

Sollevò la sella da terra e la gettò sulla schiena della serpe un'altra volta, cercando di far star ferma la bestia. La serpe emise un forte lamento e si allontanò, facendo perdere l'equilibrio a Koak. Egli raddoppiò i suoi sforzi, stringendo il corpo della serpe con un braccio mentre con l'altro cercava di chiudere la fibbia delle cinghie della sella.

La serpe non ne voleva sapere. Si dibatté selvaggiamente contro di lui, innervosita e agitata, sbattendo la coda contro un albero fin quasi a sradicarlo. Koak faticava a tenerla sotto controllo, perché l'animale era troppo agile e troppo forte.

"Stai ferma!" ordinò, battendo la mano contro il dorso della serpe. "Ho detto di stare ferma!"

Un sussulto collettivo colse la folla di fronte al peggiorare della situazione. "Koak, forse sarebbe meglio se ti calmassi!" gridò Ace sopra il clamore.

Ma Koak e la serpe continuarono a lottare, sbattendosi l'un l'altro contro la tribuna e contro gli alberi. I presenti si spostarono rapidamente, ritirandosi verso il bordo opposto della collina. Per quanto si sforzasse, Koak non riusciva a raggiungere la schiena della serpe, finché con una sferzata finale non fu scagliato con violenza contro uno dei pali che tenevano la bandiera a scacchi del traguardo. Il palo cedette e si ruppe all'impatto, poi crollò trascinando con sé le corde e la bandiera. La mente di Koak però era impegnata a pensare alla gamba recentemente guarita, perché vi era caduto sopra.

Il dolore lo trafisse. Koak sentì il sangue ribollirgli sulle guance e offuscargli lo sguardo con un velo di colore rosso. Come osava sfidarlo, quella creatura! Dopo tutto quello che aveva fatto, dopo tutti gli addestramenti e le fatiche! Afferrò una delle corde cadute e la sollevò sopra la testa, facendola schioccare e poi abbassandola come una frusta a pochi centimetri dal muso della serpe.

"OBBEDISCIMI!" urlò.

Le sue parole echeggiarono nel silenzio attonito. La serpe, scioccata e immobile per la sfuriata, si rannicchiò davanti a lui. Bene! pensò Koak. Impara a temermi! Impara qual è il tuo posto! IMPARA A OBBEDIRE! Koak schiaffeggiò l'aria di nuovo con la corda e la serpe si allontanò da lui mentre lui si avvicinava. Koak era livido di rabbia, il cuore gli batteva forte e pesante nelle orecchie.

Tirò la sella sul dorso della serpe e fece per stringere le cinghie. La serpe mugugnò in segno di protesta e cercò di divincolarsi.

"Tu mi obbedirai!" ringhiò Koak. Fece calare un'altra volta la sua frusta improvvisata, questa volta dritta sulle squame della serpe. La creatura urlò di dolore: la sua angoscia nuda e terribile riecheggiò in tutto l'Arboreto.

Mi odierà.

Koak respinse quel pensiero. Certo che la serpe lo avrebbe odiato. Era naturale che fosse così e a Koak non importava. Lo avrebbe odiato come i draghi odiavano le Fauci di Drago, e come lui aveva imparato a odiare Malogrido. Lo avrebbe odiato come ogni schiavo odia il suo padrone. Koak afferrò la serpe per le corna, pronto ad affrontare il suo odio a testa alta e a lasciarlo scorrere sul suo cuore indurito.

Ma quando la guardò negli occhi, Koak non vide odio. Vide tradimento e confusione e un dolore così profondo che avrebbe potuto annegarci dentro. Non vide un terribile mostro da domare, ma l'orfano spaventato che aveva pianto disperato la notte in cui sua madre aveva sacrificato la propria vita per salvarlo. Gli parve di vedere delle lacrime negli occhi della serpe, un momento prima di rendersi conto che erano sue. La corda gli scivolò tra le dita e la rabbia gli morì in gola.

Per tutti gli antenati, che cosa aveva fatto?           

"Io non ho..." balbettò. "Non è stato..."

La serpe lo interruppe con un ruggito terribile che scosse Koak fin nel suo cuore. Trasse un profondo respiro, riempì il petto e la gola, e poi scatenò tutta la furia di una tempesta. Koak si rannicchiò per evitare il lampo che attraversò l'aria poco sopra la sua testa, bruciandogli le punte dei capelli. La serpe si alzò in una spirale e lo guardò dall'alto.

***

Koak non sapeva cosa dire o cosa pensare. La guardò in silenzio, mentre la sella le scivolava dalla schiena e cadeva a terra, rompendosi e spaccandosi in mille pezzi.

