Garrosh Malogrido:Cuore di Guerra
di Sarah Pine

Garrosh, mi hai deluso.
Per quanto ci provasse, non riusciva a cancellare dalla memoria queste parole. Non importava quante volte avesse udito gridare orgogliosamente "Benvenuto, Supremo!" mentre attraversava il Martello di Agmar, o quanto a lungo fosse rimasto fra le rovine davanti al Cancello dell'Ira, fissando le fiamme incantate che ancora bruciavano in quel luogo. Persino i colpi inferti dalle sue spade alle bestie del Flagello che osavano opporsi a lui non erano che un sollievo temporaneo. Nessuno schizzo di sangue caldo sul suo volto riusciva a zittire quella voce. Nel momento in cui tornò sulla strada, udì pronunciare ogni singola parola nella sua testa a ogni passo del suo enorme lupo nella neve.

Forse era la continua presenza del Capoguerra al suo fianco a impedirgli di dimenticare quelle parole. Thrall aveva deciso di accompagnare Garrosh sulla via del ritorno da Dalaran al Forte dei Cantaguerra. Aveva detto di voler visitare i possedimenti a Nordania. A Garrosh sembrò di essere sorvegliato, ma capì che si trattava anche di un'opportunità. Le vie di accesso a Nordania dell'Orda erano tutt'altro che improvvisate e Thrall doveva sicuramente accorgersene. Senza dubbio avrebbe apprezzato i risultati raggiunti su quel fronte.

Garrosh scese dal suo lupo, Malak, e si addentrò fra i falaschi. Il Lago Kum’uya era sotto di loro, immobile come uno specchio nella luce grigia del mattino. Avrebbero raggiunto il Forte dei Cantaguerra a metà pomeriggio, al più tardi al tramonto, se si fossero attardati. Privatamente, aveva dovuto confessare di essere impaziente di vedere lo sguardo di Thrall quando vi sarebbero giunti.

Sfortunatamente, mentre si avvicinavano al forte, non poterono ammirarlo come avrebbe meritato. Garrosh capì immediatamente che i Nerubiani erano riusciti ancora una volta a irrompere nella Cava di Pietragrossa. Storse la bocca. Per quanto efficacemente bloccassero Azjol-Nerub, gli insetti riuscivano sempre a trovare una strada a ovest. Le loro grida spettrali erano inconfondibili e venivano trasportate in ogni direzione dal vento ghiacciato della tundra.

"Avanti! All'attacco!", ordinò Garrosh ai Fantini Kor’kron che lo accompagnavano, dimenticando di non essere il comandante del gruppo. Aveva già spronato Malak alla carica, lasciandosi tutti gli altri alle spalle, quando ricordò che l'etichetta gli imponeva di obbedire a Thrall. Be', non era con l'etichetta che si vincevano le battaglie, ma con l'azione.

Mentre si avvicinava, altri suoni di combattimento divennero udibili: erano le urla delle Guardie da Battaglia, le esplosioni dell'artiglieria e l'inconfondibile crepitio delle armi metalliche contro la chitina di Nerubiano. Garrosh sfoderò le asce con il cuore che batteva all'impazzata per l'aspettativa. Malak raggiunse i confini della cava senza mai perdere un colpo. Scivolarono lungo la parete, atterrando su affioramenti e impalcature, dopodiché Garrosh si gettò in battaglia con un grido.

Il Nerubiano davanti a lui non lo vide nemmeno arrivare. Il primo colpo di Garrosh affondò nel suo torace, mentre il secondo lo sviscerò completamente. La Guardia Cantaguerra, contro cui il nemico stava combattendo, guardò in alto incredula, con l'ascia pronta sulla spalla. Garrosh ghignò.

"Malogrido!", urlò il guerriero. Dopodiché si rivolse a quelli che si trovavano intorno a lui: "Il Supremo Malogrido è tornato!"

Come risposta, Garrosh sollevò un'ascia. "Respingiamoli!", ruggì ai suoi soldati. "Ricordiamo a quei parassiti cosa vuol dire subire un assalto dell'Orda! Lok'tar ogar!"

L'arrivo di Garrosh infuse un rinnovato fervore nei difensori, che si spinsero in avanti ripetendo in coro "Lok'tar ogar!". Un enorme mostro a forma di scarafaggio dominava il suolo della cava. Garrosh spronò il suo lupo per lanciarsi all'attacco. I lupi degli Orchi sono addestrati per combattere esattamente come i loro fantini, quindi Malak affondò le zanne nel tarso del Nerubiano, sbilanciandolo, mentre Garrosh smontava: per quanto combattere in sella fosse vantaggioso, aveva sempre preferito tenere i piedi per terra.

Il Nerubiano sibilò e sporse gli arti anteriori verso il collo dell'Orco. Questi parò il colpo e, con un colpo d'ascia, li recise facendoli cadere al suolo. L'insetto barcollò all'indietro, praticamente inseguito danzando da Garrosh, che faceva ondeggiare l'ascia con eleganza agghiacciante. Il sangue pulsava nelle sue vene e il fervore della battaglia gli esplodeva nel petto. A sua insaputa, si sentiva tanto più vivo, quanto più si trovava prossimo alla morte.

Garrosh intaccò il torace del mostro, mentre Malak ne devastava le zampe, impedendogli di stabilizzarsi. Mentre si preparava a sferrare un altro colpo, venne improvvisamente disorientato da un lampo accecante seguito da un acuto crepitio e dall'odore pungente di chitina bruciata: il Capoguerra Thrall si era unito al combattimento. Il Nerubiano era sconfitto e non sapeva dove fuggire. Garrosh era convinto del fatto suo, quando sollevò l'ascia e inferse il colpo fatale, spaccando in due la testa dell'enorme insetto.

