Gallywix:I segreti di un Principe del Commercio
di Gavin Jurgens-Fyhrie

Introduzione dell'Autore

Ehilà! Sono il Principe del Commercio Gallywix. Se stai leggendo questo libro, è perché vuoi diventare come me. Chi non lo vorrebbe? Non c'è Goblin vivente più potente e pericoloso di me. Posso darti tutto ciò che ti serve per avere successo.

Ma prima, un avvertimento amichevole e legalmente vincolante.

Se mi stai leggendo, ma non hai ancora comprato il libro, stai commettendo un furto. Credi che dare solo un'occhiata sia un crimine che non causa vittime? Credi sia un tuo diritto in quanto cliente? Hai torto marcio, parassita! Sono stati quelli come te, l'anno scorso, a privarmi del mio sacrosanto margine di profitto. Non ho potuto aggiungere un'ala piena di mobili commestibili alla mia villa! Ora, invece dei sofà di cioccolato con cuscini di marzapane, mi ritrovo con della seta. Hai mai provato a mangiare la seta? Almeno sai da dove proviene quella roba? Dal sedere di un verme, ecco da dove! Devi fare qualcosa per rimediare. Compra questo libro, oppure i miei assassini esplosivi ti daranno la caccia, canaglia che non sei altro.

Come? Metti in dubbio la mia parola? Ma mi conosci? Non diventi Principe del Commercio lanciando minacce a vuoto. Non è una carica ereditaria, come per i sovrani rammolliti degli Umani dalla pelle rosa. Se ti dico che trentadue spie ti stanno osservando proprio in questo momento, mentre ti lecchi le labbra nervosamente, farai bene a credermi.

È inutile che ti guardi intorno, non li vedrai. Piantala di farmi perdere tempo e di mettere a rischio la tua vita. Ventimila monete d'oro sono un prezzo onesto per la storia della mia vita. Se continuerai a leggere oltre la fine di questa frase senza comprare il libro, impiegherò ogni briciola del mio impero per distruggerti. Sono stato chiaro?

Bene. Ora paga quel maledetto venditore.

Fatto? Davvero? Bene. Grazie per aver comprato il mio libro, idiota. Vuoi ricoprire la carica di Principe del Commercio? Be', io vorrei un esercito di Vilrazziatori con il mio viso tatuato sui loro pugni. Purtroppo i negoziati con la Legione Infuocata sono saltati, quindi nessuno di noi due otterrà ciò che desiderava.

Perché non puoi ricoprire la carica di Principe del Commercio? Perché tutti i posti sono stati presi da Goblin migliori di te, ecco perché! Hai ancora molto da imparare, ma non temere: hai chiesto aiuto al Goblin giusto.

Potresti aver sentito delle voci su di me. "Gallywix è diventato Principe del Commercio facendo saltare in aria, tradendo o vendendo tutti quelli che conosceva. Quando c'è stata l'eruzione del Monte Kajaro, Gallywix possedeva l'unica barca e ha fatto pagare un piccolo, misero biglietto ai profughi che tentavano di salvarsi. Ha stipato gli aristocratici Goblin nella stiva come salami e ha tentato di venderli come schiavi. Quel mostro di Gallywix ha tradito la sua intera razza per un fantastilione di milioni."

Quante cattiverie, vero?

Sai una cosa? È tutto vero! Perché dovrei mentire a riguardo? Non ho mai nascosto le azioni di cui andavo orgoglioso. Se il mondo si spaccasse a metà domani, comprerei il Portale Oscuro, ci piazzerei sopra un tornello, e i fuggitivi mi dovrebbero pagare fino all'ultimo spicciolo che hanno in tasca. Gli strapperei gli anelli dalle dita, addenterei i loro panini e li obbligherei per contratto a costruirmi un palazzo volante nei cieli di Nagrand. Così si comporta un vero Goblin! Domanda e offerta! Fattene una ragione!

Comunque hai pagato... ed ecco cosa otterrai: i tre segreti del miglior Principe del Commercio mai vissuto su questa palla di fango. Non ci vorrà molto. Infatti, se scorri le pagine del libro, scoprirai che le ultime trecento pagine sono copie di vecchi giornali e ricette a base di pesce essiccato.

Spiacente. Niente rimborsi.

Segreto 1 - Il biscotto è tuo e guai a chi te lo tocca!

Il giorno del mio decimo compleanno, ho rilevato l'impresa di invenzioni della mia famiglia E il sindacato del crimine locale. È stato più semplice che vendere uno specchio a un Elfo del Sangue. Seguimi con attenzione...

La giornata era iniziata come tutte le altre: mio padre mi aveva quasi ammazzato.

