Varian Wrynn:Il sangue dei nostri padri
di E. Daniel Arey

Qualcosa aveva destato Re Varian Wrynn da un sonno profondo. Immobile al buio, sentì il debole ticchettio di un gocciolio in lontananza che risuonava tra le mura del Forte di Roccavento. Fu assalito da un senso di terrore poiché non era la prima volta che udiva quel suono.

Si avvicinò cautamente alla porta e appoggiò l'orecchio contro il legno di quercia brunito. Nulla. Nessun movimento. Nessun rumore di passi. Poi, come se provenisse da molto lontano, il sordo e ovattato mormorio di una folla acclamante fuori dal castello. Ho dormito troppo e ho mancato le cerimonie di oggi?

Udì di nuovo lo strano gocciolio. Stavolta echeggiava sul pavimento gelato, bagnato e ben distinto. Varian aprì lentamente la porta e sbirciò fuori. Il corridoio era buio e silenzioso. Persino le torce sembrarono tremolare di una luce fredda, che si spense altrettanto rapidamente di come era nata. Per un uomo poco incline alle emozioni come lui, Varian sentì qualcosa rimestarsi dentro di sé... qualcosa di vecchio... o di giovane... o forse qualcosa dimenticata da tempo. Era un sentimento infantile, come di... paura?

Si scrollò subito di dosso quel pensiero. Era Lo'Gosh, il Lupo Spettrale! Il gladiatore che incuteva terrore nel cuore di amici e nemici. Eppure, non riusciva a liberarsi dalla primitiva sensazione di disagio e pericolo che pervadeva il suo corpo. Una volta nel corridoio, Varian si accorse che le guardie non erano al loro posto. Sono tutti assorbiti dal Giorno della Rimembranza? O si tratta di qualcosa di più sinistro?

Proseguì lungo il corridoio al buio con estrema cautela fino alla grande e familiare sala del trono del Forte di Roccavento. Le sue mura torreggianti sembravano diverse... più grandi, più adombrate e più vuote. Dei teli penzolavano dall'alto soffitto di pietra, come vistose ragnatele. Su di essi era impressa la testa dorata di un leone, emblema dell'orgoglio e della forza della grande nazione di Roccavento.
Nell'oscurità, Varian udì un pianto soffocato seguito da un improvviso tafferuglio. Volse immediatamente lo sguardo verso il pavimento: una scia di sangue conduceva chiaramente al centro della stanza. Laggiù, immerso nell'oscurità, si stava svolgendo un combattimento convulso tra due figure, che lui riusciva a malapena a intravedere. Non appena gli occhi si furono abituati al buio scorse un uomo inginocchiato, ferito e sanguinante. Davanti a lui, si profilava una rigida figura femminile.

Varian conosceva bene quella sagoma. Le forme distorte rivelavano la natura corrotta del corpo e dell'anima. Era Garona Halforcen, parte Draenei... parte Orchessa: l'assassina procreata dalla mente malata di Gul'dan.

Varian rimase fermo, stordito e confuso mentre il sangue fresco colava lungo la lama della Mezz'Orchessa fino alla punta affilata per poi gocciolare... cadere... ed esplodere in rossi petali di rosa sul pavimento di marmo. Un ricordo invase la mente di Varian, donandogli una repentina consapevolezza. La corazza... Gli abiti regali... L'uomo a terra era suo padre, Re Llane!

Garona guardò Varian con un orrendo sorriso compiaciuto, poi spinse lentamente la lama verso il basso. L'acciaio lucente squarciò le tenebre e affondò nel petto del Re inginocchiato.

"No!", gridò Varian, barcollando in avanti. Si trascinò sul pavimento insanguinato per raggiungere suo padre, ne afferrò il corpo martoriato e lo strinse a sé, mentre il volto della Mezz'Orchessa veniva lentamente inghiottito dalle tenebre.

"Padre!", supplicò Varian, cullandolo fra le sue braccia.

Le labbra di Llane si contorsero dal dolore e ne uscì un fiotto di sangue dall'odore nauseante. Il vecchio sovrano riuscì a pronunciare poche parole smorzate: "Finisce sempre così... con i re della casata Wrynn."

Detto questo, rovesciò gli occhi all'indietro e spalancò la mascella in un'espressione orribile. Una vibrazione chitinosa proruppe dal fondo della sua gola. Varian avrebbe voluto strappargli gli occhi, ma scoprì che non ne era capace. All'interno della bocca spalancata di suo padre qualcosa si mosse, brillando e torcendosi verso la luce del crepuscolo.

Improvvisamente dalla bocca del sovrano morto fuoriuscirono migliaia di vermi striscianti, che distrussero il volto cinereo di Llane. Varian tentò di allontanarsi, ma venne sopraffatto. I vermi divorarono il suo corpo mentre emetteva un ultimo grido d'agonia.

* * *

Varian sobbalzò sulla sedia. Un urlo orribile risuonava ancora nelle sue orecchie. Era seduto al tavolo della mappa nell'alloggio privato al piano superiore del Forte di Roccavento. I caldi raggi solari inondavano la stanza insieme al fragore della folla festante proveniente dalle finestre in alto. Sono iniziate le celebrazioni per il Giorno della Rimembranza.

Fra le mani stringeva un medaglione d'argento annerito. La serratura era chiusa. Come già aveva fatto migliaia di volte in precedenza, Varian tentò istintivamente di aprire il monile... ma senza successo.

* * *

La porta si spalancò e il Gran Comandate della Difesa di Roccavento entrò di corsa. Sul volto del Generale Marcus Jonathan si leggeva un'espressione allarmata. "Qualcosa non va, Vostra Altezza? Abbiamo sentito urlare."

Varian ripose velocemente il medaglione e si alzò in piedi. "È tutto a posto, Marcus!". Il Re tentò di sistemare l'armatura e spostò un ciuffo di capelli neri che gli copriva gli occhi assonnati. Con le dita poteva sentire i solchi sul viso causati dalle preoccupazioni e dalla mancanza di sonno degli ultimi mesi: settimane indistinte, passate a rispondere alle varie richieste d'aiuto successive all'attacco improvviso alla città e al mondo intero da parte del Drago Alamorte.

Come il Generale anche Varian indossava gli splendidi abiti per le celebrazioni. La figura di Jonathan spiccava tra i due, grazie alla sua altezza e ai suoi tratti marcati.

"La Cerimonia d'Onore avrà luogo fra tre ore, Vostra Altezza!", disse Jonathan. "Il discorso è pronto?"

Varian diede un'occhiata alla pergamena bianca sul tavolo della mappa. "Ci sto ancora lavorando, Jonathan!". Ma non riesco a trovare le parole giuste."

Il Gran Comandante lo scrutò e Varian cambiò rapidamente discorso. "Mio figlio è arrivato?"

Il Generale Jonathan scosse la testa. "Vostra Altezza, nessuno ha visto il Principe Anduin."

Varian tentò di nascondere la delusione guardando il cortile dalla finestra del Forte. C'era un mare di gente, bandiere e nastri garrivano al vento, i bambini erano travestiti come i loro eroi del passato preferiti e cibo e idromele scorrevano ininterrotti come le risate. Il Giorno della Rimembranza era in parte un memoriale e in parte una festa. Eppure, Varian non riusciva a trarre alcuna gioia dall'evento.

Vide la folla spostarsi lentamente lungo la Valle degli Eroi, diretta alle statue dei paladini dell'umanità, che fiancheggiavano l'ingresso di Roccavento. Il palco per la Cerimonia d'Onore era stato eretto all'ombra di quegli straordinari capi. E in quella giornata sarebbero stati riveriti e ringraziati per le loro grandi imprese.

Jonathan proseguì: "Sire, quando sarete pronto, l'Arcivescovo vi attende qui fuori per informarvi sulle riparazioni apportate in città e sulle cure ai feriti."

"Sì, sì... dammi solo un momento!", disse Varian congedandolo con la mano. Jonathan chinò la testa e uscì silenziosamente dalla stanza, chiudendo la porta alle sue spalle.

Varian si schiarì la mente e prese di nuovo in mano il delicato medaglione, fissando il suo confuso riflesso sulla superficie lucida. Il mondo è cambiato, ma devo restare saldo.

Lanciò un'occhiata al ritratto di Re Llane sopra il camino. Durante quella particolare giornata il capo degli Umani, Re di Roccavento, roccia dell'Alleanza, doveva dare il meglio di sé. Suo padre non si sarebbe aspettato nulla di meno.

* * *

L'Arcivescovo Benedictus indossava le vesti e i monili più belli per rappresentare l'orgoglio della cultura di Roccavento in quel giorno così importante. Accanto a lui un uomo piccolo e sudicio trasportava un grosso cumulo di pergamene raggrinzite.

Non appena Varian uscì dalle sue stanze private, Benedictus gli rivolse un'occhiata impaziente. "Che la Luce vi benedica, Re Varian!", disse sorridendo mentre il sovrano scendeva le scale.

"Anche a voi, padre!", rispose Varian. "Vi siete ornato per incontrare il vostro creatore?"

Benedictus fece ondeggiare il bastone in un gesto solenne e studiato a lungo. "In tempi come questi, dobbiamo essere pronti a unirci alla Luce in qualsiasi momento."

Accanto all'Arcivescovo, l'uomo arruffato e nervoso giocherellava con la sua montagna di documenti e schemi cittadini. Improvvisamente, Varian si rese conto che era Baros Alexston, l'architetto della città. Con tutto quel fango che ne ricopriva il volto e gli abiti era a malapena riconoscibile.

Varian li invitò con un gesto ad accompagnarlo mentre scendeva le scale. "Baros, come procedono le riparazioni in città?"

"Esattamente come previsto, Vostra Altezza!", annuì Baros cercando di non far cadere i suoi rotoli. Benedictus gli diede una pacca sulla schiena. "Vostra Maestà, Baros è troppo modesto... come sempre. Ha fatto dei veri e propri miracoli per rimettere in sesto la maggior parte di Roccavento. Anzi, è riuscito persino ad apportare dei notevoli miglioramenti alla città."

Varian si sentì sollevato. Era felice di notare nuovamente un po' d'ottimismo nei suoi consiglieri. "Allora, cosa c'è di così urgente?"