La serpe si voltò e volò via verso il mare. Koak si alzò, tremante. Gli altri avevano visto tutto. La sua vergogna fu improvvisa e totale, e la sua rabbia fece del suo meglio per nasconderla.

"Che cosa vi aspettavate?" chiese loro. "Cosa vi aspettavate?!? Sono un Orco delle Fauci di Drago! Noi facciamo così! Questo è ciò che sono!"

Mentre guardava verso la folla, intravide dei capelli brizzolati e due occhi giovanili. Anli era in silenzio tra gli spettatori, con i suoi occhi luminosi ora pieni di tristezza.

Tutti noi scegliamo che cosa essere.

I Pandaren lo lasciarono solo e se ne andarono senza dire una parola. Scesero faticosamente giù dalla collina, in silenzio, mentre il fallimento di Koak trasformava la bandiera del traguardo in un drappo funebre. Ace rimase indietro per un momento, ma Anli gli mise una zampa sulla spalla e scosse la testa. Alla fine, tutti se ne furono andati e Koak rimase solo.

Si voltò verso il mare, nella direzione verso cui la serpe era fuggita. Sapeva dov'era diretta, perché aveva imparato, grazie alle proprie esperienze dolorose del passato, che c'era un luogo in cui tutte le creature andavano quando il proprio mondo si sbriciolava e il loro cuore andava in pezzi.

La sua serpe stava andando a casa.

***

Un'improvvisa burrasca aveva oscurato i cieli della Foresta di Giada e inviato raffiche di pioggia martellante sul mare. Erano passate ore da quando la serpe l'aveva lasciato ed era scesa la notte. Koak lottava per controllare i tremiti del proprio corpo mentre le gocce gelide gli imbevevano i vestiti. Aveva trovato la zattera dove si era nascosto mesi prima, che aveva miracolosamente resistito all'intraprendenza dei ladri e alla furia degli elementi. Koak non aveva mai prestato molta attenzione a quegli elementi, e quando la zattera raggiunse la costa dell'isola, si chiese se fossero rimasti in attesa dell'occasione ideale per punirlo della sua insolenza.

Assediato dalle forze del vento e dell'acqua, Koak prese in mano la sua vecchia stampella e si trascinò in mezzo alla spiaggia fangosa fino a un terreno solido, ripercorrendo i passi della fatidica notte in cui aveva trovato l'uovo. Poco tempo dopo, giunse nel punto in cui sapeva che avrebbe trovato la serpe.

Il nido di pietra era in pezzi, come lo era stato la notte in cui Koak aveva inciampato su di esso, anche se non rimaneva alcuna traccia della madre della serpe. La serpe di Koak sedeva arrotolata al centro del nido, la criniera abbattuta dal peso dell'acqua piovana. Quando vide Koak avvicinarsi, sibilò e si ritirò verso la parte posteriore del nido. Quello spettacolo spezzò il cuore di Koak e lo riempì di rinnovata vergogna.

"Non sono venuto a farti del male!" urlò l'Orco sopra il rumore della pioggia battente. E diceva sul serio: tenne le braccia lungo i fianchi, mentre lentamente si avvicinava al nido.

La serpe emise un lamento e si alzò in aria. Gli passò accanto volando e poi atterrò su una sporgenza più in alto, continuando a guardarlo con evidente sospetto. Koak alzò le braccia esasperato, schizzando gocce di pioggia tutto intorno a sé.

"Anche ora?" sbuffò. "Anche se vengo da te, senza più orgoglio, per implorare il tuo perdono? Anche ora mi resisti?" Si accasciò sul lato opposto del nido, e la sua stampella cadde rumorosamente contro le rocce. "Perché devi sempre essere così ostinata? Rispondi a ogni comando con un gesto di sfida, semplicemente perché puoi. Anche adesso, che ho sfidato questa tempesta per venirti a cercare! Un vero Orco delle Fauci di Drago non avrebbe mai tollerato tutto questo! Un vero membro delle Fauci di Drago..." La sua voce si spense, il suo fervore fu travolto dal diluvio e dal proprio dubbio insormontabile.

"Un vero membro delle Fauci di Drago," gracchiò. "Come se lo sapessi, com'è. Io non sono un Orco delle Fauci di Drago. E non lo sarò mai."

Lo disse a voce bassa, poco più che un sussurro, e le parole rimasero sospese tra di loro in mezzo alle gocce di pioggia. Koak si sentì improvvisamente molto stanco. La pelle delle sue mani bagnate si era raggrinzita e i capelli inzuppati si erano appiattiti sulla testa. Sospirò profondamente, respirando una vita di angoscia nell'aria fredda della notte, e chiuse gli occhi mentre la pioggia gli scendeva sulla fronte e sulla barba.