Non intenzionalmente, sia chiaro. Il suo problema era che nulla di ciò che facesse andava come voleva... il che non è certo divertente, se lavori con gli esplosivi. L'unico negozio che era riuscito a comprare si trovava talmente nel cuore della zona malfamata dei sobborghi del Quartiere Lattina, che nemmeno gli esattori del Principe del Commercio Maldy erano al sicuro. L'ultimo era stato raggirato, malmenato, insultato, legato a un barile di polvere da sparo e rispedito rotolando al vecchio Goblin con una cortese lettera di rifiuto fra i denti.

Per mio padre, la mancanza di tasse era un vantaggio accessorio. Io non vedevo altro che le strade fangose e l'immondizia sparsa ovunque. Persino i topi traslocavano! Mio padre era sicuro che, un giorno, avrebbe fatto il botto con un'invenzione che avrebbe cambiato il mondo. Io sapevo che era solo questione di tempo, prima che facesse fare a NOI il botto. Quindi, la notte prima, avevo deciso di fuggire per diventare un pirata come mia madre.

Avevo passato tutta la notte a fare piani e... i bagagli. I cinque soldi nei miei stivali consunti mi sembravano una fortuna. Mio padre si svegliò più o meno all'alba e iniziò a trafficare nel negozio, parlando fra sé e sé. Il suo metodo di ricerca e sviluppo si componeva di tre fasi: ottimismo, preoccupazione e panico. Il terzo poteva farti saltare qualche dito e strapparti la maggior parte della pelle. Quando chiusi le valigie e le nascosi sotto il materasso ammuffito, era alla fase 2.9.

"Forza!", mormorava dall'altra parte delle mura sottili. "Solo un altro po' più stretto... solo un altro po'... ops! Oh-oh! On, no! NO! Fermati! Ragazzo, svegliati e trova un riparo!"

Sollevai stancamente il cuscino foderato di piombo, mentre un orsacchiotto arancione dalla faccia meccanica sfondava il muro. Mi vide, fece un urlo acuto ed esplose, scagliando vortici di frammenti in ogni direzione.

Mio padre si precipitò nella stanza annerita senza bussare, ma non perché andasse di fretta. Il mese precedente, aveva fuso la porta con il napalm.

"Tutto a posto, ragazzo? Hai visto? Un test perfetto! Lancio orizzontale, bersaglio agganciato, rotazione giroscopica ed esplosione! Secondo il sindacato, usare delle microbombe per lo spostamento e carburante da razzi per la spinta avrebbe raso al suolo l'intero isolato. Gli abbiamo dimostrato che sbaglia..."

Lanciai a terra rumorosamente il cuscino sbrindellato.

"Quello era l'unico prototipo, vero?"

"Beh, sì. Ma..."

"E i progetti sono...?", chiesi, permettendogli di completare la frase. Avevo molta esperienza nel parlare con lui.

"...sono stati rubati da un pollo meccanico".

Quella era una novità, ma non permisi che mi spiazzasse.

"Quindi non puoi ricostruirlo, giusto?"

Aprì la bocca per rispondere in maniera sferzante, ma subito i suoi occhi si riempirono di terrore. Annuii. La routine mattutina era completa. Dovevo solo fare colazione e mettermi in cammino.

"Non importa, ragazzo. Ora conosco il principio base. Gli esplosivi nascosti in oggetti adorabili sono un mercato totalmente inesplorato. Diventeremo ricchi!"

"Papà, il solo modo per smettere di essere poveri è se tu ci fai saltare in aria!", risposi.

"Sei ingiusto, Jastor. È solo questione di tempo."

"Sai che ti dico? Hai ragione. Un giorno ci farai sicuramente uccidere entrambi, papà. Credo in te."

"Ehi! Sai quanti giovani Goblin vorrebbero un inventore come padre? Quando avevo la tua età, sognavo sempre che..."

"Sul serio, papà? Di nuovo questa storia?"

"...i miei genitori avrebbero smesso di spalare nelle fogne e avrebbero fatto saltare in aria qualcosa. Mi spaventi, quando dici di aver paura delle esplosioni. Non è da Goblin."

"No! Sai cosa non è da Goblin? Dire al proprio figlio di 'andare a giocare'. E sai qual è il problema? Che qui non c'è nessuno con cui farlo! Jelky deve passare tutto il giorno a tessere micce. Druz si sveglia all'alba per mescolare il cemento. Hai idea di quanto sia imbarazzante avere un padre che non ti chiede di lavorare per lui?"

Papà alzò le mani in aria e attraversò il corto corridoio per tornare nel negozio.

"Sai che ti dico?", gridò. "Perché non lasci gli affari a me e io lascio qui il biscotto Tuttozucchero per il primo ragazzino che passa e compie gli anni oggi!"

"Per fare affari, devi vendere qualcosa!", risposi urlando. Però avevo un'altra cosa in testa. Tuttozucchero! Qualcosa da masticare lungo la strada!

"Credi di cavartela meglio di me?", disse dal negozio. "Se vuoi provare, fai pu... Ah, salve signori."