L'architetto annuì e camminando srotolò nervosamente una delle sue numerose pergamene. Così facendo altri tre rotoli gli caddero di mano e finirono a terra.

"Sire, vi porgo le mie scuse... Sì, ecco qui!". Baros indicò un punto sulla mappa, lasciando delle macchie con le dita sporche di terra. "Abbiamo esaminato i danni riportati alle due torri principali all'ingresso della città!". Scosse la testa e dalla sua bocca uscì un sibilo. "Il Drago Nero dev'essere più pesante di quanto le sue dimensioni non diano a intendere. Probabilmente a causa dell'oscura armatura d'Elementio. Scavando abbiamo scoperto che i danni alle fondamenta sono piuttosto gravi."

Mentre parlava, Baros continuava a sfogliare gli schemi. "Stessa cosa dicasi per l'ala est del Forte qui... e qui. Oltre ad alcuni fra gli edifici più grandi del porto, incluso ciò che resta della...". L'architetto fece una pausa, apparentemente troppo addolorato per completare l'elenco.

Benedictus completò la frase. "Ovviamente, incluso ciò che resta della Vecchia Caserma e l'orribile cratere dove una volta c'era il parco. Che la Luce benedica le loro anime."

Sotto lo strato di fango si poteva notare l'espressione rattristata di Baros. "Temo che saranno necessarie ingenti riparazioni... e il costo sarà alto."

Varian fulminò con lo sguardo l'architetto, mentre un dolore a lungo assopito riaffiorava. Osa parlare di denaro in un momento come questo?. Né Benedictus né Baros sembrarono preparati alla sua reazione. Varian si affrettò a scendere la scala per placare la rabbia che gli stava crescendo dentro.

Alla piattaforma successiva il Re si fermò per valutare i danni subiti dal suo castello. Le macerie coprivano la scala in corrispondenza di un buco nel muro che si apriva tra il cielo e la città sottostante. Mentre Varian esaminava il disastro Baros controllò rapidamente le sue carte.

"Vostra Altezza, abbiamo già richiesto le pietre necessarie per la riparazione alla cava!". L'architetto alzò lo sguardo e si rese conto della crescente irritazione del sovrano. "Completeremo la ricostruzione in men che non si dica. I castelli sono già abbastanza pieni di spifferi senza aggiungerci intere mura mancanti, giusto?"

Varian lo ignorò, perso nei suoi pensieri, mentre faceva scorrere la mano inguantata sulle macerie. Sembrava fossero state staccate con un morso gigantesco. Il che non era poi così lontano dalla realtà.

Il guanto toccò qualcosa di appuntito. Il Re allungò la mano ed estrasse una scheggia d'ossidiana a forma di pugnale che sporgeva dal muro devastato. Era un pezzo dell'armatura d'Elementio del Drago... un argento nero come la notte, affilatissimo e lungo quasi due spanne. La scheggia era ben conficcata nella pietra, ma con un po' di sforzo Varian riuscì a estrarla.

La mostrò agli altri. "Questa creatura malvagia! Questo... Alamorte... non è certo la prima minaccia che le mura di Roccavento hanno dovuto affrontare!". Il suo sguardo era fisso sull'architetto. "La ricostruiremo e resisteremo, come abbiamo sempre fatto. A qualsiasi costo. E quella bestia nera pagherà amaramente i danni che ha causato!"

Il Re scrutò la città danneggiata attraverso il buco frastagliato: il suo guanto corazzato cigolò mentre stringeva la corazza del Drago con furia silenziosa. Sotto di lui, il grande porto di Roccavento era una foresta di alberi di navi e scafi di ogni colore, forma e dimensione. Il Giorno della Rimembranza aveva sempre richiamato i pellegrini per onorare e celebrare gli eroi dell'umanità, ma il Re non aveva mai visto nulla del genere prima di allora.

Vide un'altra nave veleggiare lentamente nel porto e gettare l'ancora. Era una grande imbarcazione dei Kaldorei, le cui vele viola e profumate brillavano per via della filigrana d'argento che le adornava. Varian infilò la scheggia dell'armatura d'Alamorte nella cintura, quindi si rivolse ai suoi consiglieri: "Quest'anno sono qui per onorare il passato... o perché temono il futuro?".

Benedictus guardò la massa di navi in basso. "Vostra Maestà, sicuramente molti cercano riparo dalla minaccia del dragone oscuro. Secondo alcuni sarebbe il presagio della fine del mondo."

Varian lo dileggiò. "Padre... fossi in voi non sprecherei fiato, e di certo non perderei il sonno, per le idiozie di pochi Cultisti del Martello del Crepuscolo. A meno che non riteniate che il loro blaterare possa tornarvi utile per i sermoni nella Cattedrale...", rispose all'Arcivescovo con un sorriso beffardo.

"Ogni cosa che possa spingere il popolo a credere... e ad agire... è utile!", disse Benedictus sorridendo a sua volta. "Senza dubbio il popolo di Roccavento ha bisogno della speranza, ma ancor di più di un piano. Confido che stasera il nostro Re ci darà qualcosa in cui credere quando parlerete alla Cerimonia d'Onore."

Varian pensò al suo discorso per il Giorno della Rimembranza. Cosa avrebbe mai potuto dire per lenire le profonde ferite che il mondo aveva subito?

Il Generale Jonathan fece un cortese inchino all'Arcivescovo dopodiché si rivolse al Re. "Vi chiedo perdono, Vostra Altezza, ma mi è stato chiesto di ricordarvi che la Rappresentanza d'Onore vi attende nella sala del trono...". Jonathan tentò di sorridere, sperando in quel modo di rendere la notizia meno spiacevole.

Varian trasalì. Odiava gli obblighi del suo ruolo, soprattutto lo sfarzo e i riti delle celebrazioni. Avrebbe preferito agire da guerriero qual era: razziare l'antro di un drago o farsi strada a colpi di scure in mezzo a un mare di demoni. Invece doveva sorbirsi una delegazione di diplomatici insopportabili. Gli ultimi sono molto più pericolosi per la salute.

Il Re sospirò, rassegnato. "E va bene, Generale... Leviamoci questo dente."

* * *

Jaina Marefiero si trovava in piedi nella sala del trono e osservava l'eclettico assembramento di nobili, politici e altri delegati.

La Grande Sala del Forte di Roccavento era certamente spaziosa, ma la massa di dignitari riempiva ogni angolo della stanza e rendeva l'aria irrespirabile. L'arcobaleno di luminarie si stendeva attraverso la grande arcata fino a scomparire alla vista.

In qualità di capo dell'Isola di Theramore, Jaina faceva parte della Rappresentanza d'Onore che avrebbe preso posto dietro al Re durante il suo discorso commemorativo. L'Alleanza era sotto pressione su fronti sempre più pericolosi e molti erano giunti per ascoltare i piani del grande sovrano di Roccavento riguardo alla recente crisi mondiale.

Genn Mantogrigio era in piedi lì vicino e scrutava la folla con la stessa intensità della sua collega. Jaina lanciò lo sguardo dall'altra parte della sala, sperando di vedere il viso di Anduin in mezzo alla folla. Ma il Principe non c'era. Si chiese se Varian e il giovane Principe avessero superato le loro recenti divergenze, che avevano spinto Anduin ad allontanarsi da suo padre e a seguire le indicazioni del Profeta Velen dei Draenei. Conoscendo bene l'inflessibilità di Varian, Jaina sapeva bene che l'unica ascia che il Re aveva seppellito nella sua vita era quella nella testa dei suoi nemici. No... la palese assenza del Principe significava che lo strappo non era stato ricucito.

* * *

Mantogrigio sospirava impaziente accanto a lei. Il pubblico radunato attendeva da un po' di tempo, spingendosi l'un l'altro per vedere il centro del potere di Roccavento e il famoso Seggio del Leone, il grande trono filigranato dei Re della casata Wrynn.

Jaina osservò i maestosi felini che adornavano il palco, fieri e in allerta come se sorvegliassero l'intera Azeroth. Si chiese quanto quell'ideale fosse stato radicato in Varian da bambino e quanto tutta quella pressione ne avesse influenzato il pensiero. Crescere all'ombra degli eroi dev'essere stato difficile. Non è concepibile che un uomo solo possa sopportare un tale peso. Un tempo aveva amato un uomo che era crollato sotto il peso di un simile fardello.

Guardò la folla inquieta e ciò che stava accadendo nella sala. Possedeva l'invidiabile dono di riuscire a capire le persone con estremo acume. Quel giorno non c'era bisogno di un talento particolare per percepire la paura e la frustrazione che aleggiavano nell'aria. Si era concentrata su un focolaio di malcontento in mezzo alla folla. Si diffondeva da un gruppo di nobili e delegati, radunato intorno a un uomo grosso e rozzo, dall'espressione scontenta e dal volto paonazzo. Ser Aldous Lescovar, figlio del traditore Gregor Lescovar, stava visibilmente criticando ogni cosa e contagiava i presenti nella sala.

Per via dell'alcol i nobili iniziarono a parlare a ruota libera. Jaina sentì pronunciare più volte il nome di Re Wrynn, spesso sputato dalla bocca come se fosse del veleno.

Jaina sapeva che c'era della verità nelle parole di quegli uomini. Varian sapeva essere una persona difficile, e spesso il suo fervore veniva applicato con egual forza contro amici e nemici. Però lo conosceva abbastanza bene da sapere come fosse in realtà. Avrebbe dato la vita per salvare il suo popolo ed era spinto da antichi principi che pochi a quel tempo erano in grado di comprendere: un codice di condotta che chiedeva molto ai governanti. Queste incomprensioni avevano lentamente allontanato il Re dai suoi sudditi... e persino da suo figlio. I suoi nemici ne avevano subito approfittato per i loro fini ambigui.

Jaina era sempre stata un'alleata di Re Wrynn, se non addirittura la sua sostenitrice più devota. E lo sa la Luce quanto Varian renda la vita difficile ai suoi alleati, figuriamoci a una consigliera o a un'amica!. Sapeva bene che quando si trattava del Lupo Spettrale, era meglio avvicinarsi al suo cuore che alle sue zanne.