"Sono cresciuto in un campo di prigionia," disse Koak nel silenzio, "ma sono nato a Grim Batol. Mio padre mi diceva che un giorno avrei cavalcato un grande drago, che le Fauci di Drago avrebbero governato i cieli e presto anche il resto del mondo."

Deglutì il groppo che gli si era formato in gola. "Questo era prima che quegli stessi draghi insorgessero e bruciassero vivi tutti i membri del clan. Ne avevamo perso il controllo e siamo stati troppo deboli per riconquistarlo.

Gli esseri umani mi hanno trovato poco dopo e mi hanno messo in catene, perché mi erano mancate le forze per fuggire con il resto del mio clan. La mia schiavitù terminò quando Thrall abbatté le mura del campo di prigionia, proprio come lo Stormo dei Draghi Rossi aveva fatto con le Fauci di Drago. È così che funziona il mondo: con la forza si ottiene la libertà, la debolezza porta alla schiavitù.

Ora le Fauci di Drago appartengono a Malogrido," disse, e ammetterlo gli strinse il cuore. "Essi dipendono da lui per le risorse vitali e per il supporto militare. Sfidarlo significherebbe morire. Sono catene invisibili, ma ci sono. Finché non riusciremo a spezzarle, siamo sotto il comando di Malogrido. E dopo tutti questi anni, io sono ancora alla ricerca di una cosa sola: la forza di riprendere il controllo."

Koak fece un respiro lento e profondo ed espirò finché i polmoni non cominciarono a dolergli. Guardò il cielo, le nuvole tempestose e la pioggia che cadeva. Stava piangendo ora, le lacrime erano sorte spontaneamente come la notte in cui il suo clan era stato distrutto, e una parte di lui voleva credere che i loro spiriti stessero piangendo con lui.

Udì un rumore di artigli sopra di sé e vide la serpe strisciare verso il basso e andargli incontro. Lo raggiunse e si fermò al suo fianco, avvolgendosi su se stessa per proteggersi dal vento e dalla pioggia. Koak allungò una mano con cautela, per appoggiarla sulla testa della serpe e accarezzarle delicatamente la criniera. La serpe s'irrigidì per un brevissimo istante, poi si rilassò.

Rimasero seduti insieme in silenzio, in attesa che la tempesta passasse come avevano fatto durante i primi cinque giorni di vita della serpe. Quando la pioggia cessò e il vento calò, Koak riuscì a vedere il riflesso delle lune sulla superficie del mare, mentre la serpe dormiva tranquillamente e piccoli sbuffi di fumo le salivano dalle narici.

Koak abbracciò la serpe, chiuse gli occhi e cadde in un sonno profondo e senza sogni.

***

A Koak era sempre piaciuta la mattina dopo una notte di acquazzoni. Trovava piacevoli l'aria frizzante e il fogliame lucido d'acqua, il modo in cui la terra era stata purificata e rinnovata. Si svegliò sotto un cielo grigio e con il profumo della pioggia, e la nebbia del mattino era così fitta che sembrava che il mondo intero fosse avvolto in una nuvola. Koak fu sorpreso, ma rimase impassibile, quando l'Anziana Anli emerse dalle nebbie come un fantasma in un sogno.

"È stato abbastanza semplice trovarvi," disse la vecchia Pandaren. Iniziò a camminare lungo uno stretto e tortuoso sentiero che saliva lungo il lato della guglia e fece loro cenno di seguirla. Sia Koak che la serpe lo fecero, anche se Koak sospettò che la serpe lo facesse solo per Anli.

"Quasi tutte le serpi fanno la loro casa sull'Isola di Guardiavento," continuò Anli, "ma alcune di esse, le più testarde, quelle che smaniano per la propria indipendenza e solitudine, fanno un nido sui picchi isolati che circondano l'isola."

"E hai pensato che la mia serpe stesse seguendo sua madre," disse Koak.

Anli sorrise. "O magari il suo Cavalcaserpi."

Koak si sentì subito mortificato. "Io non sono il suo Cavalcaserpi. Direi che è un fatto inequivocabilmente chiaro."

"Allora, perché l'hai seguita fin qui?" chiese Anli.

Koak guardò verso il cielo, ricordando la cannoniera dell'Alleanza che lo aveva abbattuto e la squadra di ricerca che non era mai arrivata. "Malogrido mi ha abbandonato su quest'isola," rispose. "Non voglio fare lo stesso con la mia serpe."

"Sembri non provare molta simpatia per questo Malogrido," osservò la Pandaren.