Sembrava che mio padre avesse dei clienti. Lo presi come un buon auspicio per il mio viaggio. Se una cosa tanto improbabile era accaduta nel negozio di mio padre, non avrei avuto problemi a trovare una nave per abbandonare Kezan. Anzi, probabilmente avrei trovato uno squalo domestico, che mi avrebbe portato su un'isola magica fatta tutta di tortine e platino. Attraversai di corsa il corridoio per andare a prendere il mio biscotto.

La Pasticceria Tuttozucchero non esiste più. Il negozietto venne bombardato leggermente durante la Seconda Guerra del Commercio e pesantemente durante la Quarta Guerra del Commercio, pochi anni prima che gli Orchi arrivassero ad Azeroth. L'intero vicinato ha puzzato di caramello e cadaveri per un mese. Comunque, il punto è questo: se non hai mai assaggiato un biscotto della Pasticceria Tuttozucchero, non hai mai assaggiato un vero biscotto. Punto.

Erano così grandi, che dovevi tenerli con due mani. Il bordo esterno era leggermente tostato. I pezzi di cioccolato erano grossi come pugni di Ogre. C'erano tracce di cannella e cristalli di zucchero. Ne ricevevo solo uno all'anno.

Mi fermai in fondo al corridoio, nascondendomi nella penombra. Non erano clienti. Skezzo e i suoi scagnozzi stavano tentando nuovamente di spaventare mio padre.

Nel Quartiere Lattina, persino i criminali erano quasi al verde e la banda di Via del Rame non faceva eccezione. Ho ancora davanti agli occhi quell'idiota di Skezzo, con i suoi orecchini d'oro falso e il maleodorante vestito rattoppato. L'unica cosa degna di nota che abbia mai fatto in vita sua è stata litigare con me.

Spinse mio padre contro le tre gambe e mezza del suo bancone da lavoro. Dall'altro lato, il mio biscotto traballò nel nostro unico piatto. Sussultai, ma l'orgoglio non mi avrebbe impedito di mangiarlo raccogliendolo da terra, se fosse stato necessario. Credimi: l'avresti fatto anche tu.

"Luzik, cosa dobbiamo fare con te?", disse Skezzo. "Sei sempre in ritardo con i pagamenti. Anzi, non ci paghi proprio. Non costringermi a far venire qui Lumpo domattina per far saltare in aria...". Skezzo si interruppe, non riuscendo a trovare niente di valore a parte un candelotto di dinamite che, come forse sai, è fatto apposta per esplodere.

"Senti, mi dispiace...", disse mio padre. "Siamo a corto di denaro. Ne ho a malapena per il cibo!"

"E per i dolci, a quanto pare!", disse Skezzo, allungandosi per prendere...

il...

mio...

biscotto!

"Mi pagherai ciò che devi entro stanotte!", disse, infilandoselo in bocca. Briciole preziosissime caddero sul bavero bisunto. "Oppure brucerò il tuo negozio e ti farò pagare le torce."

Mi vide nel corridoio, strizzò l'occhio e se ne andò tutto impettito, sputando il resto del biscotto strada facendo.

Era cambiato tutto. Se non fosse stato per il biscotto, sarei fuggito per diventare un temibile Re dei Pirati nei Mari del Sud... e il mondo sarebbe stato un posto molto diverso.

Entrai barcollando nel negozio. Mio padre mi stava parlando, ma non potevo udirlo perché il sangue mi rimbombava nelle orecchie.

Se l'avessi voluto, avrei potuto lasciare Kezan, ma non era quello il problema. Mio padre permetteva a dei teppisti di quart'ordine di prendere ciò che gli apparteneva. Io avevo permesso loro di prendersi il mio biscotto. Quello era il vero problema. Per quello eravamo poveri. Certo, Skezzo aveva una banda. Certo, aveva armi e superiorità numerica. Ma io avevo qualcosa che mi gonfiava la testa come una flotta di Zeppelin all'attacco di una tana di Gnoll: un codice, bordi taglienti e pezzi oliati. Quello era il negozio di mio padre. Quello era il mio negozio. Quel biscotto era mio. Non biasimavo Skezzo per averci provato, ma non avrei permesso a nessuno di prendere ciò che era mio, a qualsiasi costo.

Dieci minuti più tardi, mi trovavo dall'altra parte della città con uno degli usurai di Skezzo, circondato da fumo di sigaro e attaccabrighe ghignanti.

"Vediamo se ho capito...", ridacchiò l'usuraio. "Devi dei soldi al capo e per pagare vuoi che ti conceda un prestito?"

"Sì!", risposi.

"Con gli interessi?", chiese l'usuraio. Le sue labbra tremavano per lo sforzo di non scoppiarmi a ridere in faccia.

"Quelli che riterrete giusti!", risposi senza battere ciglio.