Anche lei era lì quel giorno per tentare ancora una volta di dissuaderlo dalla sua posizione irremovibile nei confronti dell'Orda. Purtroppo i delegati ubriachi che circondavano il Barone sobillatore potevano mandare a monte il suo piano. Con un sorriso forzato si avvicinò al Barone Lescovar e alla sua marmaglia.

"Buona Rimembranza!". Jaina fece loro un inchino, esprimendo il saluto tradizionale della festa.

"Buona Rimembranza, Jaina Marefiero!". Il Barone lanciò un'occhiata prima ai suoi alleati e poi a lei, incapace di decidere se l'approccio della Maga fosse da considerarsi un segno di supporto o di pericolo. Jaina sentì gli occhi dell'uomo scrutarla come solo un giovane Barone oserebbe fare. Aveva il viso rozzo e, nonostante lo sfoggio di ricche sete e pellicce, lo sguardo sgradevole negava l'eleganza che cercava di ostentare con l'abbigliamento.

Il Barone era diffidente e la sua mente vacillava proprio come il suo corpo. "Cosa ti ha spinta ad attraversare il mare mentre la tua patria brucia?"

Jaina capì che il Barone era più ubriaco di quanto sembrasse e ignorò la frecciatina. "Sono qui per porgere i miei omaggi agli eroi del passato... proprio come te. Inoltre, vorrei conoscere il piano per affrontare i nuovi pericoli che minacciano l'Alleanza."

Il Barone fece un gesto con la mano malferma ai suoi compatrioti. "Certo... questi nuovi pericoli ci danneggiano tutti noi. Ricchi e poveri, mercanti e plebaglia allo stesso modo. Com'è potuto accadere, Maga? Di chi è la colpa?"

Sul viso di Jaina rimase la stessa espressione indecifrabile. Dopo una pausa ponderata rispose: "Ultimamente i capi dell'Alleanza hanno dovuto affrontare molte sfide. Certo, sono stati fatti degli errori di valutazione... e abbiamo imparato molto da questo. Però abbiamo anche conseguito grandi vittorie."

Si fece avanti un anziano nobile nerboruto, scuotendo la testa brizzolata in segno di frustrazione. "Siamo stanchi delle guerre dell'Alleanza! Non fanno altro che prosciugare il nostro oro e il nostro sangue. Imprese sconsiderate e vendette personali servono solo a minare le nostre prospettive di pace e prosperità!"

Jaina sollevò con delicatezza la mano per placare gli animi. "Molti condividono le stesse preoccupazioni. Per esempio, riguardo all'aggressione nei confronti dell'Orda. Io ritengo che sia difficile trovare dei validi alleati al giorno d'oggi, mentre i nemici sembrano moltiplicarsi all'infinito."

Il Barone appoggiò la sua mano carnosa sulla spalla di Jaina, che rabbrividì al tocco. "Ragazzi, abbiamo un'amante degli Orchi fra noi!". La risata che ne seguì aveva l'odore dell'idromele stantio. Il Barone si chinò su di lei, avvicinandosi troppo... il suo fiato caldo e beffardo. "O magari ti piacciono di più i Tauren puzzolenti?"

Jaina si liberò elegantemente dalla presa del Barone e finse di comprendere le sue perplessità. In quei giorni, l'Alleanza non poteva permettersi il lusso di altri dissensi interni che la indebolissero. Recentemente, Azeroth aveva rivelato le proprie fratture e queste avevano letteralmente fatto a pezzi il mondo.

Jaina cercò di sorridere. Il Barone rispose a sua volta con un sorriso, facendo risaltare ancora di più le sue fattezze da suino. Le ammiccò e disse: "Sappiamo che sei in confidenza con il Re. Devi farlo ragionare, convincerlo ad ascoltare i suoi nobili. Deve cercare la pace, ove sia possibile, e sbarazzarsi di quel maledetto drago prima che non esista più una città con cui commerciare."

"Comprendo le vostre preoccupazioni e condivido molte di esse."

"Allora fa' il tuo dovere e usa la tua influenza. Nessuno trae profitto da una guerra senza senso. I piani attuali del Re sono..."

"Come sono?", disse una voce profonda alle spalle del Barone. Tutti si voltarono e videro Re Wrynn in piedi davanti alla porta. Il mormorio di voci svanì mentre Varian entrava nella sala. "Di grazia, Barone Lescovar, illuminateci. Diteci a cosa porteranno i miei piani!". Lo sguardo fulminante di Varian trafisse gli occhi del Barone. Senza rendersene conto Lescovar indietreggiò in segno di sottomissione.

"Maestà, vi porgo le mie scuse!", disse il Barone facendo un inchino. "Stavamo solo avendo una vivace discussione con lo stimato capo di Theramore."

Varian avanzò verso il Barone, fermandosi a un palmo dal suo naso. Il Re gli parlò lentamente, il suo ringhio chiaramente udibile.

"Quando non eri altro che un marmocchio nel fetido antro della tua famiglia, già guidavo le armate di Roccavento al trionfo!". Varian lanciò occhiate di fuoco in tutta la stanza, sfidando chiunque a sostenere il suo sguardo. "Vi ho condotti attraverso il mare fino alle regioni gelide di Nordania e agli empi abissi di Sepulcra, una vittoria dopo l'altra! Eppure, molti di voi ancora sono dubbiosi."

I dignitari si rigiravano irrequieti, ma nessuno osò aprire bocca. Jaina era furiosa con se stessa. È così che impedisci al Re di mostrare le zanne?

Varian osservò i volti dei presenti. "Allora perché siete qui, oggi? Per farmi perdere tempo? Per costringermi ad ascoltare le vostre insignificanti lamentele sui miei sforzi per proteggere questo mondo? Per proteggere VOI?!?"

Gli rispose il silenzio.

Le fiamme del Lupo Spettrale divampavano nei suoi occhi. Un bagliore ambrato che poteva squarciare il velo della notte e scacciare le ombre.

"Oppure siete venuti a vedere Lo'Gosh di persona? Per ammirare da vicino colui che ama la guerra tanto quanto la amano i suoi nemici?"

Molti iniziarono ad avvicinarsi lentamente all'uscita, ma Varian non aveva ancora finito.

"Secondo alcuni non sarei migliore di coloro che combattiamo! Dicono che sono un mostro! Be'... se è vero allora sono il mostro di cui avete bisogno! Solo io sono abbastanza feroce da incutere timore nel cuore stesso delle tenebre! Sono l'unico ad avere il coraggio di fare tutto ciò che è necessario per proteggere l'umanità dall'abisso!"

Terminata la diatriba, Varian si guardò intorno e scorse il volto familiare di Anduin, che lo fissava dal fondo della sala del trono. Suo figlio era arrivato mentre il Re lanciava la sua invettiva. Dall'espressione inorridita sul volto del Principe, era chiaro che nulla era cambiato da quando se n'era andato in seguito al loro litigio.

Gli occhi di Anduin erano colmi di paura e sconcerto. Varian ebbe un tuffo al cuore. Sono diventato un estraneo agli occhi di mio figlio? Tentò di addolcire la propria espressione, ma sentiva la rabbia bruciargli ancora dentro. Anduin indietreggiò lentamente, poi si voltò e uscì dalla sala. Mentre Varian lo guardava allontanarsi, la rabbia fuoriusciva da lui come acqua da una diga incrinata, lasciando solo un gran vuoto. Il Re si sedette sul suo trono e fece un gesto stanco per indicare a tutti i presenti di andarsene.

Gli astanti, frastornati, iniziarono lentamente a uscire, spaventati dal futuro e dal capo della razza umana. Rimasero solo Jaina e l'Arcivescovo che guardavano Varian con circospezione. Senza rendersene conto, il Re frugò nella sua tunica e toccò il monile d'argento nella tasca. La fredda superficie di metallo leniva il fervore che ancora gli faceva ribollire il sangue. Varian sapeva che nessuno avrebbe capito ciò che lui doveva fare... e chi doveva essere. Nessuno lo capiva... e nessuno ci sarebbe mai riuscito.

* * *

Sotto gli occhi di Jaina e Benedictus, Varian percorse numerose volte la sala avanti e indietro come un animale in gabbia. Continuava a rigirare fra le dita il medaglione d'argento mentre la catena luminosa sferzava l'aria con la stessa furia che consumava il Re. Jaina e Benedictus erano in piedi vicini a lui, inermi, cercando un modo per placare la tempesta.

"Vostra Altezza, vedrete che prima o poi il Principe capirà!", disse Benedictus. "Ha un'anima illuminata!". L'Arcivescovo guardò Jaina in cerca di sostegno, ma prima che lei potesse dire qualcosa, Varian rispose seccato.

"Non avrei mai dovuto lasciarlo andare via! Anduin ha degli obblighi verso il suo popolo, non verso i Draenei."

"È ancora giovane...", disse Jaina. "Anduin sta ancora cercando di capire chi è veramente e qual è la sua strada."

Varian si fermò e la guardò. "Te lo dico io chi è veramente, Jaina! È l'erede al trono di Roccavento e ormai è quasi un uomo! Alla sua età sapevo già tirare di spada ed ero pronto ad affrontare in battaglia i nemici dell'Alleanza!"

Jaina sussultò allo scatto d'ira del Re. "Varian, un uomo si misura solo dall'età in cui inizia a uccidere?", chiese tentando di rispondere allo sguardo di fuoco del sovrano. "Non capisci che Anduin ha scelto una via differente?"

Varian fece una pausa riflettendo. "Ho... accettato le scelte di Anduin, ma temo che gli manchi la forza necessaria per governare. Questi sono tempi pericolosi. L'avete detto anche voi, Arcivescovo."

"È vero che il mondo si trova sull'orlo del baratro.", disse l'Arcivescovo forgiando le parole con i gesti della mano. "Ma la Luce indica una via diversa a ognuno di noi e i suoi fini sono imperscrutabili."

"Niente sermoni, Benedictus! A differenza della vostra chiesa, il mondo non perdona. Il compito di un regnante prevede molti pericoli: basta un passo falso e la gente muore!"