Koak ci pensò a lungo prima di rispondere. "L'Orda è il suo esercito," disse infine, "ma noi non siamo il suo popolo." Parlare in quel modo era un atto di tradimento, ma c'era solo Anli ad ascoltarlo. "Garrosh esige fedeltà, ma per lui significa solo essere pronti a morire al suo comando. Lui non sa che cosa sia la lealtà. Thrall ispirava lealtà. Garrosh vuole solo obbedienza."

Anli annuì. "Sono due cose che non sempre combaciano."

Koak diede un'occhiata alla sua serpe. "No," ammise, "Suppongo di no."

Continuarono in silenzio e dopo un po' raggiunsero la cima della guglia. I picchi montuosi e le coste verdeggianti che aveva scorto dalla cima del Ponte della Guglia del Vento erano ora nascosti dalla nebbia oceanica. Era cominciata a cadere una leggera pioggia, le sue goccioline fredde come nebbia sulle spalle e sul petto di Koak.

"Sei venuto da noi la prima volta," disse Anli, "perché avevi sentito dire che eravamo grandi guerrieri. E quando hai visto che trattavamo le nostre serpi con affetto, hai pensato che fossero tutte falsità."

"Eppure quando ti ho chiesto la differenza tra l'acciaio e il ferro," continuò, "mi hai detto che l'acciaio è il più forte dei due."

"Sì, mi ricordo," rispose Koak un po' confuso. "Qual è il punto?"

Anli passeggiava sul bordo della guglia, guardando verso le nebbie impenetrabili. "Tu rifuggi l'affetto, Koak, ma l'acciaio più forte si forgia con l'amore. Un fabbro piega una lama d'acciaio con la massima cura centinaia e centinaia di volte. Tale è l'Ordine della Serpe delle Nubi. Noi siamo i fabbri e le serpi sono il nostro acciaio."

Anli gli fece cenno di avvicinarsi a lei. Quando egli le fu accanto, lei gli mise una zampa sul petto e lo guardò negli occhi.

"Ma con il ferro," gli disse, "un fabbro riscalda il metallo e lo martella, costringendolo ad assumere la forma che lui ha in mente. Quando si raffredda, quel metallo diventa scuro e fragile. E anche se potrà sembrare forte all'inizio, si romperà proprio nel momento in cui servirà di più. Capisci?"

Gli faceva male sentirlo, ma Koak sapeva che era la verità. Le Fauci di Drago erano così e così il legame tra gli Orchi e i draghi. "Capisco," disse mentre guardava la serpe, sdraiata in silenzio dietro di loro, "ma che cosa succede quando il fabbro fa un errore?"

"Allora deve correggerlo," rispose, "finché il metallo è ancora caldo."

***

Anli si lasciò cadere dal bordo della guglia. Koak non fece alcun movimento e non fu sorpreso quando riemerse sulla schiena della sua serpe. "Una volta mi hai detto che le catene sono più efficaci delle scelte. Be', hai provato a mettere la tua serpe in catene. Forse è il momento di darle una scelta."

Koak osservò Anli volar via, chiedendosi se anche lui avrebbe mai potuto farlo. La Pandaren scomparve nelle nebbie e l'Orco rimase solo con la sua serpe. La nebbia si addensò intorno a lui, rendendolo cieco al resto del mondo, ma egli sapeva che se avesse fatto un solo passo avanti sarebbe precipitato in una caduta pericolosa, proprio come quella che lo perseguitava nei sogni. Forse la sua intera vita era stata una caduta. Ne aveva abbastanza. Anli voleva che desse alla sua serpe una scelta? Allora le avrebbe dato la sua dannatissima scelta.

"Serpe," la chiamò Koak. Gli sovvenne che non le aveva ancora dato un nome. La serpe alzò gli occhi e incontrò il suo sguardo. Vide che cosa aveva intenzione di fare e cominciò ad aprire la bocca in segno di protesta. Ma l'Orco non gliene diede la possibilità.

Koak fece un passo e cadde dalla guglia nell'oblio.

In un attimo si ritrovò a precipitare a capofitto attraverso le nuvole e la nebbia, dritto verso l'invisibile spiaggia sottostante, il suo incubo trasformato in una realtà spaventosa. La mia serpe non mi salverà, pensò Koak d'improvviso. Morirò.

Sentì un urlo familiare giungere dall'alto e alzò lo sguardo per vedere un'ombra lunga e ritorta scendere in picchiata verso di lui. La sua serpe emerse dalle nebbie e corse al suo fianco: aveva fatto la sua scelta.