Sapeva che la battaglia era finita. All'esercito dei Cantaguerra non restava altro da fare che eliminare le ultime armate nerubiane, che ancora si ostinavano a combattere nella cava. Osservando le guardie all'opera, Thrall sollevò il Martelfato davanti a sé, mormorando alcune parole che Garrosh non riuscì a udire. Rispondendo all'ordine del Capoguerra, il vento iniziò improvvisamente a soffiare furiosamente e l'aria crepitò, facendo drizzare i peli alla base del collo di Garrosh. Thrall ruggì e scagliò un lampo accecante sull'ultimo gruppo rimasto, mentre i soldati si allontanavano di corsa. L'esplosione fece piovere pezzi di carapace bruciacchiato sulle rocce.

Garrosh richiamò a sé Malak e passò il braccio intorno al suo collare, osservando le truppe e compiacendosi del successo conseguito. Il combattimento era stato breve ma soddisfacente. Purtroppo l'Orda aveva eretto la propria fortezza su una parte così contrastata dell'antico regno nerubiano, ma gli attacchi si facevano sempre più sporadici ed era sicuro che, alla fine, sarebbero cessati del tutto. Ogni volta che veniva data loro l'opportunità di difendersi, i suoi soldati diventavano sempre più efficienti. Le linee avevano sempre resistito e avrebbero continuato a farlo.

Raggiunse la rampa davanti al Forte dei Cantaguerra, dove li attendeva il Supremo Razgor con la spada gocciolante di denso icore.

"Era ora che arrivaste!", disse asciugandosi il sudore dal volto. Garrosh rise.

"Non volevo perdere l'occasione di massacrare qualche insetto troppo cresciuto.", rispose. Razgor ghignò.

"Il Capoguerra Thrall mi ha accompagnato fin qui da Dalaran", proseguì Garrosh, "per ispezionare i nostri possedimenti a Nordania.". Mentre pronunciava queste parole, Thrall si inerpicò sul sentiero alle sue spalle.

Razgor spalancò gli occhi, annuendo. Si rivolse alla folla di soldati intorno a loro.

"Salutiamo il ritorno del Supremo Malogrido!", proclamò. I soldati esultarono e brandirono le loro armi. "E diamo il benvenuto", proseguì a voce più alta, "al nostro Capoguerra! Thrall, figlio di Durotan!". L'assemblea si voltò quasi all'unisono e salutò Thrall con lo sguardo fisso umilmente su di lui. Anche Razgor fece un passo avanti e lo salutò.

"Capoguerra, la tua presenza al Forte dei Cantaguerra ci onora!", disse. Thrall abbracciò con lo sguardo le alte pareti di pietra della fortezza, i bastioni di ferro e la cava sottostante in cui avevano appena combattuto. Quindi, lo posò su Garrosh, che contraccambiò.

"Mi ricorda Orgrimmar!", disse Thrall. "Incredibile."

"All'interno la ricorda ancora di più.", rispose Garrosh. "Te la mostreremo."

"Sono sicuro che non mi deluderà!", replicò Thrall. Al sentire quelle parole, Garrosh digrignò i denti.

Orgrimmar. La prima volta che l'aveva vista, ne era rimasto raggelato. Avevano appena lasciato il Canyon Brezza Aguzza, emergendo fra le alte mura di arenaria sotto il sole impietoso di Durotar. Davanti a loro, la distesa rossa si allargava all'infinito e l'orizzonte svaniva in onde di calore che distorcevano la visuale: una notevole differenza con le verdi colline di Nagrand.

"Laggiù! La vedi?". Thrall fermò la sua cavalcatura e puntò l'orizzonte a nord. Garrosh si avvicinò e aguzzò la vista. Dietro di loro, il gruppo rallentò e si fermò alla rinfusa.

In lontananza, vide un alto cancello, un muro di pali affilati di legno, torri dai tetti rossi... No, i suoi occhi dovevano per forza ingannarlo. Trasalì per la sorpresa. Orgrimmar non poteva essere così grande. Rivolse lo sguardo a Thrall, che lo guardava intensamente sorridendo. Evidentemente, non vedeva l'ora di assistere alla reazione di Garrosh. Le guance gli si infiammarono. Garadar non sarà stata particolarmente imponente, ma ne era il Capoguerra. Era il figlio di suo padre.

"Impressionante!", ringhiò. "Sempre che sia grande come sembra."

Thrall rise. "Aspetta e vedrai...", rispose sogghignando.

I cancelli non erano solo grandi, ma enormi. Le guardie, riconosciuto il Capoguerra, salutavano ossequiosamente il loro passaggio. Garrosh guardò davanti a sé e raddrizzò le spalle. Improvvisamente sentì seccarsi la gola. Senza dubbio era colpa della sabbia.

Nelle settimane di viaggio, Thrall gli aveva riempito la testa di immagini della città. Garrosh aveva creduto di sapere cosa aspettarsi, ma sbagliava. Non c'erano parole che potessero prepararlo a ciò che vide. Davanti a lui, si innalzavano edifici di due/tre piani, le cui facciate sparivano in vicoli tortuosi, ombreggiati da alberi e rocce a strapiombo. Semmai era esistito a Draenor un insediamento di Orchi grande la metà di questo era stato distrutto o abbandonato da molto tempo. Orgrimmar, invece, pulsava di vita. La piazza era brulicante di decine e decine di Orchi, più di quanti ne vedesse da anni... più di quanti ne credesse ancora vivi. Era una vista alla quale non avrebbe mai potuto prepararsi.