Benedictus si fece avanti e posò la mano sulla spalla del Re. "Soprattutto nel Giorno della Rimembranza, so che vi sentite responsabile di molte cose. Specialmente per ciò che abbiamo perduto...". Continuò in modo cauto. "Per ciò che voi avete perduto."

In balia dei pensieri e delle preoccupazioni, il Re toccò il medaglione d'argento. "Se Anduin non è pronto, se è debole, allora...". Varian rimase immobile, tentando di scacciare il pensiero dalla sua mente.

Jaina intervenne per tentare di alleggerire la tensione. "Varian, Anduin possiede una forza diversa da offrire a questo mondo. Ha scelto il sacerdozio a ragion veduta: è un Guaritore ed è in sintonia con la Luce."

Varian annuì. "Hai ragione, Jaina. Anduin non è mai stato... come me.". Sospirando, il Re crollò a sedere sul trono.

"Come avete detto prima, mio sire...", disse Benedictus, "I tempi sono cambiati ed è evidente che anche noi dobbiamo adattarci. L'era in cui l'unico modo per sopravvivere era agire come Lothar, forse sta giungendo al termine. Il mondo sembra anelare a qualcosa di nuovo."

* * *

Varian lo guardò. Era incerto su molte cose. Ultimamente, le fondamenta su cui poggiava la stessa Azeroth erano state scosse nel profondo e molti pezzi erano stati infranti o persi per sempre. Ora anche le sue convinzioni vacillavano. Benedictus e Jaina si apprestavano ad andarsene, ma l'Arcivescovo aveva un'ultima richiesta.

"Vostra Altezza, a proposito di rinnovamento... In questo Giorno della Rimembranza ho un regalo per voi. A dire il vero è per voi e per il Principe."

Varian sospirò. "Padre, temo che oggi solo io beneficerò della vostra generosità. Mio figlio non vuole neppure trovarsi nella stessa stanza con me."

Benedictus sorrise. "Non vi preoccupate. La Luce trova il modo di illuminare persino le notti più nere. Raggiungetemi più tardi. Sono certo che potrò rimediare a molti dei vostri mali."

Varian non ne era affatto convinto. "Quando e dove, padre? Come sapete, sono molto impegnato oggi."

L'Arcivescovo si chinò su di lui e sussurrò un nome. Varian s'incupì non appena apprese dove si sarebbero incontrati, ma dopo un istante annuì controvoglia.

Mentre Jaina e l'Arcivescovo si allontanavano, Varian fece un'ultima domanda a Benedictus. "Ditemi, Arcivescovo... Credete che Anduin sarà un buon Re?"

L'Arcivescovo si voltò e annuì con autorevolezza. "Ne sono certo, Sire. Sempre che sopravviva a questi tempi difficili. Giorni disperati come questi tendono a bruciare ogni impurità, lasciando solo l'acciaio più resistente. E i Re della casata Wrynn hanno sempre dimostrato di avere carattere, Altezza!". S'inchinò, quindi uscì con Jaina. Varian rimase solo nella sala del trono con il fardello del comando che ormai conosceva fin troppo bene.

* * *

Varian entrò nel cimitero della città mentre il sole iniziava la sua lenta discesa verso l'orizzonte, proiettando caldi raggi cremisi sulle guglie dell'imponente cattedrale e sulle lapidi silenziose.

Mentre passeggiava vicino alle tombe che conosceva fin troppo bene, percorrendo il solito tragitto di ogni Giorno della Rimembranza, venne invaso da un'enorme tristezza. Il sentore speziato dei lillà gli solleticava le narici, riportandogli alla mente il meraviglioso profumo di sua moglie Tiffin, la sua risata gioiosa e il suo dolce sorriso.

Si avvicinò ai leoni di pietra che stavano di guarda alla tomba della sua amata. Si muoveva come in trance mentre le memorie a lungo sepolte lo investivano come una cascata. Raggi di luce dorata si riflettevano sulla placca bronzea della lapide. Varian lesse l'ultima riga dell'iscrizione: Il nostro mondo è freddo senza di te... e sentì l'amara verità invadergli il cuore. Tiffin, tu e Anduin siete stati gli unici a farmi sentire un po' di calore.

Udì dei passi alle sue spalle e si voltò, sorpreso di vedere arrivare Benedictus insieme a suo figlio. L'emozione alla vista del Principe fu smorzata immediatamente dall'espressione sconvolta sul volto di Anduin e dall'occhiata fulminante che questi lanciò all'Arcivescovo.

Varian era sorpreso di vederlo così cresciuto. Oppure era solo un inganno della luce? Guardando torvo il sacerdote, il Principe spostò nervosamente arco e faretra. "Arcivescovo! Quando mi avete implorato di accompagnarvi, avete dimenticato di dirmi che mio padre si sarebbe unito a noi."

Benedictus gli sorrise. "A volte, mio caro Principe, dobbiamo mantenere dei piccoli segreti per curare il mondo."

Varian sentì che stava riassumendo il suo ruolo di padre. Avrebbe voluto dire al ragazzo di crescere e smetterla di comportarsi come un idiota. Avrebbe voluto ordinargli di restare a Roccavento per adempiere ai suoi obblighi di Principe ed erede al trono. Ma sapeva che le sue parole avrebbero portato a una lite come l'ultima volta. Un atteggiamento rigido avrebbe solo allontanato Anduin.

"Arcivescovo, è questo il vostro regalo per il Giorno della Rimembranza?", disse Re Wrynn tentando di smorzare la voce. "Una riunione di famiglia a sorpresa?". Per un istante, il suo sguardo si posò involontariamente sulla tomba di Tiffin.

L'Arcivescovo li guardò entrambi con aria soddisfatta. "In parte. Ma c'è dell'altro. Ricordate la missione che mi avete affidato molto tempo fa, subito dopo la scomparsa della nostra diletta Tiffin?"

Varian pensò un momento... Era trascorso molto tempo. Così tante cose erano accadute dalla morte di sua moglie. Così tanti cambiamenti... E anche lui era cambiato molto. Tiffin amerebbe l'uomo che sono diventato?

Benedictus allungò una mano e diede a Varian una scintillante chiave d'argento. Il Re rimase sconvolto nel sentire il peso di quell'oggetto nel palmo della sua mano. Anduin capì immediatamente di cosa si trattava. "La chiave del medaglione di mia madre."

Varian era senza parole. Cercò di dire qualcosa. "L'avete trovata! Ma come...?"

"Sì, Sire. Come avevate ordinato. Vi chiedo perdono se ho impiegato così tanto tempo per portare a termine l'incarico, ma credo che oggi sia il giorno adatto per restituire a entrambi le vostre memorie!", rispose Benedictus dando un buffetto sulla testa del Principe.

Varian si sentì smuovere qualcosa dentro. "Grazie, Benedictus. Siete un brav'uomo. Non oso immaginare cosa farei senza di voi."

L'Arcivescovo chinò il capo. "Chiedo il permesso di accomiatarmi!". Non appena si voltò per andarsene, fece un gesto con il braccio. "Che la pace sia con voi...", disse. Quindi scomparve in un boschetto lungo il sentiero.

Varian rimase lì in piedi, girando e rigirando la chiave d'argento e interrogandosi sullo strano commiato dell'Arcivescovo. Infine notò che Anduin lo stava guardando. Tutte le frasi severe che aveva desiderato dire a suo figlio non avevano più alcuna importanza. Comprese l'unica verità: Anduin era più importante di ogni altra cosa. Era tutto così chiaro...

Il Principe si voltò per guardare la tomba di sua madre, perso nei suoi pensieri. Alla fine, Varian ruppe il silenzio. "Sono felice di vederti, figlio mio. Sei molto cresciuto da quando...". Varian s'interruppe, quindi riprese: "Evidentemente il cibo dei Draenei ti fa bene!".

"Il Maestro Velen dice che sto crescendo in tutto... ", rispose Anduin, senza distogliere lo sguardo dalla lapide. "Continua a ricordarmi che 'Tutti dobbiamo crescere in ogni direzione, ogni giorno!'"

Varian annuì. "Un saggio e importante consiglio... specialmente per un Re... o un futuro Re."

Anduin trasalì nel sentire quelle parole. Poi guardò suo padre con i suoi radiosi occhi blu come il mare. "Padre, il mondo sta morendo?"

Varian fu colto di sorpresa dalla semplice intensità della domanda. Gli ricordò i quesiti ingenui ma profondi che Anduin gli poneva da bambino. Già allora, la saggezza del ragazzo era evidente.

Tentò di rispondere con circospezione. "Non sono certo un filosofo, ma so che il mondo è ciclico... proprio come le stagioni. Ogni cosa ha il suo tempo e deve avvicendarsi all'interno del cerchio del rinnovamento."

Cercò il modo di spiegarsi meglio, quindi estrasse la spada. "Proprio come una grande arma, figlio mio. Di tanto in tanto è necessario affilarla perché mantenga la sua efficacia."

"Velen dice le stesse cose. Afferma che morte e rinascita fanno parte della stessa ruota astrale. E che il suo popolo ha osservato il lungo avanzare del tempo come nessun altro."

"Allora saprà che sovrani e regni vanno e vengono, ma la verità, l'onore e il dovere durano in eterno."

"Anche l'amore...", disse Anduin guardando a malapena suo padre.

Il Re rifletté e poi annuì. "Esatto: anche l'amore."

Anduin proseguì. "Io credo che l'amore sopravviva a ogni altra cosa."

Improvvisamente, Varian seppe ciò che doveva fare. Stringendo il medaglione d'argento in mano iniziò a parlare ancor prima di pensare a ciò che avrebbe detto. "Per tutti questi anni ho conservato il medaglione di tua madre affinché mi ricordasse le mie responsabilità come sovrano. Per rammentare che ogni azione ha delle conseguenze e che un capo deve accettare le decisioni che ha preso, perché molte persone contano su di lui."

Allungò il medaglione.

"Voglio che tu...", quindi si interruppe e si corresse. "O meglio, pensavo che forse ora vorresti tenerlo tu. Sempre che lo desideri."