"D'accordo, ragazzino!", disse contando i soldi. "Credo di sapere perché tuo padre è nei guai. La tua famiglia non ha alcun senso per gli affari."

L'unica cosa che ecciti un Goblin più velocemente del nuovo calendario Ragazze Esplosive, è la possibilità di infliggere una pubblica umiliazione. Quella sera stessa, Skezzo tornò con tutta la sua banda, compresi gli usurai. Le porte di tutta Via del Rame si aprirono e i nostri amichevoli vicini si sporsero per vedere l'inventore e il suo stupido figlio perdere tutti i soldi e venire scacciati dalla città. Però papà non c'era. Era andato a comprare un altro biscotto. Tipico di lui: sempre animato dalle migliori intenzioni, ma incapace di comprendere le situazioni. Non era più una questione di biscotti.

Skezzo e la sua banda si fermarono davanti a me, disponendosi malamente a forma di freccia.

"Hai i miei soldi, ragazzo?", chiese. Gli scagnozzi si affacciavano dietro la sua schiena per vedere se sarei stato così stupido da andare fino in fondo.

"Compresi gli interessi!", risposi.

Skezzo mi strappò la sacca di mano, mi diede una pacca sulla testa e se ne tornò lentamente in fondo alla strada con la sua banda. Esatto. Non contò nemmeno i soldi. Tutt'oggi non riesco ancora a capire come facesse quest'uomo a gestire qualcosa di più impegnativo di una bancarella di salsicce.

"Ragazzino, è stato bello fare affari con te!", disse senza voltarsi. "Lumpo, porta tu la sacca. È maledettamente pesante."

"Sarà colpa della dinamite!", dissi sorridendo.

Le macchine fotografiche sarebbero state inventate solo qualche anno dopo, ma ucciderei per avere un'istantanea di Skezzo e dei suoi scagnozzi scattata un attimo prima che esplodesse la bomba piazzata sotto i soldi.

Quando il fumo si fu diradato, la banda era sparita. Con una sincronia lugubre, i miei stupidi vicini guardarono prima il cratere fumante e poi me.

Sorrisi e indicai in alto. Centinaia di occhi obbedirono, guardando in su.

Skezzo, la sua banda e i soldi incendiati stavano piovendo dal cielo.

Passeggiai lungo la strada che portava da Bezok il mattonaio, saltellando allegramente al ritmo delle grida dei miei vicini. Certo, il trucchetto mi era costato tutto il denaro di papà per coprire gli interessi e la dinamite... ma, entro la fine della settimana, quei quattrocento soldi avrebbero costituito una cifra irrisoria.

"Wow. Wow!", disse Bezok, mentre i Goblin uscivano da ogni porta crepata e vicolo sporco in cerca di soldi ancora intatti. Fu la più disgustosa caccia al tesoro della storia. "Così si fa, ragazzo! Siamo liberi!"

"Non durerà!", risposi, scansando con noncuranza un calzino bruciato. "C'è un vuoto di potere. Non appena si spargerà la voce della morte di Skezzo, altre bande si faranno avanti. Dobbiamo unirci per proteggerci, tracciare e proteggere le rotte commerciali."

"Sì!", disse Bezok, con gli occhi colmi d'entusiasmo. "Ottima idea! Prima o poi lo faremo!"

"No!", risposi. "Vieni da me domattina, ti farò trovare un contratto già pronto. Puoi occuparti della produzione, vero? Io penserò a tutte le faccende noiose."

"Eh?". Bezok batté le palpebre. Stava osservando una nuvola di banconote accese, dirette verso il tetto della sua capanna. "Aspetta un momento, credi di poter gestire i miei affari? Ascoltami bene, ragazzo..."

"Bum!", dissi.

"Bum?", ripeté indietreggiando Bezok.

"Bum."

"Perché dici bum?"

"Mi piace il suono... bum!", risposi con la spaventosa serenità che solo i ragazzi sanno esprimere. "Ascoltami bene: domattina verrai da me. Farai così tanti soldi, che nemmeno ti accorgerai che il capo sono io."

Bezok non era un vigliacco. Faticava sempre a pagare le bollette. Gente come lui cerca sempre un modo semplice e inatteso per fare soldi.

"Sai che ti dico, ragazzo? Perché no? Se voglio, posso tirarmi indietro in seguito. Giusto?"

"Certo. Lo metterò nel contratto!", risposi. Non avrebbe dovuto far altro che lasciarmi gestire i suoi affari, pagarmi una quota annuale... e indossare tre volte a settimana un costume da orso per pubblicizzare la nuova linea di giocattoli esplosivi di papà.