Quando Garrosh era ancora un bambino, i clan si unirono per creare l'Orda e passarono mesi a prepararsi febbrilmente a quella che sarebbe divenuta famosa come la Prima Guerra. Anni dopo, in seguito alla Seconda Guerra, l'Alleanza invase la patria degli Orchi e Garrosh desiderò di far parte delle file dell'Orda insieme a suo padre. La sua occasione svanì nel nulla ed egli rimase confinato in quarantena a Garadar per colpa della Piaga Rossa. Riusciva a malapena a camminare e bruciava per la malattia... ma anche per la vergogna. Suo padre era andato ad Azeroth senza guardarsi indietro e non aveva più fatto ritorno da suo figlio a Garadar. Lui, Garrosh Malogrido, erede del clan dei Cantaguerra, non aveva avuto la forza per aiutare il suo popolo. L'Orda l'aveva espulso. Era "Mag’har" (incorrotto) ma, allo stesso tempo, indesiderato.

Alla fine, l'Orda venne sconfitta. Gli Umani distrussero il Portale Oscuro e imprigionarono gli Orchi. Le guerre sconfinate erano finite. I Mag’har erano soli. Certo, parte dell'Orda era sopravvissuta, ma evitava Garadar, temendone e disdegnandone gli abitanti malati. L'epidemia era stata debellata, ma la superstizione e il rancore erano duri a morire. Gli Orchi divennero un popolo in declino, frammentato e sempre in guerra per la sopravvivenza. Alla fine fu chiaro che l'Orda era devastata: i suoi nemici l'avevano schiacciata, finché la speranza era svanita e la stessa sopravvivenza sembrava solo una follia impossibile.

A Orgrimmar non solo l'Orda era sopravvissuta... ma aveva prosperato. La piazza era piena di Orchi. I mercanti promuovevano a gran voce le proprie merci, accaparrandosi i potenziali clienti a suon di sconti. I bambini correvano fra le bancarelle, fingendo di combattere contro nemici invisibili. I Grunt pattugliavano le strade. Garrosh quasi non credeva ai suoi occhi.

Accanto a lui, Thrall ridacchiava. Garrosh lo guardò.

"Che spettacolo, eh?", disse Thrall.

Garrosh annuì senza parlare.

"Vedrai tutto, Garrosh!", proseguì Thrall. Poi sogghignò ed esclamò: "Benvenuto a Orgrimmar!".

Nel Forte dei Cantaguerra, camminarono lungo i bastioni, salirono in cima alle torri ed esplorarono forge e concerie. Quando tornarono nella Grande Sala, Thrall trascorse ciò che sembrò un'eternità a esaminare l'enorme mappa tattica di Nordania sul pavimento. Accuratamente incisa e cucita nel cuoio, mostrava in dettaglio tutti i possedimenti e i fronti conosciuti di Nordania, alleati e nemici. Garrosh notò soprattutto quanto intensamente Thrall rivolgesse lo sguardo verso la penisola settentrionale delle Cime Tempestose, dove si trovava Ulduar. Il pensiero tornò immediatamente al breve incontro con il Kirin Tor a Dalaran. "Mi hai deluso!". Strinse i pugni fino a far bruciare le nocche.

Improvvisamente, Thrall chiese: "Dov'è il fronte della Corona di Ghiaccio?". Studiò la mappa. C'era solo un segno fatto con il gesso.

"A sud-est!", rispose Garrosh. "È controllato dalla Crociata d'Argento...". Puntò un'altra porzione sulla mappa, subito a nord dei possedimenti della Crociata. "Il Martello di Orgrim è stato inviato qui. Scateneremo l'attacco ai bastioni della Corona di Ghiaccio dall'alto...". Guardò Thrall. "I nostri esploratori ci hanno riferito che l'Alleanza vuole fare lo stesso."

Prima che Thrall potesse rispondere, un'altra voce risuonò nella sala.

"L'attacco è già iniziato!". Thrall e Garrosh si voltarono verso chi aveva parlato.

Il Gran Supremo Varok Faucisaure stringeva in mano una pergamena sigillata e avanzava verso di loro.

"Questa missiva è arrivata oggi pomeriggio...", proseguì. "Sopra c'è il sigillo di Korm Sfregionero."

"Throm'ka, Varok!", disse Thrall.

"Throm'ka, Capoguerra!", rispose quello.

"Siamo giunti da Dalaran attraverso il Martello di Agmar...", gli disse Thrall. Dopo una breve pausa, aggiunse: "Abbiamo portato i nostri ossequi al Cancello dell'Ira!".

Varok rimase in silenzio.

"Mi dispiace per Dranosh.", disse Thrall.

"Mio figlio è morto con onore per difendere il suo popolo...", replicò Varok un po' troppo rapidamente. "Il suo spirito sarà vendicato, quando avremo sconfitto il Re dei Lich!".

Thrall annuì.

"Ecco il rapporto di Sfregionero...", proseguì Varok, riportando la loro attenzione sulla pergamena. "Vediamo quali novità arrivano dal fronte...".