Anduin annuì e Varian mise lentamente intorno al collo di suo figlio il medaglione di Tiffin. Il Principe lo tenne in mano, passando le dita sopra le incisioni proprio come aveva fatto Varian per molti anni.

Il Re gli porse la chiave d'argento e rimase fermo per un istante. Persino la brezza che soffiava lieve nel cimitero sembrò quietarsi per onorare quell'evento. A Varian sembrò di passare una sorta di testimone, un senso d'appartenenza, un potente simbolo di crescita e di maturità che in futuro avrebbe aiutato suo figlio. "Ora è tuo!", disse. "Quando sarai pronto, potrai aprirlo."

Anduin ci pensò un istante, poi ripose la chiave in tasca. Avrebbe fatto pace con il suo passato quando fosse stato pronto.

"Anduin, lei amava quel medaglione!", disse Varian. "Amava la bellezza e il popolo di Roccavento... ma ciò che ha amato di più sei tu."

Gli occhi di Anduin s'inumidirono e brillarono nella luce pomeridiana. Varian osservò intensamente suo figlio e vide più di quanto non avesse mai scorto in passato. "Sono stato... cieco. Non mi ero accorto che sei diventato un uomo."

A quel punto, il ragazzo scoppiò in lacrime e disse le parole che avrebbe sempre voluto pronunciare: "Padre, vorrei tanto essere più simile a te. Io voglio diventare un grande Re, ma... non sono... abbastanza forte!". Asciugò rabbiosamente le lacrime come fossero un segno di debolezza.

Varian abbracciò suo figlio. "No, Anduin. Sei molto più coraggioso di me e questo coraggio scaturisce dal profondo del tuo cuore. Ricordi cosa diceva sempre tuo zio Magni? 'La forza assume forme diverse...'".

Entrambi ripeterono l'ultima parte all'unisono: "'Grandi e piccole'!".

Anduin sorrise, rinfrancato da quel ricordo. Varian proseguì: "Io affronto la tempesta, rigido e inflessibile, ma tu senti il vento... ti pieghi con lui, ti unisci a lui... e così diventi indistruttibile!".

Varian si voltò verso la tomba di Tiffin. "Tua madre possedeva le stesse qualità. Era esperta nell'arte della persuasione e il suo amore commoveva il mondo."

Il Principe fissò la lapide di sua madre, tentando di reprimere le lacrime. Varian si sorprese a parlare senza riflettere. Non come Re di Roccavento, ma come un padre a suo figlio.

"Anduin, è un bene che tu riesca a piangere. Io non ho mai avuto questa... forza!". Entrambi rimasero fermi per qualche istante, fissando la tomba della persona che li univa con il suo amore. Era un legame persino più forte del sangue.

"Mi manca!", disse infine Anduin. "Anche se ero molto piccolo quando è morta, riesco ancora a sentirla."

"È per questo che diventerai il più grande fra tutti i Re della casata Wrynn!", disse Varian dandogli una pacca sulla spalla. Avrebbe desiderato che quel momento durasse per sempre, ma sapeva che era impossibile. Guardò in alto, intorno a sé. "Dimmi... secondo te, da quale parte faranno scattare l'imboscata?"

* * *

Anduin si asciugò le lacrime. "Ci osservano da un po'. Secondo te chi sono?"

Varian rifletté. "Probabilmente degli assassini. Forse vogliono approfittare della confusione creata dalla festa. Il momento in cui i capi di Roccavento si riuniscono insieme in pubblico. Allora qual è il tuo piano?"

Anduin tentò di guardarsi intorno senza farsi notare. "Ci colpiranno da est tentando di coprire l'uscita principale. Sarà un attacco palese senza sotterfugi. Se ci mettiamo con la schiena contro il muro ovest, potremo affrontarli ad armi quasi pari."

Varian non riuscì a nascondere un sorriso. "Sono colpito. Allora hai ascoltato tutte le noiose lezioni che ti ho impartito."

"Padre, mi hai insegnato molte più cose di quante tu non creda."

Varian annuì e Anduin rispose con un ghigno. Si comunicarono tacitamente qualcosa... che non aveva bisogno di essere espresso a parole.

All'improvviso il fragore dei razzi sopra le loro teste ruppe il silenzio. Missili magici provenienti dalla Valle degli Eroi solcarono il cielo ed esplosero sulla città in una cascata di forme e colori. La cerimonia di chiusura del Giorno della Rimembranza era iniziata.

Ma i fuochi artificiali erano anche il segnale di qualcos'altro. Da ogni lato, un gruppo di uomini dall'aspetto pericoloso emerse dai ripari. Ognuno impugnava armi minacciose e aveva il volto tetro dell'assassino pronto a uccidere.

Varian si rivolse a suo figlio, quasi gustando quel momento. "Credo che arriverò un po' in ritardo al mio discorso."

Gli assalitori si scagliarono contro i due uomini. Varian ne contò dieci e pensò che non avrebbero costituito un problema. Poi Anduin indicò un punto alle loro spalle e videro un altro uomo spuntare da dietro un albero. Si trattava di un Occultista molto potente: le sue vesti viola risplendevano di protezioni e rune impregnate di energia fiammeggiante orbitavano nel suo bastone nodoso.

"Quello non mi piace per niente!", disse Varian sguainando la spada. Anduin annuì e impugnò l'arco, quindi si preparò a scoccare una freccia.

Lo videro far ondeggiare il bastone, tracciando un largo ovale luminoso in aria mentre intonava delle parole per un'evocazione.

Altri fuochi artificiali esplosero in cielo e gli assalitori si lanciarono improvvisamente all'attacco del Re e del Principe. I boati sovrastanti coprivano le rozze urla di battaglia degli assassini, mentre gli scontri violenti delle armi facevano volare sangue e scintille. Al di là del Lago di Roccavento le voci all'unisono di padre e figlio risuonavano orgogliose: "Per l'Alleanza!".

* * *

Un caleidoscopio di persone circondava le grandi statue del ponte sopra la Valle degli Eroi. La folla applaudiva i fuochi d'artificio magici con trasporto quasi incontrollato, mentre il rumore delle esplosioni risuonava fra le mura della città e raggiungeva il fossato sottostante.

Sarti, fabbri, cuochi, mercanti e soldati occupavano il ponte e la strada per Borgodoro a perdita d'occhio. Erano completamente assorbiti dallo spettacolo e si stavano divertendo moltissimo.

Sul palco però un contingente della Rappresentanza d'Onore non era altrettanto entusiasta. Di lì a poco Re Wrynn avrebbe dovuto fare il suo discorso, ma era scomparso! Jaina e Mathias Shaw si scambiarono delle occhiate preoccupate, mentre il Primo Maresciallo Afrasiabi dal palco fece un cenno alla folla. Sarebbe toccato a lui l'onore di introdurre il discorso del Re. Ciononostante, lo spettacolo di fuochi d'artificio si avvicinava alla conclusione e il Re di Roccavento non si vedeva. Sarebbe stato un grosso contrattempo per la cerimonia... e Afrasiabi odiava i contrattempi.

Il Primo Maresciallo si voltò e ringhiò: "Maledizione! Dov'è?". Sul palco tutti scrollarono le spalle. Afrasiabi mostrò un sorriso alla folla, poi si unì ai delegati e i capi di Stato. La rappresentanza era allo sbando e discuteva su ogni possibilità ed eventualità. Alcuni nobili avrebbero voluto che la cerimonia proseguisse, con o senza il Re. Altri insistevano che si dovesse attendere, non importava quanto a lungo.

Il Generale Jonathan, da stratega qual era, propose un compromesso. "Primo Maresciallo, vi suggerisco di dare il via a un'azione diversiva. Fingete, bluffate... ma mantenete la posizione mentre noi andiamo a cercare il Re!". Jaina e Mathias annuirono.

Al Primo Maresciallo la nuova strategia non piacque affatto. "Generale, io sono il comandante dell'esercito del Re, non un intrattenitore da circo!". Guardò accigliato tutti i presenti, ma non vide altro che facce disperate, ognuna delle quali lo implorava di sacrificarsi per la squadra.

"Ma non ho nulla di pronto!", protestò il Primo Maresciallo.

"Improvvisate! Distraeteli! Fateli divertire!", gli fu risposto in coro.

La folla borbottava ansiosa alle sue spalle. Alla fine Afrasiabi sospirò in segno di arresa. Mormorando qualcosa fra sé e sé, si voltò verso la volubile moltitudine di gente. "Maledetti spettacoli di Gnomi e pony..."

Il Gran Comandante di Roccavento si costrinse a sfoggiare un sorriso così luminoso che offuscò persino lo sfavillante ammasso di medaglie sulla sua corazza. Quindi iniziò a intrattenere la folla con uno dei suoi argomenti preferiti... l'affascinante storia e gli aneddoti poco conosciuti relativi alle tattiche d'assedio basate sui carri a vapore.

* * *

Varian Wrynn si muoveva come un elementale del vento, saltando e piroettando in ogni direzione. Il momento prima stava attaccando sulla sinistra, sferrando ampi fendenti e tentando disperatamente di proteggere suo figlio a ogni costo. Il momento dopo stava intercettando un altro gruppo che incalzava su Anduin dall'altro l'alto, abbattendo la sua selvaggia lama Shalamayne con effetti devastanti.

Con le spalle sempre rivolte al muro di pietra, tentarono di respingere gli assalitori. Nonostante i loro sforzi, Re e Principe non riuscivano ad avanzare verso l'Occultista. Nelle retrovie, il Mago stava chiaramente evocando qualcosa a Roccavento e il suo portale diventava sempre più definito.

Varian parò un colpo d'ascia, poi sottrasse arma e braccio all'assassino che la reggeva con un colpo di spada. Si protese in avanti, tentando di sfruttare il vantaggio. Eppure ogni volta che faceva un passo verso l'Evocatore, gli assalitori premevano su Anduin per avvantaggiarsi della paura che il Re provava nei confronti del figlio. Era chiaro che stavano giocando con lui, in attesa che qualcosa uscisse dal portale. Ma di cosa potesse trattarsi lo ignorava completamente...