Lasciai Bezok mentre tirava fuori una scala per raggiungere il falò di banconote sul suo tetto e tornai a casa. Quando giunse mio padre, ero impegnato a scrivere il mio primo contratto in caratteri così piccoli, che nemmeno un moscerino con gli occhiali sarebbe riuscito a leggerli. I contratti sono facili da scrivere. Devi solo pensare a ingannare i poveri idioti che li firmeranno e ricordare una semplice regola: quasi tutti ritengono che le scritte in piccolo vadano scorse rapidamente prima di firmare, invece che essere mostrate a dieci avvocati, esaminate da una corte, smontate parola per parola e fatte esplodere in un ambiente controllato.

Mio padre strusciò i piedi, schiarendosi la voce.

"Credo di poter fare meglio!", lo anticipai. Non avevo bisogno di guardarlo in faccia per capire che aveva saputo della bomba.

"Co... come?", balbettò. Una busta di carta scricchiolò nella sua mano.

"Mi avevi chiesto se credessi di poter gestire i tuoi affari meglio di te. Ho dimostrato di poterlo fare. Entro domattina, avremo accesso al denaro di Bezok. E non è che l'inizio. Però ho bisogno che firmi il passaggio di proprietà del negozio a me."

Rimase in silenzio a lungo. Ne approfittai per scrivere qualche altra riga.

"Hai preso tutto da tua madre.", disse alla fine. "D'accordo, ti concedo una settimana. Se per allora non avrai ottenuto profitti sufficienti per comprare altra dinamite, tornerà tutto come prima. D'accordo?"

Proprio così: credeva che avrei fallito e che mi sarebbe servito di lezione. Mi lasciò lì con il biscotto e il mio lavoro. Arrivato alla terza bozza, il biscotto era ormai divenuto stantio. Decisi di tenerlo come ricordo. In effetti, ce l'ho ancora.

Entro la fine della settimana, metà delle imprese del quartiere si erano iscritte al mio Conglomerato di Via del Rame. Per allora mi ero già trasferito, ma inviai a mio padre tre casse di dinamite, una tuta da artificiere e un po' di denaro.

Lo so, hai ragione. È stato un gesto sentimentale. Ma ricorda che avevo dieci anni, genio! Ho guadagnato il mio primo milione all'età in cui hai preso la sklaz nuotando nelle macchie d'olio tossiche intorno alla fabbrica di Cibi Genuini di Garzak Bruciagrano.

E poi era mio padre. E io mi prendo sempre cura di ciò che è mio.

Segreto 2 - Non esistono mezze misure: se non sei un leone, sei una gazzella

Gli anni passarono. Non ti descriverò nel dettaglio tutte le imprese che ho rilevato, avviato, venduto o distrutto. Ho vinto, solo questo conta. Ho ottenuto tutto ciò che volevo.

Non è stata fortuna. La fortuna non esiste. La fortuna è per i perdenti. Se ti muovi in grande, velocemente e con la fermezza necessaria, puoi ritagliarti un posto nel mondo. Allora tutti si piegheranno per darti qualsiasi cosa desideri, solo per provare l'emozione di far parte del tuo successo.

Be', quasi tutti. Di tanto in tanto, incontrerai altri come te. Ti taglieranno in due come un albero sacro a una festa del legname della S.P.R. & Co., se non sarai tu a farlo per primo.

Ai tempi della Seconda Guerra, ero l'astro nascente di Kezan. Presidente dell'enorme Conglomerato di Via del Rame, consigliere dell'Unione dei Meccanisti, pezzo grosso della Coalizione Commerciale e secondo uomo più ricco del Cartello degli Acqualorda. Il Principe del Commercio Maldy decise che voleva conoscere il suo potenziale concorrente, quindi mi invitò nella sua villa per la festa di compleanno della figlia.

Il vecchio Goblin era popolare come una saponetta su una nave pirata. Si diceva che il Principe del Commercio Spargifumo facesse un sacco di soldi grazie a un presunto contratto d'esclusiva con l'Orda. Secondo Maldy, se le cose fossero andate male per l'Orda, l'Alleanza se la sarebbe presa con noi. Impose dei vincoli molto severi sui commerci, assicurandosi che Acqualorda avesse provviste e denaro a sufficienza da resistere a un embargo e piegare gli altri cartelli.

Una strategia concreta, ma con un difetto: al Goblin medio non piace la cautela. La cautela è noiosa. I Mogul e i finanzieri di Acqualorda decisero di volere un Principe del Commercio più giovane e aggressivo al posto di Maldy. Indovina chi?

Mi preparavo a quella serata da sei mesi, molto prima che Maldy spedisse l'invito. Era stata prevista ogni eventualità e unto ogni ingranaggio. Persino gli altri Principi del Commercio avevano dato il loro segreto assenso, se non altro perché ritenevano vantaggioso avere un concorrente con meno esperienza. Il successo era inevitabile. Entro il tramonto, sarei divenuto un Principe del Commercio.

Percorsi il sentiero per la villa di Maldy. Thissy Puntacciaio, la mia assistente personale, corse verso di me. Anni dopo, avrei dovuto licenziarla per aver assoldato dei sicari affinché mi assassinassero nella mia piscina. Era fantastica.