Garrosh adorava Orgrimmar. Amava camminare per le sue strade, visitare i mercati, le scuderie, le arene d'addestramento, i fabbri e le botteghe. Ma soprattutto amava gli stendardi sventolanti in cima alle varie postazioni sparse per la città: gli stendardi rossi e neri dell'Orda. Fermo in mezzo a due di essi, sapeva bene che il suo scopo era servire l'Orda, come aveva fatto suo padre prima di lui.

Ciononostante, pur circondato dal suo popolo, si sentiva solo. Ovunque andasse, la gente lo fissava. La notizia che il figlio di Grom Malogrido era vivo e si trovava a Orgrimmar si era sparsa velocemente. Dapprima aveva pensato che fosse quello il motivo di tanto interesse, ma un giorno aveva sentito un bambino dire a sua madre:

"Guardalo! Quant'è strano!"

"Shhh! Sta' zitto!"

"Non ha la pelle verde come noi! Che Orco è, se non ha la pelle verde?"

Garrosh si voltò verso il bambino, che continuava a fissarlo con gli occhi spalancati, succhiandosi il dito all'angolo della bocca. Garrosh l'aveva fissato a sua volta, incrociando brevemente lo sguardo della madre. Quella fece finta di nulla e, afferrando il figlio per il braccio, corse via. Lentamente, Garrosh si guardò intorno, sfidando silenziosamente chiunque (la strada era piuttosto affollata) aveva udito per caso accennare un'altra parola in merito. I suoi occhi dicevano: "No, la mia pelle non è verde, ma marrone. Sono uno dei Mag’har!". Dopo aver intimidito tutti i presenti, si voltò e proseguì lentamente il suo cammino. Dopo pochi passi, sentì una mano leggera posarsi sul suo braccio e si fermò.

Garrosh si voltò, sorpreso.

"Perdonami, giovanotto, ma devo spiegarti alcune cose."

Era stato un vecchio Orco a parlare. I suoi lunghi capelli, seppur ormai grigi, erano raccolti. Le numerose cicatrici sul volto e sulle braccia dimostravano chiaramente che si trattava di un esperto guerriero. Garrosh lo fulminò con lo sguardo.

"Cos'hai da dirmi, vecchio?"

"Il bambino ha detto la verità, ma non può capire!", aveva risposto il vecchio Orco, scuotendo la testa.

Garrosh si era liberato dalla sua presa. "Non mi interessano le tue spiegazioni!", disse, voltandosi nuovamente per andarsene.

"Malogrido, ho combattuto con tuo padre!", disse il guerriero. Garrosh si fermò. "L'ho seguito dal saccheggio di Shattrath fino alle foreste di Valtetra. Ho bevuto il sangue di Mannoroth con lui e ho visto svanire la maledizione in seguito al suo sacrificio."

"Non puoi capire cosa significhi vederti per quelli come me. Una volta liberi dalla maledizione, abbiamo ricordato ciò che avevamo lasciato... o distrutto. Credevamo non fosse rimasto più nulla di ciò che eravamo stati. Vederti...". Si fermò, squadrando Garrosh dalla testa ai piedi. "Sapere che il nostro passato non è interamente perduto... che c'è una speranza per il futuro..."

"Grom era un grande guerriero. L'ho seguito fino ai confini di Draenor, e oltre. Ora non sono più in grado di combattere ma, se potessi, seguirei anche te."

Garrosh non sarebbe potuto essere più perplesso. Guardò il vecchio guerriero senza riuscire a dire nulla. Sapeva che Thrall era stato un compagno di suo padre e da lui aveva sentito parlare parecchio di Grom. Ma Thrall non aveva frequentato Grom a lungo e c'era ancora molto che Garrosh desiderava conoscere, anche se era troppo orgoglioso per ammetterlo. Voleva ascoltare i racconti, quelli positivi! Era cresciuto ascoltando quelli brutti e ne aveva abbastanza.

"Malogrido, restituirai l'orgoglio al tuo popolo!", aveva detto il vecchio Orco. Alla fine, si voltò e se ne andò. Garrosh era rimasto da solo sulla strada, preda di numerosi pensieri irritanti. Non riusciva più a ricordare cosa dovesse fare. Ringhiando, aveva scelto una direzione e si era incamminato. "Sempre meglio che restarmene qui fermo!", pensò.

I piedi lo portarono nella parte più orientale della città, la Valle dell'Onore, e all'ampia pozza d'acqua sorgiva. Si sedette su una roccia sulla sponda, osservando le cascate sgorgare dalla parete rocciosa e tuffarsi nel laghetto sottostante. Il flusso costante e l'ombra offerta dallo strapiombo rinfrescavano l'aria, fornendo un apprezzato sollievo dall'arsura del deserto. Gli schizzi erano piacevoli sulla pelle.

La sua pelle... Aveva guardato il dorso delle sue mani, osservandone la ricca tonalità marrone contrastare con il rosso macchiato della roccia. Aveva aggrottato le sopracciglia. Davvero gli Orchi dell'Orda di Thrall non ricordavano da dove provenissero? La sua apparizione era davvero così importante?

Un rumore lì vicino gli fece sollevare lo sguardo. Una giovane Orchessa stava ritirando una rete da pesca. Si mise a guardarla lavorare distrattamente. Ovviamente, la sua pelle era verde. Nel momento in cui si era voltata per raggiungere a fatica la riva, i loro sguardi si incrociarono. Al posto dell'occhio destro, aveva una benda. Garrosh rimase molto sorpreso dalla reazione feroce dell'Orchessa.

"Dev'essere davvero divertente...", gridò. La sua voce era impregnata di disprezzo, quanto la rete lo era d'acqua. "Restartene lì seduto a guardarmi pescare! Spero che ti sia piaciuto."