Varian lanciò una rapida occhiata a suo figlio e si riempì d'orgoglio. Il Principe manteneva coraggiosamente la posizione trafiggendo un nemico dopo l'altro con le sue frecce. Molti assassini erano stati colpiti, ma solo tre erano morti. Sicuramente era all'opera una magia oscura.

Anduin schivò agilmente un pugnale e atterrò accanto a Varian. "Fai attenzione, padre! Sono protetti!"

Varian si voltò verso il figlio. "Restami vicino! Dobbiamo raggiungere l'Occultista, prima che completi l'incantesimo!"

Anduin annuì. "Anche noi siamo in grado di proteggerci!", disse sollevando le mani. Mormorò una preghiera, seguita dalla Parola del Potere "Scudo", che rimbombò in aria come un tuono.

Varian sentì rizzarsi i peli alla base del collo mentre uno scudo d'energia divina lo circondava. Lanciò un ghigno selvaggio a suo figlio, quindi si voltò per affrontare due sfortunatissimi nemici che si erano ritrovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. "Vediamo se sono protetti anche da questo!", ruggì. Caricò in avanti spiccando un balzo eroico in alto per poi tornare a terra sferrando un colpo selvaggio con la sua spada.

La sfera abbagliante di Shalamayne produsse un arco di luce mentre la lama tagliava in due un ignaro assassino. Il busto senza vita cadde in due parti sanguinolente. Prima ancora che toccassero il suolo, Lo'Gosh si stava già dirigendo verso la sua prossima vittima, agitando la spada ed eliminandola in un batter d'occhio. Anduin forniva supporto scoccando frecce, per evitare che il padre venisse attaccato ai lati.

Le due teste coronate di Roccavento si muovevano all'unisono, squarciando con la spada e trafiggendo con le frecce mentre si facevano largo attraverso la linea difensiva per raggiungere il sempre più disperato Occultista. Re e Principe formavano una squadra perfetta: Varian sprigionava una forza bruta inesauribile mentre Anduin scoccava una raffica di punte affilate e taglienti verso i punti in cui potevano causare danni maggiori.

Presto l'Occultista oscuro capì che le sue probabilità di successo stavano diminuendo e raddoppiò gli sforzi sprigionando sempre più serpentine d'energia viola sul campo luminoso. Nel frattempo qualcosa di grosso e spaventoso iniziava a prendere forma nel bagliore roteante del portale.

* * *

"Non è nel Forte. Ho cercato dappertutto!", disse il Generale Jonathan senza fiato.

Jaina guardò Mathias e aggrottò le sopracciglia. "Non è da lui. Dove può essere? E dov'è il Principe?"

A quella domanda la preoccupazione del Generale aumentò. "Oltre al Re è scomparso anche il Principe? Ma questa è una catastrofe!"

Shaw scosse la testa. "Generale, ampliate le ricerche. Io mobilito l'IR:7."

"Io controllo il porto!", disse Jaina prima di sparire in un lampo di luce bianca.

Jonathan si allontanò con un'espressione accigliata.

"Generale, un'altra cosa!", disse Shaw afferrando il braccio di Jonathan con uno sguardo profondamente turbato. "Siate pronto a suonare l'allarme. Temo che sia in atto qualcosa di sinistro."

* * *

Il Re era un lupo feroce che abbatteva tutti i difensori sul suo cammino. A volte anche due o tre contemporaneamente. I suoi occhi erano iniettati di sangue mentre si faceva strada lentamente verso l'Occultista. Dopo una serie di attacchi solo tre nemici lo separavano dal suo bersaglio.

Anduin scoccava le sue frecce con fluida e abile maestria. I dardi colpirono uno degli ultimi difensori con precisione perfetta, conficcandosi nel suo corpo in profondità. Il nemico cadde sul posto e Anduin spalancò gli occhi per la sorpresa. Evidentemente l'incantesimo protettivo dei nemici era svanito! Il Mago era troppo occupato a usare tutto il suo mana sul portale per preoccuparsi anche dei suoi compagni. Gli ultimi due assassini guardarono l'Occultista sgomenti: era l'occasione che Varian stava aspettando.

Con una velocità abbagliante coprì in un istante la distanza che lo separava dagli assassini e incrociò le lame con entrambi contemporaneamente, respingendoli con tutta la sua furia. L'attacco a sorpresa li stordì, lasciandoli esposti anche se solo per un momento... ma a Varian bastò.

Con un urlo di guerra che sembrava originato dalle profondità del Maelstrom, Varian roteò in un turbine di lame, perforando le corazze e decapitando entrambi gli assassini nello stesso momento. Mentre le teste cadevano a terra, sui loro volti permaneva immutata un'espressione scioccata.

Varian si fermò e, affannato, guardo l'Occultista ormai vicino. Il Mago mostrò i denti gialli in segno di trionfo. "Troppo tardi! Il tuo destino è..."

Prima che potesse finire la frase, Varian tornò alla carica con la spada sguainata mentre Anduin scoccò un dardo letale sopra la spalla di suo padre. Con loro sorpresa, l'Occultista non tentò nemmeno di difendersi. La sua unica preoccupazione fu di completare l'incantesimo del portale, sacrificando la vita per raggiungere il suo scopo. La freccia gli trapassò il collo, seguita poco dopo dalla lama di Varian che gli passò il petto da parte a parte.

* * *

L'Occultista cadde a terra morto. Aveva ancora sul volto un sorriso compiaciuto di vittoria. Il suo ultimo incantesimo era completo: il portale pulsava d'energia e una sagoma oscura e massiccia lo stava attraversando!

"Anduin, sta' indietro!", gridò Varian.

Con un lampo abbagliante, un'enorme figura uscì dal portale e mise piede a Roccavento. Anduin ebbe un sussulto e Varian indietreggiò in posizione difensiva. Davanti a loro, c'era il Draconide più grande che avessero mai visto. L'enorme mostro metà uomo e metà drago indossava una colossale armatura viola, che lo ricopriva dalla testa alla coda, con raffigurati gli emblemi del culto del Martello del Crepuscolo. Le piastre spesse bruciavano di incantesimi di protezione.

Il Draconide afferrò due mastodontiche asce dalla schiena e lanciò un urlo di sfida, che scosse gli alberi e fece correre un brivido lungo la schiena di Anduin. Varian si frappose fra il mostro e suo figlio, quindi disse al Principe alle sue spalle: "Qualsiasi cosa accada, Anduin, resta dietro di me. Hai capito? Resta dietro! Questa creatura... questa cosa... è diversa dalle altre."

Il Principe non ebbe nemmeno il tempo di annuire: il Draconide urlò di rabbia e si lanciò alla carica in direzione del ragazzo.

* * *

"Così con l'avvento della valvola a pressione trasversale di Gnomeregan...", il Primo Maresciallo continuava con voce monotona, lanciando occhiate alle sue spalle nella speranza di vedere finalmente spuntare il Re. "Ah... Grazie a questo nuovo e straordinario collegamento fra asse e meccanismo, la Macchina d'Assedio a pressione può lanciare proiettili di oltre cinquanta chilogrammi, persino nelle lande più fredde della Corona di Ghiaccio."

Il Primo Maresciallo Afrasiabi fece una pausa, aspettandosi che la folla rimanesse impressionata quanto lui da questa notizia. Il popolo di Roccavento rispose con un impressionante silenzio di tomba. Dalle ultime file si udì il tonfo di un monile cadere a terra. Il Primo Maresciallo si voltò e scrollò le spalle in segno di resa.

I nobili della città erano agitati. Uno di essi esclamò: "Qualcuno faccia qualcosa! È un disastro! Ma dov'è il Re?".

I delegati iniziarono a parlare all'unisono. Per un po' avevano confabulato sottovoce, ma alla fine erano giunti a un accordo. Si rivolsero a Benedictus: "Abbiamo deciso che l'Arcivescovo parlerà al posto del Re!".

Benedictus fece un cenno di diniego. "No, no... Voi mi adulate, ma non è compito mio. Aspettiamo di scoprire cos'è accaduto al nostro sovrano."

La folla iniziò a protestare e fischiare. Il Primo Maresciallo Afrasiabi abbandonò il suo posto sul podio e si sedette indignato. "Umph! Sono un conquistatore di terre non di cuori!"

Un crescente malcontento serpeggiava in mezzo alla folla e la gente capì che qualcosa non andava. Alcune sparute grida di ansiosa insoddisfazione raggiunsero le tribune e presto un muro di voci iniziò a innalzarsi sempre più forte.

"Padre, li stiamo perdendo. Fate qualcosa!", implorò un nobile. "Per favore! La folla vi ama."

Benedictus guardò la rappresentanza e alla fine acconsentì. "Va bene. Sarà mio immenso e immeritato onore dire qualche parola su questa giornata."

La folla mormorò soddisfatta non appena vide l'Arcivescovo Benedictus salire sul podio. La sua rassicurante presenza sembrò riempire il vuoto della valle. Le proteste diminuirono fino a cessare del tutto e la moltitudine rimase in attesa di una parola da parte del suo capo spirituale. L'Arcivescovo si fermò per assaporare il momento, quindi sollevò le mani. Esplose un enorme applauso e Benedictus iniziò a parlare.

* * *

Dalle ferite fresche di Varian colava del sangue vivo, mentre incespicava dopo un potente colpo della massiccia ascia del Draconide. L'imponente creatura si stagliò in avanti e fece roteare anche la seconda ascia. Varian barcollò e la sua spada assorbì a malapena il colpo devastante. Il Re intravide una minuscola opportunità e da esperto qual era, con un affondo colpì l'armatura del gigante all'altezza dello stomaco. Purtroppo il colpo riuscì solo ad abbagliare la creatura con una pioggia di scintille. Il Draconide guardò in basso e scoppiò in una risata gutturale. Quindi girò intorno al guerriero esausto, giocando con lui come il gatto con il topo.

Anduin scoccò l'ultima freccia in direzione della bestia, ma era come lanciare moscerini addosso a uno Gnoll. Varian continuò a contrastare la bestia, incassando tutti i suoi colpi nel tentativo di attirare la sua attenzione lontano da suo figlio. Il Principe non poteva far altro che guardare angosciato mentre suo padre tentava invano di sostenere l'enorme forza del mostro.