Koak non era mai stato più felice di essersi sbagliato. Ma mentre la serpe si avvicinava, si rese conto con terrore che non c'era una sella o delle redini con cui avrebbe potuto mettersi a cavallo di quel corpo squamoso. Un senso di panico affondò i suoi artigli in profondità nel cuore di Koak. Si allungò disperatamente verso la serpe, cercando freneticamente di aggrapparvisi.

La serpe ruggì e allungò il collo, incrociando lo sguardo dell'Orco. Quando Koak guardò nei suoi occhi, si aspettò di vedere paura o dubbio o disperazione. Ma non fu così.

Quello che vide fu forza.

Koak allentò la tensione e cedette il controllo. La serpe volò rapidamente sotto di lui e si fece colpire dritto su una curva della schiena. Koak istintivamente assecondò i suoi movimenti e avvolse le braccia attorno al suo corpo al momento dell'impatto, come la serpe si era avvolta intorno al suo braccio così tante volte quand'era un cucciolo.

Con un ruggito che fece tremare i cieli e che riecheggiò attraverso il mare, la serpe virò verso l'alto con tutta la sua forza. Koak sentì uno spruzzo d'acqua sulla sua faccia come se avessero sfiorato delle onde, e poi si ritrovò a salire verso il cielo mentre la nebbia si alzava come una cortina di velluto: l'oceano, la costa, le guglie, il ponte e infine tutta la Foresta di Giada, uno spettacolo che si distendeva sotto di loro. Koak rise, un po' per l'eccitazione e un po' per l'incredulità.

La sua serpe non l'aveva fatto cadere.

"Grazie," disse Koak sorridendo. La serpe lo guardò e Koak avrebbe potuto giurare di averla vista sogghignare.

Attraversarono le nuvole e volarono nella luce brillante del sole. La serpe fece un giro della morte, e anche senza redini o una sella, Koak le rimase a cavalcioni. Si tenne stretto al suo corpo mentre salivano nel cielo, liberi, forti e veloci come un fulmine. Le squame della serpe catturavano ogni raggio di sole e brillavano come metallo lucido.

"Acciaio," disse Koak senza pensare. La serpe allungò il collo per guardarlo di nuovo. "Il tuo nome è Acciaio."

La serpe ruggì per manifestare la sua approvazione. Si tuffarono sotto le nuvole con velocità accecante, mentre Koak urlava nel vento. Koak stava volando... anzi, loro stavano volando, insieme, come un essere solo. Koak non aveva mai immaginato nulla di simile, ma era esattamente come aveva sempre sperato che fosse.

Acciaio lo portò verso la costa orientale, e mentre passavano sopra all'Arboreto Koak vide i compagni dell'Ordine della Serpe delle Nubi radunati nei loro recinti aperti, che lo salutavano con un ampio sorriso sui volti. Ace sollevò in alto la sua zampa in segno di trionfo, come se il successo di Koak fosse anche suo, e Anli era raggiante dell'orgoglio di un insegnante.

"Mi devi una gara, Koak!" gli gridò Ace.

Koak rise. "L 'avrai!" gli rispose. "Ma prima c'è una cosa che devo fare!"

Acciaio continuò a volare, sopra le cime degli alberi dell'Arboreto e sopra i tetti di Alba Fiorita, verso la Vallata dell'Eterna Primavera e il Santuario delle Due Lune. Koak era giunto a una decisione: il suo popolo aveva bisogno di lui, non le Fauci di Drago, ma l'Orda.

L'Ordine della Serpe delle Nubi aveva insegnato a Koak una lezione preziosa. La vera lealtà non può mai essere imposta, può solo essere guadagnata. Egli aveva cresciuto e nutrito la sua serpe, l'aveva curata e si era fidato di lei, e in cambio Acciaio gli aveva salvato la vita. L'Orda aveva fatto lo stesso per lui: lo aveva accolto e gli aveva dato una famiglia quando era rimasto orfano e solo, e ora Koak le sarebbe stato accanto contro Malogrido e le Fauci di Drago.

In quel modo Koak sarebbe stato per sempre emarginato dal suo clan. Ma l'Orda era nata come gruppo di emarginati e ribelli, rifugiati senza casa e senza nessuno da cui dipendere, tranne che gli uni dagli altri. Insieme, avevano costruito una casa per se stessi: Orgrimmar.

Insieme, l'avrebbero ripresa.

"Per l'Orda!" esclamò Koak. Ora ricordava bene il significato di quelle parole. Combattere per l'Orda significava combattere per i propri fratelli e sorelle, trasformare la forza di uno solo nella forza di molti e creare un legame che non si sarebbe mai potuto spezzare.

Quella era la vera forza dell'Orda: la forza dell'acciaio.