Garrosh le rispose ringhiando: "Non mi interessa quello che fai. Vuoi pescare? Fallo! Non vuoi pescare? È uguale! Se non ti piace lavorare, puoi sempre comprare il pesce al mercato!".

"Comprarlo?", rispose, scoppiando in una grassa risata. "E chi lo paga? Tu? Malogrido, per te è facile parlare! Esatto: so chi sei."

Anche lui si mise a ridere. "Certo, sono l'unico Mag’har a Orgrimmar! Se non mi riconoscessi, vorrebbe dire che hai perso anche l'altro occhio."

"Sei arrogante proprio come tuo padre!". L'Orchessa aveva iniziato a infilare la rete e tutto il resto in una sacca di iuta. "E sei stupido tanto quanto lui."

Quelle parole fecero ribollire il sangue nelle vene a Garrosh. Scese dalla roccia su cui sedeva e corse verso di lei. "Mio padre ha sacrificato la propria vita per te e per tutto il resto del popolo di Thrall. È solo grazie a lui se siete liberi dalla Maledizione del Sangue!"

"Ed è grazie a lui se ci era piombata addosso!", gli rispose. "E poi io non faccio parte del popolo del Capoguerra! Sono una figlia dell'Orda, così come i miei genitori prima di me, ma i miei obblighi finiscono lì!"

Garrosh era sempre più furioso. "E così non avresti obblighi? Non faresti parte del popolo del Capoguerra? Eppure vivi nella sua città, in cui siamo liberi di rimanere senza timore di essere annientati! Dove abbiamo tutto ciò che ci serve!"

"Ah!", ringhiò lei. "Dimmi una cosa, Malogrido: ma l'hai vista davvero... questa città? Certo, il mercato è straripante di merci! Ma da dove provengono? Dove sono le fattorie di Durotar?"

Garrosh socchiuse gli occhi. Sapeva che ce n'erano alcune nei sobborghi di Orgrimmar, ma allevavano soprattutto maiali. Di sicuro non coltivavano frutta o grano.

"Esatto!", proseguì lei. "Non ce ne sono! Tutto ciò che abbiamo proviene da miglia di distanza!". Fissò la sacca in cui aveva riposto la sua rete. "Oppure che possiamo strappare al deserto. Per quanto riguarda la sicurezza, poi...!", aggiunse con una risata. "Ogni giorno che passa, l'Alleanza penetra sempre di più nelle nostre terre. Sempre che tu possa chiamare 'terra' questa roccia rossa! A nord c'è la Foresta di Valtetra, ricolma di tutto ciò che potrebbe servirci. Ci siamo forse sistemati lì? No! Siamo venuti a vivere nel deserto! Quindi dimmi, Malogrido: perché il caro Capoguerra, che ama tanto il suo popolo, lo condanna a vivere in questa terra devastata quando dall'altra parte del fiume c'è cibo in abbondanza? O è corrotto o incompetente... o entrambe le cose. E tu sembri esattamente uguale a lui!"

Quella fa la goccia che fece traboccare il vaso.

"Questo è tradimento!", ruggì Garrosh, avanzando minacciosamente di un passo verso di lei. "Osi insultare il Capoguerra? Chiudi la bocca, traditrice, o te la chiudo io per sempre!"

"Fa' pure e...", iniziò a dire lei, serrando i pugni e preparandosi a ricevere il colpo.

"Krenna, no!". Un grido si aggiunse alla discussione. Garrosh sollevò lo sguardo, vedendo un'altra Orchessa arrivare di corsa verso di loro.

"Krenna, frena la lingua!", continuò lei, frapponendosi ai due.

Krenna, l'Orchessa senza un occhio, fulminò quella che l'aveva fermata. Poi ringhiò e si calmò.

"Molto bene, Gorgonna. Allora io me ne vado!". Posò la sacca sulla spalla e se ne andò, senza proferire parola. Garrosh si stava accingendo a seguirla, ma Gorgonna si voltò e gli afferrò immediatamente il braccio.

"No, ti prego", disse. "Ti prego di scusare mia sorella. Non pensa ciò che ha detto!"

"Lo spero per lei...", ringhiò Garrosh. Gorgonna sospirò, mollando la presa.

"Dopo la Seconda Guerra, io e lei abbiamo trascorso l'infanzia nei campi di prigionia. È grata al Capoguerra per averci liberate, ma...". Dopo un momento di esitazione, aggiunse a bassa voce: "Crede che non stia facendo abbastanza."

"E tu come la pensi?", chiese Garrosh. Gorgonna si mise a fissare il sentiero preso da Krenna, lasciando trascorrere qualche istante prima di rispondere.

"I nostri genitori hanno combattuto nelle guerre...", disse lentamente. "Hanno bevuto il sangue di Mannoroth, come tuo padre, e hanno condiviso con lui la responsabilità della maledizione. Hanno commesso gesta orribili in nome dell'Orda, attaccando e uccidendo degli innocenti."

Garrosh sussultò. Suo padre non era un assassino! "Hanno fatto ciò che hanno ritenuto necessario! Parli male del tuo stesso sangue?"

"Non fraintendermi, io onoro la memoria dei miei genitori!", urlò lei. "Ma credevano in una cosa sbagliata. Tutti gli Orchi credevano in una cosa sbagliata e noi dobbiamo subirne le conseguenze. Il Capoguerra questo lo sa bene... e anch'io. Mia sorella invece non lo capisce."