"Signore, ho forzato la... scrivania di Maldy!", ansimò. "Aveva... nascosto la chiave sotto la statua di un falcone. Ho trovato le sue ricerche... sulle intenzioni degli altri Principi del Commercio."

"Benissimo!", dissi. Maldy si stava veramente rammollendo, se lasciava in giro documenti così importanti. "Che stanno facendo? Dobbiamo imitarli, se vogliamo rimanere competitivi."

Thissy scorse rapidamente le carte.

"Riuniscono eserciti di mercenari."

"Utile. Manda un cesto regalo pieno di oro ai Filibustieri dei Mari del Sud."

"Di metallo o cioccolata, signore?"

"Cioccolata. Tanto le morderanno lo stesso, a questo punto tanto vale che siano dolci. Che altro?"

"Profumo."

"Profumo?"

"Il Principe del Commercio Donais sembra molto interessato all'articolo, signore."

"Va bene, ti faccio risparmiare tempo. Trova qualcuno che lavori per me e fagli fare tutto ciò che è scritto su quella lista. Ora va', ho una festa a cui prendere parte."

Thissy annuì una volta e se ne andò. Avevo fatto solo altri tre passi in direzione della villa quando Mistericus, direttore dell'Unione dei Meccanisti, saltò fuori da una siepe.

"Ti ricordi il piano?", sibilò.

"L'ho scritto io!", risposi, tentando di non digrignare i denti. Mi ero ispirato alla più grande debolezza del Principe del Commercio Maldy: la sua adorata figlia. Se sei un Principe del Commercio, non puoi permetterti gli affetti familiari o gli amici. Come si dice: "Chi trova un amico perde un tesoro!". Ovviamente, mio padre era l'eccezione che confermava la regola: possedeva l'ambizione di un ciocco di legno fradicio. Inoltre, chiunque tentò di rapirlo per minacciarmi scoprì a proprie spese che un Goblin può essere infilato a forza in un cannone e sparato da Kezan alla Baia del Bottino.

"Gallywix, non rovinare tutto!", disse Mistericus, tornando nel cespuglio. "E non farti venire strane idee. Anche se dovessero nominarti Principe del Commercio, tu lavori per noi. Chiaro?"

"Tranquillo, capo!". Sì, idiota, dormi tranquillo e continua a sognare...

La guardia a bordopista della sala da ballo mi fece passare con un leggero cenno d'intesa. Avevo passato gli ultimi due mesi a sostituire le guardie del corpo del Principe del Commercio Maldy con i miei mercenari. Attraversai lentamente la sala.

Ti è mai successo di andare a una festa e tutti si voltassero per salutarti? No? È un'esperienza che ti consiglio di provare. Cento Goblin tentarono di incrociare il mio sguardo o di offrirmi da bere. Li ignorai e afferrai qualche nuvola di Aragoide da un vassoio di passaggio. Avevo del lavoro da fare.

Non avevo mai incontrato Nessa, la figlia del Principe del Commercio. Secondo il mio informatore, avrebbe indossato un vestito blu e un fermaglio di diamanti a forma di libellula. Inoltre, aveva aggiunto che sarebbe stata "una visione mozzafiato". Ovviamente, lo licenziai. Eppure, non appena intravidi Nessa dall'altra parte della sala, capii che, per la prima volta in vita mia, dovevo delle scuse a qualcuno.

Era così bella che avresti potuto pensare che le pagassero gli straordinari per esserlo. La pelle era di un verde corallo e gli occhi scuri come una miniera di smeraldi a mezzanotte. La luce emanata dai suoi capelli raccolti faceva sembrare il fermaglio di diamanti semplice bigiotteria.

Una mano invisibile mi tirava verso di lei attraverso la folla. Sapevo di dover riprendere il controllo: il piano A dipendeva dal fatto che io riuscissi ad allontanarla dalla festa per farla prelevare dalla mia squadra di rapitori. In questo modo, Maldy si sarebbe arreso senza combattere.

"Volete ballare?", chiesi, gettando il piano A dalla finestra.

"Perché no?", rispose. Capii che mi aveva osservato fin da quando avevo messo piede nella sala. Fantastico. "Nandirx, qui, mi sta annoiando a morte."

La trascinai via dal piccolo banchiere devastato e raggiungemmo il centro della pista da ballo. Parlammo mentre danzavamo, ma non saprei dirti di cosa. Mi sentivo inebriato. Le mie ambizioni correvano un grosso rischio. Se avessi agito contro suo padre, avrei perso ogni speranza di conquistarla. Ti dico una cosa: da vicino, era ancora più bella. Dovevo procedere con cautela.

"Sposatemi!", dissi senza riflettere.

Sbuffò e rispose: "Vi conosco appena, signor Gallywix!".