Improvvisamente, il Draconide ruotò su se stesso a una velocità maggiore di quanto le sue dimensioni potessero far supporre. Varian riuscì a parare i colpi d'ascia, ma la coda appuntita lo prese in pieno petto facendolo ruzzolare a terra. Il Re atterrò violentemente, rotolò fino a fermarsi, quindi rimase immobile.

Anduin guardò sconvolto il corpo prono di suo padre. Sembrava un incubo da cui non riusciva a risvegliarsi. "Padre!", gridò. Ma Varian rimaneva lì immobile, coperto da polvere e sangue.

Anduin si diresse verso il Re, ma sentì la terra tremare sotto i suoi piedi. Alzò lo sguardo appena in tempo per vedere il Draconide caricarlo come un toro, enorme e spietato. Una delle enormi asce fendeva già l'aria, puntando verso il naso del Principe.

Il giovane cadde all'indietro, tenendo stretto il suo arco come una piuma in mezzo a un uragano. L'ascia del Draconide si abbatté sull'arma del ragazzo, distruggendola e facendolo rotolare al suolo.

Anduin si ritrovò faccia a terra, con le braccia e il petto insensibili per via dell'impatto. Tentò di rialzarsi, ma il suo corpo stordito si rifiutava di collaborare. Non poteva far altro che rotolare. Ma ciò bastò per salvargli la vita. Appena si fu spostato, l'altra ascia colpì il suolo proprio nel punto in cui fino a un secondo prima si trovava la sua testa. Terra e ciottoli esplosero al violentissimo impatto ferendogli gli occhi.

Il Principe cadde a terra, barcollando e respirando a fatica. Lanciò un'occhiata al corpo immobile di suo padre, poi si costrinse a guardare l'imponente figura del Draconide che lo sovrastava. Tentò di non avere paura e di comportarsi con l'orgoglio di un Principe di Roccavento, come avrebbe fatto suo padre. Fissò la creatura nei gelidi occhi azzurri e si sentì invadere da una strana calma.

Il mezzo-drago sollevò le asce e sogghignò, con le zanne ricurve assetate di sangue. Anduin pronunciò una breve preghiera, consapevole che presto sarebbe finita. Le asce fenderono l'aria, sibilando con un gioia selvaggia...

Improvvisamente, un'armatura oro e blu si parò davanti al Principe. Suo padre era lì, barcollante e sanguinante. Con la spada sguainata era riuscito a fermare il colpo del Draconide con un'esplosione di luce e di scintille. Con un suono metallico stridente, Varian e l'uomo-drago persero la presa sulle loro armi... ma la seconda ascia del Draconide si abbatté subito dopo la prima.

Varian sentì bruciare la lama, mentre penetrava prima l'armatura e poi la cassa toracica. Il violento impatto gettò a terra di Re che non distolse mai gli occhi da Anduin per assicurarsi che suo figlio fosse al sicuro.

I loro sguardi s'incrociarono e Varian fu sollevato nel vedere che il ragazzo era incolume. Non appena la polvere si posò, Anduin assistette a uno spettacolo orribile.

Varian giaceva contorto e inerme con l'ascia del Draconide conficcata nel petto. In un momento che sembrò eterno il Principe venne investito da un'angoscia insopportabile. Il Re fissò negli occhi suo figlio per fargli sapere che era tutto a posto. Finisce sempre così con i re della casata Wrynn...

Il Draconide era in piedi davanti a Varian e rideva, mentre il Re tossiva e implorava Anduin con lo sguardo di fargli un ultimo favore.

"Fuggi...", sussurrò mentre l'oscurità, fredda e gentile, lo avvolgeva lentamente. Lascia che sia io l'ultimo a pagare questo prezzo. La creatura ghignò, estraendo l'ascia dal petto di Varian. Stranamente il sovrano non sentì nulla. Non c'era più dolore né tristezza. Il Re sapeva che sarebbe morto così com'era vissuto. Il mostro sollevò la lama bagnata sopra la propria testa. La superficie scheggiata e insanguinata luccicava al tramonto. Che gran pace c'è qui, Tiffin...

Varian sentì il mondo scivolare via... ma poi qualcuno s'inginocchiò accanto a lui, pregando e proteggendolo dal minaccioso Draconide. Il Re si sforzò di restare cosciente e lentamente comprese che si trattava di suo figlio. Aveva le braccia sollevate e con le sue grida e preghiere proteggeva suo padre e respingeva la creatura. Anduin si alzò e aprì le braccia verso il cielo. Un globo dorato d'energia sacra costrinse il mostro a indietreggiare mentre il Principe avanzava, forte e impavido. Come un Re!

Quando Anduin gridò la Parola del Potere "Barriera", il cimitero sembrò brillare e farsi indistinto intorno al Re e al Principe. Il Draconide era confuso e tentò di colpire il giovane con l'ascia, ma la possente arma venne deviata da un anello celestiale. Varian era meravigliato dalla perseveranza di Anduin: il Draconide girava loro intorno preparandosi ad attaccare... e l'unica arma di suo figlio era la fede! Tentò di raggiungere la spada, ma era troppo lontana. Cadde nuovamente a terra, ansimando per il dolore. Riusciva a malapena a respirare, figurarsi a muoversi.

Anduin era saldo come una roccia, coraggioso e risoluto... sebbene il mostro si stesse preparando a lanciare l'attacco finale. Nonostante il dolore lancinante, Varian rotolò su un fianco e tentò di rialzarsi. Doveva fare qualcosa. Improvvisamente sentì pesare il frammento dell'armatura del Drago Nero che conservava nella sua cintura. A fatica estrasse la punta affilatissima.

Mentre il Draconide caricava, il ragazzo restò fermo, avvolto da un'aura di Luce Sacra. Aprì i palmi verso il cielo e pronunciò le frasi per dissolvere la magia. A ogni parola la terra risuonava di energia, scuotendo le lapidi e creando un'increspatura sulla superficie del lago. Un lampo di fuoco si abbatté dal cielo e colpì il Draconide mentre questi correva verso Anduin.

Quell'inferno accecò la bestia, che arrancò verso la sagoma imperturbabile di Anduin, gridando di dolore e di rabbia. Quando il Draconide cadde a terra, la sua armatura perse la protezione dalla magia oscura e divenne grigia.

Negli ultimi attimi, Varian fece ricorso a tutta la forza che gli era rimasta per sporgersi in avanti e sollevare il frammento dell'armatura di Alamorte.

L'impatto con il Draconide fu come se un'immensa valanga fosse crollata con tutto il suo peso su Varian. Il frammento affilato penetrò prima la corazza e poi il petto del mostro. Da qualche parte nella sua mente, il Re udì un urlo, un misto tra un grido di battaglia e uno d'agonia, ma non sapeva dire per certo se provenisse dalla creatura o da se stesso. Poi cadde in una misericordiosa incoscienza.

In lontananza, sentiva la presenza di Anduin. Aprì gli occhi e vide che il figlio stava sorreggendo il suo corpo, le sue lacrime si mescolavano al sangue del Re.

Jaina e Jonathan entrarono correndo nel cimitero, seguiti da un gruppo di guardie. Il Generale ordinò ai suoi uomini di controllare i cadaveri degli assassini, mentre Jaina si gettò in ginocchio accanto al Re e al Principe. Vide la terribile ferita di Varian, dopodiché guardò Anduin e scosse la testa.

Varian fissava Anduin con nuovo affetto e ammirazione. "Avevi ragione...", disse storcendo la bocca per il dolore. "L'amore sopravvive a ogni altra cosa!". Anduin tolse il sangue e la terra dagli occhi del padre, ma il Re sentì a malapena il suo tocco. Il suo corpo era freddo... e tutto sembrava dissolversi.

Il sole splendeva rosso sangue all'orizzonte, dipingendo di cremisi scuro tutto il cimitero. Il sovrano chiuse gli occhi e si abbandonò alla Luce. Mentre l'intera Guardia d'Onore di Roccavento si radunava intorno al Re morente, il respiro di Varian si faceva sempre più debole e meno frequente.

"Padre, perdonami!", disse Anduin in lacrime.

Varian aprì gli occhi e tentò di sorridere. "No. Sono io che devo chiederti perdono... per non aver capito prima chi eri... chi sei sempre stato. Sono molto... orgoglioso di te, figlio mio!". Varian sollevò la mano insanguinata per accarezzare la guancia macchiata del ragazzo. "Anduin, non piangere per me. Questo è sempre stato il mio destino... non lasciare che sia anche il tuo."

Detto ciò, il corpo e il braccio di Varian si lasciarono andare. Anduin rimase immobile per un lungo istante, non sentiva più il suo corpo e stava rivivendo tutta la sua vita. Jonathan si sporse per aiutarlo a rialzarsi. "Anduin, andiamo. Dobbiamo portarvi al sicuro al Forte. L'erede al trono dev'essere protetto."

Anduin non si mosse. Non aveva sentito una sola parola di ciò che il Generale gli aveva detto. Si limitava a fissare incredulo il padre morente.

Anche Jaina lo raggiunse, implorandolo: "Andiamocene da qui!". Il Principe li respinse entrambi e si asciugò furiosamente gli occhi.

"No! Non deve finire così!". Iniziò a scuotere il Re. "Mi hai sentito, padre? Non accadrà di nuovo che un Principe della casata Wrynn debba assistere impotente alla morte di una persona cara! Non è questo il nostro destino!". Anduin gridò verso il cielo e le nuvole sembrarono dissolversi in segno di rispetto.

Gli altri guardarono meravigliati, mentre il Principe chiuse gli occhi e iniziò a intonare un canto. All'inizio era un suono dolce e gentile, ma mentre la sua voce aumentava nel crescendo, divenne una canzone bella e potente. Mentre pronunciava le parole, le sue mani iniziarono a risplendere: prima debolmente poi sempre più luminose, fino a competere con il tramonto, immergendo l'intero cimitero nel bagliore senza ombre di mezzogiorno.

Il canto raggiunse il suo picco e il giovane sacerdote sollevò il suo sguardo e la sua voce verso il cielo, evocando una sorgente di potere divino nel cuore stesso del cosmo.