"Che assurdità! Non avete combattuto le guerre! L'hai detto tu: eravate due bambine in un campo di prigionia! Non è sufficiente come punizione? Perché dovreste soffrire ancora?"

"Eppure ne porto i segni...", disse lei, sollevando le mani... verdi, come quelle di sua sorella e di tutti gli Orchi a Orgrimmar, tranne Garrosh. "Raccolgo quello che tutti loro hanno seminato. Non dobbiamo elargire un indennizzo?"

"E chi stabilirebbe il prezzo?", domandò Garrosh. L'atteggiamento di quell'Orchessa lo irritava. Non aveva un briciolo d'orgoglio? "Chi potrebbe mai permettersi una richiesta del genere?"

"Pagherò ciò che mi chiederà il Capoguerra!", rispose lei.

"Thrall non sarebbe mai così irragionevole. Non dobbiamo nulla a nessuno."

Gorgonna lo fissò per un breve istante. Poi, inaspettatamente, scoppiò in una risata amara come sua sorella. "Certo che no...", disse. "Tu non devi nulla a nessuno, Mag’har. Ma noi non siamo te."

"Questo è un oltraggio!", disse Thrall, camminando nervosamente per la sala. "Non posso credere che il Razziatore dei Cieli perdonerebbe una cosa del genere."

Varok era seduto al tavolo, con le pagine del rapporto di Sfregionero sparse davanti a sé. Dall'altra parte della stanza, Garrosh aveva raccolto alcuni contrassegni blu di legno per rappresentare l'Alleanza, altri rossi per l'Orda e altri ancora con un teschio dipinto sopra per il Flagello. Li fece cadere tutti insieme sulla mappa della Corona di Ghiaccio, a sud di Mord’rethar e sul Portale della Morte della Rocca della Corona di Ghiaccio. Disegnò con un carboncino una grande X sul cuoio lavorato. Nel rapporto, quella regione veniva chiamata il Fronte Spezzato.

L'Alleanza aveva tentato di conquistare Mord’rethar, ma una pattuglia dell'Orda aveva intercettato il reggimento e ne aveva prevenuto l'attacco... colpendolo alle spalle. Stretto fra il Flagello davanti a sé e l'Orda alle spalle, l'esercito dell'Alleanza era stato annientato. Ma la stessa sorte era toccata a quello dell'Orda. Anche il Flagello aveva subito delle perdite, ma il Portale era rimasto sotto il controllo del Re dei Lich.

L'esercito di Sfregionero aveva atteso finché i soldati dell'Alleanza non furono attaccati, dopodiché li aveva massacrati. Il volto di Thrall si contorse, mentre leggeva le parole del Razziatore dei Cieli: "Sebbene sia costato loro la vita, tale coraggioso altruismo ha impedito all'Alleanza di conquistare un punto strategico. Un coraggio simile è degno dei veri guerrieri dell'Orda!".

"Coraggioso altruismo! Coraggio degno dell'Orda!", disse Thrall, quasi sputando le parole. "E intanto il Flagello controlla ancora il Portale della Morte! È questo che vuole? È questo il significato della parola 'gloria', per noi?"

Garrosh rimase insolitamente silenzioso, scrutando i contrassegni di legno sulla mappa. Riusciva quasi a sentire lo sguardo di Varok che gli perforava la schiena. Presto, anche Thrall si sarebbe rivolto a lui. Una cosa era certa: per fortuna l'Alleanza non aveva conquistato Mord’rethar. Continuò a guardare i piccoli contrassegni di legno e, più tardi quella notte, quando gli altri comandanti si furono ritirati nei loro alloggi, rilesse la lettera di Sfregionero.

Un coraggio simile è degno dei veri guerrieri dell'Orda!

Chiamò un corriere. "Fa' venire qui il Razziatore dei Cieli Korm Sfregionero!", disse, consegnandogli una pergamena. "Deve tornare immediatamente al Forte dei Cantaguerra. Digli che il Supremo Malogrido vuole incontrarlo."

Garrosh aveva bollato come assurdità le parole di Gorgonna al lago. Sapeva che suo padre era stato il primo a bere il Sangue di Mannoroth. Per gli antenati, se lo sapeva! Nessuno gliel'avrebbe mai fatto dimenticare. Ma poi Grom aveva ucciso Mannoroth e posto fine alla maledizione, sacrificando la sua stessa vita per liberare tutti gli altri. Aveva ripagato il suo debito con il sangue. Cosa gli si sarebbe potuto rimproverare, ancora?

Erano state le parole di Krenna a turbarlo veramente.

Lo avevano turbato quando gli Elfi della Notte avevano assalito le carovane di legname provenienti da Valtetra.

Lo avevano turbato quando i soldati del Forte di Tiragarde avevano razziato Tranciacolle.

Lo avevano turbato quando i Nani di Bael Modan e gli Umani della Fortezza dei Custodi del Nord si erano rifiutati di abbandonare il territorio dell'Orda che avevano usurpato.

Non era la prima volta che questo genere di cose capitava.

Ovviamente c'erano state rappresaglie e molti avamposti avevano giustamente agito in propria difesa. Garrosh avrebbe voluto mettersi in cammino per aiutarli. Avrebbe combattuto volentieri per difenderli. Avrebbe fatto capire con entusiasmo all'Alleanza che era meglio lasciarli in pace. Avrebbe permesso agli avamposti di prendere ciò di cui avessero avuto bisogno per sopravvivere. A differenza di Garadar, Orgrimmar possedeva la potenza e i numeri per difendersi da sola.