"A questo posso rimediare!", dissi. "Sono il..."

"Presidente dell'enorme Conglomerato di Via del Rame, consigliere dell'Unione dei Meccanisti, pezzo grosso della Coalizione Commerciale e secondo uomo più ricco del Cartello degli Acqualorda", concluse con un mezzo sorriso.

Aveva letto il mio comunicato stampa!

"Però non posso sposarvi...", proseguì. "Certo, avete beneficiato di qualche colpo di fortuna... Ma a me piacciono i Goblin spietati, che sappiano assumersi dei rischi."

Rimasi senza parole per qualche secondo. Però non sono bravo a rimanere senza parole, quindi rimediai subito.

Le parlai dei miei inizi. Le sbattei in faccia ritagli di giornale sui misteriosi incendi all'ospedale e sull'estorsione ai danni degli orfani. Le indicai dov'erano sepolti i cadaveri. Poi passai alle cose brutte.

Ascoltò, con la testa inclinata da un lato. Di tanto in tanto, sorrideva.

Quando terminai, scrollò le spalle e disse: "Niente male come inizio, almeno credo!".

Che signora, eh? Fino ad allora, mi ero sentito in colpa... sul serio... riguardo al piano B, ma improvvisamente ero sicuro che fosse l'unico modo per conquistarla. Voleva un Goblin davvero spietato. Praticamente avevo la sua benedizione!

Non notai il trambusto alle mie spalle, finché un bastone non mi bussò sulla spalla. Diedi un'occhiata e... ops!

"Quindi siete voi che state monopolizzando mia figlia, giovane Gallywix!?!", disse il Principe del Commercio Maldy, appoggiandosi al suo spesso bastone. Le sue mani, piene di massicci anelli d'oro, stringevano il manico, sospettosamente simile a quello di un pugnale.

Tutti i presenti ammutolirono. Quei Goblin avevano visto abbastanza complotti d'alta classe da sapere che stava per succedere qualcosa. "Sono felice di incontrarvi, finalmente. Giù le mani dalla merce!"

"Perdonatemi, signore!", dissi, allontanandomi da Nessa.

"Grazie. Ho saputo che la mia sicurezza ha bruciato la vostra fabbrica di materiale contraffatto, lo scorso mese. Spero non l'abbiate presa come qualcosa di personale. Sono solo affari."

"Non dite 'solo', signore!", ghignai. "Voi le fate sembrare quasi delle scuse."

Sul suo volto comparve un ampio e ruvido sorriso. "Sapevo che mi sareste piaciuto!", disse. "Vi state divertendo alla festa di mia figlia?"

"La sua festa?", dissi, lanciando un segnale alle guardie. "Ora non più. Da adesso, è la mia."

"Cosa?", abbaiò Maldy, aggrottando le sopracciglia.

"Dal tramonto di oggi, grazie a un centinaio di prestanome e piccole imprese, possiedo la maggioranza delle vostre azioni nella Coalizione Commerciale. Controllate pure: ho comprato la vostra amministrazione, quindi fossi in voi non mi fiderei troppo di ciò che vi dicono. Possiedo anche i vostri agenti di sicurezza. Vi ho rubato la terra da sotto i piedi e voi avete affittato quegli anelli in uno dei miei negozi. Per voi è finita, Maldy. Siete storia passata e lo sanno tutti ormai."

Da qualche parte in lontananza, un pappagallo emise un verso roco. Maldy divenne prima rosso e poi viola in volto, guardandosi intorno in cerca di un alleato. Invece, i miei scagnozzi ci circondavano come un muro. Li feci fermare. Per far colpo su Nessa, avevo bisogno di apportare un tocco personale alla fase successiva.

"La mia spedizione...", ringhiò. "Metà della mia flotta sta salpando con una spedizione di armi diretta all'Alleanza. Guadagnerò una fortuna e ricomprerò tutto!"

"Sono felice che l'abbiate menzionata...", dissi, estraendo un telecomando dalla tasca. "Voglio regalare un piccolo spettacolo ai vostri ospiti. Premete il pulsante".

"No!"

"Non vi piacciono le sorprese? Avete paura? Credevo che un Principe del Commercio dovesse avere fegato! Premete il pulsante, Maldy!"

Mostrando i denti come un vecchio leone, Maldy schiacciò il grosso pulsante rosso con il dito.

Al porto, tutte le navi della sua flotta esplosero in una serie di roboanti palle di fuoco. In perfetto ordine alfabetico.

Approfittando dello sconvolgimento di Maldy, gli strappai di mano il bastone, estrassi la spada che (come mi aveva detto il mio informatore) si trovava all'interno e la puntai contro Nessa senza nemmeno voltarmi a guardarla.

"Allora... Vi do un'ora per andarvene da Kezan, altrimenti trapasserò vostra figlia e getterò voi dal Monte Kajaro, a testa in giù!", dissi fissando Maldy. Poi mi rivolsi a Nessa. "Che ne dite? È abbastanza spietato?"