Improvvisamente dei raggi liquidi, più luminosi di mille soli, sgorgarono dalle dita di Anduin, penetrarono il corpo del Re e gettarono una vivida luce gialla su ogni cosa. Le guardie sussultarono e indietreggiarono, coprendosi gli occhi mentre tutto il corpo di Varian era scosso da un flusso di pura luce. Al centro di tutto c'era il Principe che teneva stretto a sé il padre come se un vortice d'infinita bellezza danzasse fra di loro.

Poi, in netto contrasto con l'intenso vortice d'energia tutto intorno, Anduin iniziò a parlare con una voce leggera e melodiosa e posò delicatamente le mani sulle tempie del Re immobile, iniziando a pregare con calma e a bassa voce.

* * *

Benedictus si trovava nel suo elemento naturale. La folla applaudiva ogni sua parola. Prima o poi il popolo di Roccavento avrebbe compreso che questo giorno era stato inevitabile e che grazie a esso il mondo sarebbe stato purificato per mezzo di questi grandi eventi.

Tese un braccio verso la massa che pendeva dalle sue labbra. "Mi presento davanti a voi in un momento terribile. Il mondo è scosso nelle sue fondamenta. In questo stesso momento Azeroth è purificata dal fuoco divino e ricorderemo a lungo questi giorni di tribolazione come il prezzo da pagare per la nascita di una nuova era!"

La folla applaudì senza sapere perché e Benedictus sorrise fra sé e sé, chiudendo gli occhi soddisfatto. Improvvisamente la moltitudine esultò nuovamente più forte di prima. Sorpreso, l'Arcivescovo riaprì gli occhi. Un altro scroscio ancora più sonoro del precedente lo spinse a voltarsi per scoprire il motivo di tanto entusiasmo.

Zoppicando, scarmigliati e coperti di sangue, Re Varian e il Principe Anduin si avvicinavano al palco sorreggendosi a fatica l'un l'altro. Quando il popolo si rese conto delle loro condizioni, si sollevò un mormorio preoccupato. Varian sollevò una mano per rassicurare i presenti, quindi calò il silenzio.

Benedictus era senza parole, mentre si inchinava per cedere il palco al Re di Roccavento. Varian salì claudicante sul podio, mentre Anduin lo aiutava a sorreggersi. Il sovrano diede una pacca a suo figlio sulla spalla e annuì, mentre questi indietreggiava raggiungendo Jaina e il resto della Rappresentanza d'Onore.

* * *

Improvvisamente Varian si rese conto che non aveva avuto il tempo di preparare il discorso per il Giorno della Rimembranza. Rimase in silenzio per un istante, tentando di sorridere nonostante il dolore, dopodiché gli fu chiaro ciò che avrebbe dovuto dire. Indicò le enormi statue tutte intorno.

"Gente di Roccavento, ascoltatemi! Il vostro sovrano è davanti a voi con il cuore ancora pulsante, un rullio di tamburo che cresce di intensità ogni giorno, mentre assiste alla vostra determinazione nella ricostruzione dopo la tragedia. Proprio come queste statue, anche Roccavento rimarrà sempre in piedi e vigile. Ora e per sempre!"

Improvvisamente i primi raggi del mattino squarciarono l'oscurità all'orizzonte e la folla proruppe nell'acclamazione più gioiosa mai sentita all'interno dei cancelli della grande città degli Umani.

"Siamo radunati qui, nel Giorno della Rimembranza, per rendere onore agli eroi che ci hanno indicato la via con la luce delle loro vite e la gloria delle loro gesta."

La folla rispose con un caloroso applauso.

"Uther l'Araldo della Luce!"

L'applauso divenne un grido selvaggio.

"Anduin Lothar!"

L'ovazione sovrastò ogni cosa per un tempo che sembrò infinito. Varian attese pazientemente che l'acclamazione si quietasse. Il suo popolo e la sua città lo riempivano d'orgoglio. La sua voce assunse un tono più grave.

"Ancora una volta, ci ritroviamo a dover affrontare una minaccia nuova e potente!", disse indicando le torri danneggiate. "Portiamo ancora oggi le ferite inferteci dalle forze del male che vogliono distruggerci!". Alzò la voce in modo che tutti potessero udirlo. "Ma la razza umana non si lascia domare così facilmente! Difenderemo la nostra terra e manterremo la posizione! Non diventeremo mai schiavi della paura!"

La folla inneggiava con incontrollabile trasporto! Sul palco dietro al Re, i membri della rappresentanza applaudivano all'unisono a dispetto delle differenze e delle lamentele. Mentre il popolo continuava a urlare, Varian lanciò un'occhiata a Jaina e Anduin, soffocando a fatica la propria emozione. Quando tornò a parlare il suo tono di voce era più smorzato e paterno, qualcosa che Roccavento non aveva mai udito prima.

"In questo giorno non dobbiamo ricordare solo il bene, ma anche il male. Poiché è attraverso le avversità e i fallimenti che miglioriamo! Io stesso sono stato... un sovrano assente, a caccia dei nemici fino al cuore dell'oltretomba. La vostra sicurezza è la mia massima responsabilità. Il vostro benessere è la mia prima e unica vocazione. Perché la verità è che non è il popolo a servire il sovrano, ma è il sovrano a servire il suo popolo!"

La moltitudine applaudì di nuovo, lanciando rose e benedizioni sul palco. Era evidente che teneva al proprio Re più di quanto questi avesse mai sospettato e ciò lo commosse profondamente.

"Non sono sempre stato il governante... il padre... o il marito migliore!". Lo sguardo di Varian si perse fra i ricordi, poi si voltò e fece un cenno con la testa a suo figlio.

"Una volta un uomo saggio disse che tutti dobbiamo crescere in ogni direzione, ogni giorno. Be', io voglio crescere ancora. Alle mie spalle, vedo una città che si risolleva dal disastro con una nuova speranza e nuove guglie scintillanti!"

Architetti e muratori applaudivano più forte di tutti. Varian sollevò la mano per continuare.

"Certo, oggi onoriamo il passato... ma con lo sguardo fisso su un futuro più radioso! Un futuro che creeremo insieme... per noi, per i nostri figli e per i figli dei nostri figli!"

Il boato di risposta era un misto di amore e speranza. Varian scrutò fra la folla e vide molti giovani che lo fissavano. Bambini che presto avrebbero vissuto le proprie avventure e che nel loro modo speciale avrebbero reso il mondo un posto migliore.

"Ogni generazione è destinata a mantenere la sua più grande promessa. Certo, dovremo affrontare una serie di prove e avversità. Alcuni sostengono che la fine sia vicina. Ma la vecchia diceria da taverna per cui i 'bei vecchi tempi' oramai sarebbero alle nostre spalle non ha niente di vero! No! Ogni nuovo giorno vissuto è glorioso! E ogni generazione trova il modo per dimostrare la sua magnificenza!"

Mentre la folla applaudiva, il Re lanciò una rapida occhiata alla Rappresentanza d'Onore alle sue spalle. Jaina sorrideva e Anduin applaudiva più forte di tutti, il medaglione di sua madre danzava sul suo petto. Il viso del giovane era pieno d'orgoglio... e d'amore.

Varian non si sentiva più solo nella sua battaglia per difendere il mondo. Nelle vene scorreva il sangue dei suoi padri, così come in quelle di Anduin scorreva il suo. Sentì il calore e il conforto degli antenati giungergli da lontano. Ciò gli donava la forza per governare e, un giorno, avrebbe dato ad Anduin la forza per realizzare il proprio destino. Sorrise a suo figlio, poi si voltò verso la folla: la sicurezza che provava in quel momento riempiva il vuoto che troppo a lungo aveva dominato il suo cuore.

"In passato, ci siamo affidati alla forza e all'acciaio per raggiungere i nostri obiettivi. Proteggiamo ciò che abbiamo e distruggiamo ciò che dobbiamo. Ma questo non è l'unico modo. Se vogliamo ricostruire questo mondo, allora i capi di Azeroth non devono più essere guerrieri, ma guaritori! Uomini che curano, non che distruggono! Solo così potremo davvero lenire le nostre ferite e ottenere una pace duratura."

Tutti i presenti esultarono, approvando le parole del Re. Persino il Barone Lescovar e il suo manipolo di nobili applaudivano, trascinati dalla potenza e dall'orgoglio della visione del sovrano. Varian Wrynn sollevò entrambe le mani per far calmare la massa un'ultima volta, poi indicò nuovamente le grandi statue nella valle.

"Guardate in alto! Gli eroi del passato si ergono davanti a noi e noi li onoriamo in questo giorno. Ora guardate al vostro fianco! Accanto a voi in mezzo alla folla ci sono gli eroi di domani! Tu... e tu... e tu! Ognuno di voi farà la sua parte. Ognuno di voi farà la differenza! Col tempo, alcuni saranno onorati in questa giornata per le loro gesta che saranno più grandi di quanto noi possiamo persino immaginare!"

Le generazioni più giovani si unirono all'acclamazione. I loro sguardi puri erano illuminati dalla promessa e dall'emozione delle grandi avventure che li attendevano. Persino il burbero Primo Maresciallo Afrasiabi finse di avere un moscerino nell'occhio, per non ammettere che si trattava di una lacrima.

"Quindi, popolo di Roccavento... riuniamoci in questo giorno e rinnoviamo la promessa di sostenere e proteggere la Luce! Insieme, affronteremo la nuova tempesta oscura e riusciremo a uscirne vincitori. Perché è questo che la razza umana ha sempre fatto... e sempre farà!"

La folla aveva conservato il boato più forte per la fine. Un coro di "Lunga vita a Re Varian! Lunga vita a Re Varian!" si alzò fino al cielo con forza e convinzione. L'applauso era incessante, risuonando nella Foresta di Elwynn e raggiungendo persino le lontane vette delle Montagne Crestarossa.

Mentre si scaldava con il calore dei suoi sudditi, per la prima volta da anni Varian si sentì davvero a casa. Assaporava l'enorme fortuna di essere padre e l'incredibile onore di governare Roccavento. Quel giorno, non per la prima volta e non certo per l'ultima, Re Varian Wrynn si sentì orgoglioso di appartenere alla razza umana.