Questo è ciò che avrebbe desiderato, se solo l'esercito degli Orchi non fosse stato bloccato al Mulino di Tarren per aiutare i Reietti. Un nome che, secondo Garrosh, si addiceva loro alla perfezione. Non riusciva a comprendere cosa ci vedesse Thrall in loro.

Eppure, altri Orchi erano stati inviati a Quel’Thalas. I contatti dello stesso Garrosh con gli Elfi di Orgrimmar lo avevano spinto a domandarsi perché mai l'Orda dovesse avere qualcosa a che fare con loro. Non sembravano nutrire il dovuto rispetto.

E poi c'erano i Troll. Garrosh quasi non riusciva a sopportarne il pensiero. Una dopo l'altra, le reclute erano state inviate per aiutarli a riconquistare la loro terra a sud... e tutti i tentativi erano falliti. Questa storia andava avanti da anni. Com'era possibile che una popolazione intera non riuscisse a sopraffare un singolo taumaturgo? Ci voleva davvero un'invasione su larga scala, oltre ad alcuni diversivi messi in atto da alcune truppe dell'Orda, per reclamare qualche misera isoletta?

Più Garrosh pensava a queste cose, più la sua rabbia cresceva. Col passare dei giorni, le parole di Krenna si erano sedimentate nella sua coscienza. Stava diventando sempre più impaziente.

Poi le voci avevano iniziato a girare. Avevano sentito dire che c'erano dei problemi con le spedizioni di grano che partivano da Porto Paranco e attraversavano la Baia del Bottino. I pochi Reietti che si erano stabiliti a Orgrimmar avevano messo in guardia i governanti: stava accadendo di nuovo.

Avevano ragione.

Non era mai accaduto qualcosa del genere: gli amici diventavano nemici. La vita diventava non-morte. Non c'era spazio per esitazioni o pietà. La peste era tornata a colpire. Si trattava di una stregoneria così malvagia, che solo uno come Gul’dan avrebbe potuto idearla. Eppure, Gul’dan era morto ormai da tempo. Garrosh aveva capito che qualcun altro stava orchestrando quelle atrocità: un ex principe dell'Alleanza. Uno che era stato troppo ingenuo, debole e stupido per impedire di essere manipolato dal male e che ora stava facendo piovere morte sulle loro teste.

Le asce di Garrosh si erano già sollevate e abbattute più e più volte in difesa di Orgrimmar. Avrebbe difeso il suo popolo.

Poi, improvvisamente, la minaccia era cessata e l'epidemia si era dissolta. Gli ultimi infetti erano stati eliminati. Ma Garrosh sapeva che quella non poteva essere la fine, anzi! L'unico modo per contrastare un nemico così sfacciato poteva essere soltanto una guerra brutale e spietata. Ne aveva bisogno. Avrebbe guidato gli eserciti per somministrare la giustizia dell'Orda. Non aspettava altro che l'ordine di Thrall.

"I rapporti arrivano da ogni parte del pianeta. La peste ci ha massacrati. Le fortezze volanti inviano le loro armate a devastare le nostre terre. Eppure tu attendi, Capoguerra. Chiedi consigli, quando dovresti dichiarare guerra. Persino questi... alleati... che hai accolto nell'Orda si sono radunati qui e non fai altro che ordinarci di aspettare. Noi aspettiamo, Thrall. Tu esiti.

"Mak’Gora!".

Aveva lanciato la sfida, spinto dalla rabbia e dalla frustrazione. Thrall non avrebbe agito mai. Voleva solo esplorare e consultarsi con l'Alleanza... con una donna di quello stesso popolo che aveva generato il principe traditore! Garrosh non aveva intenzione di permetterlo.

"Osi sfidarmi, ragazzo?", aveva risposto Thrall, con una calma mortale. "Non ho tempo per queste cose...". Detto questo, si era voltato.

"Ti rifiuti? Quindi il figlio di Durotan è un codardo?"

Queste parole avevano catturato l'attenzione di Thrall. Si era girato e Garrosh era felice di vedere la rabbia nel suo sguardo.

"Lì dentro!", aveva ruggito Thrall, indicando l'Arena del Valore. Garrosh era al settimo cielo.

"Ti costringerò a entrare in azione."

Col senno di poi, Garrosh sapeva di essere stato molto fortunato che il duello fosse stato interrotto. Ciononostante, sarebbe morto pur di non ammetterlo. Ma non importava. Thrall aveva messo giudizio e finalmente aveva ordinato di marciare su Nordania. Un ordine che Garrosh aveva eseguito con fervore.

Ora si trovava nella sala anteriore della rocca che aveva costruito sulla terra che aveva conquistato, attendendo l'arrivo di Korm Sfregionero. Thrall era rimasto a Nordania. Garrosh era sicuro che volesse controllare come se la sarebbe cavata con il Razziatore dei Cieli.

"Ti deluderò ancora, Capoguerra?"

Sfregionero attraversò il corridoio con passo pesante, sorpreso di vedere quella compagnia. Nonostante la presenza del Capoguerra, si rivolse a Garrosh: "Supremo! Mi hai ordinato di tornare alla Rocca dei Cantaguerra!", disse. "Ho eseguito il tuo ordine."

Garrosh sollevò la missiva sul Fronte Spezzato. "Qui hai descritto come una delle tue pattuglie abbia impedito all'Alleanza di catturare un punto strategico contro il Flagello."

Un ampio ghigno si dipinse sul volto di Sfregionero. "Un vero capolavoro! Non è stato un gesto glorioso?"