Il suo volto era pallido come cera. Potevo quasi vedervi attraverso.

"Troppo?", dissi strabuzzando gli occhi.

Superò di corsa la spada e mi schiaffeggiò in pieno viso. Poi prese suo padre sottobraccio e lo portò lontano, fendendo la folla sbigottita.

Lasciai cadere la spada e sollevai due mani e quattro dita, il simbolo tradizionale dei Goblin per indicare una completa e definitiva vittoria. Gli ospiti... i MIEI ospiti... emisero un boato d'approvazione, accalcandosi per darmi pacche sulle spalle e congratularsi con me, mentre facevano scivolare bustarelle e biglietti da visita nelle mie tasche. Non guardai nessuno di loro negli occhi.

Invece, osservai Nessa accompagnare suo padre lungo la collina fuori dalla villa.

Segreto 3 - Se il tuo piano pensionistico non include un palazzo, stai sbagliando qualcosa

Ciò avveniva più di vent'anni fa. Probabilmente ti starai chiedendo se abbia qualche rimorso. In fondo, ho esiliato l'amore della mia vita dieci minuti dopo averla conosciuta e ho organizzato la successiva (e interamente accidentale) morte di colui che non divenne mai mio suocero. Tutti quelli che ho incontrato hanno sempre tentato di tradirmi. Sono solo.

AH! Giusto! Oh, povero me... non ho altro che il mio illimitato potere e le mie sconfinate ricchezze! Che tragedia! Organizza una raccolta fondi per me.

Per tua informazione, ogni anno ho inviato a Nessa un mio ritratto mentre mi godo la ricchezza. In cambio, lei mi spedisce delle scatole piene d'esplosivo. Chi ha detto che le relazioni a distanza non funzionano?

Sono anni che ricopio in bella grafia questo libro e i crampi alle mani sono sempre più frequenti, quindi la finisco qui. Ora conosci molti dei miei segreti, ma non illuderti: non mi batterai mai. Sono sempre riuscito a sfruttare qualsiasi trappola a mio vantaggio. Persino quando quel Goblin di cui non farò il nome ha tentato di convincere il brutale Orco Thrall a uccidermi, alla fine ne sono uscito vincitore.

Sul serio. Hai visto dove vivo, ora? In un palazzo in cima a una montagna di Azshara, con vista sull'oceano, campo da bomba-golf, cantina segreta e pupe libidinose a bordo piscina! No, certo che non l'hai visto. I falliti non sono i benvenuti nella mia tenuta.

Comunque non voglio raccontarmi bugie. So che non vivrò per sempre. Hai guardato fuori da una finestra, di recente? Il pianeta è come un guscio d'uovo rotto! Azshara potrebbe finire sommersa da un momento all'altro.

Hai comprato il mio libro, quindi siamo amici. Giusto? Giusto. Allora, nell'improbabile eventualità che tu viva più a lungo di me, ecco l'unica cosa che devi sapere per dominare i Goblin.

Vinci.

Stavolta ho finito davvero. Ti ho consigliato di tenerti stretto ciò che ti appartiene e farti costruire un palazzo in cui comportarti in maniera spietata. Ma se vuoi essere me, devi credere che ogni cosa sia lì perché tu possa prenderla... e dovrai fare di tutto per riuscirci.

Quindi, ora inizia a vincere! Inganna parenti e amici, sfrutta coloro che si fidano di te e metti le mani su una villa sfarzosa. Ottieni un grosso profitto.

"Principe del Commercio Gallywix, ma come faccio a diventare ricco?". Ottima domanda davvero. Sfortunatamente, la risposta si trova in un altro libro. Come ormai avrai capito, fare regali non è da me.

Ascoltami bene. Per iniziare, spedisci i tuoi soldi, i gioielli, le prelibatezze fritte e gli animali esotici al mio palazzo dei piaceri. Quando avrò deciso che sarà abbastanza, ti invierò una copia di Diventa ricco con Gallywix. Ti garantisco che quel libro non è uno specchietto per le allodole*.

Non vedo l'ora di fare affari con te.

*Il significato del termine "specchietto per le allodole" (d'ora in poi "modo di dire") è definito in modo univoco dal Principe del Commercio Gallywix. Qualsiasi tentativo di scoprire la definizione del modo di dire risulterà in un'azione legale. Ogni lamentela riguardo a questo libro o alle ricette sulla "zuppa di pinne di Murloc", "zuppa di occhi di Murloc", "zuppa di squame di Murloc" o "zuppa di megliochenonlosai di Murloc", contenute nei successivi ventisette volumi, risulteranno in un'azione legale. Qualsivoglia azione legale risulterà in una devastante azione legale di ritorsione. Non provarci nemmeno, idiota. Io ho una fossa piena di scorpioni, tu no.