Garrosh guardò il rapporto, poi tornò a posare lo sguardo su Sfregionero. "No."

Le sopracciglia di Sfregionero si aggrottarono per la sorpresa.

"Un conto è tendere un'imboscata a truppe libere, in attesa di combattere. Ma attaccare alle spalle un reggimento già impegnato in una battaglia? La prossima volta che farete?", chiese Garrosh. "Vi infiltrerete di soppiatto nel loro accampamento e avvelenerete l'acqua? Userete la magia per controllare uno dei loro comandanti e lo costringerete a uccidere le sue truppe nel sonno? Spargerete una pestilenza dall'alto, come i Reietti? Combatterete come loro?"

Sfregionero balbettò, incapace di esprimersi correttamente.

"Sfregionero, l'unico combattimento possibile è quello onorevole!". Garrosh sollevò il rapporto davanti alla faccia del Razziatore dei Cieli e lo accartocciò. "Questo non è altro che un atto di vigliaccheria! Non voglio dei vigliacchi nelle mie file!"

"Supremo...", farfugliò Sfregionero. "Se ho arrecato vergogna alla nostra causa, lascerò il mio posto."

"Sfregionero, ammetti di essere un vigliacco? Ripeto: Non voglio dei vigliacchi nelle mie file. Dimostrami di non esserlo. Torna al Martello di Orgrim e guida i tuoi soldati in un modo che sia degno dell'Orda. Se fallirai, non chiederò le tue dimissioni... ma la tua testa, su un palo. Ora sparisci!!!"

Garrosh non attese che Sfregionero se ne andasse, ma uscì rapidamente dalla sala e salì le scale fino in cima a uno dei vecchi bastioni della rocca. Camminò su e giù, corrucciato. Esaminò lo stato delle difese, annotò mentalmente quali necessitassero di riparazioni e chi fosse responsabile delle loro cattive condizioni.

Si voltò per attraversare nuovamente la stanza e trasalì, vedendo Thrall davanti a sé. "Sì, Capoguerra?"

Thrall lo squadrò pensieroso. A Garrosh non piaceva l'espressione sul suo volto.

"Hai gestito bene la faccenda di Sfregionero!", disse Thrall. "I suoi soldati si sono comportati in modo inconcepibile al Fronte Spezzato, ma è un valoroso comandante. La nostra avanzata nella Corona di Ghiaccio soffrirebbe della sua perdita. Hai fatto la scelta giusta."

Garrosh lo superò. "Gli ho dato solo un'ultima possibilità. Non voglio imbroglioni e ingannatori fra le mie file!", rispose.

"Certo!", disse ambiguamente Thrall. "Ricordo ciò che qualcuno mi disse in cima alla Torre Violacea, appena qualche settimana fa: un vero Capoguerra non si alleerebbe mai con dei vigliacchi."

Garrosh si fermò all'improvviso e si voltò lentamente. Sentire Thrall citare le sue parole lo metteva a disagio. "Non sono io il Capoguerra!", rispose dopo una breve pausa.

Thrall ridacchiò. "Lo so. Dici la verità, come si conviene a un vero Supremo!". Thrall si guardò intorno e vide la rocca, il mare grigio a ovest e la vasta tundra che si stendeva piatta tutto intorno a loro. "Non è una conquista da poco, Garrosh. I nostri possedimenti sono al sicuro e il fronte alla Corona di Ghiaccio continua ad avanzare. Hai combattuto coraggiosamente al fianco dei tuoi soldati e per questo ti rispettano. Dovresti esserne orgoglioso."

Garrosh socchiuse gli occhi.

"Non mi pento di averti scelto per comandare quest'offensiva!", disse Thrall.

Garrosh batté le palpebre dalla sorpresa. l'inaspettata reazione di Thrall l'aveva lasciato senza parole. Cambiò piede d'appoggio, a disagio e allo stesso tempo felice per le lodi ricevute dal Capoguerra. "Sono un servitore dell'Orda!", disse finalmente. "Farò ciò che è meglio per essa."

"Non ne dubito...", rispose Thrall. "E sono orgoglioso di aggiungere che te la stai cavando benissimo."

Garrosh cambiò nuovamente piede e guardò il muro dietro le spalle di Thrall. Una leggera brezza faceva ondeggiare lo stendardo cremisi dell'Orda.

"Comunque..", proseguì Thrall. "Ritengo che tu stia sbagliando atteggiamento nei confronti dell'Alleanza. Non possiamo vincere questa guerra senza il suo aiuto."

Garrosh tornò a fissare Thrall negli occhi. "Il mio dovere è nei confronti dell'Orda...", rispose. "E di nessun altro."

"Forse, Garrosh...", disse Thrall. "Ma non è solo spargendo sangue che puoi compiere questo dovere."

"Bah!"

Garrosh si voltò, appoggiando entrambe le mani al parapetto. Dietro di sé, poteva udire Thrall scendere le scale. Guardò il cielo nuvoloso. Thrall non capiva che l'Alleanza non li avrebbe mai lasciati in pace. Avrebbe spinto ai confini, proprio come i nemici degli Orchi a Garadar, fino a spezzare l'Orda. L'unica risposta possibile era combattere, iniziando dallo scacciare gli Umani. La sicurezza degli Orchi veniva prima di ogni cosa. Finché l'Alleanza non l'avesse capito, non ci sarebbero stati negoziati. Garrosh non si sarebbe fermato. Il suo popolo non avrebbe subito un'altra decimazione. L'Orda non sarebbe caduta.